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Lodo consolare

1130 maggio <Genova>, in ecclesia Sancti Laurencii

Contentio erat inter comunem civitatis et monasterium Sancti Fructuosi ante consulem Bellamutum et Guillelmum de Volta de falconibus de Capite Montis et prior cum monacis hostenderunt laudem quam laudaverunt consulem Oglerium Capram et Lafrancum Roça et Obertum Malum Aucellum et Lanbertum Geço predicto monasterio de falconibus de Capite Montis ubicumque inventi essent in Capite Montis vel in eius pertinenciis ut illi falcones essent prefacti monasterii et facere<n>t exinde abas et eius successores quicquid voluerint sine omni contradicione. Tunc suprascripti consules Bellamutus et Guillelmus, visa et cognita illa laude fecerunt eam probare per duos testes videlicet per Ribaldum Futipaucum, per Primum Vernaçanum, qui laudaverunt quod ipsi fuerunt in ecclesia Sancti Laurencii quando suprascripti consules Oglerius et Lafrancus et Obertus et La<n>bertus iam dictam laudem fieri rogaverunt. Visis testibus et sacramento facto, in ecclesia Sancti Laurencii laudaverunt prefacti consules Bellamutus et Guillelmus et afirmaverunt illam laudem de falconibus monasterio Sancti Fructuosi sicut in illa laude continetur esse firmum et incoruptum. Factum est anno dominice incarnacionis millesimo centesimo triginta, mensis madii, indicione VII. Testes Ansaldus Malum, Guiliermus Bucadeasino, Albertus de Palazolio, Oto, filius Gandulfi Rufi, Palbo, Ingo de Sorba et multi alii.

(S.T.) Ego Marchio iudex interfui et rogatus scripsi.

(S.) Ego Marinus subscripsi.

Ego Guilielmus de Volta subscripsi.

Ego Guillelmus Picamilium supscrisi.

Ego Oglerius suscrisi.

(S.N.) Ego Bonacursus de Bonacurso, notarius sacri Imperii, predictum instrumentum sive laudem ut supra trascripsi et exemplificavi a quodam instrumento sive laude scripto manu suprascripti notarii, de verbo ad verbum, nichil adito vel diminuto nisi forte litera vel silaba seu puncto abreviacionis causa, non mutato sensu nec variato intellectu, de mandato et auctoritate domini Bertramis de Carcano, civis Mediolanensis, Ianue civitatis potestatis. Qui potestas precepit mihi Bonacurso notario quod dictum instrumentum et omnia suprascripta deberem exemplare et trasscribere in publicam formam, ad peticionem donni Bonifacii, abbatis et capituli monasterii Sancti Fructuosi de Capite Montis. Qui potestas statuit et laudavit quod predicto exemplo suprascripto a predicto instrumento sive laude per me notarium plena fides adhibeatur tanquam auctentico et originali, presentibus testibus Iohanne de Bonacursis, Azo de Stampis iudice dicte potestatis et Pilipo Comino iudice dicte potestatis. Anno dominice nativitatis M°CC° octuagesimo nono, inditione prima, die undecimo madii.

Era in atto una controversia tra il comune della città e il monastero di San Fruttuoso, alla presenza dei consoli Bellamuto e Guglielmo della Volta, in merito al possesso dei falchi esistenti su Capodimonte, e il priore, insieme ai monaci hanno presentato una sentenza che avevano pronunciato i consoli Ogerio Capra, Lanfranco Roza, Oberto Malocello e Lamberto Gezo a favore del predetto monastero in merito alla proprietà dei falchi di Capodimonte, ovunque si trovassero su Capodimonte o nelle sue vicinanze, affinché quei falchi fossero di proprietà del predetto monastero e l'abate e i suoi successori facessero da quel momento in poi ciò che volevano, senza alcun impedimento. Allora i soprammenzionati consoli Bellamuto e Guglielmo, presa visione e appreso il dettato di quella sentenza, l'hanno fatta riconoscere come inoppugnabile da due testimoni, ovvero Ribaldo Futipaucum e Primo Vernazano, che hanno dichiarato che essi erano stati presenti nella chiesa di San Lorenzo nel momento in cui i sopramenzionati consoli Ogerio, Lanfranco, Oberto e Lamberto avevano chiesto che la suddetta sentenza fosse redatta. Esaminati i testimoni che si erano pronunciati sotto giuramento, nella chiesa di San Lorenzo i predetti consoli Bellamuto e Guglielmo hanno confermato quella sentenza relativa ai falchi favorevole al monastero di San Fruttuoso e hanno sentenziato che fosse valido e inalterabile così come in quella sentenza era contenuto. Ciò è stato fatto nell'anno dell'incarnazione 1130, nel mese di maggio, indizione VII. Testimoni Ansaldo Malo, Guglielmo Boccadasino, Alberto di Palazolo, Ottone, figlio di Gandolfo Rufo, Palbo, Ingo de Sorba e molti altri.

(Segno del notaio) Io Marchio giudice sono stato presente e su richiesta ho scritto.

(Segno) Io Marino ho sottoscritto.

Io Guglielmo della Volta ho sottoscritto.

Io Ogerio ho sottoscritto.

(Segno del notaio) Io Buonaccorso di Buonaccorso, notaio del sacro Impero, ho trascritto e fatto copia del predetto documento o sentenza, come sopra, da un documento o sentenza redatto per mano del sopramenzionato notaio, parola per parola, senza aver aggiunto o eliminato, se non casualmente, una lettera, una sillaba o un punto, se non nel caso di abbreviazione, senza cambiamenti della sostanza o variazioni del significato, su mandato e autorità di Beltrame de Carcano, cittadino milanese, podestà della città di Genova. Il quale podestà ha incaricato me, il notaio Buonaccorso, di fare copia e trascrivere in forma pubblica il predetto documento in tutti i suoi elementi, su richiesta dell'abate Bonifacio e del capitolo del monastero di San Fruttuoso di Capodimonte. Il quale podestà ha stabilito e sentenziato che alla predetta copia, esemplata da me Buonaccorso notaio dal detto documento o sentenza, debba essere attribuita piena credibilità in ogni luogo, come all'autentico e originale. Presenti i testimoni Giovanni dei Buonaccors, Azzone de Stampi, giudice della detta podestaria, e Filippo Comino, giudice della detta podesteria. Anno della natività 1289, nell'indizione prima, nel giorno 11 maggio.

Le immagini del documento sono state rimosse nel luglio 2010 per la scadenza dei contratti di locazione con la s.r.l. Arti Doria Pamphilj e per l'impossibilità di rifinanziarli.