Scrineum
Biblioteca


Marina Gazzini 

Scuola, libri e cultura nelle confraternite milanesi
fra tardo medioevo e prima età moderna

 

APPENDICE II


 


Inventario de li libri de la compagnia
 facto a die 4 luyo 1522

 

ASMi, S. Corona, Registri, 1, aa. 1497-1588, cartaceo, varie mani, lingua latina, cc. 260: alle cc. 258v.-259r. elenco dei libri posseduti dalla compagnia senza specificazione su origine, formato, versione manoscritta o a stampa, lingua.  

 

[1] Tabula sanctorum secondi voluminis

Dovrebbe trattarsi di un indice emerologico redatto a fini pratici, ovvero del calendario/santorale ufficiale in uso a quel tempo nel Proprium liturgico domenicano. Cfr. in generale Antolin Gonzales Fuente, La vida liturgica en la Orden de Predicadores. Estudio en su legislacion: 1216-1980, Roma, Institutum Historicum Fratrum Praedicatorum, 1981.

 

[2.] Vita divi Hieronimi cum multis aliis operibus

Nel tardo Medioevo si riaccese l’interesse nei confronti di s. Gerolamo, «gloriosissimo atleta» della fede cristiana antica. Tale fortuna si collega alla penetrazione degli ideali eremitici negli ambienti umanistici, di cui è testimone anche l’evoluzione iconografica: il santo, dipinto inizialmente nell’atteggiamento maestoso del cardinale in posa di maestro universitario, si trasforma negli ultimi decenni del Trecento nell’umile penitente del deserto e ancora, nel tardo Quattrocento, nel patrono degli umanisti ritratto nell’elegante studiolo. Il richiamo alla vita e alle opere del santo era di natura morale e comportamentale: Gerolamo era pertanto una lettura verso la quale gli umanisti rinascimentali indirizzavano la venerazione dei monasteri femminili in quanto il Padre della chiesa, a suo tempo accompagnato da numerose donne, poteva fornire loro gli strumenti necessari per condurre una vita di perfezione. Daniel Russo, Saint-Jérôme en Italie. étude d’iconographie et de spiritualité (XIIIe-XVe siècle), Paris, La Decouverte, 1987; Anna Morisi Guerra, La leggenda di san Gerolamo. Temi e problemi tra Umanesimo e Controriforma, «Clio», 23, 1987; Zarri, Dalla profezia alla disciplina cit., p. 197. Questa attenzione si accompagnò alla fortuna tipografica del testo che raccoglieva le versioni in volgare delle epistole apocrife sulla vita, il transito (cfr. infra n. 40), i titoli di gloria e i presunti miracoli del santo, redatte in area italiana tra la fine del XIII e i primi del XIV e poste sotto i nomi di Eusebio da Cremona, Agostino, Cirillo di Gerusalemme (Zardin, Mercato librario e letture devote cit., p. 151, nota 6). La prima edizione conosciuta del testo è del 1471, ne seguirono altre anche ad opera di stampatori milanesi, di cui si ricordano quelle del 1476 per i tipi di Domenico de Vespolate, del 1487 di Antonio Zarotto da Parma per Giovanni da Legnano, del 1490 di Leonhard Pachel e Ulrich Scinzenzeler. Anne Jacobson Schutte, Printed Italian Vernacular Religious Books. 1465-1550: a finding list, Genève, Librairie Droz, 1983 (d’ora in poi Schutte, PIV), sub vocem; cfr. Ganda, I primordi della tipografia milanese cit., p. 170.

 

[3] Biblia cum comento a genesis usque regum incluxive  

[4] Biblia cum comento a paralipomenis usque ecclesiasticum incluxive

[5] Biblia cum comento a genesis usque Iob incluxive

[6] Biblia cum comento ab Isaya usque Machabeorum incluxive

[7] Biblia cum comento super testamentum novum  

[3], [4], [5], [6], [7]. Bibbie con commenti anonimi si trovano numerose nelle biblioteche dell'epoca: il testo sacro si colloca infatti ai primi posti delle opere in volgare messe a stampa nel Quattrocento (è 10° nella lista ricostruita da Anne  Jacobson Schutte, Printing, Piety and the People in Italy: the First Thirty Years, in «Archiv für Reformationsgeschichte», 71, 1980, pp. 5-20, pp. 18-19: d'ora in poi Schutte, PPP). L’uso del latino per la stesura dell’inventario impedisce in realtà di comprendere se si trattasse di versioni in latino o in volgare, problema che riguarda anche le altre opere dell'elenco ma che, come noto, nel caso delle Sacre Scritture, nel periodo in questione, assume valenze particolari. Il lessema «cum comento» farebbe sospettare o una volgarizzazione della più dotta glossa ordinaria del testo biblico, oppure quelle glosse volgari, sia esegetiche sia lessicali, che accompagnavano le traduzioni della Bibbia (cfr. Beryl Smalley, Lo studio della Bibbia nel Medioevo, (Oxford 1952), tr. it. Bologna, Il Mulino, 1972; Valentina Pollidori, La glossa come tecnica di traduzione. Diffusione e tipologia nei volgarizzamenti italiani della Bibbia, in La Bibbia in italiano tra Medioevo e Rinascimento cit., pp. 93-118). In questo caso dovrebbe trattarsi di manoscritti di traduzioni parziali di singoli libri biblici che circolavano in gran numero anche dopo l’edizione della Vulgata italiana ad opera del camaldolese Niccolò Malerbi (1471). La compagnia possedeva anche una versione integrale: vd. infra n. 27. Fino a tutta la metà del Cinquecento le vie di accesso alla Scrittura continuarono in ogni caso a passare attraverso i due canali linguistici, che correvano parelleli ma anche intrecciati. Sulla fortuna e sul significato dei volgarizzamenti biblici durante la stagione rinascimentale, prima dei divieti tridentini, cfr. Barbieri, Le Bibbie italiane del Quattrocento e del Cinquecento cit.; Fragnito, La Bibbia al rogo cit., pp. 23-74. Vd. anche Friedrich Stegmüller, Repertorium biblicum Medii Aevi, Madrid, Consejo Superior de Investigaciones Cientificas, 1961.  

[8] Cathena aurea sancti Thome

Tommaso D’Aquino, Glossa continua super Evangelia (Catena Aurea), in Id., Opera Omnia, XI, Parma 1860, n. ed. Torino, Marietti, 1953. Per alcune edizioni a stampa cfr. James A. Weisheipl, Tommaso d’Aquino. Vita, pensiero, opere, (ed. or. 1974), tr. it. Milano, Jaka Book, 1988, molto utile per la lunga appendice con il catologo sinottico e la descrizione delle opere e delle edizioni moderne delle opere dell'Aquinate; ed ora anche Jean-Pierre Torrel, Tommaso d'Aquino. L'uomo e il teologo, (Fribourg-Paris 1993), tr. it. Casale Monferrato, Piemme, 1994, anch'esso con appendice delle opere, cronologia, edizione etc., che beneficia delle recentissime acquisizioni dell'edizione leonina (Sancti Thomae Aquinatis Doctoris angelici Ordinis praedicatorium Opera omnia iussu Leonis XIII.P.M. edita, cura et studium fratrum praedicatorum, Romae 1882 sgg.).

[9] Meditationes vite Iesu Christi

Anonime. La confraternita possedeva anche le Meditazioni dello pseudo Bonaventura (v. infra, n. 42). Una Meditatio devota passionis Domini Nostri Iesu Christi fu edita a Milano nel 1503 da Alessandro Pellizzoni per i tipi di Giovanni Giacomo e fratelli da Legnano. La tipologia testuale era molto diffusa in quanto impiegata, sia nella versione latina sia in quella volgare, nella predicazione francescana e domenicana. Cfr. Carlo Delcorno, La lingua dei predicatori. Tra latino e volgare, in La predicazione dei frati dalla metà del '200 alla fine del '300 cit., pp. 21-46. 

[10] Hugo super psalmis David

Dovrebbe trattarsi di Ugo di San Caro (†1263) il più importante autore domenicano precedente a s. Tommaso. è anche vero però che Thomas Kaeppeli, Scriptores Ordinis Praedicatorum Medii Aevi, 3 voll., II, Roma, Istituto Storico Domenicano, 1975, pp. 269 sgg., non registra quest’opera fra gli scritti editi o inediti di Ugo; e non lo si trova nemmeno tra gli additamenta al Kaeppeli a cura di Emilio Panella (Thomas Kaeppeli - Emilio Panella, Scriptores Ordinis Praedicatorum Medii Aevi, Praemissis addendis et corrigendis ad volumina I-III, Roma, Istituto Storico Domenicano, 1993); è tuttavia ipotizzabile un'extractio di Postillae in Bibliam (= Kaeppeli II, p. 274, n° 1989). A Ugo, teologo, predicatore ma anche principale biblista del XIII secolo, è stato recentemente dedicato il convegno Hugues de Saint-Cher, O.P. Bibliste et théologien, Paris 13-15 marzo 2000; cfr. in generale Smalley, Lo studio della Bibbia nel Medioevo cit., ad indicem.   

[11] Augustinus Contra achademicos cum aliis operibus 18 in uno volumine

Aurelio Agostino, Contra academicos. La presenza di questa come di altre opere agostiniane o pseudo-agostiniane (vd. infra nn. 24 e 35) va posta in relazione con le radici domenicane della confraternita. Agostino rivestì difatti una grande importanza per l’ordine dei predicatori nella qualità di ‘legislatore’ monastico: i Domenicani, in virtù della loro matrice canonicale, pur tra qualche imbarazzo e talora non senza accese polemiche, consideravano la cosiddetta Regula b. Augustini come il fondamento della loro vita regolare e della loro spiritualità, ancor prima delle proprie specifiche Costituzioni (cfr. Luigi Canetti, L’invenzione della memoria. Il culto e l’immagine di Domenico nella storia dei primi frati Predicatori, Spoleto, CISAM, 1996, pp. 472 sgg.; Id., Intorno all’idolo delle origini. La storia dei primi frati Predicatori, in I frati Predicatori nel Duecento, «Quaderni di Storia Religiosa», 3, 1996, pp. 34-35). Per i manoscritti del Contra Academicos di Agostino (= Clavis Patrum Latinorum, 253) cfr. l’edizione a cura di William Matthews Green, in Corpus Christianorum, ser. latina, 29, Turnhout, Brepols, 1970. 

[12] Breviarium secondum ordinem Romane Curie

Una prima edizione milanese di un Breviarium Romanum si ebbe nel 1478, per Iohannes Bonus. Rogledi Manni, La tipografia a Milano nel secolo XV cit., p. 122.

[13] Baptiste Fulgosi De dictis factisque memorabilibus collectanea a Camillo Ghilino latina facta

Battista Fregoso, De dictis factisque memorabilibus collectanea a Camillo Ghilino latina facta. Si tratta di una delle due principali opere dell'umanista e uomo politico genovese Battista Fregoso. Nato a Genova nel 1452 dal doge Pietro e da Bartolomea Grimaldi, Battista Fregoso proseguì la politica paterna di alleanza con i duchi di Milano, dai quali ottenne il feudo di Rivanazzano (PV), ricevendo in cambio appoggi e importanti incarichi nella città natale, che tentava ripetutamente di sottrarsi al dominio milanese, fino a rivestire la carica di doge. La sua fortuna cominciò a declinare con l’avvento di Ludovico il Moro, da lui fortemente avversato. Deposto nel 1483 e sempre più isolato politicamente, si rivolse alle lettere, coltivate fin dall’adolescenza e perfezionate anche grazie a continui contatti con gli ambienti colti della Milano sforzesca, dove era presente il cugino Antoniotto, celebre umanista. Battista tuttavia non eccelse, sia per gli impegni politici, sia per la non perfetta padronanza della lingua latina. Stese infatti in volgare le sue opere (tra cui l’Anteros, in cui raccolse teorie sull’amore attingendo dal repertorio antierotico classico e cristiano), destinando solo il De dictis factisque alla traduzione latina. In questo lavoro, dai marcati tratti pedagogici, Fregoso raccolse numerosi exempla, scelti dai classici greci e latini, da storici umanisti come G. Pontano e G. Simonetta, e persino dalle sue esperienze personali, nell’intento di offrire al lettore strumenti adeguati per riuscire in quello stesso agire politico in cui egli aveva fallito. All’opera, pubblicata postuma nel 1509 per i tipi di Giacomo Ferrario, Battista Fregoso attese fra il 1486 e il 1504, anno della sua morte. Seguirono altre numerose edizioni (è nota ad esempio quella del Du Galliot, del 1518), segno di un discreto successo. Il manoscritto in volgare dell’opera (conservato a Londra, British Library, Harl. Mss., 3878) contiene anche un Ad Petrum filium prologus, una Coronis apostrophe ad filium e una versione della dedica ad Antoniotto Fregoso, pubblicati in Gian Giacomo Musso, La cultura genovese tra il Quattro e il Cinquecento, in «Miscellanea di Storia ligure», I, 1958, pp. 121-187; vd. inoltre Eric William Cochrane, Historians and historiography in the Italian Renaissance, Chicago-London, 1981, ad indicem. Sui due Fregoso cfr. le voci Fregoso Antoniotto, a cura di V. De Matteis e Fregoso Battista, a cura di G. Brunelli, entrambi in Dizionario Biografico degli Italiani, L, Roma, Istituto dell’Enciclopedia italiana, 1998, rispettivamente alle pp. 383-384 e 388-392.   

[14] Moralia sancti Gregorii pape super Iob

Gregorio Magno, Moralia in Iob. Testo di teologia morale che conobbe per tutto l'arco medievale grande fortuna e diffusione. Per i manoscritti cfr. Gregorio Magno, Moralia in Iob, ed. M. Adriaen, in Corpus Christianorum, ser. latina, 143, 143A, 143B, Turnhout, Brepols, 1979-85; vd. anche Commento morale a Giobbe, a cura di Paolo Siniscalco, I/1-3, Roma, Città nuova, 1992-1997. Un’edizione in volgare, secondo la traduzione di Zanobi da Strata, è attestata a Firenze nel 1486 per i tipi di Nicolaus Lorenz (Schutte, PIV, sub vocem).

[15] Opuscula sancti Thome

Tommaso d’Aquino, Opuscola theologica. Nell’Editio leonina, sotto il nome Opuscola theologica sono raccolte alcune opere minori dell’Aquinate, dal Contra impugnantes Dei cultum et religionem al Compendium theologiae. Cfr. Tommaso d’Aquino, Opera omnia, 41-42, Roma 1970-1979. Weisheipl, Tommaso d’Aquino cit., p. 380; Torrel, Tommaso d'Aquino cit. È nota una prima edizione milanese degli Opuscola del 1488 per i tipi di Giovanni Antonio e Benigno da Onate. Rogledi Manni, La tipografia a Milano nel secolo XV cit., p. 204.   

[16] Sancti Thome super epistulas sancti Pauli

Tommaso d’Aquino, Expositio super epistulas Pauli apostolis, in Id., Opera omnia, XIII, Parmae 1862. Cfr. Weisheipl, Tommaso d’Aquino cit., pp. 370-371; Torrel, Tommaso d'Aquino cit.

 

[17] Iohannis Cassianus <sic> De institutis cenobiorum et vitiorum remediis

Giovanni Cassiano, Institutiones. La fortuna letteraria delle opere di Giovanni Cassiano monaco – le Institutiones (ed. Michael Petschenig in Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum: d'ora in poi C.S.E.L., 17, Vindobonae 1888) e le Conlationes (ed. Michael Petschenig in C.S.E.L., 13, Vindobonae 1886) – è indubitabile: diffuse in tutto il mondo cristiano già negli ultimi anni della sua vita (morì intorno al 435), esse hanno occupato un posto privilegiato nei cataloghi delle biblioteche medievali e la loro influenza continuò ancora in epoca moderna attraverso gli scritti di s. Ignazio di Loyola e di s. Teresa d'Avila. Citato per le sue teorie sulle «due vite» e i «due fini» dell'uomo, Cassiano venne utilizzato soprattutto per la sua dottrina sui vizi e sulle virtù, ripresa poi da Gregorio Magno nei Moralia in Iob e rielaborata da Alcuino nel Liber de virtutibus. La sua lettura veniva raccomandata inoltre in varie regole monastiche, da quella benedettina a quelle di Cesario, Eugippio, Colombano e Fruttuoso. Jean-Claude Guy, Jean Cassien. Vie et doctrine spirituelle, Parigi, Lethielleux, 1961; Pierre Bonnerue, voce Cassiano, Giovanni (santo), in Dizionario Enciclopedico del Medioevo, diretto da A. Vauchez, ed. it. a cura di C. Leonardi, Roma, Città nuova, 1998, 3 voll., I, pp. 346-347. Sulla fortuna delle opere di Cassiano, e specialmente delle Collazioni in ambito domenicano (lo stesso s. Domenico si era formato sulla lettura assidua di Cassiano, Monumenta Ordinis Fratrum Praedicatorum Historica, Roma, Institutum historicum Ordinis fratrum Praedicatorum, XVI, 32-33), cfr. Canetti, L’invenzione della memoria cit., pp. 190, 206, 456, 460, 467 sgg., 474-76. Segnaliamo l'edizione bolognese del 1521, per i tipi di Benedetto Faelli, di un Opus Iohannis eremite qui & Cassianus dicitur de institutis cenobiorum.

[18] Missale secondum consuetudinem romanam

La prima edizione di un messale romano attestata a Milano è del 1474 per i tipi di Antonio Zarotto. Ganda, I primordi della tipografia milanese cit., p. 133.

[19] Summa de casibus per fratrem <nel testo fratrum> Stefanum ordinis minorum

Autore non rintracciato con sicurezza: è ipotizzabile Stephanus Pillet (Brulefor), scotista, maestro a Parigi, Magonza e Metz. Cfr. Luke Wadding, Scriptores ordinis minorum, ed. novissima, (1a ed. Roma 1650), Roma, A. Nardecchia, 1906 (rist. anast. Sala Bolognese, A. Forni, 1978), Giacinto Sbaralea, Supplementum et castigatio ad scriptores trium ordinum s. Francisci a Waddingo aliisve descriptos, ed. novissima, (1a ed. Romae 1806), Roma, A. Nardecchia, 1908, (I), 1921 (II), 1936 (III).

[20] Opus remissionis a pena et culpa  

[21] Missale secondum ordinem fratrum predicatorum

Segnaliamo la prima edizione milanese di un Missale predicatorum emendato da Franciscus Mediolanensis e da Petrus Iustinus Philelfus, nel 1482 per i tipi di Antonio Zarotto da Parma. Ganda, I primordi della tipografia milanese cit., p. 157.

[22] Missale secondum ordinem divi Ambrosii

Tra i vari messali ambrosiani messi a stampa almeno dal 1475 (tipografo Antonio Zarotto, Ganda, I primordi della tipografia milanese cit., p. 136), segnaliamo l’edizione, per i tipi di Giovanni Angelo Scinzenzeler, di un Missale ambrosianum illustrato nel 1522, ovvero nello stesso anno di redazione dell’inventario della confraternita. Cfr. Luigi Balsamo, Giovanni Angelo Scinzenzeler tipografo in Milano 1500-1526, Firenze, Sansoni Antiquariato, 1959.   

[23] Legendario etc.

Tipologia testuale molto diffusa in tutto il Medioevo e anche oltre, in forme diverse, estese o abbreviate. Fra queste ultime, sono famose le compilazioni dei domenicani Bartolomeo da Trento e, soprattutto, Iacopo da Varazze (Sofia Boesch Gajano, Dai leggendari medievali agli ‘Acta Sanctorum’, in «Rivista di storia e letteratura religiosa», XXI, 1985, pp. 219-244). Si può ipotizzare che anche in questo caso si tratti proprio della Legenda aurea di Iacobus de Voragine, vista la grande fortuna editoriale del volgarizzamento quattrocentesco curato da Nicolò Malerbi (è 12° nella lista delle opere a stampa in volgare più diffuse nel Quattrocento compilata dalla Schutte, PPP, pp. 18-19) che consentì all’autore di godere di grande prestigio fino a tutto il Cinquecento. La prima stampa in volgare del Leggendario si ebbe a Venezia nel 1475, mentre a Milano solo nel 1497 presso lo stampatore Ulrich Scinzenzeler e nel 1519 presso Giovanni Angelo Scinzenzeler. Schutte, PIV, sub vocem; Rogledi Manni, La tipografia a Milano nel secolo XV cit., p. 153; Balsamo, Giovanni Angelo Scinzenzeler cit.; V. Marcucci, Manoscritti e stampe antiche della ‘Legenda aurea’ di Jacopo da Varagine volgarizzata, in «Filologia e critica», 5, 1980, pp. 30-60; Zardin, Mercato librario e letture devote cit., p. 150 nota 2. Per i manoscritti cfr. Barbara Fleith, Studien zur Uberlieferungsgeschichte der lateinischen Legenda aurea, Bruxelles, Societe des Bollandistes, 1991; Iacopo da Varazze, Legenda aurea, a cura di Alessandro e Lucetta Vitale Brovarone, Torino, Einaudi, 1995; Giovanni Paolo Maggioni, Ricerche sulla composizione e sulla trasmissione della ‘Legenda aurea’, Spoleto, CISAM, 1995; Iacopo da Varazze, Legenda aurea, edizione critica a cura di Giovanni Paolo Maggioni, Impruneta, Bottai, 1998, 2 voll.

[24] Aurelii Augustini Opuscula plurima non plus inpressa

Aurelio Agostino, Opuscula plurima. È nota l’edizione milanese del 1475 per i tipi di Antonio Zarotto (Ganda, I primordi della tipografia milanese cit., p. 200). Sul contenuto dell’opera vd. infra n. 35.

 

[25] Boetius cum comento sancti Thome

Severino Boezio, De Trinitate, Id., De Hebdomadibus, Commento: Tommaso d’Aquino, Super Boetium de Trinitate e Expositio libri Boetii de Hebdomadibus, in Opera omnia, 50, Roma-Paris, 1992. Il De trinitate e il De hebdomadibus fanno parte di una composizione di cinque trattati di teologia speculativa, designati nel loro insieme come Opuscola sacra, che ebbe nel Medioevo, a partire dall'età carolingia, una grande influenza: l'esplicitazione di un pensiero specificamente cristiano fece di Boezio una fonte citata al pari delle altre patristiche (Luca Obertello, Severino Boezio, Genova, Accademia ligure di scienze e lettere, 1974, 2 voll.). Tommaso fu l’unico autore del XIII secolo a commentare Boezio. L'opera, redatta durante il primo soggiorno dell'insegnamento parigino dell'Aquinate (1257-1258 o primi 1259), incompiuta, sviluppa questioni relative alla conoscenza umana di Dio, giungendo a uno dei massimi gradi di approfondimento sull'epistemologia delle scienze tentata da Tommaso. Segnaliamo la stampa a Milano nel 1512, per i tipi di Zanotto de Castelliono, di Severino Boezio, De consolatione philosophica et de disciplina scholastica. Commentarii Thome Aquinati et Ascensii.

[26] Aurea Rosa super evangeliis

Nel 1503 veniva edita a Bologna, per i tipi di Benedetto Faelli, l'Aurea Rosa idest preclarissima expositio super evangelia totius anni de tempore et de sanctis tam secundum Ordinem praedicatorem quam secundum Curiam: continens Flores & Rosas omnium expositionum sanctorum doctorum antichorum preclarissimi & excellentissimi sacre theologie doctoris magistri Silvestri de Prierio pedemontani sacri Ordinis Fratrum praedicatorum de Observantia. Seguirono altre edizioni veneziane a partire dal 1524, mentre non se ne segnalano di milanesi.

 

[27] Biblia sive comento

Probabile versione integrale in volgare che si distingue dalle traduzioni parziali di cui supra nn. 3 e sgg. La prima traduzione del testo integrale della Bibbia, opera del camaldolese Nicolò Malerbi, apparve a Venezia nel 1471 conoscendo presto numerose ristampe. Cfr. Edoardo Barbieri, La fortuna della ‘Biblia vulgarizata’ di Nicolò Malerbi, in «Aevum», 63, 1989, pp. 440-489.

[28] Sermones sancti Vincentii de sanctis

Vicent Ferrer, Sermones de sanctis. Nel 1488 vennero stampati a Milano, per i tipi di Ulrich Scinzenzeler, i Sermones de sanctis del domenicano spagnolo Vicent Ferrer (1350-1419), predicatore di fama e animatore di opere di carità. Rogledi Manni, La tipografia a Milano nel secolo XV cit., p. 217; Cfr. V. Galdulf, Vida de s. Vicent Ferrer, Valenza, 1950; Kaeppeli, Scriptores cit., IV, a cura di E. Panella, Roma, 1993, n° 4027, pp. 465-66.

 

[29] De doctrina dicendi et tacendi

Albertano da Brescia, Liber de doctrina dicendi et tacendi. Opera prima del giudice e retore Albertano da Brescia, considerato dalla critica più recente come il maggiore intellettuale italiano della prima metà del Duecento. Cfr. Carla Casagrande - Silvana Vecchio, I peccati della lingua. Disciplina ed etica della parola nella cultura medievale, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1987; Enrico Artifoni, I podestà professionali e la fondazione retorica della politica comunale, in «Quaderni storici», 63 (1986), pp. 687-719 (p. 703); Id., L’arte di essere cittadini. L’educazione sociale nell’età dei Comuni, in «Storia e dossier», 21, sett. 1988, pp. 15-19 (pp. 15-17); Id., Parole al rogo (rec. a Casagrande - Vecchio, I peccati della lingua, cit.), in «L’Indice», 2, febbr. 1989, p. 27; Id., Sull’eloquenza politica nel Duecento italiano, in «Quaderni medievali», 35 (1993), pp. 57-78 (p. 75); Id., Retorica e organizzazione del linguaggio politico nel Duecento italiano, in Le forme della propaganda politica nel Due e Trecento, Atti del Convegno, Trieste 2-5 marzo 1993, a cura di P. Cammarosano, Roma, École Française de Rome, 1994, pp. 157-182 (pp. 171-172); Id., Gli uomini dell’assemblea cit., pp. 145-146. La Doctrina godette per tutto il Medioevo, e anche oltre, di una straordinaria fortuna, testimoniata dall’alto numero di manoscritti e di edizioni a stampa, nonché di riprese e rifacimenti, sulla cui diffusione si dà nota in vari contributi raccolti in Albertano da Brescia. Alle origini del Razionalismo economico, dell’Umanesimo civile, della Grande Europa, a cura di Franco Spinelli, Brescia, Grafo, 1996. L’edizione più recente della fonte, unita ad un aggiornato censimento dei manoscritti contenenti il Liber (di cui otto nella sola Milano nelle biblioteche Ambrosiana, Trivulziana, Braidense) si trova in Albertano da Brescia, Liber de doctrina dicendi et tacendi. La parola del cittadino nell’Italia del Duecento, a cura di P. Navone, SISMEL, Impruneta, Edizioni del Galluzzo, 1998.

[30] Transitus divi Hieronimi

Cfr. supra n. [2].

[31] Dante con il comento

Dante Alighieri. Non è specificato di che testo si tratti: più probabilmente della Commedia, un'edizione della quale, col commento di Benevenuto da Imola, si ebbe per la prima volta a Milano nel 1473 a opera di Antonio Zarotto (Ganda, I primordi della tipografia milanese cit., p. 130); nel 1477 per i tipi di Ludovico e Alberto Pedemontani fu edita un’altra Commedia, con il commento di Iacopo della Lana e Martino Paolo Nidobeato e l’aggiunta di Rime diverse, (Rogledi Manni, La tipografia a Milano nel secolo XV cit., p.106). Non bisogna tuttavia trascurare che fra i testi a stampa in volgare di cui si conoscono più edizioni nel Quattrocento figura un’altra opera attribuita a Dante, il Credo. Schutte, PPP, pp. 18-19.

 

[32] Chronica Eusebii Hieronimi

Si tratta del celebre Chronicon di Eusebio di Cesarea nella versione latina (e continuazione) di s. Gerolamo, caposaldo della storiografia universale di tutto il Medioevo. Cfr. Claudio Moreschini - Enrico Norelli, Storia della letteratura cristiana antica greca e latina, Brescia, Morcelliana, 2 voll., II, pp. 414-445, p. 442. A Milano si ebbe una prima edizione, in latino, nel 1474-76 c. per Filippo da Lavagna. Rogledi Manni, La tipografia a Milano nel secolo XV cit., p. 142.

 

[33] Flores totius sacre theologie

Manuali di teologia e libri di Quaestiones Theologicae erano molto diffusi nelle biblioteche di ambiente domenicano. A Milano nel 1509 presso Giovanni Giacomo Ferrario il minore Filippo Varagio, lettore nel convento di S. Antonio di Padova, pubblicava i Flores totius sacrae theologiae super quatuor libris sententiarum medulam et resolutiones omnium singularium sententiarum doctoris subtilis Scoti continentes.

 

[34] In psalterii librum qui ut dicitur liber legis domini

Nel 1476 venne per la prima volta stampata a Milano una versione in volgare del salterio che conteneva anche la Bibbia e il Vecchio testamento (Schutte, PIV, sub vocem).

 

[35] Meditationes beatorum Augustini et Bernardi

Aurelio Agostino e Bernardo di Chiaravalle, Meditationes. L'opera conobbe una discreta fortuna nella diffusione a stampa, insieme ad altri testi edificanti pseudo-agostiniani, in frequente combinazione con il Manuale, i Soliloquia, il Tractato de l’arte di ben morire, o all’interno del trittico costituito da Meditationi, Soliloquii e Manuale, come nelle edizioni milanesi del 1475 c. per i tipi di Antonio Zarotto (Opuscula plurima) e del 1480-82 c. per Giovanni Antonio e Benigno da Onate (Ganda, I primordi della tipografia milanese cit., p. 200).

[36] Postilla super epistolas et evangelia de tempore et sanctis

Epistole e Evangelii (lezionari), appartengono al genere dei sussidi liturgici e degli strumenti della devozione privata cui continuarono ad aggiungersi, tra Quattro e Cinquecento, nuove versioni e nuovi apparati di commento, grazie all'avvento della stampa (7° nella lista di Schutte, PPP, pp. 18-19). Garavaglia, I lezionari in volgare italiano fra XIV e XVI secolo cit. Una Postilla … super Epistolas & Evangelia per totius anni circulum de tempore, sanctis & pro defunctis venne edita a Venezia nel 1512 da Pietro Quarenghi per i tipi di Lucantonio Giunta.

[37] Summa confessionis archipiscopi florentini

Antonino da Firenze, Confessionale. ‘Omnis mortalium cura’ (Specchio di coscienza), Id., Confessionale. ‘Curam illius habe’ (Medicina dell’anima). Gli scritti di Antonino Pierozzi (1389-1459), moralista domenicano e arcivescovo di Firenze, canonizzato nel 1523, conobbero una grande fortuna editoriale, in particolare i confessionali in volgare, ripetutamente stampati fra Quattro e Cinquecento (rispettivamente 2° e 15° nella lista Schutte, PPP, pp. 18-19). La prima opera stampata a Milano nel 1470-71 circa da Filippo da Lavagna e da Leonhard Pachel & Ulrich Scinzenzeler fu lo Specchio di coscienza (Omnis mortalium cura), riedita dagli ultimi anche nel 1485, e da Giovanni Antonio da Onate nel 1475 circa. Nel 1484, per i tipi di Antonio Zarotto, venne edita una Summula confessionis. Cfr. Schutte, PIV, sub vocem; Stefano Orlandi, Bibliografia antoniniana: descrizione dei manoscritti della vita e delle opere di S. Antonino O. P. Arcivescovo di Firenze, e degli studi stampati che lo riguardano, Città del Vaticano, Tipografia Poliglotta Vaticana, 1962, pp. 295-331; Miriam Turrini, La coscienza e le leggi. Morale e diritto nei testi per la confessione della prima Età moderna, Bologna, Il Mulino, 1991, pp. 71-72, 190-192, 339-359; Zardin, Mercato librario e letture devote cit., p. 199, nota 108; Ganda, I primordi della tipografia milanese cit., p. 162. Su altri confessionali milanesi, francescani e domenicani, vd. anche Roberto Rusconi, Manuali milanesi di confessione editi tra il 1474 e il 1523, in «Archivum Franciscanum Historicum», 65, 1972, pp. 107-156; e dello stesso, sui confessionali in genere, Id., Dal pulpito alla confessione. Modelli di comportamento religioso in Italia fra 1470 e 1520 circa, in Strutture ecclesiastiche in Italia e Germania prima della Riforma cit., pp. 259-315.

[38] De passione domini Iesu Christi

All’epoca circolavano infinite versioni della Passione di Cristo. Per il testo pseudo-bonaventuriano vd. infra n. 42.

[39] Epistula fratris Ambrosii in tradutione Ephreu

Ambrogio, De excessu fratris Satyri, I, ed. Otto Faller, C.S.E.L. 73, Vindobonae, Hoelder, 1955.

 

[40] Transito de sancto Hieronimo

Cfr. supra n. 2.

[41] Missale secondum ordinem fratrum predicatorum

Cfr. supra n. 21.

[42] Meditationes totius vite domini nostri Iesu Christi secondum sanctum Bonavencturam

Le Meditazioni sulla vita di Cristo circolanti sotto il nome di s. Bonaventura (sotto il quale si nasconde un compilatore francescano probabilmente italiano del XIII-XIV secolo) furono molteplici, ma soprattutto nella versione incentrata, più che sull’intera esistenza di Cristo, sul momento della passione (3° nella lista delle opere a stampa di Schutte, PPP, pp. 18-19). Il testo completo ebbe invece una circolazione ridotta, anche se dal XVI secolo comparvero edizioni che abbracciavano l’intero arco della vita di Cristo che accoglievano, suddivisa in 103 capitoli, la nuova traduzione cinquecentesca di un’edizione ridotta di un terzo del testo latino (Alberto  Vaccari, Le ‘Meditazioni della vita di Cristo’ in volgare, in Id., Scritti di erudizione e di filologia, I, Filologia biblica e patristica, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1952, pp. 341-378; per le Meditationes latine vd. invece Balduinus Distelbrink, Bonaventurae scripta authentica dubia vel spuria critice recensita, Roma, Istituto Storico Cappuccini, 1975, pp. 153-160; Zardin, Mercato librario e letture devote cit., pp. 151 n. 4, 200 n. 111). La prima stampa della versione in volgare a Milano si ebbe nel 1480 presso Pietro de Corneno e, nello stesso anno, anche per i tipi di Leonhard Pachel e Ulrich Scinzenzeler che lo riprodussero nel 1482, 1485, 1486, 1488; seguirono le edizioni degli stampatori Antonio Zarotto (1484 e 1489), Pietro Martire Mantegazza (1493), Giovanni Angelo Scinzenzeler nel 1503, 1510 e 1517 per Giovanni Iacopo da Legnano (Schutte, PIV, sub vocem).

[43] Dialogus sancte Caterine de Senis

Caterina da Siena, Libro della divina dottrina. Il Dialogo o Libro de la divina providentia (noto anche come Libro de la divina dottrina) è l’opera più largamente diffusa della santa domenicana, stampata dal 1474 o 1475 ma, a quanto risulta, non a Milano entro il 1522 (Schutte, PIV, p. 123; 13°  nella lista Schutte, PPP pp. 18-19). Cfr. Robert Fawtier, Sainte Catherine de Sienne. Essai de critique des sources, Paris, E. De Boccard, 1921-1930; Marie Hyacinthe Laurent, Essai de bibliographie catherinienne. Les premières éditions italiennes (1474[-75]-1500), in «Archivum fratrum praedicatorum», 20 (1950), pp. 349-368; Zardin, Mercato librario e letture devote cit., p. 176, n. 48. Per l’approfondimento degli scritti e dell’ambiente di Caterina da Siena cfr. Atti del simposio internazionale cateriniano-bernardiniano cit.  

[44] Breviarium secondum sancti Ambrosii

La prima edizione a stampa di un Breviario Ambrosiano si ebbe a Milano nel 1475 per Cristoforo Valdarfer. Rogledi Manni, La tipografia a Milano nel secolo XV cit., p. 121.

[45] Breviarium secondum fratrum predicatorum

La prima edizione a stampa di un Breviario domenicano si ebbe a Milano nel 1476 per Cristoforo Valdarfer. Rogledi Manni, La tipografia a Milano nel secolo XV cit., p. 121.


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