Trattamento delle imbreviature e produzione di originali

Il passaggio dall'imbreviatura all'instrumentum trova corrispondenze con una prassi notarile bene documentata a Bologna e nelle aree contermini nell'XI e per buona parte del XII secolo. Essa consisteva nel passaggio dalla nota tergale, comprensiva degli elementi essenziali del negozio di cui veniva richiesta la documentazione, alla stesura in forma completa del documento (mundum) sul recto della pergamena. Il notaio estensore delle rogationes (così erano dette le note tergali) poteva incaricare un altro notaio di svolgerle in mundum in caso di sua temporanea indisponibilità o in previsione della sua morte. Queste procedure di affidamento venivano gestite dal singolo notaio, in presenza di testimoni, ed appaiono tutte interne ai gruppi notarili cittadini.

Nella seconda fase, collocata cronologicamente entro il periodo consolare del comune cittadino, le minute notarili si svincolarono dai supporti pergamenacei destinati ad accogliere i munda, organizzandosi nel veicolo autonomo del registro cartaceo (il cosiddetto protocollo). Aspetto fondamentale di tale processo fu l'affermazione del momento di creazione della minuta o imbreviatura come punto sostanziale della costituzione di un documento con valore pubblico. Nello stesso tempo si pose il problema di garantire, mediante forme di controllo pubblico, le procedure di successione dei protocolli dei notai defunti e dunque la possibilità di svolgere in mundum le imbreviature in essi contenute a opera dei notai successori.

Inoltre, il passaggio al registro significò anche una stabilizzazione del prodotto notarile. Essa si verificò sia come conseguenza della formazione di veri e propri archivi dei singoli notai, costituiti dai loro propri protocolli e dai protocolli dei notai defunti cui erano succeduti, sia come conseguenza di una più chiara e immediata percezione del valore patrimoniale di tali protocolli.

In questa seconda fase il comune, in corrispondenza con l'acquisizione da parte dei notaio della fides publica e dunque del definitivo assurgere del notariato e dei suoi prodotti documentari al rango di beni pubblici, riuscì ad acquisire e a esercitare efficaci forme di controllo di determinate procedure connesse con i protocolli e con la produzione e riproduzione degli instrumenta. A ciò fu spinto anche dal fatto di avere incaricato, sin dai suoi primi passi, i notai cittadini della messa per scritto dei suoi documenti, accettando che essi applicassero alla produzione documentaria comunale le stesse procedure tecniche che utilizzavano per la clientela privata.

Il comune intervenne sia nella trasmissione sia nella gestione dei protocolli dei notai defunti, come qui si è già accennato. Intervenne altresì a disciplinare determinate operazioni effettuate dai notai sui loro stessi protocolli. Il comune infatti da un canto evocò a sé la responsabilità primaria dell'estrazione dai protocolli dei documenti posti in essere per sua volontà; intervenne d'altro canto, mediante una procedura di carattere giudiziario, autorizzando l'estrazione in mundum di instrumenta deperditi. Il rifacimento di documenti che potevano prestarsi per il loro contenuto a un uso fraudolento (per esempio i documenti di mutuo) doveva, per ovvie ragioni, essere assoggettato a un controllo pubblico.

La letteratura specializzata per notai, sorta sin dagli anni del passaggio dalla fase consolare del comune cittadino a quella podestarile, si preoccupò di razionalizzare i meccanismi e le formule proprie delle procedure ora sommariamente ricordate. Già con l'opera di Ranieri da Perugia (la sua ars notariae fu composta tra il 1223 e il 1226) - circa tre decenni prima della grande sistemazione dovuta a Rolandino Passeggeri - si ha una riflessione molto avanzata sulla strada della razionalizzazione del materiale depositatosi nella prassi quotidiana.

È perfettamente in linea con lo sviluppo di tali forme di controllo il parallelo processo di elaborazione delle formalità di emissione di instrumenta derivati da scritture comunali in registro. Esse rivelano l'evidente incanalamento della cultura e della prassi notarili entro schemi di autenticazione corrispondenti in vario modo (ma in una tendenziale omogeneità di esiti) alle modalità con cui si procedette alla cogestione dei protocolli notarili, nella quale il comune cittadino interagiva con i notai assumendo un ruolo sovraordinato.

Gian Giacomo Fissore - Antonio Olivieri

Bibliografia

  • Die Ars notariae des Rainerius Perusinus, herausgegeben von L. WARMUND, Innsbruck 1917 (Quellen zur Geschichte des römisch-kanonischen Prozeses im Mittelalter, III/II) (ediz. anastatica Aalen 1962).
  • A. BARTOLI LANGELI, Pratiche e tecniche notarili, in Documenti e archivi, a cura di A. BARTOLI LANGELI e C. CUTINI, in Francesco d'Assisi. Documenti e archivi. Codici e bilioteche. Miniatura, catalogo della mostra per le Celebrazioni dell'VIII centenario della nascita di san Francesco d'Assisi, Milano 1982, pp. 38-46.
  • G. CENCETTI, La «rogatio» nelle carte bolognesi. Contributo allo studio del documento notarile italiano nei secoli X-XII, in Notariato medievale bolognese, t. I, Scritti di Giorgio Cencetti, Roma 1977 (ristampa anastatica dell'edizione originale in «Atti e Memorie della Deputazione di storia patria per le Provincie di Romagna», n. s., VII ,1960, pp. 17-150).
  • G. COSTAMAGNA, Il notaio a Genova tra prestigio e potere, Roma 1970 (Studi storici sul notariato italiano, I).
  • ID., La triplice redazione dell'instrumentum genovese, in ID., Studi di paleografia e di diplomatica, Roma 1972 [1a ed. Genova 1961] (Fonti e studi del /Corpus membranarum Italicarum/, IX), pp. 237-302.
  • A. LIVA, Notariato e documento notarile a Milano. Dall'Alto Medioevo alla fine del Settecento, Roma 1979 (Studi storici sul notariato italiano, IV).
  • Il notariato a Perugia. Mostra documentaria e iconografica per il XVI Congresso nazionale del notariato (Pergugia, maggio-luglio 1967), catalogo a cura di R. ABBONDANZA, Roma 1973 (Fonti e strumenti per la storia del notariato italiano, I).
  • G. ORLANDELLI, Scritti, a cura di R. FERRARA e G. FEO, Bologna 1994 (Opere dei maestri, 7).
  • C. PECORELLA, Studi sul notariato a Piacenza nel secolo XIII, Milano 1968.
  • L. SINISI, Alle origini del notariato latino: la Summa Rolandina come modello di formulario notarile, in Rolandino e l'ars notaria da Bologna all'Europa, Atti del Convegno internazionale di studi storici sulla figura e l'opera di Rolandino (Bologna, 9-10 ottobre 2000), a cura di G. TAMBA, Milano 2002, pp. 163-233.