Le carte sarde (secc. XI e XII) in Archives Départementales des Bouches-du-Rhône di Marsiglia.

 

Vengono qui elencati, in ordine cronologico, i documenti riguardanti i rapporti tra l’abbazia di S. Vittore e la Sardegna dell’XI e dei primi decenni del XII secolo. Sono accompagnati da note forse utili ai fini di una più corretta consultazione e comunque fondate sull’esame autoptico delle rispettive pergamene. Va innanzitutto precisato che di due di essi non ho trovato traccia in archivio (ma le mie indagini sono state tutt’altro che esaustive). Il primo (1088-1099?) è in CDS, doc. 20, p. 164, da E. Martène e U. Durand, Veterum Scriptorum et Monumentorum Historicorum, Dogmaticorum, Moralium, amplissima collectio, I, Parisiis 1724, col. 526; cfr. anche P. F. Kehr, Regesta , X , n. 5, p. 393. Il secondo (1119 aprile 1) è anch’esso in E. Martène e U. Durand, Veterum Scriptorum, coll. 657-658 = CDS, doc. 24, pp. 196-197; cfr. anche E. Guérard, Cartulaire de l’abbaye de Saint-Victor de Marseille, II, Paris 1857, n. 784, pp. 132-134; P.F. Kehr, Regesta , X , n. 2, p. 413. Non ho visto, ma neppure cercato, nel deposito marsigliese un terzo documento edito in E. Martène e U. Durand, Veterum Scriptorum, coll. 582-583 = CDL, Appendice, n. 1, p. 875, dove è accreditato al 1100 circa, poiché le persuasive ragioni addotte dal Besta (E. Besta, La Sardegna medioevale, 1. Le vicende politiche dal 450 al 1326, Palermo 1908-1909, ristampa, Bologna, Forni, 1975, p. 87, nota 7) e confermate in P. F. Kehr, Regesta , X , n. 1, p. 413, ci obbligano a trasferirlo alla seconda metà del XIII secolo, essendo l’autore ("Hugo Dei gratia Karalitanus archiepiscopus") da identificare con Ugo II, in carica appunto dal 1260 al 1276.

a. ADMar., 1. H. 61., n. 292 (1089). Costantino Salusio II, giudice di Cagliari, dona a Riccardo, abate di S. Vittore di Marsiglia, la chiesa di S. Saturno perché venga fondato presso di essa un monastero, dona altresì altre chiese quale patrimonio del costruendo cenobio; E. Martène e U. Durand, Veterum Scriptorum, coll. 524-526; CDS, doc. 17, pp. 161-162; E. Guérard, Cartulaire , n. 1006, pp. 464-465; R. Turtas, Gregorio VII cit, pp. 390-391, nota 40. La pergamena del tutto lacerata (soltanto un auspicabile, immediato restauro potrebbe salvare almeno le parti superstiti), presenta nella parte inferiore tracce del sigillo. Il formulario, la politezza del dettato latino e lo scrittore ("Ego Guido, notarius dompni regis, ex iussione ipsius domini Constantini, regis et iudicis, scripsi") conducono ad ambienti non sardi. La scrittura è una elegante carolina di ispirazione libraria.

b. ADMar, 1. H. 61., n. 291 (1089 giugno). Costantino Salusio II, giudice di Cagliari, insieme con la madre Vera, conferma al monastero di S. Vittore le chiese di S. Giorgio e di S. Genesio, in precedenza donate dal padre Orzocco; E. Martène e U. Durand, Veterum Scriptorum, coll. 523-524; CDS, doc. 16, pp. 160-161; R. Turtas, Gregorio VII, p. 391. Il documento, in pessimo stato di conservazione, è in più passaggi illeggibile. Il ripristino del millesimo tiene conto dell’indizione dodicesima, che porta appunto al 1089. La scrittura è una carolina che presenta le caratteristiche proprie delle scritture provenzali di questo periodo, con la presenza della et tironiana (ma la forma in nesso è di gran lunga preponderante) e l’adozione diffusa della r rotonda dopo o, all’interno di parola.

c. ADMar, 1. H. 60., n. 289 ( 1089 aprile 22 , testimone A); n. 288 (1090 aprile 22, testimone A’). Ugo, arcivescovo di Cagliari, dona a Riccardo abate di S. Vittore di Marsiglia "aecclesiam Sancti Saturnini", confermando la dotazione di chiese e decime già concesse da Costantino giudice di Cagliari e dalla madre Vera. Il documento è pervenuto a noi in due testimoni, strutturati in forma di originali e riportanti due date diverse: il primo (A) "Karalis, anno ab incarnatione Domini millesimo .LXXXVIIII., indicione .XII., mensis aprilis, die .XXII.", il secondo (A’) "Karalis, anno ab incarnatione Domini millesimo .XCmo., indicione XIII, mensis aprilis, die .XXII.". Nonostante A si presenti su di una pergamena completamente mancante della prima metà (di recente restaurata, è conservata sotto vetro), può essere giudicato, sulla base del confronto tra la parte superstite dello scritto e quella corrispondente dell’altro testimone, come il più antico. Si osservi come la pergamena, resecata subito dopo l’ultima riga del dettato, non presenti tracce del sigillo e come non siano autografe, pur presentandosi in forma soggettiva, le sottoscrizioni di Ugo, arcivescovo di Cagliari nonché di Virgilio vescovo <di Dolia> e di Raimondo vescovo <di Sulci> (ma andrà tenuto presente che nessun documento della silloge marsigliese qui esaminata presenta sottoscrizioni autografe). Il secondo testimone è opera di uno scriba che, oltre a spostare di un anno esatto la datazione, lascia cadere qualche menda nel dettato e tralascia di trascrivere (per pura dimenticanza, a quanto sembra) i nominativi dei vescovi Virgilio e Raimondo. Anche qui la sottoscrizione del presule cagliaritano non è autografa e, quanto al sigillo, non è possibile appurare se fosse stato inserito o meno a causa della lacerazione della parte inferiore della membrana. Le mani A e A’ sono tra loro molto diverse. La prima sviluppa la scrittura in modo arioso, usa in modo parco le abbreviazioni , segnala un netto contrasto tra le aste sia superiori sia inferiori e la sequenza mediana delle lettere, non adotta morfologie innovative: è sempre utilizzata la et in nesso, mentre la r rotonda è presente una sola volta in -or(um). La seconda scrittura, ricca di abbreviazioni, presenta un’impaginazione compatta, sviluppa in modo alquanto rigido i tratti delle singole lettere, accanto ad & usa la forma tachigrafica, mentre impiega, con rarissime eccezioni, la r rotonda dopo o. Ma al di là delle differenze, resta il fatto che le due scritture, fermamente ancorate al canone carolino, si inseriscono in pieno nel panorama marsigliese dei decenni a cavallo fra XI e XII secolo, ciò in pieno accordo con il formulario, che appare chiaramente dipendente da modelli provenzali (si veda in A, nel protocollo, subito dopo l’invocazione verbale, la notificatio: "Notum esse volumus omnibus fidelibus intra gremium sancte universalis Aecclesie constitutis …". Se dunque sul piano paleografico i due testimoni non presentano alcuna novità, ben diversa è la loro valutazione da un punto di vista diplomatistico. Non è infatti necessario alcuno sforzo concettuale per capire, a esempio, come la diversa datazione dei due pezzi arricchisce, ma anche complica, il quadro dei rapporti tra gli arcivescovi e i giudici cagliaritani negli anni cruciali in cui viene fondato il monastero di S. Saturno. Finora infatti, a quanto mi è dato di sapere, il documento era noto soltanto con la data del 1090 (B. Motzo, La donazione dell’isola sulcitana a S. Antioco, in "Archivio Storico Sardo", 13, 1920, p. 85, ristampato in B. R. Motzo, Studi sui Bizantini in Sardegna e sull’agiografia sarda, Cagliari 1987, p. 123; A. Boscolo, L'abbazia di San Vittore, p. 40 ss.) anche se, a ben vedere, l’edizione in E. Martène e U. Durand, Veterum Scriptorum, coll. 528-529, sembra tenere conto sia dell’uno sia dell’altro testimone. Non si capirebbe altrimenti l’inserimento, nell’elenco finale, dei vescovi Virgilio e Raimondo, presenti in A e assenti , come si è detto, in A’. Nell’edizione settecentesca si trascura comunque di inserire il penultimo personaggio della serie (" Ego Fulco interfui"), presente in ambedue i testimoni. L’edizione del Tola (CDS, doc. 19, pp. 163-164), che dipende da Martène e Durand, introduce ulteriori errori: così, a esempio, tra i testimoni marsigliesi, elencati al termine del dettato, "Geraldus" diventa "Coraddus",. Comunque, indipendentemente dall’edizione del Tola (sulla cui povertà critica non è davvero il caso di insistere), rimane sul campo (ingombrante), la data del 22 aprile 1089, dichiarata da A, assolutamente inconciliabile con i tempi dei documenti sopra riportati (nn. 1 e 2), e proprio per questo portatrice di forti dubbi per quanto attiene alla sua stessa genuinità. Dubbi salutari se solleciteranno qualche studioso a ripensare e a ristudiare, partendo ovviamente dalla letteratura esistente – in particolare A. Boscolo, L'abbazia di San Vittore; F. Artizzu, E. Baratier, A. Boscolo, F. Casula, P. Leo, C. Manca, G. Sorgia (a cura di), Studi sui Vittorini in Sardegna, Padova 1963 (Pubblicazioni dell'Istituto di Storia medioevale e moderna dell'Università degli Studi di Cagliari, 4); D. Nebbiai-Dalla Guarda, Saint-Victor de Marseille et l’ Italie , pp. 285-300 – e da una vigile valutazione autoptica della documentazione marsigliese, gli eventi che hanno interessato il cagliaritano fra XI e XII secolo, con particolare riferimento alla fondazione del monastero di S. Saturno da parte dei monaci vittorini.

d. ADMar., 1. H. 76., n. 370 <1092-1098>. Giovanni, monaco di S. Vittore di Marsiglia, si rivolge all’abate Riccardo, cardinale di Santa Romana Chiesa, per informarlo degli avvenimenti che si stavano verificando in Gallura; E. Martène e U. Durand, Veterum Scriptorum, coll. 522-523; CDS, doc. 18, pp. 162-163 (alla data 1089). Per la nuova datazione, cfr. R. Turtas, L’arcivescovo di Pisa, pp. 190 e 194. Il documento, privo di data, in forma epistolare, scritto forse dallo stesso monaco Giovanni, ci rimanda a formulari e a consuetudini grafiche di area provenzale. Per un inquadramento corretto di questo documento, con riferimento alla figura del cardinale Riccardo, si veda anche K. Ganzer, Die Entwicklung des auswärtigen Kardinalats im Hohen Mittelalter. Ein Beitrag zur Geschichte des Kardinalkollegiums vom 11. bis 13. Jahrhundert, Tübingen 1963 (Bibliothek des Deutschen Historischen Instituts in Rom, 26), pp. 32-36; R. Hüls, Kardinäle, Klerus und Kirchen Roms. 1049-1130, Tübingen 1977 (Bibliothek, 48), pp. 217-218.

e. ADMar, 1. H. 77., n. 375 (1112 maggio 2). Benedetto, vescovo di Dolia, dona a Oddone, abate di S. Vittore di Marsiglia, la chiesa di S. Maria di Arco. Mariano, giudice di Cagliari, con la moglie Preziosa e il figlio Costantino, conferma la predetta donazione e tutte quelle concesse in precedenza dal padre Costantino e dalla madre Vera; E. Martène e U. Durand, Veterum Scriptorum, coll. 629-631; CDS, doc. 7, pp. 182-183 (alla data 1112 marzo 2); E. Guérard, Cartulaire , n. 1007, pp. 465-467. È un documento di formulario ibrido, in cui si miscelano formule tratte dalle esperienze notarili e simboli cancellereschi (del sigillo sopravvivono le tracce sulla plica), è scritto in una minuscola di discreta qualità. Nella stesura iniziale della sottoscrizione dell’arcivescovo di Cagliari non compare il nome di Gualfredo ("Ego Karalitanus licet peccator archiepiscopus subscripsi et confirmavi"), che successivamente è stato aggiunto, autografo e in lettere onciali, nel sopralineo).

f. ADMar, 1. H. 78., n. 376 (1112 maggio 2). Mariano, giudice di Cagliari, con la moglie Preziosa e il figlio Costantino, conferma precedenti donazioni al monastero di S. Vittore. Edito dal Tola (CDS, doc. 8, pp. 182-183), che lo trae dal Martène-Durand (E. Martène e U. Durand, Veterum Scriptorum, coll. 628-629), risulta mancante nell’ Archivio marsigliese almeno dal 7 ottobre 1992. Anche in questo documento, che ripropone i contenuti della seconda parte di quello coevo, la sottoscrizione di Gualfredo, arcivescovo di Cagliari, doveva essere autografa.

g. ADMar, 1. H. 83., n. 405 (1141, Cagliari). Costantino, arcivescovo di Cagliari, conferma al monastero di S. Vittore la chiesa di S. Saturno e altre chiese dettagliatamente elencate; E. Guérard, Cartulaire , n. 1008, pp. 467-468. Il documento, oggetto di un recente restauro, è in buono stato di conservazione e lascia intravvedere nel margine inferiore tracce del sigillo. La grafia appare più evoluta rispetto a quelle dei documenti precedenti (si noti in particolare il largo uso della s maiuscola in fine di parola)

 

notaio.jpg (10759 byte)

Scrineum
© Università di Pavia 1999