Norme e legislazione. Parte IV

Provvisioni di carattere particolare concernenti i magnati

In questa sezione sono illustrati, attraverso un paio di esempi, i processi di scrittura che portarono all'approvazione di provvisioni deliberate dai consigli del comune su casi specifici in cui erano coinvolti dei magnati.

Come le disposizioni della sezione III (Provvisioni antimagnatizie di carattere generale che non confluirono in raccolte normative) anche quelle illustrate qui di seguito non furono inserite nei corpora normativi del comune: né negli statuti del capitano o del podestà né negli Ordinamenti di giustizia.

Se per le provvisioni di carattere generale è talora più complesso poter comprendere le ragioni che indussero le commissioni di riforma statutaria a non riportarle nelle raccolte, o gli stessi consigli a non deliberarne direttamente l'inserimento (come, viceversa, nella scheda I.2.1), per le disposizioni su casi specifici le motivazioni sono intuitive. Difficilmente, infatti, si dava l'opportunità che una vicenda particolare, legata a interessi o a diritti di individui e famiglie determinate, potesse essere resa obbligatoria e vigente per tutti i cittadini in via definitiva.

La caratteristica più evidente delle deliberazioni consiliari (del comune di Firenze come di quelli delle altre città italiane) è in definitiva il loro contenuto estremamente variegato. I registri delle provvisioni alternavano infatti provvedimenti di natura legislativa, su materie destinate a tradursi in leggi e dunque potenzialmente anche a essere inserite negli statuti, e disposizioni occasionali, ad personam, di ordinaria amministrazione. Queste ultime potevano assolvere anche funzioni di politica giudiziaria.

È il caso del primo esempio analizzato: una disposizione che dava mandato responsabili dell'ufficio finanziario del comune di pagare le spese sostenute per un'esecuzione attuata secondo le norme degli Ordinamenti di giustizia, vale a dire per la demolizione di alcune case delle famiglie magnatizie dei Tornaquinci e dei Visdomini (la deliberazione del 1304).

Anche il secondo esempio è relativo a misure di carattere giudiziario: una deliberazione che accoglieva la petizione presentata ai priori delle arti e al gonfaloniere di giustizia da alcuni membri del lignaggio magnatizio dei Pazzi in cui essi chiedevano l'assegnazione in usufrutto di beni del comune come pagamento di una parte di un risarcimento giudiziario che non avevano ancora potuto riscuotere per intero (la deliberazione del 1310).

Andrea Zorzi