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Ettore Cau
 

Peculiaritą e anomalie della documentazione sarda tra XI e XIII secolo

 

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After some reflections on the influence which the Sardinian forgeries of the mid-nineteenth century (the so-called "forgeries of Arborea'") have had on past historical research, followed by a new interpretation (above all from a paleographic and archival viewpoint) of two early twelfth century Arborean documents kept at the Archivio di Stato of Genoa, this study confronts the problem of the authenticity of the vernacular charters of the archiepiscopal archive of Cagliari (1070/1080-1226), which were edited by Solmi in 1905, placing these within the history of writing in Sardinia between the eleventh and thirteenth centuries.  The correctness of the latest documents (Solmi 9-21) is demonstrated, as also the recopying of the earlier ones (Solmi 1-9) during the period 1200-1230 within the chancery of the Judicate. One hypothesis has emerged which best explains such an operation: these earlier charters were first written in Greek letters, then reissued by translitterating them into Latin letters, for the purpose of defending from Pisan claims the patrimony of the dioceses of Caligari, of Dolia and of Suelli.

Dopo alcune riflessioni sull’influenza che le falsificazioni sarde della metą dell’Ottocento (i cosiddetti ‘falsi d’Arborea’) hanno avuto sulla ricerca storica posteriore, dopo una nuova lettura (soprattutto da un punto di vista paleografico e archivistico) di due documenti arborensi degli inizi del secolo XII, conservati presso l’archivio di Stato di Genova, il saggio affronta il problema della genuinitą delle carte volgari dell’archivio arcivescovile di Cagliari (1070/1080–1226), edite dal Solmi nel 1905, inserendole nella storia della scrittura in Sardegna fra XI e XIII secolo. Viene dimostrata la correttezza dei documenti pił tardi (Solmi 9–21) e la riscrittura nel primo trentennio del Duecento dei precedenti (Solmi 1-8), all’interno della cancelleria giudicale. Per giustificare tale operazione viene fatta emergere, pił forte di altre, l’ipotesi di una loro dipendenza da antigrafi in caratteri greci, traslitterati in caratteri latini ai fini di un rinnovato utilizzo per difendere il patrimonio delle diocesi di Cagliari, di Dolia e di Suelli dalle mire pisane.

 

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