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Conferma di privilegio <d'immunità fiscale>

1313 aprile 4, Verona, in camino Domus Nove <comunis Verone>

Federico della Scala, podestà di Verona per Cangrande della Scala vicario imperiale di Verona e Vicenza, conferma il privilegio concesso al giudice Pietro della Scala da Alboino e Cangrande della Scala.

Copia autentica (B), di mano del notaio Severio del fu Crescimbene da Sacco, sottoscritta anche da notaio Luchesio da S. Maria in Organo, da originale del notaio Ivano di Bonafine de Berinzo. Archivio di Stato di Verona, Da Sacco, perg. 163.

Nel verso, in alto, una scritta sbiadita della quale si legge soltanto la parola iniziale Sacchi e la lettera finale B, forse inerente alla collocazione archivistica; in basso, di mano probabilmente del sec. XV, faciunt ad privillegium immunitatis domini Petri de Sacho.

Pergamena rigata di forma rettangolare, lievemente irregolare, di mm. 220x275.

La copia è introdotta da "(SN) Exemplum ex autentico rellevatum" e così autenticata: "Ego Luchexius domini Bonaventure de Sancta Maria in Organo notarius autenticus huius exempli vidi, legi et una cum infrascripto notario de verbo ad verbum diligenter ascultavi, nichil addito vel diminuto quod sensum vel sententiam mutet in aliquo, et de autoritate et mandato infrascripti iudicis ut inferius continetur bona fide me subscripssi"; "Ego Severius quondam domini Crescimbeni de Sacho imperialli auctoritate notarius autenticum huius exempli vidi, legi et una cum suprascripto notario de verbo ad verbum dilligenter ascultavi, et de autoritate et mandato nobis facto per dominum Gibellinum de Faventia iudicem domini vicarii et comunis Verone die iovis septimo iunii in palatio comunis Verone presentibus Carfanto et Schenexio notario millesimo suprascripto nil per me addito vel diminuto qud sensum vel sententiam mutet in aliquo bona fide exemplavi et in publicam formam redegi".

Testo

Die mercurii quarto aprilis, in camino Domus Nove presentibus Francisco magistri Paxolini notarii et Francisco notario a Botesselis testibus et aliis. Licet ad quorumlibet fidellium subditorum et amicorum intimorum domini vicarii nostri prosequenda servicia nostri favoris concrescat intencio, illis tamen specialitate est debitrix quos pro honore statu et servicio domini vicarii domusque sue et comunis Verone penas, periculla ac diversa tormenta manifeste vidimus ab experto fuisse perpessos. Nos Fredericus de la Schalla Verone potestas pro magnifico domino Cane Grandi de la Schalla sacri imperii vicario Verone et Vicentie considerantes pure fidei et devotionis constantiam quam dominus Petrus de Sacho iuris peritus erga dominum vicarium memoratum domumque suam et comune Verone semper noscitur habuisse, et atendentes atentius ad grata et accepta servicia et ad tormentorum pasiones quas pro honore et statu virorum nobillium dominorum Albuyni de la Scalla recolende memorie et Canis grandis fratris de la Scalla vicariorum etc. fideli devotione substinuit, volumus et iuxta ancianorum mensium marcii et aprilis seriem presentibus districte mandamus omnibus et singulis officialibus comunis Verone tam presentibus quam futuris cuiuscumque conditionis existant quatenus privilegium immunitatis graciosse concessum domino Petro de Sacho prefato et suis descendentibus per bone memorie dominos Albuynum et Canem Grandem de la Scala vicarium etc. inviolabiliter debeat observari, poena et banno nostro arbitrio auferendis.
Anno Domini millesimo tricentesimo terciodecimo inditione undecima.
Ego Yvanus domini Bonefine notarius prefatus domini potestatis scripsi.

Traduzione

Mercoledì 4 aprile, nella sala della Domus Nova del comune, alla presenza, come testimoni, di Francesco di mastro Pasolino notaio, di Francesco notaio dalle Botticelle e altri. Benché cresca fortemente l'intenzione della nostra benevolenza di premiare i servigi resi da tutti quanti i fedeli, sudditi, e stretti amici del vicario, nostro signore, tale intenzione è tuttavia in debito specialmente con coloro che con evidenza abbiamo visto per prova provata aver patito pene, pericoli e torture per l'onore, il miglior successo e il servizio reso al signor vicario, alla casa scaligera, e al comune di Verona. Noi Federico della Scala, podestà di Verona per il magnifico signore Cangrande della Scala vicario di Verona e Vicenza per il sacro impero, considerando l'indefettibilità della fedeltà purissima e della devozione che notoriamente il giudice Pietro da Sacco ha sempre avuto verso il signor vicario ora ricordato, la sua casata e il comune di Verona, e prestando attenzione particolare ai servigi graditissimi da lui svolti nonché alle torture che per l'onore e il miglior successo dei nobili uomini signori Alboino di venerata memoria e Cangrande suo fratello della Scala egli sopportò con fedele devozione, vogliamo e diamo ordine strettissimo mediante la presente a tutti e ciascuno i funzionari del comune di Verona di qualsivoglia condizione, presenti e futuri, secondo la successione degli anziani di marzo e di aprile, che il privilegio di immunità concesso per grazia a Pietro da Sacco e ai suoi discendenti dai signori Alboino di buona memoria e Cangrande vicario eccetera debba inviolabilmente essere osservata, sotto pena di un'ammenda a nostra discrezione.
Nell'anno del signore 1313, prima indizione.
Io Ivano figlio del signor Bonafine, notaio predetto del signor podestà, ho scritto.

Commento

Si tratta di un provvedimento in favore del giudice Pietro da Sacco, un autorevole giudice cittadino, che fa parte di quel cospicuo gruppo di parvenus, di estrazione sociale modesta, che collaborano strettamente con Alberto I della Scala (signore dal 1277 al 1301) e con i suoi figli e successori (Bartolomeo, 1301-1304; Alboino 1304-1311, negli ultimi anni affiancato da Cangrande I) e che identificano le fortune della casata e della signoria scaligera con le fortune proprie e della propria casata. A Pietro da Sacco viene confermato il privilegio di immunità (verosimilmente, immunità fiscale) concessogli da Alboino e Cangrande della Scala vicari imperiali di Verona e Vicenza: una specificazione che consente di datare la concessione di questo privilegio nell'arco dell'anno 1311. Per Alboino e per Cangrande, Pietro della Scala aveva sopportato, come recita la parte narrativa del documento, passioni e torture, come con espressione non usuale si precisa.

La conferma è rogata in uno dei palazzi del comune di Verona (la "Domus Nova"), ed è la conferma effettuata da un podestà, rogata dal notaio del podestà. Ma il podestà è un esponente dei della Scala: si tratta di Federico della Scala, Verone potestas pro magnifico domino Cane Grandi de la Schalla sacri imperii vicario Verone et Vicentie. E il notaio del podestà (che come tale, semplicemente, si sottoscrive) è Ivano di Bonafine de Berinzo: un professionista ormai di lungo corso, sulla breccia da almeno vent'anni, diplomatico provetto che era stato inviato (dai signori scaligeri!) in Germania presso l'imperatore, a Mantova e altrove; nonché autore di quell'Eloquium super arengis (citato nella scheda precedente) che costituiva la summa del sapere dettatorio e cancelleresco dei due palazzi, quello del comune e quello dei signori.

Il provvedimento podestarile ha dunque tutte le movenze di una lettera patente signorile: l'arenga ben costruita, la forma personale introdotta dal "nos".
L'ibridismo e l'ambiguità di questo documento sono confermate anche dall'intreccio strettissimo di "pubblico" e di "privato" che la narrazione iniziale ci propone; e anche dal modo con il quale ci si riferisce alle magistrature comunali destinate a far applicare il provvedimento. L'ordine è perentorio: "volumus et districte mandamus". Ma nello stesso tempo si accerta la regolarità del funzionamento degli organismi consigliari del comune di Verona, pur soggetto a signoria: lo prova il riferimento agli anziani del bimestre di marzo e aprile, e dunque alla seconda delle sei mude annuali.

Edizione, traduzione, commento: Gian Maria Varanini

Revisione redazionale e codifica: Gianmarco De Angelis