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Vendita

1201 dicembre 30 <Arles>, in sala domini archiepiscopi

Anno ab incarnacione Domini MCCI, III kalendas ianuarii. Ego Raimundus Isnardi et ego Isnardus, frater eiusdem, per nos et per Rixendim, sororem nostram, et ego Poncius de Libra et ego Guillelmus Bertrandus, frater eiusdem, nos omnes insimul, bona fide et sine dolo, vendimus et titulo perfecte vendicionis absque omni excepcione cum hac carta in perpetuum tradimus vobis domino Ymberto, Arelatensi archiepiscopo, et successoribus vestris, et quibus quacumque alienationis specie concedere volueritis quicquid habemus vel habere debemus sive visi sumus habere vel tenere, vel alius pro nobis, in toto territorio sive tenemento de Mesens, acceptis a vobis, nomine precii, DCCCC soldos Melgoriensium, de quibus omnibus nobis satisfactum solucione profitemur, excepcioni non numerati seu non soluti precii penitus renunciantes. Et si hec vendicio plus dicto precio valet, illud specialiter quantumcumque sit vobis et vestris remittimus, et titulo donacionis concedimus. Hanc vendicionem defendemus vobis et vestris iure ab omni controversia et interpellacione; et nos nullam, nomine maioris precii neque quacumque racione, de cetero controversiam de iam dicta vendicione moturos et totum sicut supra continetur observaturos per stipulacione, et tactis sanctis evangeliis, iurato promittimus. Et nos, Raimundus Isnardi et Isnardus predicti, per stipulacionem vobis promittimus nos facturos et curaturos quod predicta soror nostra suprascriptam vendicionem ratam habebit perpetuo et observabit et eam vobis concedet et confirmabit. Factum fuit hoc in sala eiusdem domini archiepiscopi, in presencia Aicardi de Landa, tunc temporis consulis, qui rogatu utriusque partis inde cartam fieri et sigillo consulum muniri precepit. Testes vero interfuerunt Michael prepositus, Gaufridus de Berra decanus, magister Gervasius, magister Berengarius, Guillelmus de Aligno, Guillelmus Engles sacerdos, Chautardus sacrista, Privatus canonicus, Raimundus de Sancto Vincencio sacerdos, Guillelmus de Sancto Luciano sacerdos, Ugo de Berra, Johannes Alvernacius, Petrus Lambertus, Poncius de Vallato, Bernardus Carbonellus, Audebertus de Volta.

Preterea sciendum est quod postea, anno et mense quo supra, predicta Rixendis, soror predictorum Raimundi Isnardi et Isnardi, suprascriptam vendicionem laudavit et concessit et confirmavit. Et se eam perpetuo firmam et ratam habituram et observaturam et nullo in tempore aliqua racione contraventuram promisit. Testes vero interfuerunt Michael prepositus, Privatus, Petrus Fulcodius, Aicardus de Landa consul, Petrus Audebertus, Guillelmus Rainaldus, Guillelmus de Sancto Luciano, et alii plures. Ego Vincencius, consulum notarius, omnibus suprascriptis testis interfui, et hoc [intrumentum composui et suplevi (Signum)].

Nell'anno dell'incarnazione del Signore 1201, il 30 dicembre. Io Raimondo di Isnardo e io Isnardo, suo fratello, per noi e per nostra sorella Rixenda, e io Ponzio de Libra e io Guglielmo Bertrando, suo fratello, noi tutti insieme, in buona fede e senza alcuna intenzione disonesta, vendiamo e a titolo di vendita integrale priva di qualsiasi eccezione limitativa consegniamo in perpetua proprietà con la presente carta a voi Umberto, arcivescovo di Arles, e ai vostri successori e a chiunque vogliate concedere sotto qualsiasi forma di alienazione, ciò che abbiamo o che dobbiamo avere o che sembriamo avere o tenere, oppure che un altro tiene a nome nostro, in tutto il territorio o nella terra di Mézens, dopo aver ricevuto da voi, quale prezzo 900 soldi di Melgueil, di tutto ciò dichiariamo di essere stati pagati, rinunciando all'eccezione del prezzo non pattuito o non pagato. E se il bene venduto vale più del suddetto prezzo, per quanto sia elevato, lo rimettiamo a voi e ai vostri e lo concediamo a titolo di donazione. Difendiamo questa vendita di diritto per voi e per i vostri da ogni controversia o azione giudiziaria di terzi; e noi promettiamo solennemente con giuramento, prestato toccando i santi vangeli, di non intraprendere alcuna controversia in merito alla predetta vendita sulla base di un prezzo maggiore o di altri motivi e di osservare tutto così come è sopra stabilito,. E noi, suddetti Raimondo di Isnardo e Isnardo, promettiamo solennemente a voi di fare in modo e di occuparci che la suddetta nostra sorella manterrà salda e in perpetuo e osserverà la predetta vendita e lei stessa concederà e confermerà la vendita. Ciò è stato fatto nella sala dell'arcivescovo, in presenza di Aicardo de Landa, allora console, che su richiesta di entrambe le parti ha disposto di redigere il documento e di munirlo con il sigillo dei consoli. Hanno partecipato in qualità di testimoni Michele preposito, Goffredo de Berre decano, maestro Gervasio <di Thilbury>, maestro Berengario, Guglielmo de Aligno, Guglielmo Engles sacerdote, Chautardo sacrestano, Privato canonico, Raimondo di San Vincenzo sacerdote, Guglielmo di San Luciano sacerdote, Ugo de Berre, Giovanni Alvernacio, Pietro Lamberto, Ponzio de Vallato, Bernardo Carbonello, Audeberto della Volta.

Inoltre sia noto che in seguito, nello stesso anno e mese, la suddetta Rixenda, sorella dei predetti Raimondo di Isnardo e di Isnardo, la sopraddetta vendita ha deliberato, concesso e confermato. Promette di rispettare e di osservare la vendita ferma e salda e di mai contravvenirla per qualche motivo. Hanno partecipato in qualità di testimoni Michele preposito, Privato, Pietro Fulcodio, Aicardo della Landa console, Pietro Audeberto, Guglielmo Rainaldo, Guglielmo di San Luciano e molti altri. Io Vincenzo, notaio dei consoli, a tutte le cose soprascritte sono stato presente ho partecipato in qualità di testimone, e questo documento ho composto e copiato (Segno).