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Testimonianza giudiziaria di notaio con presentazione di imbreviatura e sua copia

1209 agosto 4, Vercelli, in camera palatii comunis

Il notaio Nicola di Pontestura, interrogato sotto giuramento dal podestà di Vercelli Uberto de Oçola se avesse mai redatto un istrumento relativo a un contratto fatto da Bonifacio marchese di Monferrato o da suo figlio Guglielmo con Anselmo Musso di Pacilianum sui luoghi di Arliatum e Treville, risponde di aver fatto un istrumento la cui imbreviatura scritta di sua mano mostra al podestà, imbreviatura il cui tenore segue inserto:
Bonifacio marchese di Monferrato e suo figlio Guglielmo investono in feudo Anselmo di Pacilianum figlio di Ottone Musso di Aregla e Treville con i diritti che Bonifacio vi deteneva, fin tanto che Bonifacio o i suoi eredi non avranno restituito ad Anselmo le cento lire che il marchese dichiara di dovergli.
Il notaio Nicola quindi, dopo aver mostrato l'imbreviatura al podestà, giura che il contenuto del contratto corrisponde in tutto e per tutto a quanto si legge nell'imbreviatura; giura inoltre di non aver scritto per i marchesi nessun'altro istrumento riguardo ai predetti luoghi che coinvolgesse il predetto Anselmo e di aver scritto la predetta imbreviatura di sua mano.

Originale (A') in LdA, I, cc. 166v-167r scritto dal notaio Ambrosius Ansisus su ordine del rogatario Rufinus Oriolius (a c. 166v, sul margine sinistro, rifilato, accanto al signum tabellionis iniziale: "[...] XXVII"; a c. 167r, sul margine sinistro accanto al signum tabellionis finale di Ambrosius Ansisus: "Oriolii"); originale (A") in LdA, II, cc. 193v-194r scritto dal notaio Paxius Ansisus su ordine del rogatario Rufinus Oriolius (a c. 193v, sul margine sinistro accanto al signum tabellionis iniziale: "XXVII"; a c. 194r, sul margine sinistro accanto al signum tabellionis finale di Paxius Ansisus, leggibile con lampada di Wood sotto una macchia di umidità: "Oriolii").

Ed.: Il Libro degli Acquisti del Comune di Vercelli, a cura di A. OLIVIERI, vol. II (in due tomi) de I libri iurium duecenteschi del comune di Vercelli, edizione diretta da G. G. FISSORE, Roma 2009 (Fonti per la storia dell'Italia medievale, Antiquitates, 25/II), pp. 442-444, n. 238.

I luoghi scomparsi del basso Monferrato citati in questo documento dovevano tutti trovarsi nella zona prossima a Pacilianum (villaggio di notevole rilievo funzionale, poi scomparso ma sito presso l'attuale San Germano: si veda SETTIA, Monferrato. Strutture di un territorio medievale, Torino 1983, pp. 148-53) e a Treville (gli unici due luoghi menzionati in questo documento individuabili con precisione). Anche Marençana doveva essere situata nei paraggi: si veda SETTIA, op. cit., p. 74 e nota 86 e p. 184 nota 134.

Testo

(ST) Anno dominice incarnationis milleximo ducentesimo nono, indicione duodecima, quarto die mensis augusti. Nicolaus notarius de Ponte Sturie, rogatus et inquisitus atque sub debito sacramenti coniuratus a domino Uberto de Oçola Vercellensi potestate ut diceret ei veritatem si ipse aliquod instrumentum fecerat de aliquo (a) contractu quem cum Anselmo Musso de Paciliano fecisset condam dominus Bonifatius marchio de Munteferrato vel dominus Guilielmus filius eius de loco Arliati et Triville, respondit et dixit ei quod fecerat quoddam instrumentum et eiusdem instrumenti protocollum sive abriviaturam propria manu ipsius Nicolai notarii scriptam predicte potestati exibuit, cuius protocolli sive abriviature hic est tenor:

Anno dominice incarnationis milleximo ducentesimo secundo, indicione quinta, die iovis qui est primo die augusti. In loco Marençana. Presentia bonorum hominum quorum nomina subter leguntur, per lignum quod tenebat in sua manu dominus Bonifatius marchio Montisferrati, filius eius Guilielmus marchio investivit Anselmum de Paciliano filius(b) Oto (b) Mus in rectum feudum nominative de Areglae et de Trivilla et de foro et de bando et de ter- //[167r] tium (b) et de fictum (b) et de omni honore sicuti dominus Bonifatius habebat et possidebat (c) tali modo et pacto ut ipse Anselmus et eius heredes habeant et teneant et possideant tantum quod ipse dominus Bonifatius et heredes eius rediderit libras centum quas confessavit se debere predicto Anselmo de Paciliano. Interfuerunt testes Oto de Grafan, Bonusiohannes de Maluengo, Guido Coloni, Alinerius Vercellensis becar<ius>.

§ Predictam autem exibitionem dictus Nicolaus notarius fecit in camera palatii comunis Vercellensis, in presentia domini Caçuli iudicis et asesoris predicte potestatis atque Petri Curati de Mediolano et Boniiohannis Mangini et Alberti de Tetavegla et Ugutionis fratris eius. Et ibidem in iamscriptorum omnium presentia et coram ipsa potestate idem Nicolaus notarius iuravit ad sancta Dei evua<n>gelia quod tenor iamscripti contractus ita est in omnibus et per omnia ut supra in predicto protocollo sive abriviatura legitur et (d) quod nullum aliud instrumentum ipse scripsit vel fecit de aliquo contractu quem fecissent predicti marchiones vel aliquis eorum de predictis locis vel de aliquo illorum cum predicto Anselmo et quod ipsam abriviaturam sive protocollum predicti contractus quam ipse exhibuit sua propria manu scripsit.

(ST) Ego Ambrosius notarius iussu Rufini notarii hanc cartam scripsi. (ST) Ego predictus Rufinus notarius hanc cartam scribi feci et subscripsi. //

(a) A" così; A' alio

(b) A' e A" così

(c) A' habebant et possidebant; A" habebant et possidebat

(d) A" così; A' manca

Traduzione

(Segno del notaio) Nell'anno dell'incarnazione del Signore 1209, indizione dodicesima, il 4 di agosto. Il notaio Nicola di Pontestura, richiesto in giudizio sotto il dovuto giuramento dal podestà del comune di Vercelli Uberto de Oçola di dirgli la verità, se avesse cioè fatto un istrumento concernente un contratto stipulato da Bonifacio marchese di Monferrato o da suo figlio Guglielmo con Anselmo Musso di Pacilianum riguardo alle località di Arliatum e di Trevilla, rispose dicendogli che egli aveva effettivamente fatto un istrumento in tal senso, e di quell'istrumento esibì al predetto podestà l'imbreviatura scritta di sua propria mano, il cui contenuto è il seguente:

Nell'anno dell'incarnazione del Signore 1202, indizione quinta, giovedì 1° agosto. Nel luogo di Marençana. Alla presenza delle persone eminenti sotto elencate, mediante un legno che teneva in mano Bonifacio marchese di Monferrato, con suo figlio Guglielmo marchese, investì in feudo Anselmo de Paciliano figlio di Ottone Musso dei luoghi di Areglae e Trivilla con tutti i diritti di giurisdizione e il diritto del terzo e del fitto e di ogni altro honor così come lo possedeva in precedenza il marchese Bonifacio, con il patto che Anselmo e i suoi eredi mantengano il feudo fintanto che il detto Bonifacio e i suoi eredi abbiano restituito le cento lire che egli ha dichiarato di dovere al detto Anselmo. Sono intervenuti in qualità di testimoni Ottone de Grafan, Bongiovanni de Maluengo, Guido Coloni, Alinerio macellaio di Vercelli.

§ Il notaio Nicola fece la predetta presentazione in un locale del palazzo del comune di Vercelli, alla presenza di Caçulus giudice e assessore di detto podestà nonché alla presenza di Pietro Curato di Milano e di Bongiovanni Mangino e Alberto de Tetavegla e del di lui fratello Uguzzone. E ivi, alla presenza dei sopraddetti e del podestà il notaio Nicola giurò sui Vangeli che il tenore del suddetto contratto corrispondeva in tutto e per tutto a quanto si leggeva nell'imbreviatura predetta; e, inoltre, che egli non aveva scritto né fatto alcun altro istrumento concernente un contratto che avrebbero fatto con il predetto Anselmo i predetti marchesi ovvero uno di essi riguardo ai detti luoghi o a uno di quelli; e, ancora, che aveva scritto di sua propria mano l'imbreviatura, da lui esibita, del predetto contratto.
(Segno del notaio) Io Ambrogio <Ansisus> notaio su ordine di Ruffino <Oriolius> notaio ho scritto questo documento.

Commento

Nel documento oggetto di questa scheda, un verbale di deposizione giudiziaria, si legge che al principio del mese di agosto del 1209, nel palazzo comunale di Vercelli, un notaio monferrino, Nicola di Pontestura, venne interrogato sotto giuramento dal podestà di Vercelli Uberto de Oçola se avesse mai fatto un istrumento ("aliquod instrumentum") relativo a un contratto tra un tal Anselmo Musso di Pacilianum (località scomparsa posta nei pressi di Casale Monferrato) da una parte e il defunto Bonifacio marchese di Monferrato e il di lui figlio Guglielmo dall'altra. Il notaio rispose positivamente: sì, aveva fatto un istrumento del genere ("respondit … quod fecerat quoddam instrumentum"), e di quell'istrumento esibì al podestà "protocollum sive abriviaturam propria manu (…) scriptam". Alla risposta del notaio segue nel documento il tenor del protocollum sive abriviaturam inserito dal notaio del comune di Vercelli Ruffino Oriolius.

Il carattere di imbreviatura - e non quindi di instrumentum perfetto, completo nel formulario e dotato di tutte le publicationes, ovvero di tutte quelle clausole che, secondo il Tractatus notularum di Rolandino, "publicam et auctenticam et fide dignam reddunt scripturam" (SARTI, Publicare - Exemplare - Reficere, p. 638) - dell'inserto emerge in modo chiarissimo: sebbene la formula dell'investitura effettuata mediante un oggetto simbolico, per lignum, sia chiaramente espressa, i nomi degli attori del negozio sono disposti nello scritto alla bell'e meglio, senza neppure una congiunzione che separi nomi e titoli di Bonifacio dai nomi e titoli del figlio Guglielmo, senza rispettare le regole della flessione nominale - "Anselmum", p. es., è "filius Oto Mus", ecc. - e articolando in modo molto sintetico i termini della concessione, che di fatto risulta essere una concessione temporanea di rendite di natura signorile a remunerazione di un mutuo concesso da Anselmo ai marchesi.

Dopo l'inserto il verbale riprende precisando che l'esibizione dell'imbreviatura era avvenuta in un luogo specifico ("in camera palatii comunis Vercellensis") di fronte a qualificati testimoni. Di fronte a queste stesse persone, nello stesso ambiente, il notaio Nicola giurò che il contratto che aveva documentato non comprendeva altri termini oltre quelli che si potevano desumere dall'imbreviatura; giurò inoltre che non aveva redatto altri istrumenti relativi a quei luoghi del Monferrato tra il detto Anselmo e i marchesi e ribadì, infine,

"quod ipsam abriviaturam sive protocollum predicti contractus quam ipse exhibuit sua propria manu scripsit".

Il notaio svolge dunque una doppia funzione di testimone: interrogato in quanto notaio se avesse fatto un certo istrumento risponde positivamente ed esibisce al podestà l'imbreviatura dell'istrumento stesso, di cui nel verbale segue copia autentica; giura poi, sempre nella sua qualità di notaio, che oltre a quell'imbreviatura, da lui scritta propria manu, non esisteva altro istrumento scritto da lui che riguardasse le medesime persone e luoghi. Dunque Nicola esibisce l'imbreviatura nell'ambito di una testimonianza complessiva, una deposizione che si giova della strumentazione notarile come elemento di integrazione della viva vox del testimone. Alla domanda formulata dal podestà di Vercelli Uberto de Oçola il notaio dà quindi una risposta complessa ma, per così dire, unica: ho documentato quel tale contratto, questa ne è l'imbreviatura scritta di mia proopria mano, né ho scritto altro che sia riferibile alla medesima questione.

Se le modalità nelle quali si articola la testimonianza e gli adempimenti giudiziari a cui essa dà luogo (l'inserimento della copia dell'imbreviaura nel verbale giudiziario) sono sufficientemente chiari, andrebbero invece precisati i presupposti di carattere giuridico sui quali poggiavano certi comportamenti giudiziari. In ogni caso si deve porre in rilievo che il notaio, coinvolto in un accertamento giudiziario in quanto rogatario di documentazione che interessa l'indagine (gli viene domandato dal podestà di Vercelli se avesse fatto "aliquod instrumentum" ecc.), risponde sia in quanto responsabile della redazione del documento ("dixit ei quod fecerat quoddam instrumentum"), sia in quanto titolare dell'imbreviatura che esibisce al podestà ("eiusdem instrumenti protocollum sive abriviaturam propria manu ipsius Nicolai notarii scriptam predicte potestati exibuit"). È di quest'ultima che viene inserta copia nel verbale.
Il fatto che indagini come questa toccassero punti sensibili del rapporto complesso tra il notaio e gli attori cui ora si alludeva, e tra questi e i prodotti dell'attività notarile, è posto in evidenza dai raffinati tecnicismi impiegati dal notaio comunale che verbalizzò la deposizione. Nicola notarius de Ponte Sturie in quell'agosto 1209 fu inquisitus dal podestà del comune di Vercelli Uberto de Oçola

"ut diceret ei veritatem si ipse aliquod instrumentum fecerat de aliquo contractu quem cum Anselmo Musso de Paciliano fecisset condam dominus Bonifatius marchio de Munteferrato vel dominus Guilielmus filius eius de loco Arliati et Triville".

La distinzione tra contractus e instrumentum, pur essendo scontata ai nostri occhi, è espressa con chiarezza e con altrettanta chiarezza è espressa, nella risposta di Nicola, la distinzione tra instrumentum e eiusdem instrumenti protocollum sive abriviaturam. Distinzione che viene più avanti ribadita, aggiungendo una sfumatura forse di maggiore sottigliezza, quando, ripreso dopo l'inserto il verbale della deposizione di Nicola, quest'ultimo giura sulla coincidenza tra il tenor contractus e, si direbbe, il tenor protocolli:

"idem Nicolaus notarius iuravit ad sancta Dei evuangelia quod tenor iamscripti contractus ita est in omnibus et per omnia ut supra in predicto protocollo sive abriviatura legitur".

Si sarebbe potuta dare insomma, e Nicola con il suo giuramento la escludeva, una differenza tra il reale contenuto del contratto e quanto di esso era stato messo per iscritto, oppure una distribuzione dei contenuti del rapporto negoziale fra le parti in più imbreviature, cosa che Nicola escludeva giurando "quod nullum aliud instrumentum ipse scripsit vel fecit de aliquo contractu quem fecissent predicti marchiones vel aliquis eorum de predictis locis vel de aliquo illorum cum predicto Anselmo". Altre ipotesi si potrebbero avanzare, ma non ci sembra opportuno procedere oltre in assenza di dati concreti.
Sappiamo, quindi, che le autorità comunali domandarono a Nicola se avesse mai fatto un istrumento relativo a un certo contratto, domanda alla quale rispose positivamente esibendo l'imbreviatura da cui era stato tratto l'istrumento; sappiamo che le medesime autorità si procurarono una copia autentica di tale imbreviatura facendola inserire entro un verbale di interrogatorio di cui costituisce il nucleo fondamentale; sappiamo anche che Nicola, interrogato su alcune circostanze della sua attività notarile, rispose precisandone i termini.
Sappiamo anche però, con ragionevole certezza, che cosa le autorità comunali non pretesero, forse semplicemente perché non potevano: non pretesero di avere l'instrumentum dell'imbreviatura che Nicola aveva esibito, non pretesero insomma che egli da quella imbreviatura estraesse un mundum. Ciò probabilmente avrebbe oltrepassato i limiti del legittimo; limiti definiti, è vero, dalla consuetudine, ma non perciò meno saldi: erano i confini entro i quali si esplicava l'autonomia dei rapporti contrattuali tra privati. Il notaio, infatti, esercitava certo un monopolio sulle procedure in grado di trarre dall'imbreviatura un instrumentum publicum, ma poteva avviare tali procedure soltanto su impulso dei committenti e degli aventi causa: ciò vale in modo particolare quando si tratti di obbligazioni creditizie.

Bibliografia

N. SARTI, "Publicare" - "Exemplare" - "Reficere". Il documento notarile nella teoria e nella prassi nel XIII secolo, in Rolandino e l'ars notaria da Bologna all'Europa, Atti del Convegno internazionale di studi storici sulla figura e l'opera di Rolandino (Bologna, 9-10 ottobre 2000), a cura di G. Tamba, Milano 2002, pp. 611-665.

Edizione, traduzione, commento: Antonio Olivieri

Revisione redazionale e codifica: Gianmarco De Angelis