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Provvisione

[dopo il 1324], Firenze

Rubrica del volgarizzamento degli Ordinamenti di giustizia della prima metÓ del Trecento sulle pene imposte ai magnati autori di violenze e offese nei confronti dei popolani.

Archivio di Stato di Firenze, Statuti del Comune di Firenze, 2.

Codice membranaceo, in lingua volgare, legato in pelle in tempi recenti, di carte IV, 83, modernamente numerate, mm. 385x280. Composto di un bifolio di guardia e in fine e di 12 fascicoli. Scritto da pi¨ mani della prima metÓ del secolo XIV. Le lettere iniziali di ogni sezione sono decorate con inchiostro rosso e blu, le lettere iniziali delle rubriche sono a colori alterni rosso e blu.
Contiene nelle carte 1-50 gli Ordinamenti di giustizia volgarizzati. Il testo Ŕ suddiviso in 118 rubriche numerate, di cui l'ultima mutila, con un rubricario, probabilmente mutilo anch'esso, delle prime 70. Le norme si riferiscono agli anni 1293, 1294, 1295, 1296, 1298, 1300, 1306, 1307, 1308, 1309, 1324, distribuite non cronologicamente. Nelle carte 54-59 Ŕ una provvisione acefala di datazione incerta (tra 1318 e 1334) attinente coloro che "sono gravati indebitamente e ingiustamente". Nelle carte 60-83 Ŕ il testo di statuti e ordinamenti attinenti a vari uffici del comune.

Edd.: P. EMILIANI GIUDICI, Storia politica dei municipj italiani, Firenze 1851, pp. 303-426, riedita in ID., Storia dei comuni italiani, Firenze, Le Monnier, 1866, vol. III, pp. 9-147 (non completa); P. FIORELLI, Gli "Ordinamenti di giustizia" di latino in volgare, in Ordinamenti di giustizia fiorentini. Studi in occasione del VII centenario, a cura di V. Arrighi, Firenze 1995, pp. 96-101 (parziale).

Testo

/c. 8v/ VI DE LE PENE IMPOSTE ET ORDINATE CONTRA I GRANDI CHE OFFENDESSONO I POPOLANI.
Ordinato Ŕ etiamdio et proveduto che, se alcuno de' grandi de la cittÓ overo del distretto di Firenše in qualunque modo, cioŔ studiosamente overo pensatamente, uccidesse overo facesse uccidere, overo fedisse overo facesse fedire alcuno popolano de la cittÓ overo del contado di Firenše in tal modo che di quelle fedite overo fedita morte ne seguitasse, messer la podestÓ quello cotale grande, lo quale facesse overo facesse fare cotale maleficio, et ciascheduno di loro, cioŔ sý colui che facesse come colui che facesse fare, condanni nel capo et faccia a llui et a lloro moššare il capo sý che muoia, se venisse ne la forza del comune di Firenše. Et neentemeno debbia et sia tenuto di fare i loro beni et di ciascheduno di loro guastare et distruggere e detti beni guasti et distrutti sieno piuvicati al comune di Firenše et al comune di Firenše li faccia pervenire. Ma se cotali malfactori non venissero ne la forša del comune di Firenše, neentemeno sieno condannati nella pena del capo sý che, se venissero ne la forša del comune di Firenše in alcuno tempo, lo capo sia moššo a llui overo a lloro sý che muoiano.

E tutti i beni di loro siano guasti et distrutti et guasti vegnano nel comune di Firenše. Et neentemeno li mallevadori di cotal grande et malfactore, li quali avessono facta la malleveria per quelli malfactori appo il comune di Firenše, sieno constretti et debbiano essere costretti per messer la podestÓ di pagare /[c.9r]/ al comune di Firenše quella quantitade di danari per la quale avessono fatta la malleveria per quello grande et malfactore overo altri di loro. E che cotale mallevadore, per quella quantitade di moneta la quale pagasse, abbia rigresso ne' beni di cotale malfactore guasti et (a) distrutti, facta diligente extimagione di cotali beni. E quello che soperchiasse di cotali beni vengna nel comune di Firenše. Questo expresso, aggiunto et dichiarato in tutte le sopradette cose, che quelli solamente il quale sarÓ fatto capitano del micidio, sý come sarÓ detto di sotto, sia punito nelle pene dette di sopra. Ma tutti gli altri grandi, li quali fossono al detto micidio et avessono percosso cotale popolano, siano (b) condannati al comune di Firenše in lb. domilia di fiorini piccioli per ciascheduno di loro. Ma gli altri grandi, li quali in altro modo fossono colpevoli del detto micidio, in lb. mille di fiorini piccioli sieno condannati per ciascheduno (c) di loro al comune di Firenše et procedasi a ricolgliere quelle condannagioni per costrignimento de' loro mallevadori et distruggimento de' beni sý come Ŕ detto di sopra. E per lo detto micidio possa essere facto uno capitano solamente di quelli che facessono et uno capitano solamente di quelli che facessono fare il detto micidio, il quale sia punito ne la pena del capo et in distructione (d) de' suoi beni sý come detto Ŕ di sopra. E quello capitano del detto micidio sia facto dal congiunto overo da' congiunti di colui de l'ucciso, e se quelli congiunti, richesti per lo reggimento di Firenše, non facessero il detto capitano, allora la podestÓ, overo il capitano, dinanši al quale si facesse il detto processo, facciano et fare sian tenuti quello capitano per sua inquisitione et oficio et quello capitano punire et condannare al modo ch'Ŕ detto dinanši. Ma se alcuno grande fedisse, overo facesse fedire con alcuna generatione di ferro overo d'arme alcuno popolano de la cittÓ di Firenše overo del contado di Firenše, studiosamente overo pensatamente, nel volto sý che sangue uscisse di quella fedita, e la fedita fosse vituperevole, overo in alcuno membro, studiosamente overo pensatamente, fedisse overo facesse fedire sý che di quello membro debilešša rimanesse, se venisse ne la forša del comune, sý quelli che facesse come colui che facesse fare sia condannato per la podestÓ in lbr. domilia di fiorini piccioli; la quale condannagione, se no l'avesse pagata infra diece die dal die de la condannagione, sia a llui mošša la mano diritta sý che al postutto si parta dal braccio. Ma se non venisse in forša del comune di Firenše, sia condannato per lo detto messer la podestÓ in lb. domilia; et se in alcuno tempo venisse ne la forša del comune di Firenše et non pagasse infra diece die quella condannagione, sia mošša la mano a llui in /[c.9v]/ tal modo che si parta la mano dal braccio, nel quale caso, cioŔ se non venisse ne la forša del comune, tutti i beni di quello cotale grande, che non venisse, sieno distrutti et guasti, et guasti vengano nel comune.

Et neentemeno gli mallevadori di colui, lo quale non venisse ne la forša del comune, sieno constretti et debbiano essere costretti per messer la podestÓ di pagare al comune di Firenše quella quantitÓ di danari, per la quale fossono mallevadori per loro appo il comune di Firenše; i quali mallevadori debbiano avere rigresso ne' beni, in cotale modo guasti, per la quantitade la quale pagassero; ma fatta la stima de' detti beni, sý come detto Ŕ, lo rimanente de' beni rimanga appo il comune di Firenše. Salvo che se i mallevadori di cotale condannato pagassono, infra diece die dal die de la condannagione, interamente la detta condannagione, i beni di cotale condannato, che fossono fuori de la cittÓ, borghi et soborghi di Firenše, non sieno guasti overo piuvicati.

Et regresso abbiano i detti mallevadori che pagassono, sý come Ŕ detto, ne' beni di cotale condannato. Et neuna cosa da ora innanši cotali mallevadori per ragione di loro malleveria sieno costretti di pagare per quella cagione, cioŔ se pagherÓ al detto comune interamente la quantitade per la quale fossono mallevadori, sý come detto Ŕ. Questo expresso et inteso et dichiarato et aggiunto che per una fedita di volto overo de debilešša di membro, sý come detto Ŕ, non possano overo debbiano essere condannati nelle pene predette se non solamente due, cioŔ colui che facesse et quelgli che facesse fare la detta fedita. Ma gli altri, li quali si trovassono colpevoli de le predette cose, sieno puniti ne le pene delgli statuti del comune di Firenše. Ma se alcuno grande de la cittÓ, overo del contado di Firenše studiosamente overo pensatamente fedisse, overo percotesse, overo facesse fedire overo percuotere alcuno popolano de la cittÓ overo del contado di Firenše con alcuna generašione d'arme sý che sangue uscisse de la fedita et non seguitasse di ci˛ morte, et etiamdio fedita vituperevole non fosse data nel volto et debilešša di membro non seguitasse di ci˛, in questo caso sia condannato per messer la podestÓ in lbr. mille di fiorini piccioli per ciascuna fedita overo percossa. Et se sangue non uscisse, in lb. cinquecento di fiorini piccioli, sý colui che facesse come colui che facesse fare. Questo expresso, inteso, aggiunto et dichiarato che per una fedita overo percossa, con ispargimento di sangue overo sanša spargimento, non possano overo debbiano essere condannati nelle pene predette se non due, cioŔ colui che facesse et colui che /[c.10r]/ facesse fare la detta fedita overo percossa. Ma gli altri, li quali fossono trovati colpevoli de le predette cose, sieno puniti ne le pene delgli statuti del comune di Firenše. Et se con vote mani studiosamente overo pensatamente percotesse overo facesse percuotere quello popolano, sia condannato in lbr. trecento di fiorini piccioli se venisse nella forša del comune di Firenše, et se non venisse ne la forša del comune, debbia essere condannato ne la detta quantitade, sý come detto Ŕ, e li loro beni debbiano essere guasti, et quelli guasti vegnano nel comune. Et neentemeno i loro mallevadori, li quali per loro, overo per alcuno di loro fossono mallevadori al comune di Firenše, sieno costretti di pagare al comune di Firenše infino ne le dette quantitadi, se per tanta quantitade fossero mallevadori. E se non fossono mallevadori per tanta quantitade, sieno costretti di pagare per quella quantitade per la quale fossono mallevadori; i quali mallevadori debbiano avere rigresso ne' beni di colui per lo quale pagassono, infino in quella quantitade la quale pagassono. Salvo che se i mallevadori di cotale condannato pagassono la condannagione facta di lui infra diece dý, li beni di cotale condannato non sieno guasti, overo piuvicati. Ma cotali mallevadori abbiano regresso contra cotale condannato et contra li suoi beni infýno ne la quantitÓ la quale pagassono per lui.

Et in tutti li predetti casi non faccia pro de alcuna pace la quale fosse redduta al detto cotale offendente, overo facente (e) offendere, overo al condannato, overo ad altrui ricevente per lui a qualunque ora. Et basti la pruova in tutte le predette cose et ciascuna de le predette, contra quelli grandi che facessono (f) et fare facessono, et contra ciascuno di loro, i malefýci che sono scritti di sopra, overo alcuno de' detti malifici, a la perfine per tre testimoni che provassono di piuvica fama et per lo saramento di colui che fosse offeso, se vivesse, et se non vivesse per lo saramento del figluolo overo de' suoi figluoli, se avesse figluolo overo figluoli, et se non avesse figluolo overo figluoli, overo se avesse figliuolo overo figluoli et fossono minori di quattordici anni, per lo saramento del padre overo fratello di colui che fosse offeso, overo d'altro pi¨ prossimo in grado se non avesse padre overo fratello; con ci˛ sia cosa che non sieno admessi overo ricevuti a provare la detta fama alcuni de la casa di colui che avesse sostenuto la 'ngiuria nÚ nimici di colui lo quale si dicesse c'avesse offeso, la testimonianša de' quali non Ŕ ricevuta di ragione. E che cotale grande, se pagasse etiamdio la condannagione facta di lui, neentemeno infra cinque anni non abbia alcuno officio overo beneficio overo honore dal comune overo /[c.10v]/ per lo comune di Firenše. Et in tutte le predette cose et ciascuna de le predette messer la podestÓ abbia libero arbitrio d'inchiedere et di trovare et di congnoscere. Et sia tenuto et debbia trovare quelli malefýci et ciascuno de' detti malefici, et condannare coloro li quali facessono contra, sý come detto Ŕ, infra cinque die dopo il commesso maleficio che a llui fosse denuntiato, overo che venisse a sua notitia, cioŔ maleficio di morte et di fedita vituperevole nel volto et di debilešša di membro; che se no la facesse, caggia et sia privato dal reggimento de la sua podestaria. Ma gli altri malefici, specificati di sopra, sia tenuto inchiedere et punire infra otto dý poi che fosse denuntiato a llui overo fosse venuto a sua notitia (g); la qual cosa se non la facesse, perda del suo salario lb. cinquecento di fiorini piccioli.

Et se infra predetti tempi messer la podestÓ non mandasse ad effecto, sý come detto Ŕ, dopo quelli termini messer lo difensore et capitano quelli malefýci sia tenuto d'inchiedere et punirli da poi che a llui fosse denuntiato, overo fosse venuto a sua notitia, al modo predetto infra altri cinque dý, cioŔ malefýci di morte et di fedite vituperevoli di volto et di debilešša di membro. Ma gli altri predetti malefýci infra otto dý, sý come Ŕ detto; la qual cosa se non la facesse et fosse negligente ne' predetti tre casi, cioŔ di morte (h), di fedita vituperevole di volto et di debilešša di membro, sia privato de la sua iurisditione et de l'officio del capitaneato. Et nelli altri casi perda di suo salario lb. cinquecento di fiorini piccioli. Questo dechiarato et inteso et aggiunto che, se avenisse che alcuno de' predetti malefýci fosse commesso per alcuno grande overo grandi fuori de la cittÓ et del contado overo del distretto di Firenše, la podestÓ overo il capitano, dinanši al quale si congnoscerÓ di quello maleficio, possa et sia tenuto et debbia inchiedere et punire quello maleficio infra 'l termine et dilatione convenevole, lo quale e la quale fosse assegnato per lo detto podestÓ overo capitano con consiglio de' priori dell'arti et del gonfaloniere de la iustitia, secondo la lunghešša del luogo, nel quale si dicesse che fosse stato commesso il maleficio. Et se i detti malefýci non fossono puniti per messer la podestÓ, sý come Ŕ detto, tutte le botteghe delgli artefici de la cittÓ di Firenše stare et tenere si debbiano chiuse et serrate per tutti gli artefici de la cittÓ di Firenše, et che infra tanto non si faccia alcuno lavorio. Ma quelli artefici stieno armati infýno a tanto che tutte le predette cose sieno mandate ad effetto, sý come Ŕ detto di sopra, sotto pena di lb. xxv di fiorini piccioli, la quale si debbia torre per messer lo capitano a colui lo quale facesse contra. Et contra tutti et ciascheduni artefici (i), che non servassono le predette cose, messer lo capitano abbia pieno et puro ar (j)/[c.11r]/bitrio in inchiedere, conoscere et punire. E 'l gonfaloniere de la iustitia sia tenuto et debbia fare et procurare con affetto (k), che le predette cose et ciascheduna de le predette siano mandate ad effetto infra 'l tempo e li tempi che sono scritti di sopra, sotto pena di lb. dugento di fiorini piccioli, la quale debbia essere tolta al detto gonfaloniere per messer lo capitano. Questo dichiarato et inteso et aggiunto che dopo la solvigione facta d'alcuno grande per cagion d'alcuno (l) maleficio, lo quale si dicesse che fosse stato commesso in persona overo possessioni d'alcuno popolano, del quale maleficio si poteva congnoscere secondo gli ordinamenti de la iustitia, da quinci innanši di quello maleficio non si possa inchiedere overo procedere contra quello grande, se non fosse manifesto per li acti del primo processo che quello cotale grande fosse stato assoluto contra ragione, overo contra ordinamenti di giustitia (m). E acci˛ che 'l fellonescho ardire di coloro li quali non anno paura di commettere cotali cose sia rifrenato sý come si conviene, et per honore del reggimento di messer la podestÓ et per conservare libertade et buono stato de' popolani, proveduto et ordinato Ŕ che, se avenisse che alcuno de' grandi de la cittÓ overo contado di Firenše commettesse overo facesse commettere alcuno maleficio in persona d'alcuno popolano de la cittÓ overo contado, del quale maleficio seguitasse morte, overo vituperamento di faccia per isformevole fedita overo talgliamento di membro, sý che quello membro si partisse da tutto il corpo, messer la podestÓ de la cittÓ di Firenše sia tenuto et debbia per proprio saramento, incontanente sanša alcuno indugio, quando sarÓ venuto a sua notitia il detto maleficio essere commesso, di coscientia del gonfaloniere de la iustitia fare sonare a martello la sua campana, et fare bandire piuvicamente per la cittade, che i detti mille pedoni electi armati corrano et sanša dimoranša s'afrettino d'andare a la casa del detto gonfaloniere et incontanente quello gonfaloniere de la iustitia, insieme co' predetti pedoni armati et col gonfalone de la iustitia vadano a la casa overo palagio di messer la podestÓ; et allora il detto messer la podestÓ mandi et sia tenuto et debbia mandare, rimossa ogni cagione et indugio, uno overo pi¨ de' giudici overo cavalieri con quelli de' suoi famigliari li quali vorrae, co' detti gonfaloniere et pedoni fortemente et potentemente a le case et a li beni di cotale grande, lo quale commettesse overo che facesse commettere alcuno maleficio di quelli malefýci che sono proximamente detti dinanši.

Et quelle case et beni, le quali fossono ne la cittÓ, borghi et soborghi di Firenše, dal fondamento et dalla radice distruggere et guastare, overo fare distruggere et guastare in tutto, innanši che si partano dal luogo ove saranno posti /[c.11v]/ i detti beni. Ma in tutti gli altri malefýci che sono scritti di sopra, li quali fossono commessi per li grandi contra i popolani, sý come Ŕ detto dinanši, de li quali morte overo partimento di membro da tutto il corpo, overo vituperamento di faccia per isformevole fedita non seguitasse, per li quali malifýci i beni de' detti grandi che commettessono i detti malifýci overo facessono commettere, si dovessono distruggere et guastare secondo il modo innanši scritto, quello medesimo sia osservato et facto per li detti messer la podestÓ et gonfaloniere et pedoni et famiglia de la podestÓ dopo i diece dý passati dal die de la condannagione facta di cotale malfactore grande, lo quale commettesse quelli malifici, overo alcuno di quelli, overo facesse commettere, se non fosse infra diece die predetti la detta condannagione interamente pagata al comune di Firenše. Et sempre quando il detto gonfaloniere anderÓ co' la detta famiglia de la podestÓ et pedoni a guastare i detti beni, sý come detto Ŕ, li gonfalonieri di tutte le soprascritte arti con gl'uomini de le loro arti essere et stare debbiano armati et apparecchiati ad andare al detto capitano fortemente et potentemente et a suoi comandamenti in tutte le cose obedire, sý come procederÓ de la volontÓ et del comandamento del detto messer lo capitano.

(a) E o

(b) Ms. sia

(c) E ciascuno

(d) E od

(e) E facente

(f) Nel margine sinistro piccola croce greca

(g) Nel margine sinistro, di mano del XV secolo, forse sangue corr. su altra parola

(h) Segue fe- espunto e depennato

(i) Segue messer lo capitano abbia depennato

(j) Nel margine inf. -bitrio rimando di fine fascicolo all'incipit del successivo

(k) E effetto

(l) E om. d'alcuno grande per cagione

(m) Nel margine sinistro disegno floreale

Traduzione

Commento

╚ qui riportata la rubrica De le pene imposte et ordinate contra i grandi che offendessono i popolani, raccolta nel volgarizzamento degli Ordinamenti di giustizia promosso dal comune di Firenze nella prima metÓ del Trecento. Il testo volgarizzato degli Ordinamenti di giustizia raccoglie, nelle prime 62 rubriche, i capitoli che costituivano il testo latino approvato nel 1295 (integrando le norme degli Ordinamenti del 1293). Ci˛ spiega anche perchÚ l'ordine di scrittura delle rubriche corrisponda perfettamente a quello del testo latino del 1295. La rubrica in questione Ŕ la sesta in entrambe le redazioni.

A differenza di quella sui doveri giudiziari dei popolani successivamente esemplificata (cfr. V.2.3), nella rubrica sulle pene da infliggere ai magnati che avessero compiuto violenze nei confronti dei popolani non compaiono differenze, nemmeno in termini di adeguamento dell'entitÓ delle pene pecuniarie alla svalutazione della moneta, rispetto al testo di trent'anni prima. La volgarizzazione appare condotta sul testo del 1295.

Degli "addolcimenti" introdotti in quell'anno rispetto alla norma del 1293 - che il primo storico che li analizz˛ sistematicamente nel 1899, Gaetano Salvemini, comment˛ icasticamente nei modi seguenti: "e per tal modo si elimina la possibilitÓ che due bastonate e qualche torso di cavolo lanciato cum effusione sanguinis abbiano per conseguenza la fine del mondo" - evidenziamo qui alcuni aspetti relativi alle relazioni sociali tra le parti.

Da un lato la normativa prevedeva (sin dalla prima stesura del 1293) che il magnate delinquente o condannato non potesse fare valere in giudizio i benefici della pace ottenuta dalla vittima, che nell'ordinamento comunale valevano in molti casi l'attenuazione delle pene quando non l'interruzione del procedimento giudiziario - "Et in tutti li predetti casi non faccia pro de alcuna pace la quale fosse redduta al detto cotale offendente, overo facente offendere, overo al condannato, overo ad altrui ricevente per lui a qualunque ora".

Dall'altro per˛, per limitare calunnie e accuse infondate, il numero dei testimoni d'accusa "per pubblica fama", inizialmente lasciato indefinito, fu portato ad almeno tre individui, oltre al giuramento della vittima o dei suoi parenti: "Et basti la pruova [...] a la perfine per tre testimoni che provassono di piuvica fama et per lo saramento di colui che fosse offeso, se vivesse, et se non vivesse per lo saramento del figluolo overo de' suoi figluoli [etc.]". Inoltre, a maggiore garanzia dell'accusato, venne dichiarata inammissibile la testimonianza dei parenti della vittima e dei "nemici" notori dell'accusato: "non sieno admessi overo ricevuti a provare la detta fama alcuni de la casa di colui che avesse sostenuto la 'ngiuria nÚ nimici di colui lo quale si dicesse c'avesse offeso, la testimonianša de' quali non Ŕ ricevuta di ragione".

Edizione, traduzione: Silvia Diacciati

Commento: Andrea Zorzi

Revisione redazionale e codifica: Gianmarco De Angelis