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Concessione di autorizzazione a permutare beni

1300 febbraio 2, Mantova, in contrata Sancte Marie Matris Domini

Guido Bonacolsi, capitano generale e perpetuo di Mantova, autorizza Bonvicino del fu Oliviero e il priore e i confratelli dell'ospedale di S. Maria Maggiore di Mantova a effettuare una permuta, tra un appezzamento arativo e vignato nel territorio di Porto Mantovano e una casa in Mantova in contrada Putei Pensarola.

Originale (A), Archivio di Stato di Mantova, Archivio dell'Ospedale, b. 1, Privilegi, concessioni ecc. dei Signori di Mantova, fasc. 1, 1.

Nel verso, di mano del sec. XIV: "Instrumentum unius licentie facte de I. pecia terre spectante hospitali posita in Pezalonga".

Pergamena di mm. 250x307, in buono stato di conservazione. Inchiostro marrone.

Testo

IN Christi nomine amen. Nobilis et magnificus dominus Guido de Bonacolsis generalis et perpetuus Mantue capitaneus ex sui arbitrii et potestatis plenitudine, de certa scientia, quibusvis modo et forma quibus efficatie potest esse plenioris, concessit et irrevocabiliter licentiam exhibuit Bonvesino quondam domini Oliverii licet absenti quod ipse Bonvesinus possit cambire et permutare unam peciam terre aratorie (a) et vineate trium bubulcarum iacentem in territorio burgi Portus in contrata (b) Peçalonge penes fratres hospitalis (c) Sancte Marie Maioris ab uno latere et viam comunis a secundo, cum priore fratribus et conventu hospitalis Sancte <Marie> Maioris de ultra pontem Molendinorum vice et nomine ipsius hospitalis pro una pecie terre casamentive cum domo supra, copata (d), murata, posita in civitate Mantue in contrata Putei Pensarole penes dictum Bonvesinum ab uno latere et viam a secundo. Qui dominus capitaneus voluit et decrevit quod dicti prior et fratres et conventus hospitalis predicti pro ipso hospitali cambire et permutare possint dictam peciam terre casamentive cum domo cum dicto Bonvesino pro dicta pecia terre aratorie et vineate, et quod adquisitio que fiet per utramque partium ex dicto cambio et permutatione sit efficatie plenioris et inde celebretur, et fiat contractus et instrumentum cambii et permutationis sicut forma ipsius contractus desiderat et requirit non obstante quod dicti prior et fratres, conventus et hospitale memoratum sub [iu]r[is]ditione comunis Mantue non cingantur, volens ipse dominus capitaneus et de certa scientia decernens hanc concessionem et omnia et singula presenti notata instrumento solidam et perpetuam obtinere firmitatem tamquam speciale decretum ipsius domini capitanei eisdem priori fratribus et conventui atque Bonvesino per potestatem, ancianos et officiales comunis eiusdem integraliter observandum, non repugnante statuto posito sub robrica de alienationibus prohibitis volumine statutorum comunis Mantue inserto nec aliquo statuto, reformatione, decreto, iure, consuetudine nec alio quod constaret, quibus omnibus et singulis obstantibus et obstaturis per hoc speciale mandatum integraliter abrogetur atque derogetur domini capitanei memorati auctoritate et arbitrio.
Actum est hoc die martis secundo februarii millesimo trecentesimo, terciadecima indictione, presentibus dominis Guidone dela Turri iudice, Manfredino domini Guillelmi de Axandris et Boterono de Bonacolsis testibus rogatis, Mantue in civitate vetere, in contrata Sancte Marie Matris Domini, in domibus habitationis ipsius domini capitanei.
(SN) Et ego Rolandinus de Bertholono imperiali auctoritate notarius publicus dictique domini capitanei scriba eius iussu hiis presens scripsi signumque meum apposui consuetum.

(a) aratorie sopra il rigo

(b) nel testo contra

(c) hospitalis sopra il rigo

(d) -ta sopra il rigo, su correzione

Traduzione

Nel nome di Cristo, amen. Il nobile e magnifico signore Guido Bonacolsi, capitano generale e perpetuo di Mantova, nella pienezza del suo arbitrio e della sua autorità, in piena consapevolezza, nei modi e nelle forme che assicurino al provvedimento la maggiore efficacia possibile, concesse e irrevocabilmente diede licenza a Bonvesino del fu signor Oliviero, per quanto assente, di permutare e dare in cambio un appezzamento arativo e vignato di tre biolche ubicato nel territorio del borgo di Porto Mantovano, nella contrata Pezzalunga, presso le terre dell'ospedale di S. Maria Maggiore da un lato e la via pubblica, dall'altro, appunto con il priore, i fratelli e la comunità dell'ospedale di S. Maria Maggiore (di Mantova) sito oltre il ponte dei Mulini - agendo costoro a nome dell'ospedale -; e di ottenere in cambio un appezzamento di terra edificabile, ed effettivamente edificato con una casa murata e coperta di coppi, che si trova nella città di Mantova nella contrada del Pozzo di Pensarola, presso terre di sua proprietà da un lato e confinanti con la strada dall'altro. Il signor capitano stabilì e decretò che i detti priore e confratelli e comunità dell'ospedale predetto, agendo per l'ospedale, possano permutare e dare in cambio detto appezzamento edificabile, ed effettivamente edificato, con detto Bonvesino, ricevendo in cambio il predetto appezzamento arativo e vignato; e stabilì e decretò che da parte di ambedue i contraenti l'acquisizione sia della maggiore efficacia possibile, e in conseguenza di cià si stipuli un contratto e un atto notarile di cambio e permuta così come richiede la forma di detto contratto, nonostante che il detto priore coi suoi confratelli e con la comunità dell'ospedale non siano assoggettati alla giurisdizione del comune di Mantova. Desiderando inoltre, e in piena consapevolezza stabilendo, che questa autorizzazione, e tutte e ciascuna le clausole annotate nel presente atto notarile ottengano e mantengano una effettiva e perpetua validità, così come se fossero uno specifico decreto di lui capitano (indirizzato al priore ai confratelli e all'ospedale da una parte e dall'altra al detto Bonvesino), da osservarsi integralmente da parte del podestà, degli anziani e degli officiali del comune; senza che abbia valore ostativo lo statuto posto sotto la rubrica delle alienazioni vietate inserito del volume degli statuti del comune di Mantova, e neppure qualsiasi altro statuto, riformagione, decreto, diritto, consuetudine o qualsiasi altra cosa; e in riferimento a ciascuno e tutti questi eventuali elementi ostativi presenti e futuri, per autorità e discrezionale decisione del sopra ricordato signor capitano si proceda ad abrogazione, o si deroghi, ai sensi di questo apposito ordine.
Fatto nel giorno di martedì 2 febbraio 1300, nella tredicesima indizione, alla presenza di Guido della Torre giudice, di Manfredo figlio di Guglielmo Assandri e di Butirone Bonacolsi testi convocati, a Mantova nella città vecchia, nella contrada di S. Maria Mater Domini, nella casa di abitazione del signor capitano.
E io Rolandino di Bertolone, notaio per autorità imperiale e scriba del detto signor capitano, presente a quanto sopra, per suo ordine scrissi e apposi il mio segno notarile consueto.

Commento

La signoria dei Bonacolsi si affermò a Mantova nel 1273, nel quadro di un complessivo riassestamento delle relazioni politiche intercittadine nell'Italia padana. Più o meno contemporaneamente, il partito guelfo fu cacciato da Verona (ove si consolidò l'egemonia di Mastino I e Alberto I della Scala) e da Mantova, ove fu conferito a Pinamonte Bonacolsi dapprima la carica di rector o podestà e successivamente quella di capitano del popolo (trasformata in capitaniato generale poco prima della morte, nel 1293). Gli successe Guido detto Botticella.

Il documento del 2 febbraio 1300 è promulgato dunque a ben 27 anni di distanza dall'inizio della signoria bonacolsiana. Di questo lungo arco di tempo occorre tener conto, per apprezzare la "tenuta" del ruolo dei notai: anche se occorre ricordare che - in assenza di un meccanismo ereditario, che fu sempre il punto debole dei regimi signorili italiani - non si deve necessariamente pensare a questi 27 anni come un continuum ininterrotto, nel quale si consolidino progressivamente pratiche di redazione documentaria condivise. Per certi versi, infatti, ad ogni avvicendamento di un signore all'altro il processo di creazione di un gruppo di collaboratori professionalmente preparati che sovraintendano alla documentazione deve ricominciare da capo.

In una occasione, nella rubrica 19 del libro VII degli statuti cittadini riformati dai Bonacolsi nel 1303, si menzionano tuttavia occasionalmente i "notarii dominorum Vicariorum", a comprova del fatto che questo gruppo di professionisti aveva conseguito, almeno in quella specifica congiuntura istituzionale, una certa stabilità e una certa visibilità.

Il documento in questione, che si può senz'altro definire come di ordinaria amministrazione, è naturalmente conservato nell'archivio dell'ente destinatario del provvedimento, l'ospedale cittadino di S. Maria Maggiore. Il signore (che agisce stando nella sua abitazione privata, alla presenza di uno scelto gruppo di collaboratori e parenti) autorizza infatti l'ente assistenziale a effettuare una permuta fondiaria con un privato cittadino.

Il rogatario del documento, Rolandino de Bertholono, è uno dei notai più prestigiosi e autorevoli della Mantova di fine Duecento; fa parte di una sorta di pool di notai, che ricoprono sovente le cariche comunali più rilevanti (compresa quella di "dictator comunis Mantue") e altrettanto spesso rogano documenti per conto del signore. Per la famiglia Bonacolsi, ad esempio, Rolandino de Bertholono partecipa alla stesura di alcuni fascicoli pergamenacei, che faranno successivamente parte del "liber Crucis" e del "liber Columpne": due cospicui volumi documentari, 'assemblati' dai Bonacolsi forse attorno al 1315 raccogliendo documentazione dei decenni precedenti. Non c'è una relazione preferenziale tra Botticella Bonacolsi e Rolandino de Bertholono (o altri notai parimenti autorevoli, come Adelberio Adelberi); non v'è personalizzazione, ma piuttosto intercambiabilità tra questi professionisti.

Le sue scelte redazionali sono esemplari di quella lunga transizione, nella quale la documentazione bonacolsiana si trova ancora a fine Duecento. I riferimenti alla pienezza dell'autorità del signore sono inequivoci. Si fa riferimento alla "plenitudo et arbitrium potestatis"; e dei due verbi dispositivi l'uno non è di carattere autoritativo ("concessit et irrevocabiliter licentiam exhibuit"), ma l'altro esprime con il "voluit et decrevit" la sostanza della volontà politica. Nella stessa direzione vanno le scelte formulari che autorizzano espressamente e formalmente la deroga allo statuto (sul quale il capitano esercitava l'arbitrium): indirizzandosi alle cariche di vertice del comune cittadino (podestà e anziani) e in generale agli officiali del comune, il capitano manifesta la volontà e in piena consapevolezza stabilisce ("de certa scientia decernens") che il contenuto di questo atto abbia piena efficacia "tamquam speciale decretum ipsius domini capitanei", come se si trattasse di un atto d'autorità indirizzato all'ospedale. L'elencazione delle possibili fattispecie di fonti di diritto e di testi normativi ai quali si deroga (statuti, riformagioni, decreti, consuetidini …) dimostra quanto pienamente il notaio padroneggiasse la materia. E tuttavia il documento in questione è un instrumentum notarile con tutti i crismi: introdotto dalla "intitulatio", certificato dal signum notarii. Vino nuovo, in otri vecchi; ma con una etichetta elegante, perché il testo dimostra piena padronanza grafica, non senza qualche ricercatezza.

Nella sottoscrizione, fra le varie soluzioni possibili, Rolandino de Bertholono sceglie quella della giustapposizione/affiancamento tra la sua qualifica di "imperiali auctoritate notarius publicus" e quella di "domini capitanei scriba" destinatario, da parte del Bonacolsi, di uno specifico iussus a redigere l'atto.

Bibliografia

A. BORGOGNO, Prime indagini sulla cancelleria mantovana al tempo della signoria, in "Ricerche medievali", 1 (1966), pp. 54-75.

G. GARDONI, L'esempio di Mantova, par. 3 di G. M. VARANINI, G. GARDONI, Notai vescovili del Duecento tra curia e città (Italia centro-settentrionale), in Il notaio e la città, a cura di V. Piergiovanni, Atti del convegno (Genova, 8-9 novembre 2007), Milano 2009, pp. 251-267.

P. TORELLI, Introduzione, in L'archivio Gonzaga di Mantova, I, Ostiglia-Verona 1920 (ristampa anastatica Bologna 1988), specie pp. XXIII-XXVII.

P. TORELLI, Capitanato del popolo e vicariato imperiale come elementi costitutivi della Signoria Bonacolsiana, in "Atti e memorie dell'Accademia virgiliana di Mantova", n.s., 14-16 (1921-23), pp. 73-221 (di cui le pp. 167-221 costituiscono una Appendice. Per un codice diplomatico mantovano).

G. M. VARANINI, I notai e la signoria cittadina. Appunti sulla documentazione dei Bonacolsi di Mantova fra Duecento e Trecento (rileggendo Pietro Torelli), in Scritture e potere. Pratiche documentarie e forme di governo nell’Italia tardomedievale (XIV-XV secolo), a cura di I. Lazzarini, sezione monografica di "Reti medievali - Rivista", IX (2008), http://www.storia.unifi.it/_RM/rivista/2008-1.htm#S_monografica.

Edizione, traduzione, commento: Gian Maria Varanini

Revisione redazionale e codifica: Gianmarco De Angelis