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Norma statutaria

1325 Firenze

[114v] [Liber Tertius] CXXVII - DE PROHIBENDO MAGNATES HABENTES INIMICITIAS NON IRE AD INVITATAS.

Ordinatum et statutum est, ad scandala evitanda, quod aliqui seu aliquis de magnatibus et potentibus civitatis Florentie habentes seu habens guerram seu inimicitiam patentem non audeant vel presumant de cetero in civitate, burgis vel suburgis seu in comitatu Florentie ire ad aliquam invitatam que fieret de ipsis magnatibus vel magnate pro aliquo defuncto vel ad exequias alicuius defuncti vel pro aliquo moglaçço seu sponsalibus vel pro aliquo presbitero, monaco vel monaca seu pro misterio alicuius mortui, nisi de licentia et parabola dominorum Priorum artium et Vexilliferi iustitie; contra facientes seu faciens puniatur in libris centum florenorum parvorum pro quolibet eorum per dominum Potestatem. Et de hiis que continentur in hoc capitulo et contra illos qui facerent contra predicta dominus Potestas possit cognoscere et secrete et palam inquirere cum accusa et sine accusa. Et (a) u[t] (b) de magnatibus et potentibus habentibus huiusmodi guerras et [115r] inimicitias, et in quibus et contra quos locum habeat hoc presens statutum, notitia habeatur, unusquisque futurus Potestas deinceps infra octo dies introitus sui regiminis teneatur et debeat, prout et sicut sibi placuerit et videbitur, inquirere et investigare qui et quot sint huiusmodi magnates de quibus supra in hoc presenti statuto dicitur.
Qua quidem inquisitione facta, idem dominus Potestas precipiat vel precipi faciat personaliter eisdem magnatibus vel ad domos eorum, et sub pena predicta, quod non vadant, venia[n]t vel facia[n]t contra predictam ordinamenti formam. Si quis igitur ex ipsis magnatibus post tale preceptum contra predicta vel aliquod predictorum fecerit, Communi Florentie per dominum Potestatem puniatur et condennetur pena predicta; in hiis statuto vel ordinamento aliquo non obstante.

(a) Corretto su Co

(b) C ubi.

È qui riportata la rubrica CXXVII, De prohibendo magnates habentes inimicitias non ire ad invitatas, del libro III dello statuto del podestà rivisto nel 1325 e tràdito nel registro della serie degli Statuti del Comune di Firenze dell'Archivio di Stato di Firenze (al numero d'ordine 7). Il testo è una trascrizione quasi letterale della provvisione approvata dai consigli del comune il 17-18 gennaio 1297 nell'ambito di una serie di misure sull'ordine pubblico promosse dai priori delle arti e dal gonfaloniere di giustizia dopo lo scontro armato tra le fazioni magnatizie dei Cerchi e dei Donati del 16 dicembre 1296, originato da una zuffa scoppiata durante la veglia funebre in casa dei Frescobaldi.

I consigli del comune non avevano disposto l'inserimento della provvisione nel corpo degli statuti, come era consuetudine in altre circostanze (e, come abbiamo visto nella prima sezione dell'Atlante, anche per quanto riguarda gli Ordinamenti di giustizia), probabilmente per il contesto politico molto contingente in cui essa era stata assunta. Delle cinque provvisioni approvate in unico blocco solo quella sui magnati fu inserita stabilmente nella statuizione cittadina, probabilmente perché era anche l'unica di carattere permanente (per un'analisi delle provvisioni, cfr. la scheda II.1.1).

La rubrica disponeva infatti il divieto ai magnati "habentes (…) guerram seu inimicitiam patentem" di partecipare a ricevimenti (inivitatas) in occasioni di funerali, matrimoni e ordinazioni religiose organizzate da altri magnati in città o nel contado, senza la licenza dei priori delle arti e del gonfaloniere di giustizia. L'origine della norma fu dettato da un evento contingente, ma la misura fu resa definitiva "ad scandala evitanda". Per i contravventori era prevista una pena di 100 lire di fiorini piccoli, e il podestà era tenuto a indagare e a perseguire i colpevoli anche in assenza di una denuncia ("cum accusa et sine accusa"). Inoltre fu ingiunto al podestà di informarsi entro i primi otto giorni del proprio mandato su quali e quanti fossero i magnati in stato di inimicizia o di faida, e di ammonirli "personaliter (...) vel ad domos" di non partecipare a tali ricevimenti.

Non è dato sapere in occasione di quale revisione degli statuti del podestà la provvisione del 1297 vi fu inserita. A noi è giunta solo la redazione del 1325, ma sappiamo che in precedenza furono condotte revisioni perlomeno nel 1301 e nel 1308. È dunque possibile che essa sia stata incorporata come rubrica già nel 1301, data la turbolenza politica di quegli anni, segnati dall'erompere del conflitto tra le fazioni (guidate da molti lignaggi magnatizi) dei Bianchi e dei Neri.

La rubrica è inserita tra le ultime del libro III dedicato principalmente ai maleficia, vale a dire al diritto penale. Significativamente, essa è preceduta da una rubrica sul diritto di fare vendetta: la CXXVI, De puniendo qui fecerit vindictam nisi in principalem personam. Va sottolineato infatti che, contrariamente a quanto voglia un radicato luogo comune storiografico, nelle città comunali la vendetta era una pratica riconosciuta socialmente, elaborata culturalmente e legittimata sul piano giuridico. Negli statuti e nella normativa dei comuni italiani non si riscontra infatti alcun testo che vieti la vendetta: la linea di fondo della ratio normativa era quella di considerare lecite le pratiche di ritorsione. Le leggi si limitavano a regolamentare il diritto alla vendetta, definendone la congruità in relazione alle persone che potevano compierla e subirla, alla sua entità, ai luoghi, etc., come è appunto il caso della rubrica CXXVI, che riconosceva la liceità della vendetta compiuta ai danni dell'offensore, e il cui intento era quello di evitare il coinvolgimento di schieramenti conflittuali più ampi. Obiettivo che era alla base anche della rubrica che vietava ai magnati in stato di inimicizia di partecipare a riunioni pubbliche che potessero dare adito a scontri ulteriori, e che non a caso fu inserita dai revisori dello statuto immediatamente dopo di essa.