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Scritture estratte in pubblica forma da registro comunale

1208 gennaio 26 - febbraio 4, Vercelli, in consulatu; 1231 novembre 28, Vercelli, sub palacio comunis; 1230 marzo 13, Gazzo

1.

(ST) Anno dominice incarnationis milleximo ducenteximo octavo, indicione undecima, sexto die ante kalendas februarii. Presentibus infrascriptis testibus confessus fuit Iacobus de Amezone de Carexana quod tercia pars illius terre quam pater eius emit a Bocrone presbitero que est in territorio Carexane est comitis Ruffini de Lomello et quod ipse comes Ruffinus terciam partem precii illius terre soluit. Unde idem Iacobus eius nomine et nomine Petris(a) fratris sui fecit cessionem et datum ipsi comiti Ruffino nominative de omni iuri et actione reali et personali quod et quam habebant vel aliquo modo sibi pertinebat in tercia parte illius terre et quam terciam partem ipse comes tenet et possidet.
Actum in platea Vercellensi. Presentibus testibus Iacobo Vicecomite et Bonoiohanne Faxolio.
Postea vero quarto die februarii, in consulatu Vercellensi, presentibus testibus Iacobo de Carexana et iamscripto Bonoiohanne dictus Petrus frater predicti Iacobi predicta omnia confirmavit et laudavit et firma et rata habuit.
Ego Guilielmus notarius predictis omnibus interfui et scripsi.
(ST) Ego Dellinus filius quondam Petri sartoris qui cognomine dicebatur de Parixio notarius civitatis M(ediolani) parochie (b) Sancti Sebastiani hautenticum huius exempli vidi et legi et ut in eo continebatur ita et in isto legitur exemplo preter litteras vel sillabas plus minusve.

(a) Così nel testo

(b) por-

2.

(ST) Anno d(ominice) i(ncarnationis) MCCXXXI, indicione quinta, die tercio ante kalendas decembris. Dominus Opicio de Placencia (a) iudex et consul iusticieVercellensis precepit michi infrascripto Loarengo notario quatinus infrascriptum scriptum autenticarem et in publicam formam reddigerem extractum (b) de libro comunis, in quo libro sunt scripti camparii civium et millitum (c) civitatis et episcopatus Vercellensis.
Tenor cuius scripti talis est:

Isti sunt camparii domini comitis Ruffini de Langusco per se et suos nepotes et per dominum Hostach<i>um de Carexana et per filios cundam (d) Dionixii Pillicie et per Petrum de Benivollio per se et per suos homines et per Manfredum Cagniollum, videlicet Pasutus et Iohannes Renzus et Iohaninus de Pomario qui iuraverunt campariciam loci Carixiane et Gazii ad postullationem ipsorum et qui fuerunt electi per ipsos dominos.

Actum sub palacio comunis Vercellensis, coram testibus Guidone de Garbania et Unricus Maxilla.
Ego Loarengus de Serra notarius hanc cartam scripsi.
(ST) Ego Dellinus filius quondam Petri sartoris qui cognomine dicebatur de Parixio notarius civitatis M(ediolani) parochie (e) Sancti Sebastiani hautenticum huius exempli vidi et legi et ut in eo continebatur ita et in isto legitur exemplo preter litteras plus minusve vel sillabas.

(a) Placencio

(b) extracto

(c) Così nel testo

(d) Così nel testo

(e) por-

3.

(ST) Anno a nativitate Domini milleximo ducenteximo trigeximo, indicione tercia, die mercurii terciodecimo die mensis marcii. Cum dominus Ruffinus comes de Lomello qui habitat in Langosco stat per Gazium cum aliis pluribus hominibus, invenit Guilielmum de Gulasien qui habitat ad turrim de Gazio et Zanebonum filium eius et Ottonem Bellinum filium Guilielmi de Samarago incidentes ligna inter nemus sive buschum de Gazio. Ivit ad eos et pignoravit et abstulit falzonos et portavit. Et inde dictus Ruffinus comes hanc cartam fieri iussit.
Actum in Gazio. Interfuerunt dominus Thomas, Vercellonus Crosta (a) testes.
Ego Iacobus notarius interfui et scripsi.
(ST) Ego Dellinus filius quondam Petri sartoris qui cognomine dicebatur de Parixio notarius civitatis M(ediolani) parochie (b) Sancti Sebastiani hautenticum huius exempli vidi et legi et sicut in eo continebatur ita et in isto legitur exemplo preter litteras vel sillabas plus minusve.

(a) interpunzione tra i nomi di persona incerta

(b) por-

Il notaio milanese Dellino figlio del defunto Pietro de Parixio redige copia autentica di tre documenti vercellesi tràditi in anni diversi dai notai Guglielmo, Loarengo de Serra e Giacomo. Le tre copie autentiche si susseguono, separate da un breve spazio bianco, su una stessa pergamena della quale resta in basso un ampio spazio bianco. Tutti i signa tabellionis presenti sono del notaio Dellino, che non ha riprodotto i signa dei rogatari degli originali. Dal contenuto dei tre documenti risulta inoltre evidente che le copie autentiche sono state apprestate per costituire elementi di prova in una disputa giudiziaria che coinvolge il conte Ruffino di Lomello, detto anche di Langosco.

Le tre copie autentiche, benché si trovino sulla medesima pergamena, sono tra loro autonome: tutte sono aperte dal signum del notaio Dellino e chiuse dalla sottoscrizione di quest'ultimo. Le sottoscrizioni sono tra loro identiche. Dellino definisce se stesso nel modo consueto per i notai milanesi: indica il suo nome, il nome, mestiere e 'cognome' di suo padre, si definisce notaio di Milano e indica la sua parrocchia di residenza. Seguono poi le dichiarazioni consuete relative alla esecuzione della copia autentica.

I documenti esemplati constano di una dichiarazione del 1208 in favore del conte Ruffino di Lomello relativa a una terra sita nel territorio di Caresana a lui appartenente; di un estratto in pubblica forma da un registro comunale "in quo (...) sunt scripti camparii civium et millitum civitatis et episcopatus Vercellensis", estratto operato su un brano relativo ai campari di Caresana e Gazzo, i quali sono con ogni evidenza campari di alcuni proprietari dei due luoghi, primo dei quali il conte Ruffino detto nell'estratto 'di Langosco'; di un verbale fatto redigere dallo stesso Ruffino ("Et inde dictus Ruffinus comes hanc cartam fieri iussit") da Giacomo notarius riguardante il sequestro da lui operato della legna che alcuni uomini erano stati sorpresi a tagliare nel bosco di Gazzo.

Le tre copie autentiche vennero eseguite senza adottare particolari formalità: esse sono prive di una dichiarazione iniziale contenente notizia di un incarico ricevuto dal notaio esecutore della copia; sono quindi aperte semplicemente dal signum tabellionis del notaio esemplatore e chiuse dalla sua sottoscrizione, non supportata da quelle di altri notai testimoni e garanti della correttezza dell'operazione di copia, come in genere avveniva.

Ciò che si vuole qui porre in particolare rilievo è la presenza tra i tre documenti in copia di un estratto autentico di un libro comunale. Si tratta di un registro, come già si è detto, nel quale erano stati elencati i nomi dei campari dei cittadini e dei milites della città e della diocesi di Vercelli. Si tratta, come l'estratto chiarisce bene, di campari nominati dai domini (detentori di diritti di proprietà e/o di diritti signorili nel contado vercellese), campari i quali prestano, forse al comune di Vercelli, un giuramento di camparicia. Il comune di Vercelli registra i loro nomi, registra i nomi dei domini al cui servizio si pongono e i nomi dei luoghi sui quali esercitano il loro servizio. Il registro comunale risulta un documento dal quale possono essere estratti brani da presentare come prove in giudizio: in questo caso, si è alla fine di novembre del 1231, ed è il giudice e console di giustizia di Vercelli Opizzone di Piacenza a ordinare al notaio Loarengo de Serra di redigere in pubblica forma un estratto dal libro appena detto.

L'estrazione di copie di brani di registri comunali è una procedura nota, affermatasi in Italia settentrionale già da alcuni decenni (Cfr. per es. Gli atti del comune di Milano nel secolo XIII, I, p. 66, n. 45; p. 96, n. 68; pp. 305-307, nn. 202-204) e ampiamente praticata in seguito. Il trecentesco liber iurium del comune di Vercelli detto dei Biscioni, per fare un esempio, è assai ricco di tali estratti, utilizzati per sostenere rivendicazioni territoriali della città di Vercelli ormai compresa nel dominio visconteo (Si vedano gli estratti dai Biscioni posti in appendice a BAIETTO, La politica documentaria, pp. 517-528). Se la questione del carattere autentico dei registri comunali non mi sembra possa essere seriamente messa in discussione, va detto d'altra parte che l'autenticità dell'estratto non ha nulla a che fare con l'autenticità del registro da cui si toglie il brano. Il notaio infatti, agendo su ordine di un magistrato comunale, si fa garante della corrispondenza esatta, preter litteram vel punctum, tra il tenore della copia e il tenore che il brano copiato ha nel registro da cui si copia, e pone l'estratto in pubblica forma; in modo non diverso quando raccoglie e pone in pubblica forma una testimonianza in un processo, in un qualsiasi processo, garantisce soltanto che quanto ha scritto corrisponde esattamente al tenore della deposizione orale del testimone, e non riguardo alla credibilità della testimonianza verbalizzata.

Bibliografia

Gli atti del comune di Milano nel secolo XIII, a cura di M. F. BARONI, vol. I: 1217-1250, Milano 1976.

L. BAIETTO, Scrittura e politica. Il sistema documentario dei comuni piemontesi nella prima metà del secolo XIII, (Parte I-II), in "Bollettino storico-bibliografico subalpino", XCVIII (2000), pp. 105-165, 473-528 [Disponibile anche on line: Reti medievali - Biblioteca, http://centri.univr.it/RM/biblioteca/SCAFFALE/b.htm#Laura%20Baietto; Scrineum - Biblioteca, http://scrineum.unipv.it/biblioteca/biblioteca-baietto.html].