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Provvisione

1295 luglio 6, Firenze

Rubrica degli Ordinamenti di giustizia del 6 luglio 1295 sull'obbligo per i popolani di denunciare le violenze subite dai magnati.

Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Fondo Nazionale, II, I, 153.

Codice membranaceo, in lingua latina, di carte II, 34, modernamente numerate, mm. 385x265. Composto di un bifolio con funzioni di guardia e di 5 fascicoli (l'ultimo bifolio con specchio di mm. 250x150). Scritto da più mani della fine del secolo XIII. Tutte le carte, tranne cc. 32v-33r, hanno lettere in rosso, rubriche e ritocchi ai capoversi.
Rilegatura in assi, antica con piatti esterni decorati con una croce rossa in campo bianco (simbolo del "popolo" fiorentino), e costola in pergamena del secolo XVIII. Sul piatto anteriore è scritto in caratteri gotici "Liber ordinamento[rum]", in senso capovolto rispetto al testo; all'interno è scritto: "Bibliothece conventus sancte Marie Novelle de Florentia" di mano del secolo XVI. A c. 1r, di mano del secolo XVI o XVII si legge "Ordinamenta iustitie pro reipublice florentine utilitate"
Contiene nelle carte 1-31 il testo degli Ordinamenti di giustizia del 6 luglio 1295. Il testo è diviso in 62 rubriche. Nelle carte 32-33 contiene alcune aggiunte dell'anno 1297.

Edd.: I. da SAN LUIGI, Delizie degli eruditi toscani, Firenze 1777, t. IX, pp. 353-357 (parziale); Memorie istoriche che possono servire alle vite degli uomini illustri del convento di S. Maria Novella di Firenze dall'anno 1221 al 1320, arricchite di monumenti e illustrate con note del padre F. Vincenzo Fineschi domenicano, Firenze 1790, t. I, pp. 186-253; G. SALVEMINI, Magnati e popolani in Firenze dal 1280 al 1296, Firenze 1899, pp. 384-432.

Testo

/13v/ [XII] DE PENA POPULARIS PER MAGNATEM OFFENSI VEL INIURIATI NON DENUNTIANTIS INIURIAM VEL OFFENSAM.
Item provisum et ordinatum est quod, in omnibus et singulis supradictis casibus, quilibet qui offenderetur teneatur et debeat denuntiare domino potestati ea que ad ipsius offitium spectant et domino defensori ea que ad suum offitium pertinent, videlicet filius vel filii mortui seu occisi si maior vel maiores fuerint quattuordecim annis, vel si minores essent eorum tutores, et si tutores non haberent eorum fratres, et si fratres non haberent eorum propinqui, infra tertiam diem post commissum mallefitium in civitate Florentie; si vero commissum fuerit in comitatu, infra decem dies, sub pena librarum centum f. p. per dominum potestatem vel capitaneum auferenda ei qui contra fecerit. Et si viveret vulneratus vel offensus in persona, teneatur denuntiare seu denuntiari facere potestati iniuriam sibi factam infra tertiam diem, si offensus vel vulneratus fuerit in civitate, burgis vel suburgis civitatis Florentie, si vero in comitatu infra decem dies, sub pena librarum quinquaginta f. p. eidem per dominum potestatem auferenda et quotiens. Illi vero quibus iniuria, violentia seu molestia illate essent in possessionibus, domibus seu terris seu eorum laboratoribus, inquilinis seu colonis, teneantur denuntiare domino defensori infra quindecim dies post talem iniuriam et violentiam et molestiam factam sive illatam, sub pena librarum quinquaginta f. p. eidem qui contra fecerit per dominum (a) capitaneum auferenda. Et nichilominus predicta omnia et singula mallefitia predicti domini potestas et capitaneus teneantur inquirere et investigare et punire eorum arbitrio, ut predictum est.

(a) Segue per dominum ripetuto.

Traduzione

Ancora provveduto e statuto è che, in tutti e in ciascuno dei casi sopradetti, chiunque fosse offeso sia tenuto e debba denunciare al messer Podestà quelle cose che spettano al suo ufficio, e al messer Difensore quelle cose che sono di pertinenza del suo ufficio; vale a dire, il figlio ovvero i figli del morto o dell'ucciso, se maggiore ovvero maggiori fossero di 14 anni; nel caso fossero minori l'obbligo spetti ai loro tutori e, se non avessero tutori, ai loro fratelli, e se non avessero fratelli, ai loro consanguinei; entro tre giorni se il maleficio fosse stato commesso nella città di Firenze, entro dieci se commesso in contado; a pena di lire cento di fiorini piccoli da riscuotere da parte del messer Podestà o Capitano da colui che contravvenisse. Se il ferito o l'offeso fosse vivo, sia egli tenuto a denunziare personalmente ovvero a fare denunziare al Podestà l'ingiuria subita, entro tre giorni se l'offeso o il ferito fosse stato in città, nei borghi o nei sobborghi della città di Firenze; entro dieci giorni, invece, nel contado, a pena di lire cinquanta di fiorini piccoli riscossi dal Podestà, e per quante volte. Coloro altresì ai quali l'ingiuria, la violenza o la molestia fossero fatte nei possessi, nelle case o nelle terre, ovvero ai loro lavoratori, inquilini o coloni, siano tenuti a denunciare al messer Difensore entro 15 giorni da quando tale ingiuria, violenza o molestia fosse stata fatta o data; a pena di lire cinquanta di fiorini piccoli da riscuotere da parte del messer Podestà o Capitano da colui che contravvenisse. Nondimeno, tutti e ciascun dei malefici predetti, i predetti messeri Podestà e Capitano siano tenuti a cercare, trovare e punire secondo il loro arbitrio, così come è stato detto.

Commento

È qui riportata la rubrica De pena popularis per magnatem offensi vel iniuriati non denunciantis iniuriam vel offensam, così come accolta nella nuova versione scritta degli Ordinamenti di giustizia approvati dai consigli del comune il 6 luglio 1295.

Il giorno prima i magnati avevano minacciato un colpo di mano contro il governo del priorato. Ciò costrinse i consigli del comune - grazie forse anche alla mediazione dei religiosi - a emanare una nuova scrittura degli Ordinamenti che ne addolciva alcuni contenuti. In ambito penale fu introdotta la distinzione tra delitti premeditati e non volontari, tra lesioni gravi e leggere, fra mandanti ed esecutori, portando a un relativo alleggerimento della condizione penale del magnate che avesse commesso un maleficio.

Ciò spiega perché la rubrica, ottava nella sequenza del testo del 1293, compaia come dodicesima nella scrittura normativa del 1295. I notai aggiunsero quattro nuove rubriche tra la quarta e l'ottava del testo iniziale. I titoli di quelle penali sono eloquenti: Quod Ordinamenta Iustitie non habeant locum in offensionibus popularium se immiscentium in rixis magnatum, la VII, che normalizzava la pena, riportandola a quanto previsto ordinariamente dagli statuti, nel caso di offesa a un popolano che si fosse mescolato agli scontri tra magnati; Quod Ordinamenta Iustitie non habeant locum in offensionibus factis per dominum vel dominam magnatem in famulum vel famulam, l'VIII, che riconduceva all'alveo del diritto comune, senza aggravamenti di pena, le offese recate dei magnati ai propri scudieri, familiari e domestici, in quanto - si noti - considerati non appartenenti al "popolo", nonostante lo status sociale modesto.

La rubrica De pena popularis per magnatem offensi vel iniuriati non denunciantis iniuriam vel offensam fu riscritta nella nuova versione degli Ordinamenti di giustizia del 1295 senza alcuna modifica rispetto al dettato del 1293. La norma si proponeva di intercettare tempestivamente l'azione di denuncia della parte offesa prima che questa potesse essere raggiunta dagli emissari della parte offenditrice. Puntava a offrire, in sostanza, la sponda della giustizia pubblica in un contesto più ampio di disciplinamento della società che non aveva come obiettivo - si noti - solo un gruppo sociale (quello dei magnati, come si potrebbe facilmente pensare) ma l'intera cittadinanza.

Significativa appare l'aggiunta di una nuova rubrica immediatamente successiva, la XIII, De modo procedendi super falsis et calumpniosis accusis et denuntiationibus et falsis testibus: intesa evidentemente a colpire gli abusi in senso contrario che la norma alla rubrica precedente doveva avere provocato nel biennio di dura offensiva popolare contro le famiglie magnatizzate.

Edizione: Silvia Diacciati

Traduzione, commento: Andrea Zorzi

Revisione redazionale e codifica: Gianmarco De Angelis