Norme e legislazione. Parte I

Provvisioni antimagnatizie di carattere generale che confluirono negli Ordinamenti di giustizia

In questa sezione sono illustrati, attraverso un paio di esempi, i processi di scrittura che portarono all'inserimento nei corpi normativi degli Ordinamenti di giustizia di provvisioni deliberate dai consigli del comune in materia antimagnatizia.

Contrariamente a quanto si potrebbe ritenere, in realtà furono pochi i provvedimenti approvati dai consigli che seguirono l'iter destinato a farli confluire "in libro Ordinamentorum Iustitie": si trattava più di un'eccezione che di una prassi consolidata.

Ciò principalmente per due motivi: da un lato, perché il sistema normativo comunale era concepito come un insieme articolato di scritture e di norme, vigenti al di là della loro materiale collocazione in una o più compilazioni (registri delle provvisioni, ordinamenti, statuti, etc.); dall'altro, perché il testo degli ordinamenti (sia quelli di giustizia sia altri) era in genere costituito da un gruppo di norme, quasi sempre omogenee per la materia trattata, approvato in blocco dai consigli del comune, talora a tempo definito ma spesso (come nel caso di quelli denominati "di giustizia") in via definitiva per un tempo indefinito, e obbligatorio e vigente per tutti i cittadini.

In sostanza la varietà tipologica della documentazione normativa comunale esprimeva un unico linguaggio legislativo. Come testimoniano i documenti raccolti in altre sezioni (III e IV) dell'Atlante, molte deliberazioni ebbero vigenza così come approvate dai consigli e scritte nei registri delle provvisioni, anche se non inserite negli Ordinamenti di giustizia. Altre ancora - come si vede nella sezione II - erano destinate a entrare nelle revisioni degli statuti generali del comune, secondo motivazioni contingenti e relative al contenuto e al tenore delle materie disciplinate.

È invece il contenuto delle disposizioni che fornisce qualche elemento per interpretare la scelta di inserire alcune provvisioni direttamente nel corpo degli Ordinamenti. Nel caso delle due provvisioni raccolte in questa sezione le materie disciplinate attengono a questioni cruciali del processo di disciplinamento cui furono sottoposti i magnati fiorentini: l'obbligo di dare cauzione del comportamento (la provvisione del 1294) e la responsabilizzazione penale diretta dei consorti di magnati che commettessero violenze e malefici (la provvisione del 1323).

Anche altre disposizioni confluite negli Ordinamenti confermano il tenore delle questioni trattate: nel dicembre 1315, per esempio, fu approvata una provvisione che vietava qualsiasi eccezione processuale nei procedimenti contro i magnati che avessero offeso un popolare; nel gennaio 1320, fu stabilito che i magnati condannati per violenza nei confronti dei popolani non potessero essere eletti in alcun ufficio o ricevere alcuno stipendio dal comune.

A conferma di come il corpo delle raccolte normative antimagnatizie venisse integrato solo con disposizioni di valore generale e di assoluto rilievo.

Andrea Zorzi