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Conferma di concessione

1306 marzo 11, Verona, in palatio magnifici domini Albuyni de la Scala

Alboino della Scala, signore e capitano generale del comune e del popolo di Verona, conferma all'ospedale dei SS. Iacopo e Lazzaro alla Tomba la concessione fatta dal padre Alberto, il 27 settembre 1300, a proposito del legato a favore dell'ospedale contenuto nel testamento di Scaramella, bandito dal comune di Verona.

Originale (A), Archivio di Stato di Verona, Istituto Esposti, perg. 1198. Copia autentica [B] ivi, perg. 1197, redatta nel 1314.

Nel verso, oltre alla datazione moderna in inchiostro rosso, la data "1306 - 11 marzo" di mano del sec. XV, e forse della stessa mano la data "Cal. B mzo 7° n° 24", nel verso opposto a quello della scrittura; nel verso della scrittura, di mano del sec. XIV, "Comissio et confirmatio facta per dominum Albuinum de la Scala de bonis Scaramellorum", e sotto, di mano del sec. XV/XVI, "Confirmatio per dominum Albuynum della Schala ad beneficium hospitalis Sancti Iacobi, confirmando <lettura incerta> testamentum Scharamelle".

Pergamena rigata, di mm. 250x230. Inchiostro marrone.

Testo

(SN) In Christi nomine die veneris undecimo marcii, Verone in palatio magnifici domini Albuyni de la Scala infrascripti, presentibus dominis Bernardo quondam domini Ranucii de Sancto Thoma, Ursio notario de Santo Blaxio atque Aprile Trenta de Ferabobus testibus rogatis. Nostrorum maiorum vestigia insequentes, piis et venerabilibus locis intendimus in quantum possumus providere ut eorum iura non solum conserventur illesa, sed in melius producantur, nostrum eisdem impendentes favorem et obstacula si qua forent amoventes ab eis. Et si hoc ex voto omnibus piis locis intendamus impendere, quanto magis ad illos nostre mansuetudinis misericordiam debemus ostendere qui in summa misericordia constituti ab hominum conversatione semoti nec sibi nec aliis prodesse possunt, et non solum eis cum misericordia succurrendum sed et eorum servitoribus et ministris, sine quibus non possunt ullatenus substentari. Nos itaque Albuynus de la Scala comunis et populi Verone dominus et capitaneus generalis ex vigore nostri arbitrii et de nostre plenitudine potestatis diligenti deliberatione premissa et tractatu prehabito ex certa scientia aprobamus et confirmamus piam concessionem per olim recolende memorie dominum Albertum genitorem nostrum factam hospitali seu capitulo Sancti Iacobi ad Tombam super testamento quondam Scaramelle olim dampnati per comune Verone in persona pariter et in bonis, per eum confirmato et aprobato, de cuius concessione constat publico instrumento scripto sub signo et nomine Boxii notarii die martis vigesimo septimo septembris in millesimo trecentesimo indictione terciadecima, et si quis deffectus alicuius solempnitatis adesset de iure comunis vel de iure civitatis, iure singulari, consuetudinario vel statuto, ipsum ex certa scientia deffectum tolentes ipsam concessionem inovamus, et eidem concedimus omnem roboris firmitatem suplentes eidem et addentes omne suplementum quod potest ullatenus adhiberi, addentes in hac saluberima concessione et statuentes ut habeat unusquisque licenciam dicto venerabili loco Sancti Iacobi ad Tombam eisque infirmis seu capitulo et ministris bonorum suorum mobilium vel inmobilium secundum quod voluerit dare, iudicare seu relinquere inter vivos vel in ultima voluntate quocumque contractu seu titulo, et non sint cassa iudicia sed perpetuam habeant firmitatem, ut perinde dicta ecclesia fratres seu infirmi seu capitulum eiusdem ita possint contrahere et capere ex quocumque contractu et ex qualibet ultima voluntate sicud quelibet alia persona civis omnino capax, non obstantibus ali<qui>bus statutis, reformationibus consuetudinibus civitatis Verone factis vel fiendis, quibus omnibus quantum predictis obviarent ex certa scientia derogamus et ea omnia tolimus et cassamus in quantum obstarent predicte nostre concessioni perinde ac si unumquodque statutum reformatio seu consuetudo forent specialiter expresata, statuentes hanc presentem nostram gratiam et concessionem debere ab omnibus nostris subditis perpetuo inviolabiliter observari et vim statuti precisi et iurati volumus obtinere. Nec quisque ausu temerario contraire sacrilegii penas non evitaturus, insuper quod nostro arbitrio eidem videbitur iniungendum. Anno Domini millesimo trecentesimo sexto, indicione quarta.
Ego Torellus domini Nicolai de Vivendono imperiali auctoritate notarius de mandato dicti domini capitanei scripsi.

Traduzione

Nel nome di Cristo, venerdì 11 marzo, a Verona nel palazzo del magnifico signore Alboino della Scala sotto menzionato, alla presenza dei signori Bernardo del fu signor Ranuccio Ervari di San Tomio, Orso notaio di San Biagio e Aprile Trenta di Ferraboi, testimoni convocati. Seguendo l'esempio dei nostri antenati, intendiamo per quanto possiamo provvedere agli istituti pii e degni di venerazione, in modo tale che non soltanto i loro diritti siano conservati intatti, ma siano migliorati, concedendo ad essi la nostra benevolenza e rimuovendo da essi gli ostacoli, se ve ne fossero. E se nelle nostre aspirazioni desideriamo a tutti i luoghi pii assicurare questa benevolenza, quanto più dobbiamo manifestare la misericorda della nostra mansuetudine a quelli che, avendo come propria missione la pietà più grande, sono lontani dal consorzio umano e non possono provvedere; e non solo ad essi dobbiamo con misericordia prestar soccorso, ma anche ai loro servitori e ministri, senza l'operato dei quali essi non possono in alcun modo sostentarsi. Perciò noi, Alboino della Scala, signore e capitano generale del comune e del popolo di Verona, in forza del nostro discrezionale arbitrio e sulla base della pienezza del nostro potere, dopo aver svolto una accurara disamina e dopo una preventiva trattazione della materia, in piena consapevolezza approviamo e confermiamo la devota concessione fatta dal defunto signor Alberto di venerata memoria, nostro padre, all'ospedale e alla comunità di San Giacomo alla Tomba sul testamento (dal testatore medesimo confermato e approvato) del defunto Scaramella, a suo tempo condannato nella persona e nei beni da parte del comune di Verona; della quale concessione consta in un documento pubblico, redatto (sotto il nome di Bosio notaio e provvisto del suo segno notarile) il 27 settembre 1300, nella tredicesima indizione. E se in quella concessione vi fosse qualche difetto formale (sulla base del diritto comune o del diritto della città: si trattasse di diritto proprio, di diritto consuetudinario o di uno statuto), sanando in piena consapevolezza tale difetto innoviamo detta concessione, e le conferiamo la più piena efficacia, integrando e aggiungendo qualsiasi elemento accessorio che possa essere introdotto; e aggiungendo ancora, in questa più che salutare concessione, che ciascuno abbia piena libertà di donare, assegnare o lasciare al detto venerando luogo di San Giacomo alla Tomba e ai suoi ricoverati ovvero al capitolo e ai ministri dell'ospedale, i propri beni mobili e immobili secondo quanto vorrà, mediante una donazione tra vivi o mediante un atto di ultima volontà, a qualsiasi titolo e stipulando un qualsiasi contratto; e non siano giudizi vani ma abbiano perpetua efficacia, in modo tale che d'ora in poi la detta chiesa, i confratelli e i ricoverati ovvero il capitolo possano stipulare contratti e ottenere beni sulla base di qualunque contratto e di qualunque atto di ultima volontà, non diversamente da qualsiasi altra persona che sia cittadino di Verona nella pienezza dei suoi diritti giuridici. E ciò nonostante qualsiasi statuto, riformagione, consuetudine vigente o futura della città di Verona; a tutte queste norme in quanto esse possano ostacolare (i diritti dell'ospedale di San Giacomo alla Tomba), in piena consapevolezza deroghiamo, e tutte quante le aboliamo e le cassiamo per quanto possano essere ostacolare alla nostra predetta concessione, come se ogni statuto, riforma o consuetudine fosse espressamente citata. (E ciò deliberiamo) stabilendo inoltre che questa nostra concessione e grazia debba essere in perpetuo osservata da tutti i nostri sudditi, e vogliamo che ottenga e mantenga l'efficacia di uno statuto specificamente inviolabile e oggetto di giuramento. E nessuno che temerariamente osi contravvenire a quanto sopra eviterà le pene previste per i sacrileghi, e inoltre quelle pene che alla nostra discrezione parrà giusto infliggergli. Nell'anno del Signore 1306, nella quarta indizione.
Io Torello figlio del signor Nicola di Vivendono, notaio per autorità imperiale, scrissi quanto sopra per ordine del citato signor capitano.

Commento

Alberto I della Scala, signore di Verona dal 1277 al 1301, fu il vero artefice del consolidamento politico e istituzionale del governo scaligero. Mentre perseguiva (anche grazie a un'abile politica matrimoniale) un consolidamento dell'immagine della casata scaligera, all'esterno della città di Verona Alberto I svolse una politica di attento contenimento dell'espansionismo di Padova nel territorio della Marca Trevigiana, nonché di buoni rapporti con la signoria bonacolsiana di Mantova e con Mainardo II, conte di Tirolo (confinante a nord). All'interno svolse una attenta politica di consolidamento politico e sociale, manifestando un formale rispetto per le istituzioni comunali; consta che abbia presenziato, in più occasioni, alle riunioni dell'organismo collegiale espresso dal comune cittadino il consiglio dei gastaldioni delle Arti e degli anziani. A ciò lo abilitava la carica, da lui ricoperta, di capitano generale del popolo. Alberto non mancò, tra l'altro, di porre le premesse per una continuità del regime signorile scaligero, affiancandosi nell'ultimo decennio del secolo XIII il figlio primogenito Bartolomeo come "capitaneus penes se" con l'evidente scopo di preparare la successione; e nel 1309-1310 lo stesso avrebbe fatto il figlio secondogenito Alboino, con il fratello minore Cangrande I.

Sul piano della politica documentaria, Alberto I della Scala non ruppe con la tradizione documentaria comunale.
Non diversamente da quanto accadeva presso altre signorie, anche Alberto I della Scala si avvalse di quel medesimo personale notarile che prestava servizio nel palazzo comunale. In più casi, il notaio "dictator" del comune cittadino compare, pressoché contemporaneamente, anche come "scriba domini capitanei". Egli non perse l'occasione di avvalersi della collaborazione di professionisti di prima qualità, favorendo l'ascesa sociale e professionale, nella città di Verona, di una importante famiglia di notai, i de Bonandrea, fuorusciti dalla città emiliana per ragioni politiche. Nell'arco dell'ultimo ventennio del secolo (all'incirca), Bongiovanni (che fu poi docente all'Università di Bologna) e Simone di Bonandrea ricoprirono più volte cariche importanti in Verona scaligera, come "scriba domini" e come notaio dell'ufficio inquisitoriale (all'epoca retto dal frate minore Filippo Bonacolsi, figlio del signore di Mantova Pinamonte Bonacolsi, stretto alleato di Alberto della Scala). Negli stessi anni, tra il Duecento e il Trecento, si affermò nell'ambiente notarile e "cancelleresco" della signoria veronese la figura del notaio Ivano del fu Bonafine de Berinzo, che nei primi anni del secolo redasse un Eloquium super arengis ad utilitatem illorum qui arrengant et consulunt rei publice, nel quale trascrisse specimina di documentazione comunale (interventi del podestà, dei consoli, dei semplici consiglieri) insieme con prodotti della cancelleria imperiale, e altro ancora.

Già nei primissimi anni del Trecento, nell'ambiente notarile veronese che ruotava attorno agli Scaligeri circolavano dunque modelli e materiali, che potevano consentire a questo o quel professionista della documentazione di spingersi piuttosto avanti nella direzione del documento cancelleresco. Si spiegano così le caratteristiche del documento redatto l'11 marzo 1306 nel palazzo di Alboino della Scala dal notaio Torello di Nicola Vivendono, che nella circostanza si sottoscrive semplicemente "imperiali auctoritate notarius" ma scrive "de mandato", dunque "per ordine", del capitano (che a quest'epoca è Alboino della Scala, signore dal 1304 essendo succeduto al fratello maggiore Bartolomeo della Scala, che aveva retto la città dal 1301 al 1304). Destinatario è l'ospedale dei SS. Iacopo e Lazzaro alla Tomba, il grande lebbrosario cittadino, al quale Alboino conferma, sulla scorta di quanto aveva fatto qualche anno prima (nel 1300) il padre Alberto, i beni che il bandito Scaramella (uno dei congiurati che aveva ucciso nel 1277 Mastino I della Scala, fratello e predecessore di Alberto) aveva lasciato in eredità, parecchi decenni prima, all'ente assistenziale.

Si tratta infatti di un documento dalla cornice notarile: introdotto dall'invocatio, sottoscritto da Torello col suo signum, nel pieno rispetto delle particolarità dell'instrumentum veronese (ad esempio, l'indicazione dell'anno apposta in conclusione della parte dispositiva, prima della sottoscrizione notarile, a complemento della datazione giorno / mese che figura invece in apertura). Ma all'interno di questa cornice si trova un documento in forma di lettera patente, di struttura pienamente cancelleresca. La parte dispositiva è infatti preceduta da una arenga abbastanza complessa, che senza essere un particolare pezzo di bravura denota tuttavia una salda capacità di elaborazione testuale: col suo bravo riferimento ai "maiorum vestigia", con l'apprezzamento per le opere di carità di uomini "in summa misericordia constituti … ab hominum conversatione semoti". Il testo è ovviamente scritto in forma personale: "Nos itaque Albuynus de la Scala"; non mancano i canonici riferimenti alla plenitudo potestatis e all'arbitrium, punto di partenza di un dispositivo senza particolari fronzoli, ma costruito con sicurezza. Concludono alcune clausole minatorie.

Dunque, la possibilità "teorica" di produrre un documento di tipo autoritativo è presente, già ai primi del Trecento, alla mente del signore scaligero e dei notai che lo attorniano. Ma per remore "ideologiche" di chi decide e di chi redige - in qual misura e attraverso quale dialettica, è difficile dirlo - si preferisce affidarsi alla sicura modalità di autenticazione del notaio "imperiali auctoritate". Del sigillo neppure l'ombra; Alboino della Scala si affida a un professionista che non ha neppure le funzioni di "scriba domini".

Edizione, traduzione, commento: Gian Maria Varanini

Revisione redazionale e codifica: Gianmarco De Angelis