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Cassazione di sentenza di bando

1351 luglio 2, Verona, in canzelaria nostra

I fratelli Cangrande <II>, Canfrancesco (poi detto Cansignorio) e Paolo Alboino della Scala, capitani e signori di Verona e Vicenza, annullano il bando contro Giramonte del fu Iacopo Dal Verme.

Originale (A), Archivio di Stato di Verona, Zileri Dal Verme, Dipl. 8.

Nel verso, una "h" di mano del sec. XIV, dovuta verosimilmente a un officiale di cancelleria (A. BARTOLI LANGELI, Diplomi scaligeri, Diplomi scaligeri, in Gli Scaligeri 1277-1387. Saggi e schede raccolti in occasione della mostra storico-documentaria, (Verona, Museo di Castelvecchio, giugno-novembre 1988), a cura di G. M. Varanini, Verona 1988, p. 79, p. 87).

Pergamena rettangolare di mm 240x380. Inchiostro marrone. Sigillo cartaceo aderente.

Testo

Nos Canisgrandis, Canisfranciscus et Paulus Albuinus fratres de la Scala, capitanei et domini generales civitatum Verone et Vincencie, de gracia speciali et de nostri dominii et plenitudine potestatis nostre nobilem virum Çiramontem filium quondam nobilis militis domini Iacobi de Verme civis Verone de guaita Sancti Matey cum Cortinis ad nostram graciam et comunis Verone in integrum restituimus adversus quandam sentenciam sive condemnacionem latam et pronunciatam in concione comunis Verone videlicet in octava concione tercii regiminis domini Nicolay de Lucio tunc potestatis Verone die sabati decimo nono iunii anno Domini millesimo quinquagesimo indictione tercia contra dictum Çiramontem et eius bona et quosdam alios in dicta condemnacione et sentencia nominatos et contentos, et eciam adversus bannum in dicta sentencia comprehensum, ita tamen quod dicta sentencia seu condemnacione et banno predicto non obstantibus dictus Ziramontus admitatur et admitti possit ad omnes honores et dignitates et gaudeat et gaudere possit omni beneficio civilitatis et citadancie civitatis Verone secundum quod alii cives civitatis Verone gaudent et gaudere possunt, ita et taliter quod dicta sentencia, condemnacio et bannum de quo fit mencio in ipsa sentencia sit cassa et cassum perpetue et inviolabiliter pro cassa et casso habeatur et haberi debeat et eciam cançeletur et canzellari debeat de libris tallarum et condemnacionum comunis Verone et quibuscumque aliis libris comunis Verone in quibus reperirentur dicta sentencia condemnacio et bannum predictum, mandantes potestati nostro Verone qui nunc est vel pro tempore fuerit quod dictam sentenciam condemnacionem et bannum faciant cançellari de dictis libris quantum est racione dicti Ziramontis et a cunctis aliis officialibus comunis Verone et ceteris aliis personis faciant observari sub penna et banno nostro arbitrio a contrafacientibus aufferendo.
In cuius rey testimonium presentes fieri iussimus et eas nostro sigillo impressione muniri. Datum Verone in canzelaria nostra per Gubertum de Nichexola notarium nostrum. Die sabati secundo iullii, anno Domini millesimo trecentesimo quinquagesimo primo, indicione quarta.

Traduzione

Noi Cangrande, Canfrancesco e Paolo Alboino fratelli della Scala, capitani e signori generali delle città di Verona e Vicenza, per nostra speciale concessione e in conseguenza della pienezza del nostro dominio e della nostra autorità, restituiamo integralmente alla nostra benevolenza e a quella del comune di Verona il nobile uomo Giramonte del fu Iacopo Dal Verme cittadino di Verona della contrada di San Matteo Concortine, e ciò in opposizione ad una sentenza ovvero condanna emessa e proclamata nell'assemblea plenaria del comune di Verona (e precisamente nell'ottava assemblea del terzo mandato podestarile dei signor Niccolò da Lozzo, allora podestà di Verona, sabato 19 giugno 1350, nella terza indizione) contro detto Ziramonte, contro i suoi beni, e contro altre persone nominate e comprese in detta sentenza e condanna, nonché in opposizione al bando compreso in detta sentenza, in modo tale tuttavia che nonostante detta sentenza e condanna il detto Giramonte sia ammesso e possa essere ammesso a tutte le prerogative e a tutti i privilegi, e goda e possa godere di ogni beneficio della cittadinanza della città di Verona allo stesso modo nel quale ne godono e possono godere gli altri cittadini della città di Verona, e in modo tale che la detta sentenza, e la condanna e il bando delle quali si fa menzione nella sentenza, siano annullati per sempre, e siano ritenuti e debbano esser ritenuti annullati per sempre, e siano inoltre cancellati e debbano essere cancellati dai registri delle taglie e delle condanne del comune di Verona e da qualsivoglia altro registro del comune di Verona nei quali tale sentenza, condanna e bando fossero ritrovate, dando mandato al nostro podestà di Verona presente e futuro che faccia cancellare tale sentenza, condanna e bando dai detti registri del comune di Verona, e dandogli mandato altresì di far osservare ciò, sotto la minaccia di una pena e di un banno, stabilito a nostro arbitrio, da prelevarsi dai contravventori.
A prova di quanto sopra, abbiamo ordinato che la presente lettera fosse redatta e convalidata mediante l'impressione del nostro sigillo. Dato a Verona nella nostra cancelleria, da parte di Guberto da Nichesola nostro notaio, sabato 2 luglio 1351, nella quarta indizione.

Commento

Per il commento si veda la scheda seguente

Edizione, traduzione, commento: Gian Maria Varanini

Revisione redazionale e codifica: Gianmarco De Angelis