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Lodo consolare

1144 agosto, <Genova>

I consoli del comune e dei placiti definiscono la normativa relativa ai pubblici testimoni.

Copia autentica del 1253 [B], Archivio di Stato di Genova, Vetustior, c. 14 r., da copia autentica in registro del 1229; copia autentica del 1267 [C], Ibidem, Settimo, c.14 r., da B; copia semplice del 1301 [D], Biblioteca Universitaria di Genova, Liber A, ms. B.IX.2, c. 14 r., da C.

C è così autenticata: "(S.T.) Ego Guillelmus de Sancto Georgio notarius transcripsi et exemplificavi ut supra cum nominibus testatorum de registro et auctentico comunis Ianue scripto manu Guillelmi de Columba notarii, translato et exemplificato manu magistri Nicolosi de Sancto Laurentio notarii, nichil addito vel diminuto nisi forte littera, sillaba, titulo seu puncto, de mandato domini Guidoti de Rodobio, potestatis Ianue, presentibus testibus Rubeo de Orto, magistro Alberto de Casali et Ianuino Osbergerio, scribis comunis Ianue, millesimo ducentesimo sexagessimo septimo, die VIII novembris, Xe indictionis.

Edd.: Liber iurium Reipublicae Genuensis, in Historiae Patriae Monumenta, VII, IX, Torino, VII, n. 92; Codice diplomatico della Repubblica di Genova, a cura di C. IMPERIALE DI SANT'ANGELO, Roma 1936-1942 (Fonti per la storia d'Italia, nn. 77, 79, 89) I, n. 134; Mostra storica del notariato medievale ligure, a cura di G. Costamagna - D. Puncuh, in "Atti della Società Ligure di Storia Patria", n.s., IV/1 (1964), p. 80; G. COSTAMAGNA, La scomparsa della tachigrafia notarile nell'avvento dell'imbreviatura, Ibidem, n.s., III/ (1963), p. 26 (anche in ID., Studi di Paleografia e di Diplomatica, Roma 1972, p. 314); I Libri Iurium della Repubblica di Genova, I/3, a cura di A. ROVERE, Genova-Roma 1992 (Fonti per la storia della Liguria, II; Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Fonti, XIII).

Testo

De contractibus firmis habendis.
Ut queque urbes proborum libertate in eis degentium moribus atque diviciis augmententur, decet igitur (a) consules tam reipublice videlicet quam causarum civium curam gerentium locis quibus presunt que commodi sint prudentumque virorum consilio summo opere perpendere suisque quoque edictis rationabiliter publicis actibus significatis populo in pretorium convocato patenter exhibere, idcirco Ianuensium consules reipublice, scilicet Bellamutus, Guillelmus Ventus, Phylippus de Lamberto, Tancleus de Moro et consules causarum, videlicet Capharus, Helias, Obertus Spinola, Willelmus iudex, unanimiter id perquirere cupientes, quosdam peritos viros, venustate atque legalitate fulgentes, publicos testes eligere, qui contractus et testamenta atque decreta manu notarii scripta, que legaliter fieri posse conspicerent eorum subscriptionibus firmarent, contra que controversia et lite remota perenniter firma persisterent. Quocirca prefati consules omnes contractus vel decreta duorum subscriptionibus firmata, precipue testamenta quinque, de cetero rata decreverunt repperiri tamquam sufficientibus testibus cernerentur probari, attamen si consules de cetero preminentes aliam institutionem palam promulgaverint, prout ex contractibus et decretis et testamentis tempore eorum et sequenti facturi iusserint, sic fieri deposuerunt. Anno millesimo centesimo XLIIII°, mense augusti.

(S.N.) Ego Guilielmus de Columba notarius, per preceptum suprascriptorum consulum, scripsi.

+ Ego W(illelmus) Lusius subscripsi.
+ Ego Oglerius de Guidone subscripsi.
Ego Obertus (b) cancellarius subscripsi.
Ego Obertus Spinula subscripsi.
Ego Philippus Lamberti (c) subscripsi.

(S.N.) Ego magister Nicolaus de Sancto Laurentio, sacri palacii notarius, transcripsi et exemplificavi hec ut supra ex autentico scripto [manu] Guillelmi de Columba notarii cum nominibus testatorum, nichil addito vel dempto nisi forte littera vel sillaba, titulo seu puncto plus minusve aut causa abreviationis litterarum, sententia in aliquo non mutata nec viciata, de precepto tamen domini Henrici Confalonerii, potestatis Ianue, millesimo ducentesimo LIII°, indictione XI, die prima octubris, presentibus testibus Rufino de Ast iudice, Oberto de Langasco, scriba comunis, et Nicolao de Porta notario, in quorum presentia [statuit] et laudavit quod hoc eandem vim et forciam habeat cum [ori]ginali.

(a) igitur in sopralinea

(b) Obertus monogrammato

(c) Philippus Lamberti monogrammato

Traduzione

Sulla validità dei contratti.

Affinché tutte le città, grazie alla libertà degli uomini probi che le abitano, potenzino le proprie tradizioni e ricchezze, conviene ricercare, con grande impegno e con il consiglio di uomini accorti, consoli - sia del comune, sia dei placiti che governano i cittadini - che siano degni degli uffici a cui sono preposti e mostrarli pubblicamente al popolo convocato in assemblea anche attraverso le loro delibere espresse in maniera razionale in atti pubblici, <conviene> pertanto che i consoli del comune genovese, ovvero Bellamuto, Guglielmo Vento, Filippo di Lamberto, Tancleo de Moro e i consoli di giustizia, vale a dire Caffaro, Elia, Oberto Spinola, Guglielmo giudice, desiderando unanimemente ricercare ciò, vale a dire alcuni uomini esperti, che brillino per arguzia e competenza legislativa, eleggano pubblici testimoni, i quali firmino i contratti e i testamenti e i decreti scritti per mano del notaio, che riguardino ciò che può essere eseguito secondo la legge, validando con le proprie sottoscrizioni, le quali a loro volta perdurino stabili per tutti i tempi futuri, senza controversia o lite alcuna. Pertanto i predetti consoli hanno inoltre decretato che tutti i contratti o i decreti, validati con due sottoscrizioni e cinque nel caso specifico dei testamenti, siano riconosciuti validi al pari di quelli considerati degni di fede con un numero sufficiente di testimoni, pur tuttavia se i consoli nelle posizioni più importanti avessero emanato pubblicamente un'altra disposizione, come ordinassero di fare nel presente e in futuro per i contratti e i decreti e i testamenti, così hanno disposto che venga fatto. Nell'anno 1144, nel mese di agosto.

(Segno del notaio) Io Guglielmo de Columba notaio, su incarico dei suddetti consoli, ho scritto.

Io Guglielmo Lusio ho sottoscritto.
Io Oglerio de Guidone ho sottoscritto.
Io Oberto cancelliere ho sottoscritto.
Io Oberto Spinola ho sottoscritto.
Io Filippo di Lamberto ho sottoscritto.

(Segno del notaio) Io maestro Nicolò di San Lorenzo, notaio del sacro palazzo, ho trascritto e ho fatto copia, come sopra, dall'autentico scritto per mano di Guglielmo de Columba notaio, con i nomi dei testimoni, senza aver aggiunto o eliminato, se non casualmente, una lettera o una sillaba, un titolo o un punto in più o in meno o a causa dell'abbreviazione delle lettere, senza aver cambiato o alterato la sostanza (in nulla, su incarico di Enrico Confalonieri, podestà di Genova, del 1253, durante l'indizione undicesima, il primo ottobre, alla presenza dei testimoni Ruffino de Ast giudice, Oberto di Langasco, scriba del comune, e Nicola della Porta notaio, alla presenza dei quali <il podestà> ha stabilito e decretato che questo esemplare abbia lo stesso valore e la stessa forza probatoria dell'originale.

Commento

Attraverso questo decreto i consoli del comune e dei placiti, riuniti collegialmente, definiscono la normativa che deve regolamentare l'intervento dei publici testes nelle procedure di convalidazione della documentazione genovese, con riferimento alla capacità probatoria degli instrumenta e degli acta. Questa delibera offre spunti interessanti perché probabilmente definisce, o ribadisce nella sostanza, un'analoga decisione con la quale già vent'anni prima, nel 1125, si era proceduto all'istituzione di questa particolare figura, di cui non è rimasta testimonianza se non negli Annali di Caffaro e indirettamente nella coeva documentazione.

In apertura il documento presenta un'arenga, eccezionale nel panorama documentario cittadino, sia per la sua unicità, sia per la particolare solennità, il cui motivo centrale ruota intorno alla necessità di accrescere il benessere morale e materiale (mores atque diviciae) delle città, attraverso l'affidamento del governo a consoli degni della carica. Si deve in particolar modo sottolineare, però, come questa loro posizione debba essere resa manifesta ai cittadini, anche e soprattutto attraverso la formalizzazione scritta in atti pubblici delle delibere assunte.

Sulla base di questa premessa, i consoli, nominativamente elencati, procedono alla scelta di uomini che si distinguano per capacità intellettive e conoscenze giuridiche, ai quali assegnare l'incarico di svolgere la funzione di testimoni qualificati, secondo le modalità indicate. Si definisce così la sfera di competenza, consistente nell'intervento su tutte le scritture notarili, indicate nel dettaglio - contractus, testamenta atque decreta - , di questi testimoni qualificati che, limitati a due nei contratti e nei decreti consolari per arrivare a cinque nei testamenti, sono destinati a sostituire a pieno titolo e con gli stessi effetti i consueti testimoni.
Con questa delibera i consoli avocano di fatto al comune la possibilità di rafforzare tutti i documenti di pertinenza notarile, grazie a un intervento che non si configura in termini di testimonianza di quanto si è svolto dinnanzi al notaio (per il quale può garantire il notaio stesso), ma di legittimità sostanziale e procedurale (que legaliter fieri posse).

Proprio in una fase dell'evoluzione della documentazione notarile, che aveva visto a poco a poco sbiadire la figura e la funzione dei testes a favore della centralità assoluta del notaio, il comune genovese sembra voler riportare l'attenzione sui primi attraverso la nomina di personaggi di particolare spicco nella vita politico-istituzionale cittadina. Si tratta quasi sempre di appartenenti al ceto consolare e alle famiglie più in vista (Carmadino, Mallone, Dardena, Dalla Volta, Usodimare) o comunque di uomini attivamente impegnati nella vita pubblica cittadina con compiti di responsabilità sia nell'ambito della politica internazionale, dove agiscono in qualità di ambasciatori, legati o comandanti di spedizioni militari, sia all'interno dell'apparato amministrativo del comune.
Tutto ciò li differenzia profondamente dai testimoni tradizionali, ma certamente l'elemento di maggior distinzione consiste nel particolare legame che li collega al comune attraverso la nomina, alla quale rispondono con un giuramento con cui si impegnano a sottoscrivere i documenti pubblici e privati ogniqualvolta saranno chiamati a farlo. Il loro intervento però rispetto a quello dei consueti testimoni si sposta dalla fase dell'actio a quella della scriptio, offrendo anche ai privati, su richiesta, una garanzia aggiuntiva che emana direttamente dalla forza del comune stesso.

Edizione, commento: Antonella Rovere

Traduzione: Paola Guglielmotti

Revisione redazionale e codifica: Gianmarco De Angelis