Visualizzazione: predefinita | testo - traduzione | testo - commento

Copia autentica di verbale di testimonianza

1269 novembre 25 Asti, in canonica causarum ubi reditur ius

(ST) Anno Domini MCCLXVIIII, indicione XII, die lune XXV mensis novembris. Presentia infrascriptorum testium, dominus Ferarius de Sancta Mustiola iudex iusticie comunis Astensis precepit mihi Gandulfo de Bozolasco notario quatenus, ad postulacionem omnium quorum interest seu intererit, facerem cartam de omnibus scripturis scriptis per me notarium in libro cartarum comunis Astensis et in formam publicam redigerem ut vim et robur publici obtineant instrumenti.
Tenor unius quarum scripturarum talis est.

"Die iovis XVII mensis octubris.
Interrogatus in iure Girardus Graseverdus si ipse Girardus tenet petiam unam sediminis que est in posse Quarti, ubi dicitur in valle Gosana et est canetum, cui coherent rivus vallis Gosane et Bayamondus et via; item interrogatus si tenet aliam peciam sediminis que est in posse Quarti iusta pontem castri, cui coherent ecclesia Astensis et via et Criculli, et hoc ad postulacionem Guillelmi Specialis sindaci ecclesie maioris Astensis nomine ipsius, respondit quod eas tenet pro Baldicione de Quarto et nominat ipsum in iudicio tanquam dominum".

Actum fuit mihi notario hoc preceptum Ast, in canonica causarumubi reditur ius. Testes interfuerunt Paganus de Bozolasco et Rollandus Rastellus.
Et ego Gandulfus de Bozolasco notarius palatinus interfui et iussu dicti iudicis sic scripsi.

Il documento mette bene in evidenza gli effetti di una consapevole sovrapposizione di prassi notarili e di gestione cancelleresca della produzione di scritture comunali.
Questi i fatti più significativi:

- il notaio agisce nel quadro di una produzione di atti giudiziari mediante uno strumento (il liber cartarum comunis Astensis) che definisce la stretta connessione fra il notaio/scriba e la funzione d'ufficio racchiudendola entro la forma del documento in registro, che ne isola gli atti entro contenitori specializzati interni all'ufficio comunale evitandone ogni commistione con il cartulario professionale del notaio e, dunque, con il dominio esteso e generale che caratterizza la produzione del notaio in quanto professionista. Il riferimento generico ad un liber cartarum di cui il praeceptum sembrerebbe riguardare solo gli atti prodotti da Gandulfo può far pensare a registri comunali alla cui redazione partecipino diversi scribi, in successione o in alternanza.

- Il rapporto fra il notaio scriba e le esigenze degli aventi diritto (e genericamente le esigenze della cittadinanza), sono risolte nel quadro generale della prassi notarile, adottando la forma del praeceptum autenticationis: il che mi sembra significativo dell'ottica in cui si è voluto collocare la funzione documentaria dell'istituzione, segnandone comunque la peculiarità rispetto l'autonomia professionale del notariato.
Si tratta infatti di applicare agli atti amministrativi conservati nei registri comunali la stessa prassi applicata all'impiego dei protocolli dei notai defunti, in cui l'autorità superiore del comune integra la debolezza della forza probatoria di un mundum redatto non più dal rogatario, ormai defunto, ma da un suo sostituto che è investito della sua piena capacità certificatoria ad opera dell'istituzione cittadina. Questo stesso meccanismo è applicato connettendo l'azione dello scriba al registro comunale, investendone la capacità di produrre dei munda ma soltanto delle carte da lui personalmente redatte nella sua qualità di funzionario comunale. Un mandato, dunque, limitato allo specifico quadro del suo operato burocratico, senza alcuna estensione ad operazioni di tipo generale nei confronti del registro inteso come unità archivistica e amministrativa: "de omnibus scripturis scriptis per me notarium in libro cartarum comunis Astensis " (si noti tuttavia qui l'assenza di un compiuto modello "cancelleresco" in cui l'investitura dell'ufficio di scriba comunale implicasse una delega generale e non nominativa alla gestione dei documenti, così come compariva già nel 1182 a Savona - si veda per questo il commento alla scheda astigiana del 1212).

- Da rilevare, infine, la particolare e non comune precisione (che potrebbe farci pensare a procedure non ancora pienamente codificate) con cui si indica l'autorizzazione del giudice: "Actum fuit mihi notario hoc preceptum Ast, in canonica causarum ubi reditur ius"; una formula che nella tradizionale e generica espressione actum <hoc> come introduzione della data topica inserisce, personalizzandola in volute forme di identificazione burocratico-cancelleresca, un'informazione che connette strettamente il notaio investito della funzione di scriba, il praeceptum e la localizzazione burocratica della sua attività nell'ambito del tribunale.

La riflessione che emerge da un simile comportamento appare come una risposta limpida e articolata - nell'individuazione delle scansioni burocratiche e delle responsabilità concatenate come anche della gestione burocratica dell'emissione del documento - all'esigenza di fornire agli interessati una testimonianza scritta di pieno valore giuridico, ferma restando l'avvertita necessità della istituzione cittadina di affermare la propria autonoma gestione della documentazione.

Bibliografia

G. G. FISSORE, Procedure di autenticazione del secolo XIII in area comunale ad Asti: verso un'organizzazione burocratica della documentazione, in "Bollettino storico-bibliografico subalpino", LXXXI (1983), pp. 763-784.