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Copia autentica del 1364 (di privilegio imperiale del 1327 dicembre 15, Pisa)

1364 -

(S.T.) In nomine Domini amen. Anno Domini millesimo trecenteximo sexagesimo quarto, indicione secunda, die vigexima octava augusti. Hoc exemplum, sumptum ab autentico privilegii imperialis, dati Pissis, XVa die decembris, anno Domini millesimo CCCo vigeximo septimo, regni vero serenissimi principis et domini nostri, domini Ludovici, olim Romanorum regis et semper augusti, quarto decimo, bulato bulla cerea pendenti fillo serico iallo et rubeo, in qua bulla erat ymago maiestatis imperialis sedens in setio regalli et tenens in manu dextra crucem et in sinistra pomum rotundum cum cruce superius et circumquamque scripte erant littere infrascripti tenoris "Ludovicus Dei gratia Romanorum rex senper augustus" manu mei Guillelmi de Noxereto, notarii et canzellarii comunis Saone subscripti, discreto et sapienti viro domino Matheo de Mercatoribus de Sarzana, honorabili vicario domini potestatis et comunis Saone, insinuatum fuit et in eius presencia per me dictum Guillelmum notarium infrascriptum et Bonum Salicetum, notarium et canzellarium comunis Saone, et Dagnanum Reginam notarios infrascriptos diligenter et fideliter cum autentico originali lectum et abscultatum et quia ipse dominus vicarius novit presens exemplum cum auctentico concordari, ut adhibeatur presenti exemplo plena fides de cetero suam et comunis Saone ex parte publica auctoritatem interposuit et decretum.
(S.T.) Ego Dagnanus Regina de Saona, publicus imperiali auctoritate notarius, suprascriptum exemplum, sumptum per dictum Guillelmum ab auctentico imperialis privilegii, in presencia discreti et sapientis viri domini Mathei de Mercatoribus, iudicis et vicarii comunis Saone, unaa cum dicto Guillelmo et infrascripto Bono Saliceto notariis cum dicto auctentico dilligenter et fideliter abscultavi et quia utrumque concordare inveni, ideo de mandato dicti domini vicarii in testimonium premissorum in testem me subscripssi.
(S.T.) Ego Bonus Salicetus, notarius imperiali auctoritate, in presencia dicti domini vicarii, una cum suprascripto Dagnano et infrasubscripto Guillelmo de Noxereto notariis presens exemplum cum dicto auctentico diligenter abscultavi et quia utrumque perfecte concordare inveni, de mandato ipsius domini vicarii me subscripsi et signum meum aposui consuetum in testimonium premissorum. Anno Domini MoCCCoLXIIIIo, indictione IIa, die XXVIIIa augusti.
(S.T.) Ego Guillelmus de Noxereto, notarius sacri Imperii, suprascriptum exemplum, sumptum per me Guillelmum de Noxereto, notarium et canzellarium comunis Saone, ab auctentico predicto unaa cum suprascriptis Dagnano Regina et Bono Saliceto notariis, in presencia dicti domini vicarii, unaa cum dicto auctentico diligenter et fideliter ascultavi et quia utrumque concordare inveni, ideo de ipsius domini vicarii mandato et in testimonium premissorum in testem me subscripsi et signo meo consueto signavi.

M°CCC°LXIIII°, indictione secunda, die IIIa septembris. Similis insinuacio facta fuit coram reverendo in Christo patre et domino, domino Anthonio, Dei et Apostolice Sedis gratia episcopo Saonensi, et ascultacio dicti privilegii et quia hoc exemplum inventum fuit cum originali concordare et ipsum originale non abolitum, non canzellatum nec in aliqua sui parte suspectum, sed omni prorsus vicio et suspicione carere, ideo suam auctoritatem interposuit et decretum et sigili sui inprensione muniri mandavit in testimonium premissorum. Guillelmus de Noxereto, notarius et scriba in hac parte dicti domini episcopi Saonensis.

(S.T.) Anno Domini M°CCCLXIIII, indictione secunda, die XXVI septembris, in castro Cravaxio, presentibus testibus vocatis et rogatis venerabilibus viris dominis A., abbate Fructuariensi, G., abbate Bremetensi, et nobilibus viris dominis Bonifacio <et> Abellono de Cochonato, milittibus et comitibus de Radicate, sapienti viro, domino Thoma de Sotusrippa, vicario infrascripti domini marchionis, et aliis nobilibus, similis insinuacio et ascultacio dicti privilegii facta fuit coram illustribus principibus et dominis, dominis Iohanne, marchione Montisferrati, imperiali vicario etc., et domino Ottone, duce Brunsvicense, et quia hoc exemplum fuit inventum concordare cum originali prout (a) me notarium infrascriptum extitit perquisitum et omni prorsus vicio carere, dicti domini marchio et Otto suas auctoritates interposuerunt et decreta et in testimonium premissorum eorum sigilla apponi iusserunt. Et ego Guillelmus Cicolellus de Virolengo, publicus imperiali auctoritate notarius et canzellarius ipsius domini marchionis, de ipsis mandato me suscripsi et signo meo consuecto signavi.
(S.T.) Ego Iacobinus Capella de Liburno, publicus imperiali auctoritate notarius et scriba prefacti domini marchionis, hoc exemplum unaa cum dicto Guillelmo ascultavi et de mandato ipsius domini marchionis me subscripsi et signum meum apposui consuetum.

(a) Così per ut per

Nell'ambito di una controversia che vede a più riprese opposti i comuni di Savona e di Noli, relativamente alla giurisdizione sulla zona portuale di Vado e sul castello di Segno, il comune di Savona, nel 1364, produce una serie di copie autentiche di diplomi imperiali e di documenti relativi alla suddetta causa, i cui originali dovevano essere inviati all'imperatore Carlo IV per la riconferma dei privilegi concessi alla città dai suoi predecessori. Ci sono pervenute 14 copie che presentano un processo autenticatorio sostanzialmente identico e particolarmente complesso, articolato in tre diverse fasi comprese tra il 28 agosto e il 26 settembre 1364. Si presenta, a titolo di esempio, l'autentica della copia del diploma di Ludovico IV del 15 dicembre 1327 in cui a Savona è riconosciuto il possesso dei due borghi.
In una prima fase si procede alla scritturazione della copia che viene autenticata nell'osservanza delle formalità richieste dalla dottrina dell'epoca per le copie da prodursi in iudicio ut adhibeatur plena fides exemplo. Nell'esempio proposto, in calce alla copia, redatta il 28 agosto 1364 da Guglielmo de Noxereto, notaio e cancelliere del comune di Savona, che si sottoscrive con i notai Dagnano Regina e Bono Saliceto, si legge il verbale di autentica, nel quale dopo la minuziosa descrizione del sigillo, principale elemento di convalidazione dell'originale, (bulato bulla cerea pendenti fillo serico iallo et rubeo...), il notaio relaziona sulla procedura seguita, che ruota attorno a due momenti fondamentali: la verifica della conformità della copia all'originale, effettuata alla presenza del vicario del podestà e del comune di Savona, e l'attribuzione del pieno valore giuridico (plena fides) alla copia da parte dello stesso vicario.
Il ruolo dei tre notai sembrerebbe limitato alla redazione del testo del documento, alla verbalizzazione del processo autenticatorio e, come esplicitamente segnalato nelle sottoscrizioni, al loro intervento in qualità di testimoni (in testimonium premissorum in testem). Pertanto il momento cruciale dell'iter autenticatorio - ossia l'attribuzione del valore giuridico alla copia - è riservato esclusivamente al vicario del podestà che agisce in forza dell'autorità propria e del comune di Savona.

A pochi giorni di distanza, su sollecitazione di un qualche ripensamento riguardo alla credibilità della documentazione esemplata, il comune di Savona ritiene opportuno ricorrere all'autorità del vescovo per procedere a una seconda convalidazione.
Il 3 settembre 1364, il notaio Guglielmo de Noxereto, senza l'intervento di nessun altro notaio, ripete alla presenza del presule il rito dell'insinuatio, nel quale si deve riconoscere una sorta di presentazione (Similis insinuacio facta fuit coram ... episcopo Saonensi).
Nel formulario il notaio, oltre a certificare nuovamente la conformità della copia all'originale, mette in risalto un elemento che, pur non compreso nella Summa rolandiniana tra quelli di cui si deve tenere conto nelle pratiche di autenticazione, risulta comunque indispensabile per procedere all'exemplum: la perfetta integrità dell'originale che non suscita alcun sospetto di falsità (ipsum originale non abolitum, non canzellatum nec in aliqua sui parte suspectum, sed omni prorsus vicio et suspicione carere).
L'autentica si pone dunque a complemento di quella del 28 agosto, sia per quest'ultima specificazione, sia per l'intervento del vescovo che attribuisce, anche attraverso l'apposizione del proprio sigillo, una fides ancora più plena di quella che poteva avergli conferito l'autorità comunale.
A sottolineare la singolarità della procedura concorre il mancato utilizzo del signum da parte di Guglielmo de Noxereto. Ciò probabilmente è da collegare non a una banale dimenticanza, ma alla particolare situazione in cui si trova ad agire il notaio, come si intuisce dalla sottoscrizione dove rimarca l'eccezionalità del suo rapporto con il presule, circoscritto a questa prestazione (scriba in hac parte dicti domini episcopi Saonensis). Solo il sigillo vescovile rafforza l'autenticità della copia e non la figura giuridica dello scrivente che svolge esclusivamente la funzione di manus publica limitatamente alla scritturazione della formula autenticatoria. Con il coinvolgimento delle due massime autorità cittadine, l'iter autenticatorio si considerava definito e concluso, come si può desumere dalle modalità redazionali adottate per colmare lo spazio ancora utilizzabile della pergamena; rispetto alla precedente sottoscrizione il notaio infatti dilata l'interlinea e il modulo di scrittura rendendola maggiormente ariosa, tanto che il sigillo vescovile, di forma ogivale, rimane compresso tra l'ultima riga del testo e il bordo inferiore del supporto.

A questo punto un ulteriore scrupolo collegato alla particolare importanza della documentazione esemplata o qualche evento che ci rimane sconosciuto spinge il comune di Savona a tutelarsi maggiormente affinché l'autenticità di tale copia possa essere riconosciuta erga omnes senza alcuna riserva sugli elementi formali di convalidazione. Si procede così all'ultima fase di autenticazione che si conclude il 26 settembre 1364: la documentazione, è inviata a Chivasso, accompagnata da una littera testimonialis redatta il 20 settembre In castro Cravaxio il materiale riceve una terza convalidazione, ottenuta ancora una volta attraverso la pratica dell'insinuatio, alla quale partecipano il marchese di Monferrato Giovanni II, vicario imperiale, e Ottone di Brunswick, nominati arbitri della controversia dall'imperatore Carlo IV. Entrambi, in forza della loro autorità (suas auctoritates interposuerunt), offrono un'ulteriore garanzia di autenticità al documento e a testimonianza del processo autenticatorio ordinano di apporre i propri sigilli (et in testimonium premissorum eorum sigilla apponi iusserunt). In questa occasione la procedura parrebbe rafforzarsi anche attraverso la partecipazione, in funzione testimoniale, di un gruppo di personaggi di tutto rilievo: gli abati di Fruttuaria e di Breme, due esponenti della famiglia dei Cocconato, conti di Radicata, legati al marchese di Monferrato da un giuramento di fedeltà, il vicario dello stesso marchese e altri nobili (aliis nobilibus) non indicati nominativamente.
Complessivamente l'intervento dei notai, Guglielmo Cicolello de Virolengo e Giacomino Capella di Livorno (nel Vercellese), il primo, notarius et cancellarius, il secondo notarius et scriba del marchese di Monferrato, segue il consueto iter, che prevede la verifica della conformità della copia all'originale.
Le autentiche dei due notai - non previste, come si è già accennato, al momento della realizzazione delle fasi precedenti - devono adattarsi a uno spazio ormai limitato: la scrittura, che si dispone intorno al sigillo vescovile e si espande nei margini, si presenta addossata e di modulo molto piccolo, l'interlinea è estremamente ridotta e i due sigilli, in mancanza di spazio in calce al testo, sono impressi nel margine sinistro.
L'eccezionalità e la particolarità di questa procedura autenticatoria sono certamente da collegarsi all'importanza della documentazione esemplata e al rilievo della causa che il comune di Savona stava sostenendo, con il conseguente timore di vedere vanificati diritti acquisiti, o acquisibili, per riserve sugli elementi formali del dossier documentario che rimaneva in possesso del comune.
Non è tuttavia da escludersi che questa estrema cautela possa rilevare una situazione di debolezza dell'istituto comunale savonese, le cui cause non sono però facilmente ricostruibili.
Non si può ignorare, d'altra parte, un'analoga situazione, che ci può fornire qualche dato in più, verificatasi a Genova pochi anni prima (tra il 1360 e il 1362), in occasione della realizzazione di alcune copie di documenti relativi ai contrasti con la corona d'Aragona (cfr. la sentenza del 1360 giugno 21): le procedure autenticatorie, anche in questo caso atipiche e complesse, sembrano correlabili al clima di forte instabilità politica determinatosi a seguito dell'avvento del regime dogale. Questa instabilità potrebbe avere avuto delle ricadute anche sul comune savonese, contribuendo quantomeno a renderlo più attento e vigile riguardo alla credibilità delle proprie basi documentarie.

Bibliografia

A. ROVERE, Garanzie documentali e mutamenti istituzionali: il caso savonese del 1364, in "Atti della Società Ligure di Storia Patria", n.s., XXXV/1 (1995), pp. 145-178.