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Ordine comunale di redazione in mundum da protocollo di notaio defunto

1281 luglio 14 Vercelli, sub palacio comunis

1.

(ST) Anno dominice incarnationis MCC octuagesimo, indicione VIII, die iovis XX mensis octubris. Frater Anricus camerlengus Sancti Andree nomine capituli infrascripti dedit et concessit Antonio de Rico de Veurono licenciam intrandi et piscandi in lacum Veuroni pro tribus partibus honoranciarum, pro qua piscaria promisit dare solidos decem Papiensium ad sanctum Michaelem proximum. Quam piscariam debeat tenere hinc ad festum omnium sanctorum cum expensis, obligacionibus et renunciacionibus. Quam piscariam promisit defensare.
Presentibus testibus Bartholomeo Crivella et Nicolao de Pasquario.
(ST) Ego Lafranchus de Rodulfo notarius iussu domini Iacobi de Roncarolio iudicis et consulis iusticie Vercellensis hanc cartam de prothocollo condam Albertoti de Pasquario notarii de Veurono ad instar ipsius prothocolli exemplavi et scripsi.

2.

(ST) Anno dominice incarnationis milleximo ducentesimo octuagesimo, indicione VIII, die iovis XX mensis octubris. Frater Anricus camerlengus de Sancto Andrea Vercellensi suo nomine et capituli Sancti Andree dedit licenciam intrandi et piscandi in lacu de Veurono pro tribus partibus de honoranciis castri Veuroni (a) et pro XVI partibus et pro XXXII partibus de rivera de Alice Roglerio Leboro et fratribus. Pro qua piscaria ipse Roglerius promisit dare solidos quinquaginta Papiensium ad kalendas madii proximas cum espensis, obligacionibus et renunciacionibus. Et ideo ut supra legitur ipse frater Anricus promisit deffensare.
Presentibus testibus Iacobo Gamba et Anrico becario.
(ST) Ego Lafranchus de Rodulfo notarius iussu domini Iacobi de Roncarolio iudicis et consulis iusticie Vercellensis hanc cartam de prothocollo condam Albertoti de Pasquario notarii de Veurono ad instar ipsius prothocolli exemplavi et scripsi.

(a) castri Veuroni in sopralinea, inserito mediante segno di richiamo

3.

(ST) Anno dominice incarnationis milleximo CC LXXXI, indicione nona, die lune XIIII mensis iulii. Dominus Iacobus de Roncarolio iudex et consul iusticie Vercellensis precepit Lafrancho de Rodulfo notario quatinus faciat instrumenta quedam pertinencia monasterio et conventui ecclesie Sancti Andree Vercellensis et abreviata per manum condam Ubertoti de Pasquario notarii ad instar protocolli ipsius Ubertoti.
Actum sub palacio comunis Vercellensis, coram testibus Guillelmo Copario et Liprando (a) de Meleto.
(ST) Ego Ambroxinus de Attino notarius scripsi.

(a) -p- sovrascritta a s

Ancora sulla estrazione di documenti da protocolli di notai defunti. Questa volta però l'episodio è della seconda metà del Duecento ed è articolato in modo più chiaro rispetto agli esempi di inizio secolo. Più chiaro ma, mi sembra, non diverso per i caratteri essenziali. Ricostruiamo la vicenda nei suoi elementi essenziali: il 20 ottobre del 1280 il monastero di Sant'Andrea di Vercelli, una canonica vittorina fondata dal famoso cardinale Guala Bicchieri nel 1219 (Ferraris, L'ospedale di S. Andrea di Vercelli, pp. 49-58), concede diritti di pesca nel lago di Viverone a due individui facendo rogare l'istrumento relativo alla concessione dal notaio Albertoto de Pasquario. Costui muore dopo il 20 ottobre, senza avere consegnato alla canonica i munda, ovvero gli originali su pergamena, dei due istrumenti. La canonica però sente il bisogno di averli e, essendo morto il rogatario, si rivolge al giudice e console di giustizia di Vercelli Giacomo de Roncarolio perché autorizzi il notaio Lanfranco de Rodulfo a estrarre dai protocolli del defunto Albertoto i due istrumenti che le interessano. È probabile che il notaio Lanfranco fosse il depositario dei protocolli del defunto notaio Albertoto. In ogni caso ciò che più interessa osservare, in una procedura che non presenta particolarità degne di nota, è che la canonica di Sant'Andrea non si procura semplicemente, grazie all'autorizzazione del giudice del comune di Vercelli, i due originali di cui ha bisogno ma anche, in un istrumento autonomo e vergato sulla stessa pergamena nella quale sono stati estratti i due originali in questione, l'autorizzazione del magistrato cittadino all'estrazione delle due carte dal protocollo del notaio defunto. Tale autorizzazione è redatta in pubblica forma dal notaio Ambrogino de Attino, che ritrae il giudice Giacomo de Roncarolio, operante sub palacio comunis Vercellensis, nell'atto di ordinare (precepit) al notaio Lanfranco de Rodulfo di 'fare', ovvero di redigere in pubblica forma, certi istrumenti di pertinenza del monastero di Sant'Andrea imbreviati da un notaio ormai defunto estraendoli fedelmente dal protocollo, ad instar protocolli, del defunto. Il notaio Ambrogino de Attino è, con ogni probabilità, un notaio addetto agli uffici giudiziari del comune di Vercelli: nei suoi protocolli, se si fossero conservati, si troverebbero, mescolati alla serie degli acta giudiziari, documenti simili a quello conservatosi nella pergamena qui edita.

Sembra evidente che la presenza dell'atto giudiziario redatto in pubblica forma in calce alla pergamena che reca i due istrumenti sia stato posto a testimonio e difesa della legittimità dell'operazione di estrazione di originali da registro di notaio defunto compiuta dal notaio Lanfranco de Rodulfo. Il problema redazionale che pone la presenza dell'atto giudiziario nella stessa pergamena dove si trovano, in alto, i due originali è di facile soluzione. I tre documenti risultano disposti in una scansione regolare, priva di forzature: ne consegue che la sequenza che essi hanno sulla pagina deve corrispondere alla sequenza cronologica della loro messa per scritto. Lanfranco de Rodulfo redige in sequenza i due munda che interessano la canonica di Sant'Andrea; una volta terminata quest'opera il notaio del giudice scrive di sua mano l'atto giudiziario che ha autorizzato l'estrazione dei due originali dal protocollo del defunto notaio Ubertoto.

Bibliografia

G. FERRARIS, L'ospedale di S. Andrea di Vercelli nel secolo XIII. Religiosità, economia e società, Vercelli 2003.