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Procedura di autenticazione

1219 aprile 18, <Arles>

Ugo de Sado, canonico e cellerario della chiesa di Saint-Michel di Frigolet, richiede ai consoli di Arles di apporre a un documento redatto dal notaio Bertrando de Novis un nuovo sigillo plumbeo, in seguito al deterioramento del sigillo cereo esistente.

Originale [A], Archives Départementales de Vaucluse, 1G681, f. 22 quater.

Nel verso, di mani moderne: "N. 66 (depennato) Prioratus Sancte Trinitatis". "N. 249" (N. 249 depennato e su precedente scrittura). "N. 123. Anno 1219. Petitio f(acta) ut carta muniatur sigillo plumbeo". "In sacco de Boismaux". "46B. Transactionum" (46B. Transactionum depennato). "77 C".

Testo

Sciendum est quod anno ab incarnatione Domini MCCXVIIII, mense aprilis, XIIII kalendas maii, Ugo de Sado, canonicus et cellararius ecclesie Sancte (a) Michaelis de Ferigoleto, venit coram consulibus A[relat]ensibus, scilicet coram Petro Aurella, Bisbio et Raimundo Bercelino, coram Bernardo Ferreolo et coram magistro Romeo, iudicibus, ostendens cartam publicam per manum Bertrandi de Novis notarii factam et sigillo cereo consulum munitam et quia sigillum cere vetustate corrodebatur, postulavit a dictis consulibus ut predicta carta sigillo plumbeo consulum muniretur. Et ego Vincencius, consulum Arelatensium notarius, mandato eorumdem predictorum consulum et iudicum consilio, ad perpetuam firmitatem in futurum faciendam predictam cartam huic cartule quam ego manu mea scripsi adiunctam sigillo plumbeo consulum munivi et signum meum eidem cartule presenti apposui (S.T.).

(a) Sancte: così.

Traduzione

Sia noto che nell'anno dell'incarnazione del Signore 1219, il giorno 18 del mese di aprile, Ugo de Sado, canonico e cellerario della chiesa di Saint-Michel di Frigolet, è venuto alla presenza dei consoli di Arles, ovvero Pietro Aurella, Bisbio e Raimondo Bercelino, e alla presenza dei giudici Bernardo Ferreolo e maestro Romeo, mostrando una carta pubblica redatta dal notaio Bertrando de Novis e munita del sigillo cereo dei consoli e poiché il sigillo di cera era stato consumato dal tempo, ha chiesto ai suddetti consoli di munire la predetta carta di un sigillo plumbeo. E io Vincenzo, notaio dei consoli di Arles, su mandato degli stessi predetti consoli e su consiglio dei giudici, affinché in futuro la predetta carta, unita a questa cartula che ho scritto di mia mano, mantenga una perenne validità, l'ho munita del sigillo plumbeo dei consoli e ho apposto alla stessa presente cartula il mio signum (Segno del notaio).

Commento

Nelle città della bassa valle del Rodano, a partire dagli anni '20 del secolo XII, i comuni cittadini arricchiscono il quadro dei poteri tradizionali, rappresentati dai vescovi e dalle grandi famiglie aristocratiche, e si assicurano in breve tempo un posto privilegiato nella vita politica cittadina. La costante presenza del comune nella società cittadina è visibile anche nella capacità dimostrata dai magistrati comunali di diventare referenti di primo piano per quanto riguarda la produzione e la certificazione dei documenti pubblici. Nei principali centri urbani della bassa valle del Rodano, i comuni mantengono, almeno fino alla prima metà del secolo XIII, un saldo controllo sulla produzione degli atti pubblici e sull'operato dei redattori ufficiali, i notai.

Il documento indica infatti come i consoli del comune di Arles siano la sola autorità cittadina in grado di attribuire a un documento la piena validità giuridica. Nel caso specifico Ugo de Sado, canonico e cellerario della chiesa di Saint-Michel di Frigolet, richiede ai consoli del comune di Arles di apporre un nuovo sigillo plumbeo su una carta publica redatta precedentemente dal notaio Bertrando de Novis e oggi non più conservata. Il sigillo cereo che il notaio aveva apposto al documento era stato consumato dal tempo e la carta rischiava di perdere così la sua autenticità. I tre consoli danno perciò mandato al notaio del comune, Vincenzo, che, grazie anche al consiglio dei due giudici può apporre al documento un nuovo sigillo, in questo caso plumbeo, e trascrivere sulla carta, a noi rimasta, la procedura di autenticazione.

Il breve resoconto scritto dal notaio Vincenzo rappresenta il solo caso oggi conosciuto che attesti una reale capacità certificatoria del comune su un documento riguardante un'istituzione religiosa. Il documento da sigillare, infatti, si riferiva ai possessi dell'abbazia di Saint-Michel di Frigolet, situati nel territorio della città di Arles. Dal 1121 l'abbazia di Saint-Michel faceva parte del patrimonio vescovile avignonese e il vescovo della città esercitava un'influenza considerevole sulla scelta degli abati e sulla politica temporale del monastero.
Il saldo controllo territoriale operato dal monastero di Saint-Michel offriva inoltre al vescovo avignonese una sicura rete di fedeltà indirette, capaci di assicurare alla chiesa cittadina un'autorità indiscussa sull'area meridionale della diocesi. C'è probabilmente un legame tra questo controllo e il fatto che nel secolo XVII il documento fu inserito nei registri della chiesa avignonese, benché l'azione si svolga ad Arles, sotto l'autorità dei consoli e dei giudici della città.

Il documento ci mostra come la pratica notarile non sia ancora, nei centri urbani del Basso Rodano, completamente svincolata dal potere dei consoli del comune. Nelle città della bassa Provenza, infatti, almeno fino agli anni '20 del secolo XIII, le modalità di convalidazione del documento non sono affidate solo all'auctoritas notarile, ma a elementi esterni. Nel Midi il processo di autenticazione del documento pubblico è formalizzato soprattutto dall'apposizione da parte del notaio del sigillo delle istituzioni richiedenti, anche se altri elementi di corroborazione rimangono ancora ben presenti come, per esempio, la carta partita.
In questo caso è grazie al mandato del collegio consolare che il notaio sostituisce l'antico sigillo cereo dei consoli - di cui non è rimasto alcun esemplare - e produce questa cartula che attesta l'apposizione di una nuovo sigillo plumbeo.
Il ruolo delle magistrature comunali nella redazione degli atti assume ad Arles una singolare esemplarità per la presenza dei consoli alla redazione dei documenti, soprattutto se si considera che questa caratteristica è ravvisabile non solo nella maggior parte degli atti ufficiali del comune, ma anche in documenti di natura privata o in negozi pertinenti alla chiesa cittadina. Tra il 1185 e il 1218 negli oltre 190 documenti conservati, i consoli intervengono, attraverso l'apposizione del proprio sigillo, cereo o plumbeo, in fase di convalidazione nel 60% circa dei casi (vedi rifacimento di originale del 1178), anche laddove sia richiesta documentazione in forma di copia autentica.
L'autenticazione del documento in definitiva è l'esito del rapporto instauratosi tra il redattore del documento e l'istituzione pubblica, che spesso interviene a dare piena validità alle scritture notarili.

Bibliografia

S. BALOSSINO, Notaire et institutions communales dans la basse vallée du Rhône, XIIe-XIIIe siècles, in Le notaire, entre métier et espace public en Europe (Moyen Âge - Temps modernes), a cura di L. Faggion - A. Mailloux - L. Verdon, Aix-en-Provence 2008, pp. 183-197.

R.-H. BAUTIER, L'authentification des actes privés dans la France Médiévale. Notariat publique et juridiction gracieuse, in Notariado público y documento privado: de los origenes al siglo XIV, Actas del VII Congreso Internacional de Diplomatica, 1986, vol. II, Valencia 1989, pp. 701-772.

Edizione, traduzione, commento: Simone Balossino

Revisione redazionale e codifica: Gianmarco De Angelis