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Lodo consolare

1144 agosto <Genova>

De contractibus firmis habendis.
Ut queque urbes proborum libertate in eis degentium moribus atque diviciis augmententur, decet igitur (a) consules tam reipublice videlicet quam causarum civium curam gerentium locis quibus presunt que commodi sint prudentumque virorum consilio summo opere perpendere suisque quoque edictis rationabiliter publicis actibus significatis populo in pretorium convocato patenter exhibere, idcirco Ianuensium consules reipublice, scilicet Bellamutus, Guillelmus Ventus, Phylippus de Lamberto, Tancleus de Moro et consules causarum, videlicet Capharus, Helias, Obertus Spinola, Willelmus iudex, unanimiter id perquirere cupientes, quosdam peritos viros, venustate atque legalitate fulgentes, publicos testes eligere, qui contractus et testamenta atque decreta manu notarii scripta, que legaliter fieri posse conspicerent eorum subscriptionibus firmarent, contra que controversia et lite remota perenniter firma persisterent. Quocirca prefati consules omnes contractus vel decreta duorum subscriptionibus firmata, precipue testamenta quinque, de cetero rata decreverunt repperiri tamquam sufficientibus testibus cernerentur probari, attamen si consules de cetero preminentes aliam institutionem palam promulgaverint, prout ex contractibus et decretis et testamentis tempore eorum et sequenti facturi iusserint, sic fieri deposuerunt. Anno millesimo centesimo XLIIII°, mense augusti.

(S.N.) Ego Guilielmus de Columba notarius, per preceptum suprascriptorum consulum, scripsi.

+ Ego W(illelmus) Lusius subscripsi.
+ Ego Oglerius de Guidone subscripsi.
Ego Obertus (b) cancellarius subscripsi.
Ego Obertus Spinula subscripsi.
Ego Philippus Lamberti (c) subscripsi.

(S.N.) Ego magister Nicolaus de Sancto Laurentio, sacri palacii notarius, transcripsi et exemplificavi hec ut supra ex autentico scripto [manu] Guillelmi de Columba notarii cum nominibus testatorum, nichil addito vel dempto nisi forte littera vel sillaba, titulo seu puncto plus minusve aut causa abreviationis litterarum, sententia in aliquo non mutata nec viciata, de precepto tamen domini Henrici Confalonerii, potestatis Ianue, millesimo ducentesimo LIII°, indictione XI, die prima octubris, presentibus testibus Rufino de Ast iudice, Oberto de Langasco, scriba comunis, et Nicolao de Porta notario, in quorum presentia [statuit] et laudavit quod hoc eandem vim et forciam habeat cum [ori]ginali.

(a) igitur in sopralinea

(b) Obertus monogrammato

(c) Philippus Lamberti monogrammato

Attraverso questo decreto i consoli del comune e dei placiti, riuniti collegialmente, definiscono la normativa che deve regolamentare l'intervento dei publici testes nelle procedure di convalidazione della documentazione genovese, con riferimento alla capacità probatoria degli instrumenta e degli acta. Questa delibera offre spunti interessanti perché probabilmente definisce, o ribadisce nella sostanza, un'analoga decisione con la quale già vent'anni prima, nel 1125, si era proceduto all'istituzione di questa particolare figura, di cui non è rimasta testimonianza se non negli Annali di Caffaro e indirettamente nella coeva documentazione.

In apertura il documento presenta un'arenga, eccezionale nel panorama documentario cittadino, sia per la sua unicità, sia per la particolare solennità, il cui motivo centrale ruota intorno alla necessità di accrescere il benessere morale e materiale (mores atque diviciae) delle città, attraverso l'affidamento del governo a consoli degni della carica. Si deve in particolar modo sottolineare, però, come questa loro posizione debba essere resa manifesta ai cittadini, anche e soprattutto attraverso la formalizzazione scritta in atti pubblici delle delibere assunte.

Sulla base di questa premessa, i consoli, nominativamente elencati, procedono alla scelta di uomini che si distinguano per capacità intellettive e conoscenze giuridiche, ai quali assegnare l'incarico di svolgere la funzione di testimoni qualificati, secondo le modalità indicate. Si definisce così la sfera di competenza, consistente nell'intervento su tutte le scritture notarili, indicate nel dettaglio - contractus, testamenta atque decreta - , di questi testimoni qualificati che, limitati a due nei contratti e nei decreti consolari per arrivare a cinque nei testamenti, sono destinati a sostituire a pieno titolo e con gli stessi effetti i consueti testimoni.
Con questa delibera i consoli avocano di fatto al comune la possibilità di rafforzare tutti i documenti di pertinenza notarile, grazie a un intervento che non si configura in termini di testimonianza di quanto si è svolto dinnanzi al notaio (per il quale può garantire il notaio stesso), ma di legittimità sostanziale e procedurale (que legaliter fieri posse).

Proprio in una fase dell'evoluzione della documentazione notarile, che aveva visto a poco a poco sbiadire la figura e la funzione dei testes a favore della centralità assoluta del notaio, il comune genovese sembra voler riportare l'attenzione sui primi attraverso la nomina di personaggi di particolare spicco nella vita politico-istituzionale cittadina. Si tratta quasi sempre di appartenenti al ceto consolare e alle famiglie più in vista (Carmadino, Mallone, Dardena, Dalla Volta, Usodimare) o comunque di uomini attivamente impegnati nella vita pubblica cittadina con compiti di responsabilità sia nell'ambito della politica internazionale, dove agiscono in qualità di ambasciatori, legati o comandanti di spedizioni militari, sia all'interno dell'apparato amministrativo del comune.
Tutto ciò li differenzia profondamente dai testimoni tradizionali, ma certamente l'elemento di maggior distinzione consiste nel particolare legame che li collega al comune attraverso la nomina, alla quale rispondono con un giuramento con cui si impegnano a sottoscrivere i documenti pubblici e privati ogniqualvolta saranno chiamati a farlo. Il loro intervento però rispetto a quello dei consueti testimoni si sposta dalla fase dell'actio a quella della scriptio, offrendo anche ai privati, su richiesta, una garanzia aggiuntiva che emana direttamente dalla forza del comune stesso.