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Attestazione di una concessione di eredità

1364 maggio 4, Verona, in factoria nova hereditatum

Attestazione della avvenuta concessione a Brescianino priore del monastero di S. Caterina presso Verona, da parte del notaio Iacopo del fu Giordano di S. Sebastiano, sovrintendente alla fattoria nuova delle eredità per conto dei signori Cansignorio e Paolo Alboino della Scala, dell'eredità di Bartolomeo sarto del fu Benvenuto di S. Zeno in Oratorio, e dell'ordine rivolto agli affittuari e coltivatori dei beni costituenti detta eredità di corrispondere quanto dovuto al priore del monastero una volta che sia entrato nell'effettivo possesso di detti beni.

Originale (A), Archivio di Stato di Verona, S. Caterina Martire, Appendice Diplomi, n. 2.

Nel verso, oltre alle segnature archivistiche moderne (datazione in inchiostro rosso e talloncino incollato): in alto, di mano trecentesca, "pro hereditate magistri Bartholomei quondam domini Benevenuti de Sancto Zenone Oratorio, concessa domino dompno Brexanino priori eclexie Sancte Caterine iuxta Veronam"; sul margine destro, di modulo maggiore, "Concessio super bonis Bartholomei". Nel centro della pergamena, una lettera di difficile decifrazione, forse una "V".

Pergamena rigata, di ottima qualità, di forma rettangolare (mm 305x230). Sigillo in cera rossa impresso su foglietto cartaceo, originariamente applicato su un tassello cartaceo cucito alla pergamena; il sigillo è attualmente staccato e conservato insieme alla pergamena in una camicia in cartoncino.

Testo

Concessum est per Iacobum notarium quondam domini Zordani de guayta Sancti Sebastiani Verone, officialem et superstitem factorie nove hereditatum pro magnificis dominis dominis Cansignorio et Paulo Albuino fratribus de la Scala, domino dompno Brexanino priori monasterii sive ecclesie Sancte Chaterine iuxta Veronam tamquam fideycommissario olim magistri Bartholomei sartoris quondam Benevenuti de Sancto Zenone Oratorio ut a modo de bonis quibuscumque mobilibus et immobilibus ac iuribus ubicumque sint et esse reperirentur que fuere quondam magistri Bartholomey sartoris quondam domini Benevenuti de Sancto Zenone Oratorio possit et valeat tenutam intrare et possessionem accipere corporalem, et de ipsis bonis et iuribus a quibuscumque de iure tenentibus et debentibus occasione dictorum bonorum iurium et habitantibus petere exigere et recuperare, et ipsa bona et de ipsis bonis et iuribus quibuscumque vel cuicumque voluerit vendere et alienare, de ipsis bonis, iuribus et hereditate uti et fruy ad sue beneplacitum voluntatis contradictione ali[cuiu]s persone non obstante; mandans idem Iacobus cunctis et singulis laboratoribus, fictalibus, parciariis, inquilinis et detentor[ibus dic]torum bonorum iurium et possesionum necnon cunctis et singulis aliquid iure tenentibus et debentibus occasione dictorum bonorum, iurium, possesionum et hereditatum quatinus cum a predicto domino Brexanino vel eius nuncio fuerint requisiti incontinenti ipsa bona iura et possesiones pro predicto domino dompno Brexanino manifestare, tenere et possidere debeant, et ipsi prout soliti erant olim dicto magistro Bartholomeo sartori de frugibus redditibus dictorum bonorum iurium et possesionum debeant respondere, ac eidem omne et totum id quod de iure tenerentur occasione dictorum bonorum iurium possesionum et hereditatis quondam predicti magistri Bartholomey sartoris defuncti integraliter solvere et satisfacere, banno arbitrio prefatorum dominorum contrafacientibus aufferendo. Datum Verone, in predicta factoria nova hereditatum posita in palacio olim domini Alberti de la Scala, sub die sabbati quarto madii anno Domini millesimo trecentesimo sexsagesimo quarto, secunda indicione.

Traduzione

Dal notaio Iacopo del fu Giordano della contrada di S. Sebastiano di Verona, officiale e sovrintendente della fattoria nuova delle eredità per i magnifici signori signor Cansignorio e signor Paolo Alboino fratelli della Scala, è stato concesso al signor don Brescianino priore del monastero e della chiesa di S. Caterina presso Verona, nella sua qualità di fedecommissario del defunto maestro sarto Bartolomeo del fu Benvenuto di S. Zeno in Oratorio, che d'ora in poi possa entrare in possesso e acquisire la concreta disponibilità dei beni mobili e immobili e di tutti i diritti che furono del defunto sarto Bartolomeo del fu Benvenuto di S. Zeno in Oratorio; possa richiedere, esigere e ottenere il dovuto da chiunque sia obbligato e tenuto a corrispondere per detti beni e diritti; possa vendere e trasferire a chiunque lui voglia il possesso di tali beni e diritti; possa godere e avvalersi di detti beni, diritti ed eredità, a suo piacimento, senza alcuna contraddizione da parte di alcuno. E il detto Iacopo diede ordine a tutti e a ciascun lavoratore, fittavolo, colono parziario, inquilino e detentore di detti beni diritti e possessioni, nonché a tutti e a ciascun detentore di detti beni, diritti e possessi conseguenti a tale eredità che, non appena siano richiesti dal predetto Brescianino o da un suo incaricato, immediatamente debbano dichiarare di tenere e possedere beni e diritti per conto del signor don Brescianino medesimo, e a lui debbano corrispondere prodotti e redditi provenienti da tali diritti, beni e proprietà così come erano soliti fare col defunto maestro Bartolomeo sarto; e a Brescianino debbano pagare e liquidare integralmente tutto quanto sono legalmente tenuti a corrispondere a proposito di detti beni, diritti e proprietà. E ciò sotto la minaccia di una pena da prelevarsi ai contravventori a discrezione dei signori. Dato a Verona, nella sopra citata fattoria nuova delle eredità, ubicata nel palazzo del defunto signor Alberto della Scala, il 4 maggio 1364, nella seconda indizione.

Commento

Un aspetto significativo (e non sempre adeguatamento approfondito negli studi) del consolidamento di una "cultura cancelleresca" va individuato nell'adozione di forme documentarie che imitano il documento "sovrano" da parte di uffici signorili. Quelle modalità di redazione e di certificazione che in via di principio connotavano in modo esclusivo la manifestazione della volontà signorile possono nel corso del Trecento - in tutto o in parte - essere fatte proprie da uffici e da funzionari esterni alla canzellaria, al luogo dove direttamente si manifesta documentariamente l'autorità del dominus. Questi uffici - è ovvio - riconoscono nell'autorità incondizionata del dominus la propria fonte; ma esercitano con margini crescenti di autonomia questa attitudine a produrre documenti provvisti di caratteristiche cancelleresche. La volontà sovrana è un dato scontato, e si esprime ipso facto nella documentazione prodotta da una struttura amministrativa.

Ciò è bene esemplificato, nel caso della signoria scaligera, dalla cosiddetta "fattoria" signorile, un organismo amministrativo che si viene lentamente strutturando nel corso del tardo Duecento e soprattutto del Trecento. La "factoria" in quanto ufficio provvisto di una sua sede e di un personale addetto è in realtà un punto d'arrivo, relativamente tardo; per lungo tempo, esistono singoli factores, che gestiscono il patrimonio dei signori, o di singoli esponenti della famiglia signorile. Col tempo questi gestori del privato patrimonio dei signori passano a esercitare funzioni pubbliche, in modo sempre più consapevole e complesso, come prova la progressiva differenziazione funzionale e conseguentemente terminologica: "factoria magna dominorum" (retta da un "factor generalis"), fattoria "super bonis rebellium". Le fattorie signorili sviluppano anche un proprio apparato esecutivo (di esecutori e addetti a confische e sequestri di beni), e il fattore assume talvolta un ruolo complessivo di controllo dell'economia e della finanza pubblica, nel suo insieme.

Il corrispettivo diplomatistico di questa trasformazione istituzionale è appunto l'elaborazione, da parte di questi uffici, di tipologie documentarie nuove e originali, derivanti appunto dalla natura prettamente "signorile" dell'ufficio medesimo, come il documento in esame può esemplificare. A questo riguardo, è già stata segnalata la "capacità di attrazione" che il "modello-diploma", o privilegio che dir si voglia, esercita sulla documentazione della fattoria veronese: nel 1343 Manfredo da Sommacampagna, fattore di Mastino II e Alberto II, produce "un diploma in piena regola: foglio di pergamena e specchio di scrittura più larghi che alti, rigatura a secco, datazione introdotta da "data" e staccata dal testo, protocollo formato da inscriptio seguita da intitulatio", sigillo cereo applicato, verbo al singolare ("notifico vobis"). [BARTOLI LANGELI, Documenti scaligeri, pp. 86-87].

Il documento che qui si presenta si muove nella medesima direzione. Nei primi anni Sessanta, Cansignorio della Scala (che aveva assunto il potere alla fine del 1359, insieme con il fratello Paolo Alboino) creò un nuovo organismo amministrativo, la "factoria nova hereditatum", destinata ad acquisire i beni dei morti intestati e ad amministrarli. Fu chiamato a reggerla il notaio Iacopo del fu Giordano dalle Eredità, destinato a una lunga carriera nell'amministrazione scaligera sino alla caduta della signoria nel 1387. Il 4 maggio 1364, allo scopo di garantire al monastero di S. Caterina presso Verona il godimento dei beni ereditari di Bartolomeo da S. Zeno in oratorio, questo ufficio produce - per propria autorità - un documento che ha le caratteristiche estrinseche di un privilegio signorile: scritto sul lato lungo del foglio pergamenaceo, bene impaginato, provvisto di un sigillo impresso. Si tratta di un documento redatto in forma impersonale, che menziona appunto l'officialis et superstes della fattoria nuova delle eredità come autore diretto della concessione; mentre l'autorità dei due signori scaligeri resta sullo sfondo. A modo per l'appunto di un privilegio, questa concessione si chiude con la formula "Datum Verone".

Bibliografia

A. BARTOLI LANGELI, Diplomi scaligeri, in Gli Scaligeri 1277-1387. Saggi e schede raccolti in occasione della mostra storico-documentaria, (Verona, Museo di Castelvecchio, giugno-novembre 1988), a cura di G. M. Varanini, Verona 1988, pp. 77-90 [Disponibile anche on line: Scrineum - Biblioteca, http://scrineum.unipv.it/biblioteca/diplomi-scaligeri.pdf].

Edizione, traduzione, commento: Gian Maria Varanini

Revisione redazionale e codifica: Gianmarco De Angelis