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Lodo consolare

1206 dicembre 8, <Genova>, in palatio Ianuensis archiepiscopi

I consoli dei placiti, contro le pretese di Guglielmo Vetulus di Struppa, assegnano un terreno di due tavole in Struppa, in località Graçanego, al monastero di Santo Stefano, in persona dell'abate Guido.

Originale [A], Archivio di Stato di Genova, Archivio Segreto 1509, n. 164.

Nel verso, di mano coeva: "De Strupa".

Ed.: Codice diplomatico del monastero di Santo Stefano di Genova, II (1201-1257), a cura di D. CIARLO, Genova 2008 (Fonti per la storia della Liguria, XXIV), n. 300.

Testo

+ In palatio Ianuensis archiepiscopi. Consules de placitis Enricus Mallonus, Ido Stanconus, Otto Peçullus condempnaverunt Willelmum Vetulum de Stropa abbati Guidoni monasterii Sancti Stephani vel eidem monasterio in duabus tabulis terre que sunt in Stropa in Graçanego, superius a via de Graçanego et cui coheret inferius terra Castagne Danielis et Iacomi de Morta, superius terra Castagne Danielis et que fuit de Cavaruncis, ab alia parte versus orientem terra Iohannis de Bernardo et Castagne Danielis et Iacomi de Murta, ab alia terra Willelmi Vetuli, quam evicit contra monasterium. Et si petiola illa terre fuerit plus de tabulis duabus, sit Willelmi Vetuli et si minus, compleantur in alia petia terre que est ibi iuxta predictam et quam evicit idem Willelmus contra monasterium. Quod autem factum est ideo quoniam, cum dictus Willelmus et Iohannes, prior prefati monasterii, insimul contenderent, idem Willelmus confessus fuit se nolle contradicere abbati Sancti Stephani terras que sunt inferius et superius a via, tabulas duas terre, et que terre continentur in laude facta per Arnaldum notarium. Consules itaque, admissa eius confessione et presumentes dictam terram esse illas duas tabulas, condempnaverunt Willelmum Vetulum dicto abbati, nomine monasterii, laudantes ut predictas tabulas duas ut supra habeat et quiete possideat prefatum monasterium sive habitantes in eo, sine omni contradictione Willelmi Vetuli omniumque demum personarum pro eo. Anno dominice nativitatis millesimo ducentesimo sexto, indic(tione) nona, die octava decembris.

(S.T.) Ego WLIELMUS Cassinensis notarius, iussu predictorum consulum, scripsi.
Ego Porconus subscripsi.
Ego Opiço Willelmi Guercii subscripsi.

Traduzione

+ Nel palazzo dell'arcivescovo genovese. I consoli dei placiti Enrico Mallono, Ido Stancono, Otto Pezullo hanno condannato Guglielmo Vetulo di Struppa a consegnare a Guido, abate del monastero di Santo Stefano, e al suo monastero due tavole di terra che si trovano in Struppa, in Grazanego, nella parte superiore a partire dalla via di Grazanego e con le quali confinano nella parte inferiore la terra di Castagna di Daniele e di Giacomo di Murta, in quella superiore la terra di Castagna Daniele e che era stata dei Cavarunco, dall'altra parte verso oriente la terra di Giovanni di Bernardo e di Castagna di Daniele e di Giacomo di Murta, dall'altra la terra di Guglielmo Vetulo, che ottenne contro il monastero. E se quel piccolo appezzamento misurasse più di due tavole, sia di Guglielmo Vetulo, e se meno di due tavole sia aggiunto a un altro appezzamento che è lì accanto al già nonminato appezzamento e che lo stesso Guglielmo ottenne contro il monastero. Ciò invero è stato fatto poiché essendo entrati in conflitto il detto Guglielmo e Giovanni, priore del predetto monastero, lo stesso Guglielmo aveva ammesso di non voler contendere le terre dell'abate di Santo Stefano che sono situate sotto e sopra la via, ovvero due tavole di terra, e queste terre sono oggetto della sentenza redatta dal notaio Arnaldo. I consoli, pertanto, accolta la sua dichiarazione e presumendo che detta terra misuri due tavole, hanno condannato Guglielmo Vetulo a <consegnarla> al detto abate, a nome del monastero, deliberando che il predetto monastero, ossia i suoi abitanti, abbia e pacificamente possieda le predette due tavole di cui si è detto sopra, senza alcuna opposizione da parte di Guglielmo Vetulo e di ogni persona in vece sua. Nell'anno 1206 secondo lo stile della natività, indizione nona, il giorno 8 dicembre.

(Segno del notaio) Io Guglielmo Cassinese notaio, per ordine dei predetti consoli, ho scritto.
Io Porcono ho sottoscritto.
Io Opizo di Guglielmo Guercio ho sottoscritto.

Commento

Il processo di caratterizzazione dei lodi consolari genovesi (per le tappe evolutive dei quali si vedano i lodi degli anni 1109, 1127, 1130) può considerarsi concluso con il 1131, quando si legge la prima sentenza che, diversificata rispetto alle precedenti attraverso alcune significative modifiche, presenta una struttura tipica, applicata sia alle sentenze sia ai decreti. La sentenza qui proposta costituisce un esempio di questa fase e in essa si distinguono le varie parti nelle quali sono articolati i lodi, che per migliore leggibilità presentiamo in forma schematica.

1) L'invocazione, espressa esclusivamente con il signum crucis, non è costante, ma diventa sempre più frequente con il passare degli anni.
2) La data topica, raramente comprendente anche il nome della città, è in genere limitata all'indicazione del luogo dove operano i consoli (nello specifico In palatio Ianuensis archiepiscopi).
3) L'intitolazione è costituita dai nomi dei consoli che non sempre agiscono collegialmente, ma sono presenti almeno in numero uguale alla metà di quelli in carica, senza che nei documenti si faccia alcun cenno a una qualche forma di assenso da parte degli assenti. Più frequentemente il collegio è presente al completo nei decreti, in particolare in quelli che riguardano l'intera collettività, emanati di solito in parlamento.
4) Il dispositivo è introdotto dal verbo che segue immediatamente l'intitolazione, in genere laudaverunt, talora accompagnato da et affirmaverunt, mentre nelle sentenze è frequente l'uso dei più specifici absolverunt o, come nel nostro caso, condempnaverunt.
5) La narrazione-motivazione è introdotta da espressioni del tipo Hoc ideo fecerunt quia, Hanc enim laudem suprascripti/prefati/prememorati consules fecerunt quia, o ancora Quod autem factum est ideo quoniam, come si legge nell'esempio proposto. Si tratta, specie nei decreti, di una breve espressione, spesso ispirata a sentimenti religiosi o a ragioni di pubblica utilità, che si può fare più ampia e dettagliata estendendosi all'esposizione delle motivazioni, fino a ricordare, quando sia necessario, anche la presenza di eventuali documenti a corredo. Nelle sentenze può invece risultare più articolata (Quod autem factum est ideo quoniam, cum dictus Willelmus et Iohannes, prior prefati monasterii, insimul contenderent, idem Willelmus confessus fuit se nolle contradicere abbati Sancti Stephani terras que / sunt inferius et superius a via, tabulas duas terre, et que terre continentur in laude facta per Arnaldum notarium) e nel tempo si arricchisce di nuovi elementi, probabilmente in relazione ad una più complessa procedura processuale. Già in una prima fase sono frequenti i riferimenti alle deposizioni testimoniali e ai documenti presentati, mentre nel prosieguo il racconto diventa talvolta più ampio e dettagliato, soprattutto quando, a partire dalla metà del secolo, si cominciano ad incontrare sporadici interventi di sapientes e di consiliarii. Ben presto alla narrazione si aggiunge una conclusiva introdotta da et idcirco, quare, hoc itaque, consules itaque (nel nostro caso), tandem consules, che conclude il tenor, ribadendo la sentenza o il decreto.
6) La data cronica inizia senza alcun elemento introduttivo, semplicemente con l'indicazione dell'anno, seguita da quella dell'indizione, del giorno e del mese. Non viene invece mai specificata l'ora, a differenza della prassi seguita nel coevo documento privato. La sottoscrizione notarile è espressa sistematicamente nella forma: (S.T.) Ego N notarius precepto (iussu/per preceptum) suprascriptorum consulum scripsi.
7) Le sottoscrizioni autografe dei publici testes (in genere in numero di due, solo eccezionalmente arrivano fino a quattro) concludono la parte escatocollare (vedi la normativa nel lodo del 1144). In alcuni casi sono precedute dal signum crucis e consistono nella formula Ego N subscripsi. Si deve segnalare l'assenza sistematica degli elenchi dei testes che avevano caratterizzato i lodi più antichi (vedi il lodo del 1109) e che erano ancora presenti quando iniziano a comparire le sottoscrizioni dei testimoni pubblici (vedi il lodo del 1130).

Questa struttura permarrà in uso, senza variazioni, per circa novant'anni, per tutto il periodo cioè in cui il comune genovese è retto dai consoli e durante il periodo dell'alternanza tra governi consolari e podestarili, prima di subire una nuova trasformazione, sostanzialmente riferibile alle parti protocollari, nei primi anni del regime podestarile ormai stabilizzato.

Bibliografia

A. BARTOLI LANGELI, Il notariato, in Genova, Venezia, il Levante nei secoli XII-XIV, Atti del convegno internazionale di Studi (Genova-Venezia, 10-14 marzo 2000), a cura di G. Ortalli - D. Puncuh (="Atti della Società Ligure di Storia Patria", n.s., XLI/I, 2001), pp. 73-101.

A. ROVERE, L'organizzazione burocratica: uffici e documentazione, in in Genova, Venezia, il Levante nei secoli XII-XIV, Atti del convegno internazionale di Studi (Genova-Venezia, 10-14 marzo 2000), a cura di G. Ortalli - D. Puncuh ("Atti della Società Ligure di Storia Patria", n.s., XLI/I, 2001), pp. 103-128.

A. ROVERE, Comune e documentazione, in Comuni e memoria storica. Alle origini del comune di Genova, Atti del convegno di studi (Genova, 24-26 settembre 2001) (="Atti della Società Ligure di Storia Patria", n.s., XLII/1, 2002), pp. 261-298.

A. ROVERE, I "publici testes" e la prassi documentale genovese (secc. XII-XIII), Roma 1997 (Serta Antiqua et Mediaevalia, I), pp. 291-332.

Edizione, commento: Sandra Macchiavello

Traduzione: Paola Guglielmotti

Revisione redazionale e codifica: Gianmarco De Angelis