Norme e legislazione. Parte III

Provvisioni antimagnatizie di carattere generale che non confluirono in raccolte normative

In questa sezione sono illustrati, attraverso un paio di esempi, i processi di scrittura che portarono all'approvazione di provvisioni antimagnatizie di carattere generale deliberate dai consigli del comune di Firenze.

Come le disposizioni della sezione IV (Provvisioni di carattere particolare concernenti i magnati) anche quelle illustrate qui di seguito non furono inserite nei corpora normativi del comune: nÚ negli statuti del capitano o del podestÓ nÚ negli Ordinamenti di giustizia.

Se per le disposizioni su casi specifici, legate a vicende particolari o a interessi e diritti di individui e famiglie determinate, le ragioni del mancato inserimento nelle raccolte normative risultano spesso intuitive, per le provvisioni di carattere generale occorre valutare caso per caso i motivi che indussero le commissioni di riforma statutaria a non riportarle nelle raccolte o gli stessi consigli a non deliberarne direttamente l'inserimento (come fu il caso della provvisione della scheda I.2.1).

Nel caso dei due esempi analizzati, il denominatore comune appare essere il carattere contingente dei provvedimenti: misure d'emergenza sull'ordine pubblico dietro al divieto ai magnati e ai popolani della cittÓ o del contado di Firenze di portare o tenere in casa armi o insegne di altri casati (nelle deliberazioni del gennaio-febbraio 1296); la scelta di ricorrere a misure di condono penale dietro alla possibilitÓ concessa ai magnati di dare cauzione finanziaria del proprio comportamento anche al di fuori delle scadenze temporali previste (la provvisione del febbraio 1315).

Pur regolamentando materie di ordine generale - l'uso delle insegne, il "sodamento" dei magnati - le provvisioni non furono inserite negli Ordinamenti di giustizia o negli statuti del comune, ma ebbero vigenza cosý come pubblicate dai consigli e autenticate nei registri delle provvisioni dai notai ufficiali del comune.

D'altra parte, occorre tenere presente che il sistema normativo comunale era concepito come un insieme articolato di scritture e di norme, vigenti al di lÓ della loro collocazione nei registri delle provvisioni, negli ordinamenti o negli statuti. Ogni registro costituiva di per sÚ un'unitÓ testuale del sistema normativo, e la documentazione, al di lÓ delle varietÓ tipologiche, esprimeva un unico linguaggio legislativo.

Andrea Zorzi