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Lodo consolare

1130 maggio, <Genova>, in ecclesia Sancti Laurencii

I consoli di Genova confermano la sentenza pronunciata dai consoli del Comune il 2 maggio 1116 in favore del monastero di San Fruttuoso in merito alla proprietà dei falchi esistenti su Capodimonte.

Copia autentica del 1289 [B], Archivio Doria-Pamphili di Roma, bancone 79, busta 12, Reg. A, cc. 7 v-8 r.

Testo

Contentio erat inter comunem civitatis et monasterium Sancti Fructuosi ante consulem Bellamutum et Guillelmum de Volta de falconibus de Capite Montis et prior cum monacis hostenderunt laudem quam laudaverunt consulem Oglerium Capram et Lafrancum Roça et Obertum Malum Aucellum et Lanbertum Geço predicto monasterio de falconibus de Capite Montis ubicumque inventi essent in Capite Montis vel in eius pertinenciis ut illi falcones essent prefacti monasterii et facere<n>t exinde abas et eius successores quicquid voluerint sine omni contradicione. Tunc suprascripti consules Bellamutus et Guillelmus, visa et cognita illa laude fecerunt eam probare per duos testes videlicet per Ribaldum Futipaucum, per Primum Vernaçanum, qui laudaverunt quod ipsi fuerunt in ecclesia Sancti Laurencii quando suprascripti consules Oglerius et Lafrancus et Obertus et La<n>bertus iam dictam laudem fieri rogaverunt. Visis testibus et sacramento facto, in ecclesia Sancti Laurencii laudaverunt prefacti consules Bellamutus et Guillelmus et afirmaverunt illam laudem de falconibus monasterio Sancti Fructuosi sicut in illa laude continetur esse firmum et incoruptum. Factum est anno dominice incarnacionis millesimo centesimo triginta, mensis madii, indicione VII. Testes Ansaldus Malum, Guiliermus Bucadeasino, Albertus de Palazolio, Oto, filius Gandulfi Rufi, Palbo, Ingo de Sorba et multi alii.

(S.T.) Ego Marchio iudex interfui et rogatus scripsi.

(S.) Ego Marinus subscripsi.

Ego Guilielmus de Volta subscripsi.

Ego Guillelmus Picamilium supscrisi.

Ego Oglerius suscrisi.

(S.N.) Ego Bonacursus de Bonacurso, notarius sacri Imperii, predictum instrumentum sive laudem ut supra trascripsi et exemplificavi a quodam instrumento sive laude scripto manu suprascripti notarii, de verbo ad verbum, nichil adito vel diminuto nisi forte litera vel silaba seu puncto abreviacionis causa, non mutato sensu nec variato intellectu, de mandato et auctoritate domini Bertramis de Carcano, civis Mediolanensis, Ianue civitatis potestatis. Qui potestas precepit mihi Bonacurso notario quod dictum instrumentum et omnia suprascripta deberem exemplare et trasscribere in publicam formam, ad peticionem donni Bonifacii, abbatis et capituli monasterii Sancti Fructuosi de Capite Montis. Qui potestas statuit et laudavit quod predicto exemplo suprascripto a predicto instrumento sive laude per me notarium plena fides adhibeatur tanquam auctentico et originali, presentibus testibus Iohanne de Bonacursis, Azo de Stampis iudice dicte potestatis et Pilipo Comino iudice dicte potestatis. Anno dominice nativitatis M°CC° octuagesimo nono, inditione prima, die undecimo madii.

Traduzione

Era in atto una controversia tra il comune della città e il monastero di San Fruttuoso, alla presenza dei consoli Bellamuto e Guglielmo della Volta, in merito al possesso dei falchi esistenti su Capodimonte, e il priore, insieme ai monaci hanno presentato una sentenza che avevano pronunciato i consoli Ogerio Capra, Lanfranco Roza, Oberto Malocello e Lamberto Gezo a favore del predetto monastero in merito alla proprietà dei falchi di Capodimonte, ovunque si trovassero su Capodimonte o nelle sue vicinanze, affinché quei falchi fossero di proprietà del predetto monastero e l'abate e i suoi successori facessero da quel momento in poi ciò che volevano, senza alcun impedimento. Allora i soprammenzionati consoli Bellamuto e Guglielmo, presa visione e appreso il dettato di quella sentenza, l'hanno fatta riconoscere come inoppugnabile da due testimoni, ovvero Ribaldo Futipaucum e Primo Vernazano, che hanno dichiarato che essi erano stati presenti nella chiesa di San Lorenzo nel momento in cui i sopramenzionati consoli Ogerio, Lanfranco, Oberto e Lamberto avevano chiesto che la suddetta sentenza fosse redatta. Esaminati i testimoni che si erano pronunciati sotto giuramento, nella chiesa di San Lorenzo i predetti consoli Bellamuto e Guglielmo hanno confermato quella sentenza relativa ai falchi favorevole al monastero di San Fruttuoso e hanno sentenziato che fosse valido e inalterabile così come in quella sentenza era contenuto. Ciò è stato fatto nell'anno dell'incarnazione 1130, nel mese di maggio, indizione VII. Testimoni Ansaldo Malo, Guglielmo Boccadasino, Alberto di Palazolo, Ottone, figlio di Gandolfo Rufo, Palbo, Ingo de Sorba e molti altri.

(Segno del notaio) Io Marchio giudice sono stato presente e su richiesta ho scritto.

(Segno) Io Marino ho sottoscritto.

Io Guglielmo della Volta ho sottoscritto.

Io Ogerio ho sottoscritto.

(Segno del notaio) Io Buonaccorso di Buonaccorso, notaio del sacro Impero, ho trascritto e fatto copia del predetto documento o sentenza, come sopra, da un documento o sentenza redatto per mano del sopramenzionato notaio, parola per parola, senza aver aggiunto o eliminato, se non casualmente, una lettera, una sillaba o un punto, se non nel caso di abbreviazione, senza cambiamenti della sostanza o variazioni del significato, su mandato e autorità di Beltrame de Carcano, cittadino milanese, podestà della città di Genova. Il quale podestà ha incaricato me, il notaio Buonaccorso, di fare copia e trascrivere in forma pubblica il predetto documento in tutti i suoi elementi, su richiesta dell'abate Bonifacio e del capitolo del monastero di San Fruttuoso di Capodimonte. Il quale podestà ha stabilito e sentenziato che alla predetta copia, esemplata da me Buonaccorso notaio dal detto documento o sentenza, debba essere attribuita piena credibilità in ogni luogo, come all'autentico e originale. Presenti i testimoni Giovanni dei Buonaccors, Azzone de Stampi, giudice della detta podestaria, e Filippo Comino, giudice della detta podesteria. Anno della natività 1289, nell'indizione prima, nel giorno 11 maggio.

Commento

Il documento è tramandato in copia autentica attraverso un liber iurium del monastero di San Fruttuoso di Capodimonte.

Nel mese di maggio del 1130 il priore e i monaci del monastero di San Fruttuoso presentano a due dei tre consoli del comune una sentenza già pronunciata dai consoli genovesi - riconoscibile nel documento del 2 maggio 1116, anch'esso tramandato in copia nel Liber del monastero -, brevemente sunteggiata e identificata nella sua dimensione cronologica solo attraverso i nomi degli stessi, peraltro in carica per quattro anni, dal 1114 al 1118.

I consoli tuttavia non ritenendo sufficiente l'esame diretto della pergamena esibita e la lettura del testo, chiedono che il suo dettato venga avvallato da due testimoni, in grado di attestare la loro presenza nel momento in cui i consoli, allora in carica, nella chiesa di San Lorenzo avevano richiesto di procedere alla scritturazione della sentenza stessa. Solo dopo avere raccolto la deposizione dalla viva voce dei testimoni, che si pronunciano sotto giuramento, i consoli riconfermano la sentenza, con la certezza che tutto ciò che in essa è contenuto è firmum et incoruptum.

Risulta evidente la considerazione nella quale i consoli tengono la dichiarazione giurata di due testimoni, scelti tra i boni homines elencati nell'atto, la sola che possa offrire tutte le garanzie necessarie per attribuire a quanto tramandato attraverso lo scritto piena credibilità, senza neppure menzionare la funzione convalidatoria e di garanzia offerta dal giudice, peraltro nemmeno citato come redattore della sentenza stessa. Si tratta di un giudice, Guinigiso, sicuramente ancora attivo nell'agosto 1131, quando redige un livello per il monastero di San Siro di Genova e che quindi in quest'occasione, se disponibile, avrebbe potuto garantire personalmente la concordanza della sentenza pronunciata con la verbalizzazione della stessa.

E la nuova sentenza, che ribadisce quella pronunciata anni prima, appare dotata di ogni garanzia proprio a livello di testimonianze: dopo la sottoscrizione del giudice Marchio - che usa il formulario tipico dell'instrumentum (interfui et rogatus scripsi), senza alcun riferimento a un intervento autoritativo dei consoli -, si possono infatti leggere le sottoscrizioni autografe di quattro testimoni, qualificabili come publici testes, che vanno ad aggiungersi, ma su un piano completamente diverso, ai boni homines tradizionalmente presenti nei lodi dei decenni precedenti. Se i primi infatti, analogamente a quanto avviene nel coevo documento privato, sono chiamati, come abbiamo visto, ad assicurare la corrispondenza dello scritto a quanto è stato pronunciato, i secondi devono garantire la correttezza formale e sostanziale delle procedure.

In un periodo in cui gli scrittori di documenti stanno avanzando a grandi passi verso il raggiungimento della publica fides e sono avviati alla realizzazione della nuova tipologia documentaria - l'instrumentum - e proprio quando le presenze testimoniali sembrano ormai rivestire un ruolo secondario, sono questi particolari testimoni a tornare prepotentemente in primo piano, chiamati dai vertici istituzionali del comune genovese ad affiancare quei notai, ai quali affidano e con i quali elaborano nuove tipologie documentarie che vanno nella direzione della riconoscibilità di tutti gli atti prodotti dal comune stesso.

Bibliografia

A. BARTOLI LANGELI, Il notariato, in Genova, Venezia, il Levante nei secoli XII-XIV, Atti del convegno internazionale di Studi (Genova-Venezia, 10-14 marzo 2000), a cura di G. Ortalli - D. Puncuh (="Atti della Società Ligure di Storia Patria", n.s., XLI/I, 2001), pp. 73-101.

A. ROVERE, L'organizzazione burocratica: uffici e documentazione, in Genova, Venezia, il Levante nei secoli XII-XIV, Atti del convegno internazionale di Studi (Genova-Venezia, 10-14 marzo 2000), a cura di G. Ortalli - D. Puncuh ("Atti della Società Ligure di Storia Patria", n.s., XLI/I, 2001), pp. 103-128.

A. ROVERE, Comune e documentazione, in Comuni e memoria storica. Alle origini del comune di Genova, Atti del convegno di studi (Genova, 24-26 settembre 2001) (="Atti della Società Ligure di Storia Patria", n.s., XLII/1, 2002), pp. 261-298.

A. ROVERE, I "publici testes" e la prassi documentale genovese (secc. XII-XIII), Roma 1997 (Serta Antiqua et Mediaevalia, I), pp. 291-332.

Edizione, commento: Antonella Rovere

Traduzione: Paola Guglielmotti

Revisione redazionale e codifica: Gianmarco De Angelis

Le immagini del documento sono state rimosse nel luglio 2010 per la scadenza dei contratti di locazione con la s.r.l. Arti Doria Pamphilj e per l'impossibilità di rifinanziarli.