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Redazione in mundum da imbreviatura cancellata

1192 dicembre 4, [...], ad domum Olrici Spandevini

Adelasia figlia del fu Spandevino e moglie di Ugo de Dorato, in presenza di suo marito e di suo figlio Giacomo e di Filippo Tencapassa e di Giacomino figlio di Ruggero Tencapassa suoi congiunti, dichiara di avere ricevuto da Ardizzone Dorato trenta lire e un denaro di moneta imperiale o il doppio di terzoli per avere venduto, con il consenso del marito e dopo essere stata interrogata dai suoi parenti circa l'effettivo libero esercizio della sua volontà negoziale, una casa con tutti gli edifici posta in Meriato che fu un tempo di Dorato de Cannonica, fatta eccezione per la casa che fu di Alberto Patarino. Sulla casa venduta grava il fitto annuale di un lira di moneta pavese da pagare ai canonici di Santa Maria di Novara. Vende anche ad Ardizzone Dorato gli edifici edificati sulla porzione che fu di Alberto <Patarino> dal tempo dello iudicatum che <lo stesso Alberto> fece ai canonici […], beni su cui grava un fitto annuale di sei soldi da pagare agli stessi. Inoltre Ugo de Dorato e Giacomo suo figlio rinunziano in favore di Ardizzone a tutti i diritti che possono vantare sulla casa.

Originale [A] in Archivio Capitolare di Novara, Ministreria del foglio, Carte antiche, appendice, I, n. 871, con lacune nella parte centrale.

Ed.: Le carte dell'Archivio capitolare di Santa Maria di Novara, a cura di O. SCARZELLO, G. B. MORANDI, A. LEONE, vol. III (1172-1205), pp. 139-140, n. 597, (Biblioteca della Società storica subalpina, 80).

Testo

(ST) Anno dominice incarnationis millesimo centesimo nonagesimo secundo, indictione decima, die veneris qui est quartus mensis decembris. Ad domum Olrici Spandevini. Adalaxia filia quondam Spandevini uxor Ugonis de Dorato, in presentia viri et Iacobi filii sui et Phylippi Tencapasse et Iacobini filii Roglerii Tencapasse propinquorum suorum, manifestavit se accepisse nomine pretii ab Ardicione Dorato libras triginta et denarium I imperialium sive duplum terciolorum, pro quibus de consensu viri sui et cum interrogacione parentum fecit investituram et datum eidem Ardicioni nomine vendicionis de certa domo cum omnibus edificiis iacente in Meriato que fuit Dorati de Cannonica, preter illam que fuit Alberti Patarini, cum omni iure et utilitate sicut fuit Dorati et sicut Doratus tenuit et a [……] visus fuit et sibi pertinuit, reddendo fictum libram unam Papiensium omni anno cannonicis Sancte Marie. Similiter fecit datum ad proprium de omnibus hedificiis que sunt hedificata super partem que fuit Alberti a tempore iudicati quod fecit cannonicis infra aliis [….] hedificiis et de certa illius pa[…………] usque ad [……] que habet, reddendo fictum cannonicis solidos sex [………] et actiones super toto cessit et dedit. Coheret ei a mane Iacobus de […….], a sero Philipus […………], a monte via, a meridie canonici. Et quidem spopondit atque promisit ipsa Adalaxia, consensu viri et cum interrogacione parentum, per se suosque heredes eidem Ardicioni defendere et guarentare ipsam vendicionem omni tempore ab omni homine cum omnibus dispendiis et dampnis eidem Ardicioni et eius heredibus et cui dederint; et inde obligavit ei omnia sua bona pignori. Insuper Ugo de Doratus et Iacobus filius eius, consenciente patre filio, fecerunt finem et datum eidem Ardicioni de omni iure quod habebunt in ipsa domo totum si quod habebunt.

Interfuerunt testes Iacobus Siccus, Cantonus de Balduino, Petrus Alzalendena, Petrus Gorricius.
(ST) Ego Albricus de ser Petro notarius sacri palacii de mandato Guale Muricole consulis iusticie hanc cartulam abreviatam per Olricum de ser Petro notarium secundum tenorem scede bona fide scripsi, que sceda erat canzelata, et hoc michi precepit dictus consul ad peticionem Guidacii de Bremeo sindici capituli Sancte Marie Novariensis.

Traduzione

(Segno del notaio) Anno dell'incarnazione del Signore 1192, indizione decima, venerdì 4 dicembre. Nella casa di Olrico Spandevino. Adelasia figlia del fu Spandevino e moglie di Ugo de Dorato, in presenza di suo marito e di suo figlio Giacomo e dei suoi parenti Filippo Tencapassa e Giacomino figlio di Ruggero Tencapassa, dichiarò di avere ricevuto come prezzo da Ardizzone Dorato 30 lire e un denaro di moneta imperiale o il doppio in terzoli, denaro in cambio del quale, con il consenso di suo marito e dopo essere stata interrogata dai suoi parenti <circa l'effettivo libero esercizio della sua volontà negoziale>, investì e diede allo stesso Ardizzone in vendita una casa con tutti i suoi edifici posta in Meriato che era un tempo di Dorato de Cannonica, fatta eccezione per quella casa che fu di Alberto Patarino, con tutti i diritti e gli usi (utilitas) che erano connessi alla casa quando essa era di Dorato e [……], casa sulla quale grava un fitto annuale di una lira di moneta pavese da pagare ai canonici di Santa Maria. Allo stesso modo diede in proprietà tutti gli edifici posti sulla porzione che era di Alberto al tempo dello iudicatus che fece ai canonici […], pagando in fitto ai canonici sei soldi [………] cedendo la totalità delle azioni giudiziarie connesse. Confinano a oriente Giacomo de […….], a occidente Filippo […………], a settentrione la strada e a meridione i canonici. Adelasia giura e promette per se stessa e i suoi eredi, con il consenso di suo marito e il controllo dei suoi parenti, di difendere e garantire la vendita in favore di Ardizzone in ogni tempo e da ogni uomo, rimborsando tutte le spese e i danni che dovessero subire Ardizzone e i suoi eredi e coloro cui eventualmente i beni saranno stati dati; obbliga perciò in pegno in favore di Ardizzone tutti i suoi beni. Inoltre Ugo de Dorato e Giacomo suo figlio, con il consenso del padre al figlio, refutarono in favore dello stesso Ardizzone tutti i diritti che avrebbero potuto in futuro eventualmente vantare sulla casa.

Intervennero in qualità di testimoni Giacomo Secco, Cantono de Balduino, Pietro Alzalendena, Pietro Gorricio.
(Segno del notaio) Io Alberico di ser Pietro notaio del sacro palazzo su mandato di Guala Muricola console di giustizia questa cartula imbreviata da Olrico di ser Pietro notaio scrissi in buona fede rispettando il contenuto della scheda, che era cancellata. Feci questo perché me lo ordinò il detto console su richiesta di Guidacio de Bremeo procuratore del capitolo della chiesa di Santa Maria di Novara.

Commento

Anche in questo come in altri casi ciò che più interessa del documento appena visto non è il suo contenuto. Quest'ultimo, a dire il vero, non manca di attirare l'attenzione: si ha di fronte la vendita da parte di una donna del dominio utile su beni immobili, case, che erano venute nella sua disponibilità non si sa in quale modo e che in precedenza erano appartenute a persone che nel documento vengono indicate. Il dominio eminente, la proprietà spogliata dal possesso dei beni, spettava ai canonici di Santa Maria di Novara, ai quali vanno pagati dei fitti annuali, anch'essi accuratamente segnati nel documento. La donna, secondo una tradizione che ha antiche ascendenze nel diritto longobardo, agisce con il consenso di suo marito e di suo figlio e dopo essere stata interrogata, riguardo alla mancanza di coercizioni esercitate su di lei nell'esprimere la sua volontà negoziale, da suoi congiunti presumibilmente di parte paterna. Trascurerò altri particolari, per venire subito alle questioni che qui più interessano.

Si ha di fronte un esempio precoce, almeno in area subalpina, di autorizzazione da parte dell'autorità comunale alla estrazione di un originale da imbreviatura (il testo utilizza il termine, attestato anche altrove, sceda, che allude probabilmente a una minuta vergata non sulle pagine di un registro ma su un foglio singolo, riunito poi con gli altri contenenti minute dello stesso notaio in mazzetti: cfr. BARTOLI LANGELI, Pratiche e tecniche notarili, p. 38). Si tratta però di una situazione particolare: la sceda, come risulta dalla sottoscrizione del notaio "Albricus de ser Petro notarius sacri palacii", era canzellata, ovvero non annullata, cassata, ma percorsa da una lineatura, da tratti di penna, apposti per segnalare che da essa era stato già estratto un originale consegnato, con ogni probabilità, all'acquirente, Ardizzone Dorato (si veda COSTAMAGNA, La triplice redazione). È questa la ragione per cui venne sentito come necessario l'intervento dell'autorità pubblica, costituita dal comune di Novara nella persona del console di giustizia Guala Muricola: il console, su richiesta del procuratore (sindicus) del capitolo di Santa Maria di Novara Guidacio de Bremeo, autorizzò, anzi ingiunse (precepit) al depositario dei protocolli del notaio defunto di estrarre l'originale dalla sceda canzellata. L'autorità comunale agiva così come garante dell'assenza di ogni eventualità che interessi legittimi potessero essere lesi dall'iterata produzione dell'originale del documento. Per esigenze di chiarezza va aggiunto che tale garanzia andava esercitata in particolare quando il documento veicolava i termini di un contratto obbligatorio, che stabiliva il diritto di un soggetto a ricevere una prestazione (per esempio la restituzione di un prestito) in un punto del futuro fissato nel contratto: dietro la vendita di Adalaxia potrebbe esserci proprio un rapporto contrattuale di carattere obbligatorio, complesso e quindi composto di più momenti e documentato da più carte delle quali, se l'ipotesi fosse valida, si è conservata solo quella qui studiata (si veda il classico volume di Guido ASTUTI citato in bibliografia).

Un'ultima osservazione. Il depositario della sceda, e quindi dei protocolli o del mazzo delle schede del defunto notaio Olrico di ser Petro, è il notaio Alberico di ser Petro, ovvero, probabilmente, un congiunto del defunto notaio. Si ha qui una testimonianza, scontata ma interessante per la sua datazione alta, del percorso consueto di devoluzione dei protocolli, che è quello che segue le normali linee successorie: i protocolli del padre notaio vanno in eredità al figlio, o a un parente, notaio, in primo luogo e soprattutto per il loro valore patrimoniale. Il loro sfruttamento è soggetto a una rigida regolamentazione che, nella sua forma scritta, ci è testimoniata in linea di massima (ma c'è qualche eccezione) solo per i secoli XIV e XV.

Bibliografia

G. ASTUTI, I contratti obbligatori nella storia del diritto italiano. Parte generale, vol. I (e unico), Milano 1952.

A. BARTOLI LANGELI, Pratiche e tecniche notarili, in Francesco d'Assisi. Documenti e archivi. Codici e biblioteche. Miniature, Milano 1982, pp. 38-46.

G. COSTAMAGNA, La triplice redazione dell'instrumentum genovese, in ID., Studi di paleografia e diplomatica, Roma 1972 (Fonti e studi del Corpus membranarum Italicarum, IX), pp. 237-302.

Edizione, traduzione, commento: Antonio Olivieri

Revisione redazionale e codifica: Gianmarco De Angelis