Documenti su libro

Nel delineare un quadro molto essenziale della struttura documentaria in forma-libro è necessario innanzitutto richiamare le principali posizioni storiografiche che tra Ottocento e Novecento si sono pronunciate nei confronti di queste raccolte documentarie, senza badare al fatto che siano generate in ambito religioso o laico. La stessa manualistica, almeno la più nota - e il richiamo è soprattutto a diplomatisti tedeschi e francesi, come Harry Bresslau, Arthur Giry, Alain de Boüard - non ha mai riservato molto interesse a queste raccolte, se non per raccomandare la massima cautela nel farvi ricorso. Questa prudenza varrebbe particolarmente nei confronti di una documentazione diffusa soprattutto oltralpe e di provenienza religiosa: rotoli, libri censuales, polittici, libri traditionum, cartulari monastici. Non dobbiamo sottovalutare il contesto storiografico in cui sono maturate queste riserve, fortemente influenzato dalle posizioni positiviste che, relativamente all'ambito documentario, ponevano l'accento sull'inerzia del documento, considerato "semplice materia bruta per una storia sicura", come riassume efficacemente Pierre Toubert, in anni più vicini a noi. Con simili presupposti, chiaramente, non potevano che suscitare forte diffidenza le modificazioni e le alterazioni del dettato - volute o meno - apportate ai testi dai copisti, fino ad arrivare alle falsificazioni intenzionali, di cui abbondano questi cartulari, contenenti in alta percentuale documenti in copia.

Gli storici, dal canto loro, hanno a lungo focalizzato l'attenzione sul singolo documento e sulla sua importanza storica, studiato come unità a se stante, riducendo in definitiva il liber a un semplice contenitore, non molto diverso dall'armadio o dal sacco in cui erano conservate le pergamene sciolte. Gli editori delle raccolte documentarie su libro, con spirito non dissimile, sono stati spesso e a lungo propensi a tralasciare, come elementi superflui, le sottoscrizioni notarili e le formule autenticatorie e addirittura, alla ricerca di una sistemazione "razionale", hanno finito per privilegiare l'ordine cronologico rispetto alla successione effettiva dei documenti.

A partire dalla ormai famosissima definizione di documento/monumento formulata da Jacques Le Goff alla fine degli anni '70 del secolo scorso, la ricerca, confermandone il fondamento, ha maturato sensibilità crescente verso l'intenzionalità di chi ha voluto e di chi ha materialmente elaborato o rielaborato una determinata documentazione in una determinata configurazione. Secondo Pierre Toubert i cartulari "sono già nella loro struttura un documento in se stesso il cui interesse differisce dalla somma degli interessi particolari di ogni documento trascritto". A mettere dunque in evidenza momenti importanti di riflessione è l'operazione culturale stessa mirata a produrre, selezionare e a monumentalizzare il materiale documentario in forma di libro: ciò implica sempre scelte di ordine sia pratico sia ideale operate dai principali attori politici e sociali. Del resto è proprio in simile prospettiva che si può cogliere la centralità della fonte, la sua dimensione meno rassicurante, quella di "fonte problema".

Per la scienza diplomatica l'interesse per queste strutture documentarie compatte e frutto di elaborazioni consapevoli è notevolissimo perché offre l'occasione di confrontarsi con un pensiero articolato e complesso, sviluppato dall'ente interessato, e non rielaborato secondo schemi moderni: come invece avviene, per esempio, quando l'impegno è volto a collegare le membra disiecta quali sono in genere gli atti in pergamene sciolte pervenutici in aggregazioni archivistiche tarde.

Per quanto riguarda soprattutto l'Italia centro-settentrionale, l'organizzazione documentaria in strutture in forma di libro è da mettere in relazione ai mutamenti politici, culturali ed economici che caratterizzano il periodo tra il secolo XII e il XIII, quando si ricreano i presupposti per una rinascita culturale e quindi anche documentaria sollecitata dall'emergere di nuovi soggetti istituzionali quali i comuni cittadini. Infatti è soprattutto nell'ambito degli organismi comunali che lo sviluppo della scrittura in registro raggiunge il massimo della sua potenzialità e della sua estensione funzionale e, si può aggiungere, anche funzionariale. Ciò accade in concomitanza con due fasi cruciali.

La prima è connotata dal passaggio dal regime consolare a quello podestarile - siamo nei decenni a cavallo tra secolo XII e XIII - in cui si risveglia, come stigmatizza Jean-Claude Maire Vigueur, "una vera e propria coscienza archivistica da parte dei poteri pubblici". La comparsa del podestà forestiero determina una riconversione del modo di fare politica, producendo effetti visibili sulla documentazione: le scritture comunali si organizzano in libri e si avverte la necessità di conferire loro valore pubblico.

Il momento successivo è caratterizzato dall'assunzione di funzioni di governo da parte delle forze di popolo che esprimono istituzioni proprie modellate su quelle comunali e in un rapporto, rispetto a quest'ultime, ora di collaborazione ora di opposizione. In questa fase - e siamo nella seconda metà del Duecento - le trasformazioni in campo documentario si fanno più rapide e radicali: la scrittura in registro si estende a tutti i settori della vita pubblica e ogni azione dell'amministrazione comunale diventa oggetto di scrittura in libri redatti nei diversi uffici del comune.

La trascrizione su cartulari dei documenti sciolti non è certamente un'operazione nuova e tantomeno imputabile alle forze comunali, poiché praticata già da tempo dagli enti monastici. E proprio in ragione di questa filiazione, più o meno diretta, che anche le robuste raccolte comunali, intendendo con ciò quelle che oggi definiamo tout-court libri iurium, hanno suscitato in passato, come i cartulari ecclesiastici e monastici, una certa diffidenza.

Già Cesare Paoli, diplomatista della seconda metà dell'Ottocento, rilevava tuttavia per i libri iurium delle città italiane alcuni tratti distintivi: una più rigorosa aderenza agli antigrafi e il fatto - e questo sembra l'elemento discriminante - di essere redatti da cancellieri o comunque da notai che agiscono su mandato e sotto diretto controllo dell'autorità pubblica, che ne garantisce l'integrità e la genuinità anche attraverso la conservazione nell'ambito degli uffici dipendenti dalla stessa. Ma queste stesse caratteristiche sembrano contraddistinguere, in alcuni casi, anche i libri iurium ecclesiastici italiani, generati più o meno contemporaneamente alle esperienze cittadine, e sui quali la figura dell'arcivescovo o del vicario esercita un'azione di promozione e di controllo del tutto paragonabile a quella delle autorità laiche.

Comunque sia, mancano ancora studi che nel valutare globalmente la tradizione di scritture sia comunali sia ecclesiastiche e monastiche ne individuino scambi culturali, interferenze ed eventuali derivazioni, dal momento che è stato avviato per ora solo un censimento dei cartulari monastici e conventuali italiani.

Più avanzate sono senza dubbio le ricerche relative ai libri iurium dell'Italia comunale grazie agli studi compiuti a partire dagli anni '80 del secolo scorso. Ma rimane ancora difficile individuare i collegamenti fra le diverse esperienze a causa della complessità delle vicende politico-istituzionali dei singoli comuni la cui esplorazione rimane ineludibile per una corretta interpretazione delle raccolte stesse. Ma al di là di questo dato inconfutabile l'analisi diplomatistica - con l'apporto dei dati paleografici e codicologici - concorre a illuminare le molteplici connessioni che legano produzione documentaria in registro ed ente produttore, sfatando spesso radicate convinzioni e veri e propri luoghi comuni.

Nell'ambito dei cliché superati rientra ormai anche la distinzione specialistica tra "registro" e "cartulare"; per quanto riguarda le robuste raccolte comunali e per buona parte anche quelle di matrice ecclesiastica e monastica esse non rientrano infatti né nell'una né nell'altra categoria poiché contengono sia documentazione prodotta dall'istituzione, sia atti di cui l'ente stesso è destinatario. È dunque preferibile ricorrere a entrambe le espressioni in senso generico.

L'analisi diplomatistica rivolta alla documentazione su libro prevede una serie di operazioni che presentiamo in maniera sintetica e selettiva e consente di impostare alcuni interrogativi di fondo.

  1. La prima operazione consiste nell'individuare le caratteristiche strutturali dei registri perché costituiscono la base di una corretta interpretazione del liber in sé. Occorre dunque comprendere se la raccolta in esame ci sia pervenuta nella sua primitiva configurazione. In caso contrario, è necessario distinguere la parte originaria dalle aggiunte e dalle sovrapposizioni di materiale più tardo, casuali o intenzionali, per ricostruire, laddove possibile, l'esatta successione che la documentazione aveva nel registro originario.
    L'approccio codicologico ha consentito così di rilevare come la gran parte dei registri documentari non sia pervenuta nella sua struttura originaria. Le cause naturalmente sono molteplici, ma senza dubbio non si può sottovalutare l'abitudine di copisti e notai di procedere nella redazione su fascicoli sciolti, i quali non sempre sono stati legati tempestivamente, ma solo a distanza di tempo, o non lo sono mai stati (comportando non di rado la perdita di fascicoli).
    Un'esperienza particolare che merita menzione è rappresentata dai codici cosiddetti acarnari, che, disponendo la scrittura solo sul lato carne della pergamena, alternano due facciate bianche a due scritte.
  2. Importante è l'identificazione del momento di inizio, che consente di capire in quali circostanze e sotto la spinta di quali contingenze si è avvertita la necessità di raccogliere in registro determinata documentazione. Le situazioni che favoriscono tali iniziative in ambito comunale sono diverse e talora fortemente contrapposte: momenti di ripresa economica, di equilibrio politico e di pace interna del comune; fasi di ripensamento complessivo, innanzitutto politico; situazioni di difficoltà che ugualmente rendono evidente la necessità di conservare in maniera adeguata la documentazione attestante generalmente i diritti del comune.
    Quali sono gli spunti di datazione più immediati?
    Quando presenti, i prologhi sono in genere datati o databili e talora segnalano le ragioni che hanno presieduto alle raccolte; ragioni solitamente di ordine pratico quale il pericolo di dispersione, il rischio di deterioramento della documentazione sciolta e una migliore consultabilità. In alcuni casi, accanto a queste ben note motivazioni, i preamboli assumono toni enfatizzanti, autocelebrativi, indirizzati al culto della memoria storica. Il decoro e la gloria che il liber procura e tramanda non sembrano invece condizionare le iniziative dei libri iurium di matrice religiosa, contenenti quasi esclusivamente atti di natura patrimoniale; quasi tutti vanno ricondotti all'ambito di una qualche riforma amministrativa connessa a crisi finanziarie e a dispersione di beni. In assenza di prologhi, altri spunti di datazione emergono dalle autentiche delle copie, che, attraverso l'indicazione del mandato, forniscono elementi cronologici piuttosto precisi. Altri termini di riferimento possono ancora essere offerti dal collegamento tra vicende dell'istituzione e contenuto della raccolta.
  3. Altrettanto importante, anche se più arduo, è ricostruire le tappe successive, i momenti di pausa e di ripresa, che possono evidenziare anche eventuali deviazioni rispetto agli interessi e alle finalità della raccolta.
  4. Di fondamentale importanza è affrontare il rapporto quantitativo e qualitativo tra la documentazione superstite e quella tramandata in registro: ciò comporta, quando sopravviva documentazione su pergamene sciolte, la necessità di ragionare sui criteri di scelta adottati per la trascrizione su libro e sulle eventuali omissioni, quando la loro spiegazione vada oltre la banale dimenticanza. Occorre sottolineare come il fenomeno della perdita delle pergamene originali, una volta realizzatane la copiatura su registro, appaia più diffuso in ambito ecclesiastico che non in quello comunale.
    La possibilità di effettuare le collazioni tra gli esemplari su libro e gli originali su pergamene sciolte ha permesso parallelamente di temperare la tradizionale convinzione di una dubbia attendibilità delle trascrizioni su registro, dal momento che è stata riscontrata una sostanziale conformità tra i due prodotti (mundum e copia su cartulare).
  5. Focalizzare l'attenzione sul rapporto tra documentazione superstite e quella affidata al registro porta ad affrontare un aspetto essenziale che ruota attorno a una prima domanda: in quale misura l'iniziativa di procedere alla compilazione di un /liber/ è collegata o collegabile con il riordinamento dell'apparato documentario e con l'organizzazione archivistica? Si è infatti visto come, sotto la spinta di diverse situazioni storiche, vi sia il timore della dispersione e del deterioramento dei documenti, a cui si cerca di rimediare non solo con la messa a libro, ma anche attraverso la frequente duplicazione o triplicazione delle raccolte, realizzate o almeno previste: e sono iniziative che rispondono all'esigenza di rendere il materiale più facilmente disponibile anche attraverso la conservazione in luoghi diversi. La seconda domanda va perciò posta in questi termini: tale operazione rappresenta soltanto un modo di conservazione alternativo a quello archivistico?
    Vediamo in sintesi a quali conclusioni sono giunte le indagini più recenti, svolte principalmente sui libri iurium comunali. Sotto il profilo contenutistico - che è stato il dato discriminante per poter trarre delle considerazioni - si possono distinguere due diverse generazioni di libri iurium.
    Le prime possono essere considerate quelle che si inseriscono in un programma più generale di riorganizzazione e salvaguardia del patrimonio documentario. In genere, ma non sempre, si tratta delle raccolte più antiche, caratterizzate dall'assenza di un'organizzazione tematica; se una qualche logica qua e là vi si intravvede, questa è probabilmente riferibile alla coeva collocazione archivistica.
    A una generazione successiva appartengono invece quei registri che rappresentano un'evoluzione rispetto ai precedenti e in molti casi una seconda esperienza nell'ambito del medesimo comune. Soprattutto nelle città che alimentano una ricca e costante produzione documentaria emerge la difficoltà di rintracciare i documenti in quel farraginoso assembramento costituito dal liber, non diversamente dall'archivio. Si procede allora all'elaborazione di nuove raccolte con requisiti tali da rendere più facilmente recuperabili i documenti: a tal fine si ricorre in molti casi all'opera di esperti, che compaiono solo tardivamente nelle esperienze delle città italiane, incaricati di fare una cernita di quanto era ancora attuale.
    Se cambiano le modalità di inserimento dei documenti, non sembra cambiare la sostanza: si ha l'impressione che anche tali raccolte, né più né meno delle precedenti, rappresentino un modo alternativo o parallelo a quello archivistico di conservazione. In genere infatti l'intento di conservazione e di riproposizione concerne gli atti relativi alla vita interna del comune e alla sua proiezione territoriale, in qualche caso ai rapporti con gli altri comuni, mentre sembrano del tutto assenti o scarsamente rappresentati i rapporti con le autorità superiori, che, se presenti, lo sono soprattutto per quanto riguarda situazioni contingenti.
  6. Un punto ulteriore è accertare la tradizione dei documenti in registro. A parte le eccezioni di volumi costituiti tutti di copie semplici, la maggior parte delle raccolte comunali tramanda i documenti sia in forma di originali, sia di copie autentiche e semplici, con rapporti diversi tra gli uni e le altre, ma in genere con una bassa percentuale di copie semplici. È questa una situazione riscontrabile anche in cartulari di natura vescovile, capitolare e monastica: ciò induce a temperare un'altra netta convinzione che ritiene quest'ultimi soltanto semplici Kopialbücher.
    La lettura delle sottoscrizioni e delle autentiche notarili è fondamentale vuoi per ricostruire il panorama delle fonti alle quali i redattori attingono, non ultime eventuali raccolte più antiche e oggi perdute, vuoi per cogliere l'atteggiamento dei notai e dei cancellieri nei confronti della redazione su liber rispetto alla coeva produzione su pergamena. Si potranno così cogliere gradi di maggiore e minore libertà, anche variabili nel tempo, nell'ambito della stessa raccolta, strettamente connessi con la figura dei redattori e con le diverse garanzie di genuinità e autenticità che il registro, proprio per essere compilato per volere di un'autorità pubblica e conservato in luoghi che ne garantiscono l'integrità, offriva rispetto alle pergamene sciolte. E proprio in rapporto a queste ultime, pur conservate anch'esse negli archivi, il liber gode di una diversa considerazione, almeno per quanto riguarda il libro comunale, rappresentando nella sua globalità un autenticum.
  7. Se l'atteggiamento dei notai e dei cancellieri nei confronti del liber è risolutivo, occorre afferrare la qualità del rapporto notaio- autorità, comunale o religiosa che sia, per apprezzare se si sviluppino rapporti di tipo funzionariale e subordinato tra notaio e istituzione, oppure se il notaio operi quale libero professionista, come possono testimoniare i suoi cartulari che talora si sono conservati.
  8. Riguardo infine alle edizioni integrali delle raccolte documentarie va fatta presente quella che ormai è un'acquisizione consolidata, cioè riprodurre la disposizione che i documenti presentano nel manoscritto, indipendentemente dalla loro successione cronologica, che per una più agevole consultazione dovrebbe essere restituita da un repertorio cronologico. Anche per quanto riguarda l'apparato critico di ogni documento vale la pena ricordare che a differenza di quanto avviene nei codici diplomatici, si deve privilegiare la lezione offerta dal liber, senza ricercare, qualora siano stati rintracciati originali o altri testimoni, la lezione genuina, se non nei casi in cui essa si presenti tanto scorretta da rendere difficoltosa la lettura.
  9. Sandra Macchiavello

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