Norme e legislazione. Parte V

Rubriche degli Ordinamenti di giustizia che vennero rinnovate e poi volgarizzate

In questa sezione Ŕ illustrato, attraverso alcuni esempi, un processo particolare di riscrittura delle fonti normative fiorentine: quello interno alle varie compilazioni degli Ordinamenti di giustizia, dalla loro bozza iniziale del 1293 alla raccolta di norme disposta dopo la caduta del Duca d'Atene nel 1343 (sulle varie compilazioni, cfr. anche l'Introduzione generale).

Va infatti tenuto presente che i registri che le raccolgono non costituiscono una copia l'uno dell'altro. Al contrario, ogni compilazione fu disposta in una congiuntura politica specifica, e le commissioni che vi furono impegnate non si limitarono a fare trascrivere dai notai le rubriche della raccolta precedente, ma le aggiornarono e le adattarono ai tempi, cassando articoli e brani e aggiungendone di nuovi, e integrando anche singole deliberazioni consiliari su materie di rilievo, come Ŕ esemplificato nella sezione I.

Di particolare interesse Ŕ anche la presenza di una compilazione costituita dal volgarizzamento del testo degli Ordinamenti di giustizia in lingua latina. Essa fu disposta nel corso del terzo decennio del secolo XIV probabilmente in relazione con la nuova redazione degli statuti del podestÓ e del capitano del popolo del 1322-1325 e la "riammissione a popolo" di molti magnati decisa nel 1325.

La tendenza a tradurre o a scrivere direttamente in lingua volgare le norme statutarie si era diffusa in Toscana a partire dagli ultimi due decenni del Duecento per poi diffondersi in altre aree italiane nel corso del Trecento (una banca dati dei testi in lingua volgare dell'Opera del Vocabolario Italiano ha censito oltre 150 statuti prima del 1375).

Non deve essere considerata eccezionale, dunque, la decisione di fare tradurre in lingua volgare anche gli Ordinamenti di giustizia fiorentini. D'altra parte, lo scambio linguistico tra latino e volgare era una pratica quotidiana da parte dei notai, che nei consigli e nelle varie assemblee dei comuni davano ad alta voce lettura in volgare di una provvisione o di uno statuto scritto in latino che scorrevano sotto gli occhi.

La messa per iscritto in lingua volgare degli Ordinamenti di giustizia fiorentini non Ŕ motivata ideologicamente nel proemio del testo, come viceversa accadde in altri testi solenni cittadini come, per esempio, gli statuti di Siena del 1296 volgarizzati nel 1309-1310 perchÚ tutti potessero leggerli e trarne copia, in specie le "povare persone et l'altre persone che non sanno gramatica". Ma non v'Ŕ dubbio che la loro traduzione perseguisse una migliore diffusione delle norme in essi contenute presso la cittadinanza fiorentina e, in primo luogo, presso la sua ampia componente popolana.

Tale diffusione passava soprattutto attraverso l'uso delle letture pubbliche che fu elaborato dalle associazioni di "popolo" come strumento per la trasmissione di valori politici e modelli comportamentali: sappiamo infatti che nel corso delle riunioni popolari venivano letti pubblicamente anche i testi e le provvisioni prodotti dai consigli e dalle magistrature cittadine e ritenuti di particolare interesse. Attraverso queste letture i popolani "apprendevano le parole d'ordine della cultura politica del Popolo, memorizzavano il complesso linguaggio politico prodotto dai regimi popolari maturi, interiorizzavano il sistema di valori incentrato sul bene comune", come ha scritto recentemente Alma Poloni.

La scrittura delle norme contribuiva a definire i comportamenti socialmente accettabili o meno, e le rubriche scelte per questa sezione offrono alcuni esempi di elaborazione di modelli di buona o di cattiva condotta del cittadino. Nel primo caso, la rubrica sulle pene imposte ai magnati autori di violenze e offese nei confronti dei popolani si proponeva il disciplinamento della figura sociale che, nel linguaggio politico del popolo, era rappresentata come propensa alla violenza e alla prevaricazione, e a risolvere le questioni con le maniere forti nel totale disprezzo delle istituzioni giudiziarie. La disciplina penale del magnate tratteggia infatti un profilo sociale proposto come modello negativo di cittadinanza.

Nel secondo esempio, la rubrica sull'obbligo per i popolani di denunciare le violenze subite dai magnati disciplinava una pratica evidentemente diffusa: quella che vedeva i popolani offesi e oggetto di violenza da parte dei magnati rinunciare a sporgere denuncia davanti ai rettori giudiziari del comune. Il testo non si sofferma sulle cause che potevano determinare tale comportamento, ma prende atto del fenomeno e cerca di contrastarlo sollecitando i "popolani" a un comportamento virtuoso: preferire la promessa dell'azione penale pubblica all'immediatezza di un risarcimento economico, e confidare nella forza del comune capace di dare aiuto e sostegno ai singoli e alle famiglie incapaci o impossibilitate a difendersi con le proprie forze.

La scrittura delle regole contribuiva per tal via a definire il modello positivo di condotta che il cittadino esemplare doveva tenere collaborando con le autoritÓ per la tutela dell'ordine pubblico, e predisponeva, al contempo, gli strumenti giuridici dell'azione politica.

Andrea Zorzi