Codici altomedievali scritti e/o circolanti in Sardegna.
Aggiornamento bibliografico

 

Sui manoscritti altomedievali, scritti e/o circolanti in Sardegna, cf. E. Cau, Note e ipotesi sulla cultura in Sardegna nell'altomedioevo, in La Sardegna nel mondo mediterraneo, pp. 129-143. Il panorama delineato in questo contributo aveva trascurato le testimonianze epigrafiche in lingua greca: su di esse si veda ora G. Cavallo, Le tipologie della cultura nel riflesso delle testimonianze scritte, in Bisanzio, Roma e l'Italia nell'alto medioevo. 3-9 aprile 1986, vol. II, Spoleto 1988 (Settimane di Studio del Centro Italiano di studi sull'alto medioevo, 34), pp. 472-478. Si vedano ancora sul notissimo Basilicano D 182 due recenti lavori: F. Troncarelli, L'odissea di un'odissea: Note sull'Ilario Basilicano (Arch. S. Pietro D 182), in "Scriptorium", 45(1991), pp. 3-21 e L. E. Boyle, The ‘Basilicanus’ of Hilary Revisited, in E. Condello e G. De Gregorio (a cura di), Scribi e colofoni. Le sottoscrizioni di copisti dalle origini all'avvento della stampa. Atti del seminario di Erice. X Colloquio del Comité international de paléographie latine (23-28 ottobre 1993), Spoleto 1995 (Biblioteca del "Centro per il collegamento degli studi medievali e umanistici in Umbria". Collana diretta da Enrico Menestò, 14), pp. 93-105, tavv. 1-2. Sul non meno noto "Codex Laudianus", Atti degli Apostoli, in versione greca e latina (Oxford, Bodleian Library, Laud. gr. 35), prodotto in Sardegna alla fine del VI secolo, cfr. W. Berschin, Medioevo greco-latino. Da Gerolamo a Niccolò Cusano, edizione italiana a cura di E. Livrea, Napoli 1989 (Nuovo Medioevo 33. Collana diretta da M. Oldoni), pp. 9-10, 52, 131. Tali saggi andranno riletti tenendo conto di una "ipotesi di lavoro", fondata su una ricerca che Blasco Ferrer sta conducendo da tempo, in collaborazione con Olivetta Schena, sulla documentazione sarda più antica conservata negli archivi italiani e stranieri, dalla quale emergerebbe che prima dell'XI secolo non sarebbe "sopravvissuta in Sardegna alcuna tradizione culturale di retaggio latino autonoma nell'ambito delle scritture" (G. Blasco Ferrer, Nuove riflessioni sul privilegio logudorese, p. 401) e, più esplicitamente, la "scripta sarde" sarebbe "le résultat de la réforme bénédictine" (E. Blasco Ferrer, Les plus anciens monuments , p.132). Una ripresa del tema, con ulteriori e più ampie motivazioni, è in E. Blasco Ferrer, Il sardo, pp. 240-243. A proposito del ruolo avuto dai Benedettini cassinesi nell’educazione alla scrittura, va tuttavia aggiunto, come non si è mancato di rilevare in più passaggi del presente lavoro, che la loro influenza non traspare in modo sensibile dalle testimonianze sopravvissute. L’ impressione è che un ruolo determinante nella diffusione della scrittura (carolina) in Sardegna l’abbiano avuto i pisani, e ciò in coerenza con l’ altro più appariscente e più conosciuto influsso dispiegato in ambito architettonico. Si consulti al riguardo la classica opera di Delogu e il più recente volume di Coroneo: R. Delogu, L’ architettura del Medioevo in Sardegna, Roma 1953 (ristampa, Sassari 1988); A. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo ‘300, Nuoro 1993.

 

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