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Registrazione di approvazione

1304 aprile 19, Firenze

Registrazione dell'approvazione degli ordinamenti di riforma delle società territoriali del popolo promossi dal cardinale Niccolò da Prato il 19 aprile 1304.

Firenze, Archivio di Stato, Libri Fabarum 6.

Cart.; ff. III, 102, III'; bianchi i ff. 96r, 97-102 (vi sono inoltre sei fogli bianchi, non numerati, aggiunti nel XX sec. dopo i tre fogli di guardia iniziali; ai ff. 16, 59, 70 sono stati aggiunti degli allegati, numerati come bis); numerazione del sec. XIV in cifre arabe (del sec. XX, a lapis, per i ff. 97-102); 1-316 (ff. 1-48), 414, 518, 615, 76 (il fascicolo 6 è un setterno con un foglio aggiunto, il fascicolo 7 è costituito da sei fogli sciolti aggiunti nel XX sec.); ff. 1-16, 325 × 231, ff. 17-67, 322 × 227, ff. 68-77, 317 × 227, ff. 82-96, 322 × 227, ff. 97-102, 324 × 227; rigatura a secco. Legatura (successiva al restauro operato nel 1974) in cartone telato con costola in pergamena.
Contiene: i verbali delle sedute dei Consigli fiorentini per il periodo 7 dicembre 1303 - 24 marzo 1305.
Scritto da più mani del sec. XIV; vi sono numerose note marginali e rimandi ad altre serie archivistiche, in parte perdute; il testo relativo ad alcune sedute è depennato con segni trasversali.

Testo

[12r] Die XVIIII° mensis aprelis.

In (a) publica et maxima contione, presente domino fratre Niccolao cardinali et presentibus dominis Potestate et Capitaneo et presentibus Prioribus et Vexillifero, dictus dominus cardinalis et legatus approbavit et confirmavit societates nuper factas et omnia et singula ordinamenta (b) nuper edita super ipsis societatibus auctoritate et bailia sibi commissa ab Appostolica Sede et etiam a Populo et Comuni Florentie. Et data fuerunt vexilla per eum. Acta fuerunt hec in platea Sancte Crucis, presentibus testibus domino Albiçco Corbinelli, domino Niccholo de Acciaiuolis (c), et ser Chello Uberti Baldovini notario.

(a) Sul margine sinistro mano che indica

(b) Ordina(m)e(n)ta nell'interlineo superiore

(c) Segue Puccio Feruçci depennato

Traduzione

19 aprile.

Nell'adunanza pubblica e generale, alla presenza del messer frate cardinale Niccolò, e alla presenza dei messeri Podestà e Capitano, e dei Priori e del Gonfaloniere, il detto messer cardinale e legato pontificio ha approvato e confermato le società popolari di recente costituite, e tutti e ciascuno degli ordinamenti di recente redatti riguardo alle stesse società, con l'autorità della balìa a lui concessa dalla Sede Apostolica e anche dal Popolo e Comune di Firenze. Ed egli ha consegnato i vessilli.
Tali cose si sono svolte nella piazza di Santa Croce, alla presenza dei testimoni messer Albizzo Corbinelli, messer Niccolò Acciaiuoli, e ser Chello di Uberto di Baldovino, notaio.

Commento

Le scritture qui edite appartengono al registro n° 6 della serie dei cosiddetti Libri fabarum prodotti dall'ufficio del notaio delle riformagioni del comune di Firenze. Si tratta della registrazione dell'approvazione degli ordinamenti di riforma delle società territoriali del popolo da parte del cardinale Niccolò da Prato il 19 aprile 1304, che contenevano alcune disposizioni riguardanti anche i magnati (cfr. scheda II.2.1, anche per un approfondimento di quanto infra).

A differenza delle provvisioni che, in genere, erano proposte dal collegio dei priori e del gonfaloniere di giustizia ai consigli del comune per la loro approvazione, in questo caso si seguì una procedura diversa, data l'eccezionalità della misura. Il cardinale era stato inviato come paciere a Firenze da Benedetto XI dopo la guerra urbana che si era scatenata all'inizio di febbraio 1304 tra la fazione del vescovo e quella del "popolo". Il 17 marzo i consigli del comune gli avevano conferito a loro volta la balìa "di fare pace tra' cittadini", come ricorda il cronista Giovanni Villani.

Tra i vari provvedimenti adottati, Niccolò da Prato affidò a una commissione di "sapientes et bonos viros populares" il compito di redigere degli ordinamenti che reintroducessero a Firenze le società armate territoriali, sulle quali si era fondato il primo regime di "popolo" negli anni cinquanta del Duecento, affinché affiancassero i priori delle arti e il gonfalonieri di giustizia sia nell'azione politica, attraverso i propri capitani, sia in quella militare, attraverso la mobilitazione armata in caso di sedizioni urbane.

Gli ordinamenti che disciplinavano la composizione e le funzioni delle società furono approvati - si noti - dal cardinale ("dominus cardinalis et legatus approbavit et confirmavit") e non dai consigli del comune. Ciò spiega perché il loro testo non compaia nella serie dei Registri delle Provvisioni dell'Archivio di Stato di Firenze se non in una copia cartacea ad uso dell'ufficio del notaio delle riformagioni (cfr. scheda II.2.1). Significativo è però il fatto che la loro approvazione fu comunque inserita sotto la data del 19 aprile 1304 nel registro dei Libri fabarum in cui venivano correntemente registrate le votazioni dei consigli del comune, nonostante questi ultimi non fossero stati coinvolti. L'approvazione da parte del cardinale avvenne infatti "in publica et maxima contione". La "contio" (un termine già in uso nella Roma classica) era in uso nelle città comunali sin dalle origini del comune nel XII secolo e stava a indicare (anche con i termini "arenga", "placitum", "parlamentum") l'assemblea generale della cittadinanza per esprimere, in genere per acclamazione, la volontà popolare.

L'adunanza della cittadinanza si svolse all'aperto, in piazza santa Croce, e servì a corroborare la pubblicità dell'atto, alla cui autenticità concorse anche la sottoscrizione di alcuni testimoni eminenti: i giudici Albizzo Corbinelli e Niccolò Acciaiuoli, e il notaio Chello di Uberto di Baldovino. I primi due erano figure di primo piano nella scena politica fiorentina di quegli anni: entrambi priori più volte, il Corbinelli è documentato come uno dei consiglieri che prese più volte la parola nelle adunanze, l' Acciaiuoli, invece, assunse vari uffici del comune e, probabilmente perché acceso militante della fazione di Corso Donati, subì una condanna per falsificazione di documenti nel 1299, che non gli impedì evidentemente di essere convocato cinque anni dopo come testimone dell'atto solenne promosso da Niccolò da Prato.

Da predicatore qual era, il cardinale usò frequentemente i raduni della cittadinanza nelle piazze di Firenze per rendere più solenni gli atti della sua missione. Dopo pochi giorni dal suo arrivo in città espose in piazza San Giovanni, tra il duomo e il battistero, le linee d'azione che intendeva adottare e chiese agli organi del comune la balìa per attuarle. Il 26 aprile presenziò in piazza santa Maria Novella, sotto una pioggia battente, ad alcune paci solenni - tra le quali quella tra i Gherardini e i Manieri, la cui faida aveva scatenato gli scontri del dicembre 1296 (analizzati nella scheda II.1.1) - e alla riconciliazione tra i delegati della parte bianca in esilio (uno dei quali era il notaio ser Petraccolo, futuro padre di Francesco Petrarca) e i sindaci della parte nera. Nell'adunanza del 19 aprile in piazza santa Croce consegnò anche alle società armate i rispettivi gonfaloni, come appare nella registrazione qui di seguito ("data fuerunt vexilla per eum").

Edizione, traduzione: Piero Gualtieri

Commento: Andrea Zorzi

Revisione redazionale e codifica: Gianmarco De Angelis