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Prologo di liber iurium

1277, <Chieri>

Il podestà di Chieri, coadiuvato dal consiglio dei sapienti e dal massaro, dispone che sia realizzato un registro con i patti e le convenzioni stipulate dal comune di Chieri affinché l'opera sia di pubblica utilità e favorisca sia la conservazione sia una più agile consultazione della documentazione presente nell'archivio comunale.

Prologo di liber iurium, Archivio Storico del comune di Chieri, Libro Rosso del comune di Chieri, art. 5, par. 1, c. 1r, ms. pergamenaceo di cc. II + 236 + I, mm 210 X 310.

Ed.: Il Libro Rosso del comune di Chieri, a cura di F. GABOTTO, F. GUASCO di BISIO, Pinerolo 1918 (Biblioteca della Società storica subalpina, LXXV), p. 3, doc. ante I.

Testo

In nomine domini nostri Yesu Christi. Amen.
Sancti Spiritus adsit nobis gratia.
Omnibus ad eternam presentibus pateat memoriam et presentis libri compilatione(m) perveniat ad noticiam futurorum quod iste liber comunis Carii pactionum et conventionum cum infrascriptis personis habencium necnon et alia dicti comunis continet instrumenta per ordinem de verbo ad verbum cum ipsorum publicationibus in dicto libro posita et scripta, quia ea inquirendi fastidium generabat nec ob hoc eciam eorum vitabatur periculum amitendi in ipsis deferentibus intus foras. Igitur in evitando periculo supradicto et tam gravis inquisitionis fastidium omitendo, curaverunt honorabilis vir Gribaldus Bergogninus Carii potestas cum dicti loci consilio sapientum necnon et fratris Uberti massarii supradicti comunis dicti operis inventoris sepedictum opus ob utilitatem dicti comunis super hoc cognitam et pensatam effectui mancipare.

Traduzione

Nel nome di nostro Signore Gesù Cristo. Amen.
La grazia dello Spirito Santo ci assista.
Sia noto a tutti i presenti a eterna memoria e mediante la compilazione del presente registro giunga a conoscenza dei posteri che questo registro del comune di Chieri contiene i patti e le convenzioni avute con le infrascritte persone e gli altri istrumenti del detto comune trascritti parola per parola con le formule protocollari (publicationes) in questo medesimo registro, poiché la loro ricerca era faticosa e inoltre grazie a questo libro si evitava il pericolo di perderli portandoli dentro e fuori. Dunque per evitare il detto pericolo e il fastidio di una così gravosa ricerca, l'onorevole Gribaldo Bergognino, podestà di Chieri, con il consiglio dei sapienti del detto luogo e del frate Umberto, massaro del detto comune e promotore della detta opera, hanno provveduto a dare avvio alla più volte menzionata opera dopo averne attentamente valutata l'utilità per il detto comune.

Commento

Nel 1277 il podestà, il consiglio dei sapienti e il massaro di Chieri giudicarono di pubblica utilità che alcuni documenti del comune fossero raccolti in un liber iurium. Alla base di tale iniziativa furono indicati sia motivi pratici legati alle difficoltà di conservare e consultare la documentazione sia ragioni più squisitamente politiche. Oltre all'utilità di conservare quegli atti che avrebbero potuto dirimere eventuali controversie, i Chieresi avrebbero ricavato un'utilità civica fissando per iscritto i fondamenti ideologici e politici del comune (BAIETTO, Scrittura e politica, p. 143). Questi obiettivi guidarono la selezione della documentazione da trascrivere nel nuovo registro, operata entro quella conservata presso l'archivio del comune. Il notaio che ricevette l'incarico di realizzare il liber iurium trascrisse integralmente di propria mano la documentazione, riportando il mandato ufficiale ricevuto dal podestà nel proemio del codice. La forma prescelta fu evidentemente quella della copia autentica, anche se nel nucleo originale del Libro Rosso non compare alcuna formula di autenticazione delle copie, tanto che il notaio responsabile dell'operazione di copia resta anonimo. È evidente che si tratta di un liber iurium che assume la sua autenticità dalla redazione d'ufficio e dalla sua conservazione nell'archivio comunale.
Questa documentazione occupa i primi undici fascicoli del codice conosciuto come Libro Rosso e copre gli anni 1168-1277. Ricostruire brevemente la struttura del liber chierese fornirà l'occasione per valutare lo stretto rapporto che esiste fra le modalità tecniche seguite per inserire la documentazione nel Libro Rosso e gli obiettivi politici perseguiti.

Il primo fascicolo - composto dalle carte 1-10 - inizia con la concessione "de omnibus bonis usis" effettuata nel 1168 dal vescovo di Torino al popolo chierese riunito in assemblea (Il Libro Rosso del comune di Chieri, pp. 3-4, doc. I). Nelle carte successive furono disposti in ordine cronologico altri documenti che vedevano il vescovo di Torino e i consoli di Chieri definire le modalità della cogestione del castello di Montosolo. Si tratta di documenti coerenti sia per quanto concerne gli autori delle azioni giuridiche (vescovo di Torino e rappresentanti del comune chierese) sia per la località interessata (Montosolo). Benché non ne sia chiaro l'effettivo contenuto, la stessa concessione "de omnibus bonis usis" fu presentata nel 1277 come l'atto costitutivo dell'istituzione comunale e il punto di partenza della sua politica territoriale. A partire dalla penultima carta del primo fascicolo e nelle prime sei di quello successivo - composto dalle carte 11-21 - furono trascritte le prove documentarie dell'alleanza fra i comuni di Asti e di Chieri, che definivano anche la situazione di alcuni villaggi situati a sud di Chieri. Queste prime due serie documentarie esemplificano bene la progettualità inerente al Libro Rosso così come fu concepita nel 1277, perché le sequenze dei documenti trascritti in libro furono organizzate in base alla località interessata e ordinate secondo un criterio geografico. Nei primi undici fascicoli furono trascritti i diritti che il comune chierese aveva acquisito ripercorrendo, località per località, l'area che da Montosolo (a ovest di Chieri) discende verso sud la collina fino a Villastellone (fascicoli I-VI) e quindi i centri posti a est di Chieri (fascicoli VI-XI). L'organizzazione per aree geografiche di queste scritture unita all'assenza di documenti relativi alle località di più antica acquisizione suggeriscono la volontà di presentare una visione organica del territorio egemonizzato dal comune, descrivendo un territorio in fieri di cui lo stesso Libro Rosso diventava strumento di costruzione.

Negli ultimi anni del Duecento la pressione dei Savoia su Montosolo spinse le magistrature chieresi ad ampliare il Libro Rosso aggiungendovi altri documenti - questi tutti in forma di originale in libro - relativi a quel castello. Uno di questi atti fu scritto nelle carte bianche del primo fascicolo, inserendolo quindi senza soluzione di continuità nella serie che nel 1277 aveva definito i diritti chieresi su Montosolo (cfr. la scheda del 1283 maggio 17). Poiché queste carte bianche non erano sufficienti a contenere tutta la documentazione da inserire, altri tre atti furono vergati nelle carte bianche del secondo fascicolo, che conteneva però i patti fra i comuni di Asti e di Chieri, compromettendo così la struttura per aree geografiche del Libro Rosso. La restante documentazione su Montosolo fu inserita nelle carte bianche al termine dell'undicesimo fascicolo, al quale ne fu poi aggiunto un altro perché lo spazio era risultato ancora insufficiente. Questi documenti, che costituiscono il primo ampliamento organico del Libro Rosso, furono dotati di un breve proemio: "In nomine domini nostri Iesu Christi et eius matris virginis gloriosse. Et hic inferius reperientur instrumenta, iura et actiones castri Montoxoli et etiam possessiones dicti castri tam in presenti carta quam in sequentibus huius libri" ("Nel nome del nostro signore Gesù Cristo e della sua gloriosa vergine madre. Qui di seguito sono riportati i documenti, i diritti e le azioni della fortezza di Montosolo e inoltre i possessi della detta fortezza sia in questa carta sia nelle seguenti di questo libro" - Il Libro Rosso del comune di Chieri, p. 176, doc. CVIII). La scarsa preparazione che caratterizzò quest'operazione e l'attenzione focalizzata su un'unica località (Montosolo), come risulta dal breve proemio, suggeriscono che vi fosse la necessità di difendere diritti che il mutato quadro politico-territoriale aveva messo in discussione.

Negli anni Novanta del Duecento i comuni di Asti e di Chieri sottrassero il controllo di numerose località al marchese di Monferrato e ai conti di Biandrate. I documenti che sancirono tali acquisizioni furono inseriti nel Libro Rosso in modo simile a quanto era avvenuto per la serie su Montosolo: alcuni furono inseriti nelle carte lasciate bianche nel 1277, coerentemente con la struttura per aree geografiche del liber, e gli altri in nuovi fascicoli aggiunti al termine del codice senza un evidente criterio organizzativo. Anche questo secondo ampliamento fu dotato di un proemio: "Sancti Spiritus adsit nobis gratia. Currente anno Domini millessimo ducentesimo nonagesimo, indicione tercia, tempore regiminis honorabilis et discreti viri domini Baldrachi de Solario tunc Carii potestas necnon eius assessoris domini Bonifacii de Cassa[s]cho et domini Danielli de Solario eius militis comune Carii, permittente gratia Salvatoris, fecit acquis(ti)ta infrascripta et legalitate [at]que industria ipsorum dominorum potestatis iudicis et militis previa existente et pariter mediante" ("La grazia dello Spirito Santo ci assista. Nell'anno del Signore 1290, indizione terza, al tempo del regime dell'onorevole e discreto uomo dominus Baldraco de Solario, allora podestà di Chieri, del dominus Bonifacio de Casasco suo assessore e del dominus Daniele de Solario suo milite, per grazia del Salvatore, il comune di Chieri fece le seguenti acquisizioni grazie all'operosità e alla sapienza giuridica degli stessi domini podestà, giudice e milite" - Il Libro Rosso del comune di Chieri, p. 199, doc. ante CXVII). Nonostante le analogie con la serie su Montosolo, con questo secondo ampliamento le magistrature di Chieri cercarono di sostenere e legittimare dal punto di vista politico-documentario una fortunata fase di espansione territoriale. Rispetto al nucleo primario del Libro Rosso i primi due ampliamenti furono concentrati nel tempo, affrettati ed effettuati senza adottare alcun criterio ordinativo.

Il liber iurium continuò a raccogliere parte della documentazione comunale fino all'inizio del Cinquecento, ma a partire dal Trecento le élites chieresi non furono più in grado di elaborare ampliamenti organici del Libro Rosso, che divenne il contenitore della memoria territoriale del comune. Il codice fu dotato di rubriche, di un indice iniziale e si riempì di annotazioni a margine, segni inequivocabili di consultazione, ma perse quella funzione di strumento di azione territoriale che aveva avuto nel Duecento.

Bibliografia

L. BAIETTO, Scrittura e politica. Il sistema documentario dei comuni piemontesi nella prima metà del secolo XIII (Parte I-II), in "Bollettino storico-bibliografico subalpino", XCVIII/1-2 (2000), pp. 105-165; pp. 473-528 [Disponibile anche on line: Reti medievali - Biblioteca, http://centri.univr.it/RM/biblioteca/SCAFFALE/b.htm#Laura%20Baietto; Scrineum - Biblioteca, http://scrineum.unipv.it/biblioteca/biblioteca-baietto.html].

D. CAFFÙ, Città e territorio attraverso le dominazioni. Chieri nei secoli XII-XV, in Lo spazio politico locale in età medievale, moderna e contemporanea, Atti del convegno internazionale di studi (Alessandria, 26-27 novembre 2004), a cura di R. Bordone, P. Guglielmotti, S. Lombardini, A. Torre, Alessandria 2007, pp. 79-87.

D. CAFFÙ, Il Libro Rosso del comune di Chieri. Documentazione e politica in un comune del Duecento, in "Bollettino storico-bibliografico subalpino", CI (2003), pp. 373-420 [Disponibile anche on line: Reti medievali - Biblioteca, http://centri.univr.it/RM/biblioteca/SCAFFALE/c.htm#Davide%20Caffu; Scrineum - Biblioteca, http://scrineum.unipv.it/biblioteca/biblioteca-caffu.html].

A. ROVERE, I libri iurium dell'Italia comunale, in Civiltà comunale: Libro, Scrittura, Documento, Atti del Convegno della Associazione Italiana dei Paleografi e Diplomatisti (Genova, 8-11 novembre 1988) (="Atti della Società Ligure di Storia Patria", n.s., XXIX/2, 1989), pp. 157-199 [Disponibile anche on line: Scrineum - Biblioteca, http://scrineum.unipv.it/biblioteca/biblioteca-rovere.html].

Edizione, traduzione, commento: Davide Caffù

Revisione redazionale e codifica: Gianmarco De Angelis