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Provvisione

1293 gennaio 18, Firenze

Rubrica degli Ordinamenti di giustizia del 18 gennaio 1293 sull'obbligo per i popolani di denunciare le violenze subite dai magnati.

Archivio di Stato di Firenze, Statuti del Comune di Firenze, 1.

Codice cartaceo, in lingua latina, legato in pelle, di carte IV, 21, modernamente numerate con un foglio di guardia all'inizio e in fine, non numerati, mm. 366x256. Composto di 2 fascicoli. Scritto da più mani della fine del secolo XIII.
Contiene nelle carte 1-16 il testo degli Ordinamenti di giustizia del 18 gennaio 1293. Il testo è diviso in 22 rubriche, l'ultima delle quali è incompleta. Le rubriche sono state titolate solo successivamente da altra mano, ma non numerate. Le carte 17-21 contengono una copia degli ordinamenti deliberati e approvati nei consigli del comune il 9, 10 e 11 aprile 1293, e un'altra versione dell'ultima rubrica.

Ed.: Ordinamenti di Giustizia del comune e popolo di Firenze, a cura di F. BONAINI, in "Archivio storico italiano", s. II, t. I, p. I, 1855, pp. 37-77.

Testo

/12r/ [VIII] De pena popularis per magnatem offensi vel iniuriati, non denunciantis iniuriam, vel offensam. Rubrica (a).

Item provisum et ordinatum est quod, in omnibus et singulis supradictis casibus, quilibet qui offenderetur, teneatur et debeat denuntiare domino potestati (b) ea que ad ipsius offitium spectant, et domino defensori ea que ad suum offitium pertinent; videlicet, filius vel filii mortui seu occisi, si maior vel maiores fuerint XIIII (c) annis; vel si minores essent, eorum tutores, et si tutores non haberent, eorum fratres, et si fratres non haberent, eorum propinqui, infra tertiam diem post commissum maleficium in civitate Florentie; si vero commissum fuerit in comitatu, infra decem (d) dies, sub pena librarum centum florenorum parvorum, per dominum (e) potestatem vel capitaneum auferenda ei qui contra fecerit. Et si viveret vulneratus vel offensus in persona, teneatur denuntiare seu denuntiari facere potestati iniuriam sibi factam infra (f) tertiam diem, si offensus vel vulneratus fuerit in civitate, burgis vel subburgis civitatis Florentie (g), si vero in comitatu infra decem dies, sub pena librarum L f. p., eidem per dominum potestatem auferenda, et quotiens. Illi vero quibus iniuria, violentia seu molestia illate essent in possessionibus, domibus seu terris, seu eorum laboratoribus (h), inquilinis seu colonis, teneantur (i) denuntiare domino defensori infra XV dies post talem iniuriam et violentiam et molestiam (j) factam sive illatam, sub pena librarum L f. p., eidem qui contra fecerit per dominum capitaneum aufereuda. Et nichilominus predicta omnia et singula malleficia predicti domini potestas et capitaneus teneantur inquirere et investigare et punire eorum arbitrio, ut predictum est.

(a) Il titolo della rubrica è scritto nel margine superiore della carta.

(b) Segue in depennato.

(c) XIIII corretto nell'interlineo superiore su duodecim depennato.

(d) decem corretto nell'interlineo superiore su quindecim depennato.

(e) Segue capitaneum auf- depennato.

(f) B in.

(g) Segue sub depennato.

(h) laboratoribus corretto da laboribus aggiungendo -rto- nell'interlineo superiore.

(i) B teneatur.

(j) Segue sibi depennato.

Traduzione

Ancora provveduto e statuto è che, in tutti e in ciascuno dei casi sopradetti, chiunque fosse offeso sia tenuto e debba denunciare al messer Podestà quelle cose che spettano al suo ufficio, e al messer Difensore quelle cose che sono di pertinenza del suo ufficio; vale a dire, il figlio ovvero i figli del morto o dell'ucciso, se maggiore ovvero maggiori fossero di 14 anni; nel caso fossero minori l'obbligo spetti ai loro tutori e, se non avessero tutori, ai loro fratelli, e se non avessero fratelli, ai loro consanguinei; entro tre giorni se il maleficio fosse stato commesso nella città di Firenze, entro dieci se commesso in contado; a pena di lire cento di fiorini piccoli da riscuotere da parte del messer Podestà o Capitano da colui che contravvenisse. Se il ferito o l'offeso fosse vivo, sia egli tenuto a denunziare personalmente ovvero a fare denunziare al Podestà l'ingiuria subita, entro tre giorni se l'offeso o il ferito fosse stato in città, nei borghi o nei sobborghi della città di Firenze; entro dieci giorni, invece, nel contado, a pena di lire cinquanta di fiorini piccoli riscossi dal Podestà, e per quante volte. Coloro altresì ai quali l'ingiuria, la violenza o la molestia fossero fatte nei possessi, nelle case o nelle terre, ovvero ai loro lavoratori, inquilini o coloni, siano tenuti a denunciare al messer Difensore entro 15 giorni da quando tale ingiuria, violenza o molestia fosse stata fatta o data; a pena di lire cinquanta di fiorini piccoli da riscuotere da parte del messer Podestà o Capitano da colui che contravvenisse. Nondimeno, tutti e ciascun dei malefici predetti, i predetti messeri Podestà e Capitano siano tenuti a cercare, trovare e punire secondo il loro arbitrio, così come è stato detto.

Commento

È qui riportata la rubrica De pena popularis per magnatem offensi vel iniuriati non denunciantis iniuriam vel offensam del testo degli Ordinamenti di giustizia approvato dai consigli del comune di Firenze il 18 gennaio 1293.

Essa compare come ottava dopo un primo nucleo di rubriche dedicate agli organismi di "popolo" rifondati proprio sulla base degli Ordinamenti (le arti, i loro priori, il gonfaloniere di giustizia, etc.) e tre rubriche che definiscono le pene comminate ai magnati per i loro comportamenti di violenza e di vessazione nei confronti dei popolani (per la prima, la principale, cfr. V.1.1).

L'ordine del testo procede infatti per nuclei tematici omogenei. La rubrica qui commentata è la prima di due intese a fronteggiare le intimidazioni e le costrizioni cui i magnati obbligavano i popolani dopo avere commesso violenza o dopo essere stati condannati, come nella rubrica seguente (la IX: De accapto non faciendo per aliquem magnatem condempnatum, ovvero la colletta forzosa di denaro spesso imposta con la forza non solo ai propri clienti ma anche ai popolani del proprio vicinato per pagare la condanna).

I popolani oggetto di offese da parte dei magnati potevano essere indotti a rinunciare alla denuncia giudiziaria principalmente per due motivi: perché intimiditi, spesso in modo esplicito, dagli stessi offensori, che minacciavano ritorsioni e violenze ulteriori in caso di azione rivolta ai tribunali; o perché compensati da offerte economiche (in denaro, in beni, etc.) da parte dei magnati intese a risarcire l'offesa inferta e a ricomporre i legami sociali. In più di un caso è probabile che intimidazione e risarcimento andassero insieme. Si tratta, peraltro, di pratiche che non lasciarono traccia - se non, appunto, indiretta - nella documentazione.

La norma dispone l'obbligo per i popolani di denunciare le violenze subite dai magnati presso i tribunali del podestà o del capitano del "popolo" (che nel 1293 teneva il titolo di "defensor artium et artificum et conservator pacis civitatis Florentie" accanto alla dizione di "capitaneus populi et communis", e qui appunto indicato anche come "Defensor"). In caso di morte, l'obbligo di denuncia spetta ai figli, anche minori (attraverso i tutori), o ai fratelli o ai consanguinei; in caso di ferite l'obbligo spetta direttamente alla vittima; in caso di molestie al patrimonio o ai lavoratori e affittuari l'obbligo spetta alla parte offesa. Sono indicati sia i termini temporali di denuncia (variabili in funzione della qualità dell'ingiuria e della residenza della vittima) sia l'ammontare delle sanzioni in caso di inadempienza all'obbligo di denuncia.

Edizione: Silvia Diacciati

Traduzione, commento: Andrea Zorzi

Revisione redazionale e codifica: Gianmarco De Angelis