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Riformagioni e provvisioni

[dopo il 1343], Firenze

Rubrica della compilazione degli Ordinamenti di giustizia posteriore al 1343 sull'obbligo per i popolani di denunciare le violenze subite dai magnati.

Archivio di Stato di Firenze, Statuti del Comune di Firenze, 3.

Codice membranaceo, in lingua volgare, legato in assi, di carte II, 57, modernamente numerate, mm. 467x325. Composto di un foglio singolo e un bifolio iniziale, aggiunti in epoca moderna, e di 8 fascicoli. Scritto da più mani della prima metà del secolo XIV. La lettera iniziale è decorata con inchiostro rosso e blu, le lettere iniziali delle rubriche sono a colori alterni rosso e blu, il rubricario è in inchiostro rosso. Numerose rubriche presentano note e segni ai margini, di mani e periodi diversi.
Contiene nelle carte 1-51 gli Ordinamenti di giustizia dal nucleo iniziale del 1293 al 1344, scritta un'unica mano. Il testo è suddiviso in 136 rubriche numerate, precedute da un rubricario. Le norme si riferiscono agli anni 1293, 1294, 1295, 1298, 1300, 1301, 1306, 1307, 1308, 1310, 1315, 1320, 1323, 1330, 1331, 1343, e 1344, distribuite non cronologicamente. Nelle carte 52-57 seguono gli ordinamenti degli ufficiali dell'estimo del 1395 e due provvisioni relative agli otto di guardia del 1400.

Ed.: P. FIORELLI, Gli "Ordinamenti di giustizia" di latino in volgare, in Ordinamenti di giustizia fiorentini. Studi in occasione del VII centenario, a cura di V. Arrighi, Firenze 1995, pp. 101-103 (parziale).

Testo

/12r/ XV DE PENA POPULARIS PER MAGNATEM OFFENSI VEL INIURIATI NON DENUNTIANTIS INIURIAM VEL OFFENSAM RUBRICA (a).
Item provisum et ordinatum est quod in omnibus et singulis supradictis casibus, quilibet qui offenderetur (b), teneatur et debeat denuntiare domino potestati ea que ad ipsius offitium spectant et domino /[c.12v]/ defensori ea que ad suum offitium pertinent, videlicet filius vel filii mortui seu occisi, si maior vel maiores fuerint quattuordecim annis, vel si minores essent (c) eorum tutores, et (d) si tutores non haberent eorum fratres, et si fratres (e) non haberent eorum propinqui, infra tertiam diem post commissum mallefitium in civitate Florentie. Si vero commissum fuerit in comitatu infra decem dies sub pena librarum centum f. p. Et post dictos tres dies et decem dies teneatur ad predicta infra tres dies tunc proxime venturos sub pena librarum mille per dominum potestatem vel capitaneum auferenda ei qui contra fecerit includendo premissas libras centum in dictis libris mille. Et si viveret vulneratus vel offensus in persona, teneatur denuntiare seu denuntiari facere potestati iniuriam sibi factam infra tertiam diem si offensus vel vulneratus fuerit in civitate, burgis vel subburgis civitatis Florentie. Si vero in comitatu, infra decem dies sub pena librarum quinquaginta f. p.

Et post dictum tempus trium dierum et decem dierum teneatur ad predicta infra otto dies proxime ex quo commissum fuerit in civitate et infra quindecim dies prox(imos) postquam commissum fuerit in comitatu vel districtu Florentie si viveret vulneratus vel offensus, sub pena librarum quingentarum f. p. eidem per dominum potestatem auferenda et quotiens, includendo antedictas libras quinquaginta f. p. in dictis quingentis libris. Illi vero quibus iniuria, violentia seu molestia illate essent in possessionibus, domibus seu terris seu eorum laboratoribus, inquilinis seu colonis, teneantur denuntiare domino defensori infra quindecim dies post talem iniuriam et violentiam et molestiam factam sive illatam sub pena librarum trecentarum f. p. eidem qui contra fecerit per dominum capitaneum auferenda. Et nichilominus predicta omnia et singula predicti domini potestas et capitaneus teneantur inquirere et investigare et punire eorum arbitrio, ut dictum est, de quibus omnibus in dicto ordinamento contentis cognosci possit et condempnatio fieri infra duos annos a die commissi mallefitii computandos. Et quod nulla persona pro predictis seu ipsorum occasione depositum recipiat vel teneat sub pena librarum mille f. p.

(a) Nel margine destro, all'altezza di questa rubrica, è disegnata una mano che impugna una spada.

(b) Ms. offederetur.

(c) Segue quattuordecim annis vel si minores essent ripetuto.

(d) Ms. vel si minores essent et

(e) Ms. et fratres.

Traduzione

Ancora provveduto e stabilito è che, in tutti e in ciascuno dei casi sopradetti, chiunque fosse offeso sia tenuto e debba denunciare al messer Podestà quelle cose che spettano al suo ufficio, e al messer Difensore quelle cose che sono di pertinenza del suo ufficio; vale a dire, il figlio ovvero i figli del morto o dell'ucciso, se maggiore ovvero maggiori fossero di 14 anni; nel caso fossero minori l'obbligo spetti ai loro tutori e, se non avessero tutori, ai loro fratelli, e se non avessero fratelli, ai loro consanguinei; entro tre giorni se il maleficio fosse stato commesso nella città di Firenze, entro dieci se commesso in contado; a pena di lire cento di fiorini piccoli. Passati i detti tre o dieci giorni sia tenuto alle cose predette entro tre giorni a venire, a pena di lire mille da riscuotere da parte del messer Podestà o Capitano da colui che contravvenisse, computando le cento lire premesse nelle dette mille lire. Se il ferito o l'offeso fosse vivo, sia egli tenuto a denunziare personalmente ovvero a fare denunziare al Podestà l'ingiuria subita, entro tre giorni se l'offeso o il ferito fosse stato in città, nei borghi o nei sobborghi della città di Firenze; entro dieci giorni, invece, nel contado, a pena di lire cinquanta di fiorini piccoli.

Passato il detto tempo di tre o dieci giorni sia tenuto alle cose predette entro otto giorni a venire per le offese commesse in città ed entro quindici giorni a venire per le offese commesse nel contado o distretto di Firenze, se il ferito o l'offeso fosse vivo, a pena di lire cinquecento da riscuotere da parte del messer Podestà o Capitano da colui che contravvenisse, e per quante volte, computando le cinquanta lire premesse nelle dette cinquecento lire. Coloro altresì ai quali l'ingiuria, la violenza o la molestia fossero fatte nei possessi, nelle case o nelle terre, ovvero ai loro lavoratori, inquilini o coloni, siano tenuti a denunciare al messer Difensore entro 15 giorni da quando tale ingiuria, violenza o molestia fosse stata fatta o data; a pena di lire trecento di fiorini piccoli da riscuotere da parte del messer Capitano da colui che contravvenisse. Nondimeno, tutti e ciascun dei malefici predetti, i predetti messeri Podestà e Capitano siano tenuti a cercare, trovare e punire secondo il loro arbitrio, così come è stato detto, e di ciascuna cosa contenuta nel detto ordinamento essi possono venire a conoscenza e la condanna possa essere fatta entro due anni dal giorno in cui fosse commesso il maleficio. E che alcuna persona per le cose predette o occasionate da esse possa ricevere o tenere un deposito, a pena di lire mille di fiorini piccoli.

Commento

È qui riportata la rubrica De pena popularis per magnatem offensi vel iniuriati non denunciantis iniuriam vel offensam, raccolta nella compilazione degli Ordinamenti di giustizia promossa dal rinnovato governo di "popolo" guidato dalle arti maggiori dopo la caduta del regime del Duca d'Atene nel 1343.

Il nuovo regime corporativo si rese fautore di una rinnovata politica antimagnatizia e rilanciò l'applicazione della legislazione che li colpiva. La nuova compilazione raccoglieva le norme già presenti nel volgarizzamento degli anni venti, integrandole con alcune leggi approvate tra il 1310 e il 1344. Alcune di esse furono aggiunte dai notai redattori, per esempio, tra le rubriche corrispondenti alla sesta e alla settima della redazione del 1295.

Ciò spiega perché la nostra rubrica, ottava nella scrittura normativa del testo del 1293, dodicesima nella sequenza del 1295, slittasse nella nuova compilazione al capitolo XV. Il giro di vite antimagnatizio promosso nel 1343 sollecitò peraltro anche i comportamenti virtuosi dei "popolani". Sia la reiterazione nel tempo della disposizione sia, soprattutto, l'inasprimento delle pene per i "popolani" che non denunciassero le offese ricevute - ulteriormente accentuato nella riscrittura della rubrica della compilazione del 1344 (le sanzioni furono nuovamente alzate da 200 a 1.000 lire per le inadempienze degli eredi, da 100 a 500 lire per quelle delle vittime dirette e da 50 a 300 lire per quelle di coloro che avessero subito molestie nel possesso dei beni) - confermano la difficoltà evidente di fare applicare la norma.

Edizione: Silvia Diacciati

Traduzione, commento: Andrea Zorzi

Revisione redazionale e codifica: Gianmarco De Angelis