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Mandato di redazione in mundum a scriba comunale

1212 febbraio 5, Asti, super solarium Ypolitorum

Bonifacio de Gorino giudice di Ugo del Carretto podestà di Asti per l'anno 1212 dà mandato generale al notaio Rufino Aranchaboscus di redigere in mundum tutte le carte di dichiarazione giudiziaria e di immissione in possesso che Guido Battigella giudice di Guglielmo Embriaco podestà di Asti per il 1211 e gli altri giudici suoi vicari gli avevano fatto redigere in cartulario durante l'ultimo mese del suo mandato e non aveva potuto trasporre in mundum per non violare la disposizione statutaria che vietava di far redigere atti di quel genere nel periodo finale dell'incarico.
Segue la redazione di una di queste:
Guglielmo Cacayranus giudice vicario di Guido <Battigella> giudice di Guglielmo Embriaco già podestà del comune di Asti certifica l'immissione, ad opera di Manfredo nunzio del comune, del nipote di un certo Biolius nel possesso di tutti i beni del fu Oberto Albalengo e dei suoi figli a risarcimento della somma di diciotto lire che detto Oberto aveva percepito de usura et pro usura a danno di Biolius e dei suoi figli.

Originale (A), Archivio Capitolare di Asti, Carte dell'Arcidiaconato, n. 2.

Pergamena di mm. 135 x 120 in pessimo stato di conservazione per danni meccanici e cadute dell'inchiostro che obbligano ad ampio uso della lampada di Wood; sul verso compaiono scritte archivistiche moderne.

Ed.: Le carte dell'archivio capitolare di Asti (secc. XII-XIII), a cura di A. M. COTTO, G. G. FISSORE, P. GOSETTI, E. ROSSANINO, Torino 1986 (Biblioteca della Società Storica Subalpina, CLXXXX), p. 5, n. 5.

Testo

[(ST)] Anno Domini millesimo ducentesimo duodecimo, indicione quintadecima, die dominico q[uint]o intrantis februarii. Dominus Bonefacius de Gorino, iudex domini Ugonis de Careto potestatis Astensis, presente Iacobo Boviculo, Uberto de Maretto et Iacobo de Fosato, super solarium Ypolitorum precepit mihi Rufino Aranchabosco notario ut facerem et complerem omnes cartas confessionis et possessionis mihi preceptas scribi in cartulario a domino Guidone Battigella iudice domini Guillelmi Embriaci potestatis Astensis quondam infra mensem exitus sui regiminis in quo non poterat iubere fieri cartas obstante capitulo et similiter mihi fieri preceptas per iudices vicem eius gerentes; quarum una hec est:

"Confessus fuit dominus Guillelmus Cacayranus iudex gerens [vic]em et in nomine domini Guidonis iudicis quod per Mainfredum nuncium comunis pos[uerat...] (a) nepotem Biolii nomine ipsius Biolii in possessionem omnium rerum Oberti Albalengi [con]dam et filiorum eius pro libris decem octo quas Petrus Albalengus nomine illorum [confess]us fuit coram predicto domino Vilie1mo iudice predictum Obertum patrem [suum re]cepisse et habuisse de usura et pro usura [ ... ] (b) Biolii et [ ... ] (c) ipsius Biolii et fil[iorum eius ... ]" (d).

Et ego Rufinus [Arancha]boscus notarius palatinus iussu predicti domini Bonefacii iudicis scripsi.

(a) caduta del testo per mm 10

(b) caduta del testo per mm 7

(c) caduta del testo per mm 5

(d) caduta del testo per mm 50

Traduzione

(Segno del notaio) Nell'anno del Signore 1212, indizione quindicesima, domenica 5 febbraio.
Il dominus Bonifacio de Gorino, giudice del dominus Ugo del Carretto podestà di Asti, sulla balconata della casa degli Ippoliti, alla presenza di Giacomo Bovicolo <notaio del comune>, Uberto da Maretto e Giacomo de Fossato, ordinò a me Rufino Aranchaboscus notaio di produrre in mundum tutte i documenti di dicharazione giudiziaria e di immissione in possesso (carte confessionis et possessionis) che mi erano state ordinate di scrivere nel protocollo dal dominus Guido Battigella giudice del dominus Guglielmo Embriaco già podestà di Asti durante l'ultimo mese del suo mandato, mese in cui non poteva ordinare di produrre istrumenti per il disposto statutario che gli vietava di far redigere atti di quel genere nel periodo finale dell'incarico; nonché tutte le carte ordinatemi dagli altri giudici suoi vicari. Una di queste è la seguente:

"Il dominus Guglielmo Cacayranus giudice vicario di dominus Guido <Battigella> giudice certifica di aver immesso, per il tramite di Manfredo nunzio del comune, un nipote di un certo Biolius, a nome di detto Biolius, nel possesso di tutti i beni del fu Oberto Albalengo e dei suoi figli, a risarcimento della somma di diciotto lire che uno dei figli, Pietro Albalengo, a nome di tutti, aveva confessato che il padre Oberto aveva ottenuto de usura et pro usura a danno di Biolius e dei suoi figli."

E io Rufino Aranchaboscus notaio palatino per ordine del detto dominus Bonifacio giudice ho scritto.

Commento

Si evince immediatamente che il cartulario del notaio astigiano ha accolto gli atti giudiziari del giudice del podestà e dei suoi giudici vicari, configurando pienamente la "specializzazione" funzionariale del notaio, in contatto con una struttura d'ufficio. Ma anche, proprio per la genericità del termine con cui si individua il nucleo primario della procedura documentaria, il cartularium come tipico strumento della prassi notarile, sembra indicare un uso ancora promiscuo (come contenitore sia di atti per privati sia di atti per il comune) diffuso soprattutto nel periodo iniziale dell'istituzione comunale.

Comunque, sia esso onnicomprensivo di pubblico e di privato ovvero sia già registro specializzato di cancelleria (come verrà esplicitato in un'autentica del 25 novembre 1269 in cui lo iudex iusticie communis Astensis Ferrarius de Mustiola autorizza il notaio Gandulfo a "facere cartam de omnibus scripturis scriptis per me notarium in libro cartarum comunis Astensis": cfr. la copia autentica del verbale di testimonianza), la gestione dell'emissione di carte comunali vi risulta parificata alle procedure che riguardano i protocolli dei notai defunti e, proprio come per questi ultimi, si rende evidente che solo l'autorità eminente del comune rende pienamente valida l'auctoritas notarile, coprendo uno iato giuridico evidentemente interpretato in analogia con quello che deve essere superato nella produzione di instrumenta ad opera di una persona diversa dal vero rogatario ormai defunto) è sottoposto, riguardo a tale tipo di documentazione, ad un regime che vede il dominio notarile intersecato e controllato dal potere comunale. La scrittura pubblica, infatti, non è realizzabile dal rogatario finché la iussio - specifica o generale - non renda perfetta la procedura e, dunque, la forza di prova del documento (si veda quanto illustrato nella scheda del 1319 luglio 22). Nel periodo di vacatio o sospensione dei poteri giudiziari previsto dallo statuto per consentire il controllo di sindicatus sull'operato delle magistrature in scadenza, il notaio agisce come funzionario che non ha il potere di dare il compimento di "forma pubblica" all'emissione di atti comunali. Solo col subentro del nuovo magistrato, egli ritorna in grado di procedere secondo i tradizionali parametri della prassi notarile. La iussio, qui, evidenzia in modo esplicito la consapevole elaborazione del rapporto funzionariale come modifica dell'autonomia della prassi notarile: un modello che ha il suo più nitido precedente nel noto lodo consolare savonese del 1182, in cui viene nominato il nuovo scriba del comune di Savona cui si affidano gli atti del predecessore: "Bonusiohannes Foldratus, per se et socios suos consules, (...) in publico parlamento investivit Iohannem de Donato (...) de scribania communis Saone (...). Et predicti consules laudaverunt quod possit facere et supplere instrumenta omnia per magistrum Arnaldum in registris communis Saone imbreviata et quod eam vim et auctoritatem obtineant ac si ipse magister illa Arnaldus supplesset, et possessionem illi tradidit Bonusiohannes tam de scribania quam registris per clavem scrinii quo scripta et registra communis Saone in duana tenebantur" (Il console Bongiovanni Foldrato, anche a nome dei suoi colleghi, in pubblica assemblea investe Giovanni de Donato (...) dell'ufficio di documentazione del comune di Savona (...). E i predetti consoli sentenziano che egli possa redigere in forma di istrumento tutti gli atti che <il suo predecessore> magister Arnaldo aveva imbreviato nei registri del comune di Savona, e che tali istrumenti abbiano la stessa validità quale avrebbero avuta se fossero stati perfezionati da magister Arnaldo; e Bongiovanni lo immette in possesso tanto dell'ufficio quanto dei registri mediante la consegna della chiave dell'armadio in cui sono conservati le scritture e i registri del comune nei locali della Dogana; cfr. Mostra storica del notariato medievale ligure, p. xx, n. 35). Nel documento savonese si legge con chiarezza come la continuità burocratica assicurata dai meccanismi della prassi notarile rispetto al periodico mutamento degli incarichi comunali passi attraverso la dimensione "cancelleresca" di una definizione dell'ufficio (scribania) che in certo modo assorbe in sé e in certo modo ridimensiona l'autorità e l'autonomia del notaio, e nello stesso tempo essa sia collegata concretamente col problema della materiale conservazione del patrimonio documentario nella dimensione istituzionalizzata dell'archivio del comune (PUNCUH, Notaio d'ufficio e notaio privato, p. 895 s.).

Bibliografia

G. G. FISSORE, Procedure di autenticazione del secolo XIII in area comunale ad Asti: verso un'organizzazione burocratica della documentazione, in "Bollettino storico-bibliografico subalpino", LXXXI (1983), pp. 763-784.

Mostra storica del notariato medievale ligure, a cura di G. Costamagna e D. Puncuh, in "Atti della Società Ligura di Storia Patria", IV (1964).

D. PUNCUH, Notaio d'ufficio e notaio privato, in "Hinc publica fides". Il notaio e l'amministrazione della giustizia, Atti del convegno internazionale di studi storici (Genova 8-9 ottobre 2004), a cura di V. Piergiovanni, Milano 2006, pp. 265-290, ora anche in ID., All'ombra della Lanterna. Cinquant'anni tra archivi e biblioteche: 1956-2006, a cura di A. Rovere, M. Calleri, S. Macchiavello, Genova 2006, t. II (Atti della Società Ligure di Storia Patria, n.s., XLVI, fasc. 2), pp. 883-904.

Edizione, traduzione, commento: Gian Giacomo Fissore

Revisione redazionale e codifica: Gianmarco De Angelis