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Trattato

<1155> -

Conventio domni Raimundi (a), Arelatensis archiepiscopi.
In nomine domini nostri Iesu Christi. Hoc est placitum quod domnus Raimundus, Arelatensis archiepiscopus, et Ugo de Baucio et fratres eius et domini de Burgo fecerunt cum Ianuensibus et legato eorum (b) Idone / (c. 90 r.) Guntardo. Primo naves Ianuen(sium) cum terratenus Arelaten venerint non querent securitatem sed secure intrabunt undecumque veniant et si homines extranei in navibus illis venerint, similiter securi erunt, quod si naufragium pertulerint, Ugo de Bautio vel fratres eius et domini de Burgo non debe<n>t (c) inde aliquid tollere vel (d) accipere, sed debent eos defendere et manutenere sine malo ingenio in mari et in terra et in gradibus qui sunt in posse eorum et infra gradus et extra. Navibus de pelago venientibus non dabunt ipsi securitatem nec eas recipient neque pecuniam quam attulerint, exceptis navibus peregrinorum ultramare euntium vel inde redeuntium et exceptis navibus Arelatensium per pelagus in Yspania euntium et inde redeuntium, quas etiam naves Arelatensium debent Ianuenses tueri et defendere quantum potuerint (e). Ipsi quoque Ianuenses erunt tuti et securi in omni posse Arelatensis archiepiscopi et Ugonis de Baucio et dominorum de Burgo. Verumtamen si forte contigerit quod contra supradictam convenientiam aliquid ab ipsis dominis vel a suis hominibus factum fuerit vel aliqua quelibet querela adversus illos a Ianuensibus evenerit, infra XL dies ex quo querimoniam Ianuensium per certos nuncios illorum audierint ipsi bona fine (f) emendabunt convenientiam et debito fine terminabunt aliam querelam et si infra XL dies hoc non potuerit fieri, post XL dies quam cito potuerit fiat bona fide, sine fraude. Hec omnia que supra scripta sunt dominus archiepiscopus se servaturum promisit et convenit et Ugo de Baucio pro se et pro fratribus suis iuravit et Porcellus pro se et pro fratre suo et Raimundus Sacrista pro se et nepote suo.

(S.T.) Ego Symon Donati notarius hoc exemplum ab autenti<c>o et originali munito quatuor sigillis cereis in quolibet duorum erat forma animalis quadrupedis, in alia vero erat sculptura que quasi episcopalis videbatur tenentis in manu baculum pastoralem, in sequenti quoque erat forma quasi militis in equo sedentis, quorum omnium circumscriptiones legi non poterant quia erant nimia vetustate. Sicut in eo vidi et legi per omnia transcripsi et exemplificavi, nichil in eo addito vel diminuto in litterarum oratione preter forte litteram (g) vel sillabam, titulum seu punctum et hoc absque omni mutatione, corruptione vel diminutione dictionum ac sensus, ad quod corroborandum, iussu prescripti domini Iacobi de Balduino, Ianuen(sium) potestatis, propria manu subscripsi, anno dominice nativitatis millesimo ducentesimo vigesimo nono, indictione prima, mense augusti (h).

(a) domni Raimundi: om. C'

(b) eorum legato in C'

(c) integrazione da C'

(d) segue espunto habere

(e) poterunt in C'

(f) fide in C'

(g) corretto su litterarum

(h) (S.T.) - augusti: om. C'

Le attestazioni della presenza di italiani nelle città della bassa valle del Rodano sono numerose per i secoli XII e XIII e si riferiscono quasi esclusivamente a spostamenti compiuti da operatori commerciali.
Com'è noto, grazie a una costante crescita economica, le città di Pisa e Genova sono i principali motori commerciali nel Mediterraneo occidentale e i contatti con le aree della bassa Provenza, favorendo un rapido ampliamento delle merci trafficate, contribuiscono attivamente al loro sviluppo. Le due città italiane approfittano soprattutto della crisi successoria apertasi dopo la morte del conte di Provenza Gerberto di Gevaudan nel 1110 per inserirsi all'interno dello scenario politico locale. Per tale motivo i conti di Provenza, titolo assunto all'inizio del secolo XII dalla famiglia dei conti di Barcellona, e i conti di Tolosa, che rivendicavano anch'essi il medesimo titolo in quanto domini di Saint-Gilles, coinvolgono nella lotta che li oppone fino alla metà del secolo successivo per il predominio della regione non solo le famiglie della grande aristocrazia provenzale, ma anche le grandi potenze straniere. Pisa e Genova, seguendo strategie diverse, si scontrano così sul piano militare e su quello più strettamente economico. La città di Genova assume, tuttavia, a partire dalla seconda metà del secolo XII, una netta preponderanza all'interno dello scenario politico ed economico della bassa Provenza.

Nella città di Arles i mercanti genovesi avevano già stretto accordi commerciali di grande importanza. In una data compresa tra il 1142 e il 1182 il metropolita provenzale era stato l'intermediario di un accordo tra i mercanti genovesi e i pontanari di Arles, cioè coloro che si occupavano del transito delle navi attraverso il porto della città, per stabilire le somme da corrispondere per il transito nel territorio cittadino delle imbarcazioni straniere.
È sempre l'arcivescovo a occupare una posizione di preminenza nel trattato del 1155. Mentre i genovesi sono rappresentati dal loro ambasciatore Idone Gontardo, la cittadinanza di Arles non è ancora rappresentata da un'istituzione comunale, attiva già dal 1131.
Oltre all'arcivescovo, che deteneva a questa data la maggior parte dei diritti e dei possedimenti urbani, sono presenti al suo fianco i domini dei vari quartieri cittadini. I Baux tenevano in feudo dal prelato il cosiddetto Burgus novus, formatosi nella zona nord-occidentale della città, e alcuni terreni situati nel borgo di Trinquetaille sulla riva destra del Rodano. I Porcelets, famiglia di milites stabilita in un altro quartiere di recente costituzione, il Borrianum, insieme ai Sacristani, loro vassalli, dovevano la loro fortuna, politica ed economica, allo sviluppo di un nuovo portus, distinto da quello della civitas situato nella zona meridionale del centro abitato.

Il trattato del 1155 sancisce la stretta relazione tra le città di Arles e di Genova mediante alcuni obblighi a carattere militare. Dalla metà del secolo XII e nei primi decenni del secolo XIII i contatti tra le città italiane e i centri provenzali si limitano alla ratifica di continui trattati di pace, nei quali le disposizioni sulla sicurezza dei traffici occupano la parte più rilevante.
Le autorità arlesiane promettono che le navi genovesi non querent securitatem sed secure intrabunt undecumque veniant. L'intero accordo, incentrato sulla tutela degli scambi e sugli aspetti marittimi dell'albinaggio definiti dallo ius naufragii, lascia da parte ogni tipo di clausola relativa al commercio. Le condizioni dei trasporti fluviali dovevano perciò essere tutt'altro che facili, come dimostra la precisa conoscenza e la sicura applicazione dell'istituto dello ius naufragii. Nell'accordo appena citato, infatti, si specifica che i passeggeri saranno al sicuro da qualsiasi attacco da parte dei cittadini si naufragium pertulerint. È necessario tuttavia aspettare il secolo successivo per vedere i diritti dei forestieri precisati e regolati da precise norme giuridiche. Solo nel 1229 gli ambasciatori della città di Arles stabiliranno che se aliquem seu aliquos Ianuenses vel de districtu Ianue mori apud Arelatem intestatum i consoli saranno designati come i garanti dei suoi beni e dovranno restituirli ai consoli di Genova cum litteris sigillatis sigillo comunis Ianue.

Come gli altri trattati del secolo XII, anche questo, del 1155, segue una struttura molto semplice. Il documento, pervenutoci attraverso una copia del 1253 derivata a sua volta da una del 1229, non reca alcuna sottoscrizione notarile che l'estensore della copia, Simone di Donato, non avrebbe mancato di riportare, come abitualmente fa. La convalidazione del documento è pertanto affidata esclusivamente ai sigilli, quattro e di cera. Dopo una breve parte protocollare, il testo è redatto in forma narrativa come mostrano i verbi del dispositivo fecerunt, promisit, convenit. Il dispositivo infatti registra esclusivamente gli impegni assunti dagli arlesiani, stabiliti sulla base degli obblighi in materia militare, che in questo caso si limitano alla promessa di tutela delle imbarcazioni e dei cittadini genovesi. A tali impegni non sembrano corrisponderne di analoghi da parte del comune di Genova. Probabilmente siamo di fronte a un documento redatto seguendo la stesura distinta degli obblighi delle due parti in due diversi atti, ciascuno dei quali era convalidato con il sigillo o i sigilli delle autorità emananti e consegnato alla controparte (riguardo a questa struttura vedi trattato del 1192). I sigilli cerei apposti al documento sono infatti da ricondurre esclusivamente alle autorità arlesiane, che si attengono alla modalità abituale di autenticazione dei documenti provenzali. Il notaio genovese estensore della copia, Simone di Donato, descrive i due sigilli raffiguranti due animali quadrupedi (si tratta verosimilmente dei maiali, simbolo delle famiglie dei Porcelets-Sacristani), un cavaliere seduto a cavallo (sigillo della famiglia dei Baux) e il sigillo dell'arcivescovo di Arles. Negli archivi delle istituzioni cittadine non vi è tuttavia traccia di un eventuale documento siglato nella medesima occasione dai genovesi e recante la traccia degli eventuali impegni assunti dagli stessi nei confronti delle navi e dei cittadini di Arles.

Il trattato nel 1155 permette a Genova di crearsi sicuri alleati in terra provenzale e consente ai commercianti della città di disporre rotte sicure, durante un periodo caratterizzato da forti tensioni tra le autorità regionali provenzali. Esso mostra con chiarezza le strategie messe in atto dalla città di Genova nel Mediterraneo occidentale. La città ligure otterrà dal conte di Tolosa Raimondo, qualche anno dopo nel 1174, il monopolio del commercio nelle terre provenzali da lui controllate insieme alle corrispondenti esenzioni doganali e a una serie di diritti nei principali centri urbani situati lungo il litorale mediterraneo e in alcune città dell'entroterra. Genova assumerà nei primi decenni del secolo XIII una netta preponderanza all'interno dello scenario politico ed economico della bassa Provenza.

Bibliografia

S. BALOSSINO, "Januenses, Pisani et ceteri Lombardi": circolazione e attività dei gruppi italiani nelle città della bassa valle del Rodano tra i secoli XII e XIII, in "Archivio Storico Italiano", 617/III (2008), pp. 391-424.

G. PETTI BALBI, Negoziare fuori patria. Nazioni e genovesi in età medievale, Bologna 2005.

G. PISTARINO, Genova e l'Occitania nel secolo XII, in Atti del I° congresso storico Liguria-Provenza (Ventimiglia-Bordighera, 2-5 ottobre 1964), Bordighera-Aix-Marseille 1966, pp. 64-130.