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Registrazioni delle votazioni delle sedute dei consigli del comune

1310 dicembre 7 Firenze

[72v] (a)
Die VII mensis decembris.

In Consiliis domini Capitanei et Populi, presentibus Prioribus et Vexillifero, in ecclesia Sanci Petri Scheradii more solito congregatis, sapiens vir dominus Benedictus Bartoli de Bononia, iudex et collateralis assessor nobilis viri domini Orlandini de Bononia, Capitanei dicti Populi et Comunis Florentie, proposuit infrascripta; et primo in Consilio Centum virorum.
(...) Item (b) petitionem domini Giachinotti et Clerici eius filii, cum provisione super ea facta per Priores et Vexilliferum.
(...) Presentibus testibus Lapo Lucteringi, precone Comunis Florentie, Giano Melioris et Bartolo Montucii, nuntiis dicti Comunis, et aliis.
[73r] Gerius Lanfredi consuluit secundum propositiones predictas.
Ser Gherardus Gualberti consuluit idem.
Super quibus propositionibus et qualibet earum factis partitis ad pissides et palloctas per dictum iudicem.
(...) IIII Item, super provisione domini Iachinocti de Paçis placuit LXVII, noluerunt XXI.

(...) Eodem die et loco.

In Consilio Speciali et Capitudinum, presentibus Prioribus et Vexillifero, dictus iudex et assessor proposuit omnia et singula suprascripta.
Ianni Alfani consuluit secundum propositiones salvo quod in provisione filiarum Tirlis.
Ser Cianus Nerii Boccaccii consuluit secundum propositiones.
Boninsegna Angiolini consuluit idem.
Et factis partitis super qualibet (...).
IIII Item, super provisione domini Iachinocti placuit L, noluerunt XV.

(...) [73v] Eodem die et loco.

In Consilio Generali et Speciali domini Capitanei et Populi et Capitudinum artium predictarum dictus dominus Benedictus iudex proposuit omnia et singula supradicta.
(...) Ser Gerius Andree notarius consuluit secundum propositiones predictas.
Et factis partitis per dictum iudicem ad sedendum et levandum et revolutis placuit quasi omnibus.

(...) [74v] Die VIII mensis dicembri.

In Consiliis domini Potestatis et Comunis Florentie, in pallatio dicti Comunis congregatis, presentibus Prioribus et Vexillifero, (...) sapiens vir Bardus del Vinta populi Sanctorum Appostolorum, camerarius camere dicti Comunis, pro se et sociis, proposuit infrascripta.
(...) III Provisionem factam super petitione porrecta per dominum Iachinoctum et Clericum eius filium
(...) Presentibus testibus Pino ser Berti de Sancto Geminiano, Mosca Lamberti precone et Giano Melioris, nuntio dicti Comunis et aliis.
Dominus Guido de la Tregiaria consuluit secundum propositiones predictas.
[75r] Super quibus propositionibus et qualibet earum particulariter, factis partitis ad pissides et palloctas per dictum camerarium.
(...) III Item, super petitione domini Iachinocti de Paççis placuit CCLX, noluerunt XLIIII.

(a) La carta è attraversata nella sua interezza da un segno traversale

(b) Sul margine sinistro: F. in quaterno distincte.

Le scritture qui edite appartengono a un registro della serie dei cosiddetti Libri fabarum prodotta dall'ufficio del notaio delle riformagioni del comune di Firenze.

Le date sono quelle delle votazioni tenutesi nei consigli del comune il 7 e l'8 dicembre 1310, quando fu approvata, tra le altre, una deliberazione che accoglieva la petizione presentata ai priori delle arti e al gonfaloniere di giustizia dai magnati Giachinotto e Chierico dei Pazzi nella quale essi chiedevano l'assegnazione in usufrutto di beni del comune come pagamento di una parte di un risarcimento giudiziario non ancora riscosso (cfr. scheda IV.2.1).

I criteri di registrazione sono analoghi a quelli esaminati in schede di tenore analogo (cfr., per esempio, I.2.2, IV.1.2) perché la pratica dei notai delle riformagioni si era stabilizzata da tempo. Anche l'ordine di precedenza delle sedute consiliari è quello consueto: dapprima il consiglio dei Cento, poi il consiglio speciale e quello speciale del capitano e delle capitudini delle arti maggiori il 7 dicembre, e per ultimi i consigli del podestà l'8 dicembre 1310.

Le notazioni sono molto sintetiche, ma alcuni elementi paiono degni di attenzione in questa sede. In primo luogo l'esito delle votazioni, svoltesi con i consueti sistemi del voto segreto ("ad pissides et palloctas") e palese ("ad sedendum et levandum"): a differenza degli altri casi esaminati nella sezione fiorentina dell'Atlante, la provvisione a favore del rimborso ai Pazzi fu oggetto di un numero maggiore di voti contrari, in assoluto e in percentuale. Là dove i voti a sfavore non superavano in genere il 10% dei votanti, qui l'avversione fu maggiore: 21 consiglieri contro 67 nel consiglio dei Cento (più del 31%), 15 contro 50 in quello speciale del capitano (il 30%), 44 contro 260 nella riunione congiunta dei consigli del podestà (quasi il 17%). Evidentemente risarcire economicamente dei magnati, per quanto nel pieno rispetto del diritto, doveva apparire, soprattutto agli occhi della componente popolare dei consiglieri, un atto politicamente discutibile: altra cosa era invece votare a favore di disposizioni che li colpivano con pene e restrizioni.

Peraltro le sedute del 7 dicembre 1310 non dovettero andare de plano, come testimonia la bocciatura, nel consiglio speciale del capitano, di una provvisione a favore delle figlie di tale Tirli, contro la quale dichiarò il voto contrario il consigliere Gianni di Alfano ("Ianni Alfani consuluit secundum propositiones salvo quod in provisione filiarum Tirlis"): purtroppo non è possibile conoscerne il contenuto perché il testo preparatorio, conservato talora nei registri dei Protocolli, è andato perduto, così come, ovviamente, non fu redatta la copia in extenso su pergamena destinata ai Registri. La nostra provvisione scalò così dal IV al III punto dell'ordine del giorno della seduta dei consigli del podestà.

Come in altre occasioni in cui i consigli erano chiamati a deliberare su proposte di legge riguardanti le finanze del comune (cfr., per esempio, la scheda IV.1.2), a presentare le provvisioni nella seduta congiunta di quelli del podestà non fu il rettore ma direttamente un camerario del comune, Bardo del Vinta, che parlò ovviamente anche a nome dei colleghi d'ufficio ("sapiens vir Bardus del Vinta populi Sanctorum Appostolorum, camerarius camere dicti Comunis, pro se et sociis, proposuit infrascripta"). Nel caso del risarcimento ai Pazzi, oltretutto, si trattava di somme rilevanti, e la presenza di un "savio" era intesa evidentemente ad apportare alla deliberazione delle assemblee del comune la competenza di un sapere tecnico.