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Provvisione

1296 febbraio 1, Firenze

Deliberazione dei priori delle arti e del gonfaloniere di giustizia del 1° febbraio 1296 sull'uso delle armi e delle insegne.

Firenze, Archivio di Stato, Provvisioni, Registri, 5.

Membr.; ff. I, 193, I; bianchi i ff. 16v, 45v, 48r, 71v, 72r, 84r, 101v, 112v, 113r, 121r, 123v, 124r, 132r, 133v, 138v, 140r, 142v, 147v, 149r, 150v, 156r, 159v, 160r, 161v, 176v, 177v, 178r, 189r, 191v, 193; numerazione del sec. XIV in cifre arabe per i ff. 1-151, del sec. XIX per i restanti ff.; 14 (ff. 1-4), 22, 3-46, 55, 68, 74, 87, 9-118, 124, 136, 1410, 157, 162, 177, 186, 195, 204, 216, 235, 24-254, 265, 279, 283 (il fascicolo 5 è un ternione privo del sesto foglio; il fascicolo 8 è un ternione con un foglio aggiunto all'inizio; il fascicolo 15 è un ternione con un foglio aggiunto all'inizio; il fascicolo 17 è un ternione con un foglio aggiunto alla fine; il fascicolo 19 è un ternione privo del sesto foglio; il fascicolo 23 è un duerno con un foglio aggiunto all'inizio; il fascicolo 26 è un duerno con un foglio aggiunto alla fine; il fascicolo 28 è un bifolio con un foglio aggiunto alla fine); inizio fascicolo lato pelo (iniziano col lato carne i fascicoli 6-7, 10-14, 20, 26-27); 380 × 280; rigatura a secco.
Legatura in assi, con costola e rinforzi agli angoli in cuoio.
Contiene: le provvisioni approvate dai Consigli del Comune di Firenze per il periodo 1295 marzo 24 - 1296 aprile 13.
Scritto per intero dal notaio ser Bonsignore di Guezzo da Modena, notaio delle riformagioni del Comune.
I fascicoli di cui si compone il registro riportano generalmente in alto a sinistra del recto del primo foglio la data del primo provvedimento contenuto. I ff. 1-67 contengono le provvisioni dal 7 gennaio al 13 aprile 1296, mentre dal f. 69 in poi seguono i provvedimenti dal 24 marzo all'8 dicembre 1295; si è quindi verificata un'inversione dell'ordine dei fascicoli all'altezza del f. 68, che è mancante. Sono numerosi i casi di porzioni di ff. lasciati bianchi.

Testo

[18r] In Dei nomine Amen. Anno sue salutifere incarnationis millesimo CC° LXXXXV° indictione VIIII°, die primo mensis februarii.

Per sapientes et discretos viros dominos Priores artium et Vexilliferum iustitie Populi et Comunis Florentie auctoritate et bailia eisdem concessa et attributa per solempnia Consilia Populi et Comunis Florentie de mense ianuarii proxime preteriti super hiis celebrata et facta, et in actis ipsorum Consiliorum publice scripta per me Bonsegnorem notarium subscriptum, et ipsorum Consiliorum reformationes sequendo pro evidenti utilitate populi et Comunis Florentie, provisum, ordinatum et firmatum est quod nullus de civitate vel districtu Florentie possit vel audeat facere aliquam posturam vel societatem vel compagniam de pingendis seu habendis vel tenendis vel portandis aliquibus armis depictis vel insignis, nisi secundum formam statutorum et ordinamentorum Comunis vel Populi florentini. Et etiam liceat cuilibet artifici magistro, et fratri carnali, et filio et nepoti talis magistri, defferre et retinere arma picta et insigna sue artis. Et intelligantur posturam vel societatem fecisse si aliquis vel aliqui inventus vel inventi fuerint portare vel tenere arma depicta que non essent usitata sue domus. Contrafaciens puniatur pro qualibet vice in libris ducentis florenorum parvorum si fuerit magnas; si fuerit popularis in libris centum florenorum parvorum, et plus et minus ad arbitrium domini Potestatis, inspecta qualitate persone et facti.
Salvo quod cum usitatis armis sue domus possit quilibet sibique liceat si sibi placuerit defferre arma domini Regis Karoli vel suorum descendentium.

Item (a) quod nullus popularis civitatis vel districtus Florentie audeat vel presummat aliquo tempore portare arma depicta alicuius magnatis vel alicuius domus magnatum civitatis vel districtus Florentie vel tenere in sua domo propria vel conducta vel gratis concessa. Nec etiam super equo tempore alicuius rumoris, sub dicta pena pro quolibet contrafaciente et quotiens aufferenda. Salvo quod hoc ordinamentum non habeat locum in famulis magnatum qui vere sunt famuli sine fraude. Possint tamen pictores pingere arma predicta et sartores suere et corracçarii et fabri ea construere et scudarii et rigaterii ea tenere ad vendendum. Dummodo predicti artifices predicta faciant bona fide et sine aliqua fraude.

Item (b) quod tempore alicuius rumoris nullus possit vel audeat portare arma Populi peditum iustitie nisi solummodo illi pedites qui nunc sunt vel erunt electi pro peditibus iustitie tempore quo durabunt et erunt in ipso offitio secundum forma Ordinamentorum Iustitie. Sub dicta pena pro quolibet contrafaciente et quotiens aufferenda.
Salvo tamen quod populares habentes cavallatas et etiam stipendiarii Comunis Florentie licite et impune etiam tempore rumoris possint defferre arma Populi.

Et predicta prohibitio contenta in dictis ordinamentis locum habeat in omnibus armis et suprasberghis que portarentur in dorso, in brachiis vel in capite; et in vexillis et banderiis et copertis seu falleris equorum.

Predicta quidem ordinamenta non habeant locum in exercitu vel cavalcata vel tracta que fieret mandato dominurom Potestatis et Capitanei et dominorum priorum et vexilliferi iustitie.
Et de predictis et contra predicta tam Potestas quam Capitaneus et quilibet eorum possit et debeat ex suo offitio inquirere et investigare contrafacientes et punire pena predicta.
Et ego Bonsegnore olim Guecçi, imperiali auctoritate notarius Mutinensis et nunc Consiliorum Populi et Comunis Florentie pro ipso Comunis scriba hiis omnibus interfui eaque publice scripsi.

(a) Sul margine sinistro, di mano del sec. XV: Nullus popularis civitatis vel districtus possit portare arma alicuius magnatis vel tenere nisi etc.

(b) Sul margine sinistro, di mano del sec. XV: Nullus possit portare arma Populi peditum iustitie nisi.

Traduzione

Nel nome di Dio Amen. Nell'anno della sua incarnazione apportatrice di salvezza 1295, indizione ottava, 1° di febbraio.

Dai sapienti e giudiziosi signori Priori delle Arti e Gonfaloniere di giustizia del Popolo e del Comune di Firenze, sulla base dell'autorità loro concessa e attribuita dai solenni Consigli del Popolo e del Comune di Firenze nel mese di gennaio appena trascorso, e fatta e concretizzata in forma solenne su tali cose e scritta in forma pubblica negli atti dei detti Consigli da me Bonsignore notaio sottoscritto, e seguendo le riformagioni degli stessi Consigli per evidente utilità del Popolo e Comune di Firenze; è stato stabilito, ordinato e confermato che nessuno della città o distretto di Firenze possa od osi fare qualche accordo o società o compagnia per dipingere o avere o tenere o portare qualche arme araldica dipinta o insegna, tranne che secondo quanto previsto dagli statuti e ordinamenti del Comune o del Popolo fiorentino.

E sia anche lecito a qualsiasi maestro artigiano, e al fratello carnale e al figlio e al nipote di tale maestro, portare e tenere le armi araldiche e le insegne della propria arte. E si intenda come aver fatto accordo o società se alcuno o alcuni sia stato trovato o trovati portare o tenere un arme araldica dipinta che non fosse quella solita della sua casata. Il contravventore sia punito ogni volta in duecento lire di fiorini piccoli se fosse un magnate; se fosse un popolano in cento lire di fiorini piccoli, e più o meno ad arbitrio del messer Podestà, tenuto conto della qualità della persona e del fatto.
Salvo che assieme all'arme araldica solita della propria casata ciascuno possa e sia per esso lecito, se così vorrà, portare l'arme araldica del Re Carlo o dei suoi successori.

Ancora, che nessun popolano della città o del distretto di Firenze osi o presuma mai di portare l'arme araldica dipinta di qualche magnate o di qualche casata di magnati della città o distretto di Firenze, o tenerla nella sua casa, sia che l'abbia comprata o gli sia stata affidata o concessa gratuitamente, e neppure sul cavallo durante qualche sommossa, sotto la detta pena da riscuotersi da qualsiasi contravventore ogni volta. Salvo che tale ordinamento non abbia luogo nei confronti dei servitori dei magnati che sono davvero dei servitori, senza frode.

Possano tuttavia i pittori dipingere le predette armi araldiche, e i sarti cucirle, e i corazzai e i fabbri costruirle, e gli scudai e i rigattieri tenerle per la vendita. Purché i predetti artigiani facciano tali cose in buona fede e senza alcuna frode. Ancora, che in occasione di una sommossa nessuno possa od osi portare l'arme araldica del Popolo dei Pedoni di Giustizia, se non soltanto quei pedoni che ora sono o saranno eletti come Pedoni di Giustizia durante il periodo nel quale saranno nel detto ufficio, secondo la forma degli ordinamenti di giustizia, sotto la detta pena da riscuotersi da qualsiasi contravventore ogni volta.

Tuttavia, i popolani che siano sottoposti alle cavallate e anche le truppe al soldo del Comune di Firenze potranno portare lecitamente e senza danno l'arme araldica del Popolo anche durante una sommossa.

E tale proibizione contenuta nei detti ordinamenti abbia luogo in riferimento a tutte le armi e protezioni che si portano sul dorso, sulle braccia o sul capo; e nei vessilli e bandiere e coperte o gualdrappe dei cavalli.

I predetti ordinamenti non abbiano luogo nell'esercito, o cavalcata, o spedizione che sia fatta su mandato dei messeri Podestà e Capitano e signori Priori e Gonfaloniere di giustizia. E sulle predette cose e contro le predette cose sia il Podestà che il Capitano, e ciascuno di loro, possano e debbano ricercare e investigare di propria iniziativa sui contravventori, e punirli con la predetta pena.

Commento

È qui edita una deliberazione dei priori delle arti e del gonfaloniere di giustizia del 1° febbraio 1296 che regolamentava l'uso delle armi e delle insegne. La disposizione attuava quanto deciso dai consigli del comune il 17 gennaio precedente quando, nell'ambito di una decretazione d'urgenza in materia di ordine pubblico, era stato conferito pieno potere al priorato per definire una normativa sull'uso delle insegne più articolata rispetto al provvedimento immediato che aveva vietavo a chiunque, sia magnate sia popolano, di portare o tenere in casa, armi o insegne di altri casati (sulla quale cfr. la scheda III.1.1).

Nel giro di pochi giorni i priori prepararono il testo della deliberazione e la approvarono in virtù della balìa loro assegnata dai consigli ("auctoritate et bailia eisdem concessa et attributa per solempnia Consilia Populi et Comunis Florentie de mense ianuarii proxime preteriti super hiis celebrata et facta"). Essa fu poi trascritta in mundum nelle provvisioni da Bonsignore di Guezzo da Modena, notaio delle riformagioni del Comune, - si noti - senza ulteriori passaggi consiliari. A conferire autenticità alla deliberazione era la sottoscrizione dell'ufficiale notarile, secondo la formula consueta: "Et ego Bonsegnore olim Guecçi, imperiali auctoritate notarius Mutinensis et nunc Consiliorum Populi et Comunis Florentie pro ipso Comunis scriba hiis omnibus interfui eaque publice scripsi". La pubblicità della norma era garantita dal suo inserimento nei registri correnti delle provvisioni (in quello attualmente conservato al numero d'ordine 5 della serie dei Registri delle Provvisioni dell'Archivio di Stato di Firenze).

I priori specificarono lo spettro dei divieti di portare insegne. In senso generale fu proibito associarsi o formare una compagnia non autorizzata "de pingendis seu habendis vel tenendis vel portandis aliquibus armis depictis vel insignis", da intendersi formata "si aliquis vel aliqui inventus vel inventi fuerint portare vel tenere arma depicta que non essent usitata sue domus". Esplicito fu poi il divieto ai popolani di portare o anche di tenere in casa, a qualsiasi titolo, l'arme di un magnate della città o del contado di Firenze, e tantomeno di esibirla "super equo tempore alicuius rumoris". Sempre in occasione di sommossa fu proibito portare "arma Populi peditum iustitie" se non ai soli membri in carica della milizia della Giustizia. Significativamente, una mano notarile appose in margine alla parte di testo dei divieti appena indicati due brevi titoli - "Nullus popularis civitatis vel districtus possit portare arma alicuius magnatis vel tenere" e "Nullus possit portare arma Populi peditum iustitie" - per evidenziare i passaggi esplicitamente antimagnatizi della normativa.

Come pene per i contravventori alle varie disposizioni furono confermate quelle indicate nella provvisione approvata dai consigli del comune il 17 gennaio - 200 lire per i magnati e 100 per i popolani (cfr. la scheda III.1.1) -, specificando che esse dovessero essere comminate "pro qualibet vice" ad arbitrio del podestà e tenendo presente lo status della persona e l'entità del fatto ("et plus et minus ad arbitrium domini Potestatis, inspecta qualitate persone et facti"). Onde evitare cavillazioni, fu specificato che le proibizioni riguardavano tutte le armi "que portarentur in dorso, in brachiis vel in capite, et in vexillis et banderiis et copertis seu falleris equorum".

La deliberazione provvide anche a specificare una serie di deroghe ed eccezioni. Innanzitutto agli artigiani, cui rimase il diritto di "defferre et retinere arma picta et insigna sue artis". Così come, in omaggio alla tradizione politica angioina della città, fu consentito a chi lo volesse di poter portare "arma domini Regis Karoli vel suorum descendentium". Agli artigiani fu inoltre consentito di fabbricare le armi, di dipingerle e di venderle, a patto che "predicti artifices predicta faciant bona fide et sine aliqua fraude". Fu specificato che il divieto per i popolani di portare le armi dei magnati non dovesse valere per i servitori di questi ultimi, accertato "qui vere sunt famuli sine fraude". Ai popolani impegnati nell'esercito del comune, così come agli assoldati, fu consentito di portare l'arme del popolo "etiam tempore rumoris". E, ovviamente, ogni divieto cadeva per coloro che fossero impegnati nell'esercito e nelle spedizioni disposte dai rettori e dal priorato.

Edizione, traduzione: Piero Gualtieri

Commento: Andrea Zorzi

Revisione redazionale e codifica: Gianmarco De Angelis