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Ada Grossi

L'adesione di Pavia alla Lega lombarda.

Pubblicato in «Bollettino della Società pavese di storia patria», XCVIII (1998), pp. 7-17.

Nessuna città dell’Italia settentrionale ha conservato un corpus completo dei documenti attinenti alla Lega Lombarda (1), dunque lo studio delle vicende della Lega non può contare su raccolte organiche di documenti e ha dovuto basarsi su ricostruzioni effettuate a posteriori quali quella del Vignati, unico tentativo di raccolta sistematica, pubblicato nel 1867, e l’edizione critica, ancorché parziale, del Manaresi, di oltre cinquant’anni più recente (2). Tali ricostruzioni hanno dovuto tuttavia scontrarsi con la frammentarietà delle fonti e la mancanza della data in alcuni documenti; in questo contesto la datazione più precisa di un documento può permettere di approfondire alcuni eventi significativi.
Il caso che si vuole esaminare in questa sede consente di evidenziare un momento di particolari attività politico-militari esercitate dalla Lega Lombarda nella primavera del 1168 sui comuni ancora fedeli alla parte imperiale, in particolare su Pavia: contrariamente a quanto ritenuto finora, fu in quel periodo e non nel 1170 che per la prima volta il baluardo imperiale del nord Italia cedette alle pretese delle città collegate.
L’ingresso di Pavia nella Lega è attestato da due documenti del XII secolo non datati, pervenuti attraverso copie del XIII: si tratta di un conciso giuramento dei Pavesi di adesione alla Lega (iusiurandum Papiensium) e di un breve stipulato tra Pavia e le altre città collegate in cui essa si impegna a far giurare una serie di concordiae et iuramenta ai Pavesi. I due documenti rientrano ciascuno in una delle due tipologie documentali della Lega: il sacramentum e il breve recordacionis, l’uno sintetica formula di giuramento che le città collegate si scambiavano reciprocamente e l’altro accordo in forma estesa, redatto in tante copie quante erano le città contraenti (3). Il giuramento è giunto fino a noi attraverso il Liber iurium di Lodi (4), mentre un’altra copia, oggi perduta, faceva parte del Codice Croce di Cremona (5); il breve ci è noto attraverso due codici bolognesi, il Liber grossus e il Liber iuramentorum (6).
Sulla base delle indicazioni dei diversi editori, concordi nel datare tali documenti al 1170, la storiografia fa risalire a quell’anno l’ingresso di Pavia nella Lega (7), ad eccezione del Robolini (8). Il breve è stato pubblicato dal Muratori (9) (che non conosceva il Liber iurium lodigiano), dal Vignati (10) e dal Manaresi (11); il giuramento solo dagli ultimi due (12).
Vignati assume la datazione di Muratori per il breve e dà per scontato che giuramento e breve risalgano al medesimo periodo; tramite argomentazioni poco convincenti procede poi ad attribuire il giuramento al periodo immediatamente successivo a quello ritenuto relativo al breve (13). A questo proposito vale la pena di ripetere che giuramento e breve non sono pervenuti insieme in nessuna delle fonti: nei codici bolognesi c’è il solo breve mentre nelle fonti lombarde il solo giuramento. Del resto, che la datazione di entrambi i documenti sia tutt’altro che chiara è testimoniato anche dall’edizione del Manaresi che, generalmente prodigo di citazioni e riscontri a sostegno delle datazioni proposte, in questo caso si limita a rimandare all’edizione del Vignati senza giustificarne in alcun modo l’attribuzione al 1170 circa (14).

Liber iurium di Lodi, che non rispetta l’ordine cronologico né in generale né in particolare quanto al gruppo di documenti relativi alla Lega. L’unica copia del giuramento pervenuta, dunque, non fornisce elementi per la datazione, e pare del tutto arbitrario sostenere, con Vignati e Manaresi, che tale documento sia contestuale alla concordia.
Abbiamo tuttavia notizia di un’altra copia del giuramento dei Pavesi contenuta nel Codice Croce di Cremona: proprio quest’ultima fonte, ancorché perduta, permette di datare tale giuramento, poiché esso vi risultava trascritto in coda ad un breve recordacionis del maggio 1168.
Il codice cremonese constava in origine di due gruppi di documenti, relativi rispettivamente alla questione dell’isola Fulcheria e alla Lega Lombarda. I primi 3 fascicoli (relativi all’isola Fulcheria), tuttora conservati e noti complessivamente come Codice Croce, contengono 28 documenti dal 1157 al 1192, in copia semplice (15). Esistevano tuttavia degli altri fascicoli, oggi perduti, contenenti 31 documenti dal 1167 al 1172 circa e riguardanti la Lega. Ne abbiamo notizia grazie al Prutz, che nel 1874 pubblicò i regesti dei 31 documenti copiando un repertorio manoscritto fornitogli da Ippolito Cereda, archivista e studioso cremonese suo contemporaneo (16). I regesti, redatti in latino, erano contrassegnati da numeri arabici (da 29 a 59) ed erano preceduti dalla seguente annotazione, anch’essa riportata da Prutz: "In quodam libro signato cruce + continentur infrascripta, videlicet".
Tale elenco del Prutz è stato citato anche da Manaresi (17): tuttavia egli non lo ha mai collegato al Codice Croce, asserendo genericamente che l’elenco del Prutz "si riferisce certamente ad un registro perduto del comune di Cremona" (18). Né Falconi, che descrive lo stesso Codice Croce, fa menzione della possibilità che parte del codice possa essere andata perduta o che, come vedremo, possa esservi traccia di un repertorio del medesimo redatto quando il codice era ancora integro (19).
I regesti pubblicati dal Prutz si riferiscono infatti ai documenti contenuti nella seconda parte del Codice Croce. L’annotazione iniziale, innanzitutto, rimanda ad un codice contrassegnato da un segno di croce: proprio come il Codice Croce, che presenta una croce in copertina da cui deriva la sua denominazione tradizionale. In secondo luogo, il repertorio trasmesso dal Prutz e relativo alla Lega inizia con il regesto n. 29: si noti che Prutz precisa che i documenti da 1 a 28 di quello stesso codice erano conservati, e proprio di 28 documenti consta il Codice Croce così come si presenta oggi.
Si può dimostrare parimenti che la fonte manoscritta che Prutz copiò, oggi perduta, era un repertorio cinquecentesco dello stesso Codice Croce redatto in seno ad un’operazione archivistica di cui rimangono tracce concrete ancora oggi. Nel XVI secolo un archivista cremonese procedette alla compilazione dei repertori di alcuni codici dell’Archivio segreto diplomatico del comune di Cremona: quello del Codice A è tuttora conservato (20). Da un inventario (21) del 1567 sappiamo che anche il Codice Croce era conservato "cum suo repertorio" (22). Confrontando il repertorio del Codice A con l’elenco pubblicato dal Prutz è facile rendersi conto che si tratta di strumenti analoghi, e che quest’ultimo è proprio il perduto repertorio cinquecentesco del Codice Croce: lo confermano la ratio sottesa alla redazione di entrambi, dall’espressione iniziale "in quodam libro", riferita nel primo caso al Codice A e nel secondo al Codice Croce, alla comune numerazione arabica progressiva dei documenti contenuti nei codici, e l’utilizzo delle medesime locuzioni nei regesti (la formula "Item aliud instrumentum" che precede i regesti, "Item sequitur unum instrumentum" in caso di documenti tra loro collegati e così via).
Appurata la natura della fonte del Prutz, copia di un perduto repertorio di regesti, va osservato che quello relativo al giuramento dei Pavesi fa parte di un primo e più cospicuo gruppo di regesti che si susseguono in ordine cronologico (23). Ordine questo non certo dettato dalla volontà di chi compilò il repertorio, bensì dal rispetto della struttura del Codice Croce, proprio come nel caso del Codice A, il cui repertorio (che probabilmente si deve allo stesso autore di quello del Codice Croce) descrive fedelmente la disposizione originaria dei documenti in esso contenuti (24).
Quindi, possiamo stabilire che nella seconda parte del Codice Croce, quella relativa alla Lega, il compilatore duecentesco, per il primo e più cospicuo gruppo di documenti - nel quale il giuramento dei Pavesi è compreso - rispettò l’ordine cronologico, al contrario di quanto avvenne per gli ultimi documenti, aggiunti probabilmente in un secondo tempo, e per i documenti relativi all’isola Fulcheria (prima parte del codice, documenti 1-28 tuttora conservati).
Il rispetto dell’ordine cronologico nella redazione di questa parte del Codice Croce è fondamentale, perché rende significativa la posizione al suo interno del giuramento dei Pavesi.
Questo, infatti, che corrisponde al regesto n. 44 del repertorio cinquecentesco pubblicato dal Prutz (25), venne trascritto nel Codice Croce subito dopo i patti di alleanza stipulati con il breve recordacionis del maggio 1168 (reg. n. 43) dalle città della Lega e dal marchese Malaspina e immediatamente prima di un documento datato 10 agosto 1168 (reg. n. 45). Vale la pena di aprire subito una parentesi sulla data del breve di maggio, poiché nella copia lodigiana è datato 3 maggio ("tertio die madii") mentre il regesto cremonese lo ascrive al 13 maggio ("tertio idus madii"). Poiché come abbiamo già ricordato questo documento rientra nella tipologia dei brevia recordacionis che venivano redatti in tante copie quante erano le città collegate, è possibile che l’originale lodigiano e quello cremonese riportassero effettivamente date differenti. Un’altra possibilità è che il compilatore del regesto cremonese abbia semplicemente confuso "die" per l’abbreviazione "id".
Tornando ai regesti nn. 43, 44 e 45 del Codice Croce, se li leggiamo di seguito, così come essi compaiono nella copia del repertorio del XVI secolo, nell’ordine cioè in cui erano trascritti nel codice, ne ricaviamo l’impressione di documenti effettivamente relativi ad uno stesso periodo e alle stesse vicende: "43. Item aliud iuramentum pactorum et conventionum factorum inter Cremonenses, Mediolanenses, Bononienses, Paduanos, Veronenses, Mantuanos, Parmenses, Placentinos, Brixienses, Bergomenses, Laudenses, Cumenses, Novarienses, Vercellenses, Astenses, Terdonenses, Alexandrinos atque marchionem Opizonem Malaspinam, rogatum de anno 1168, tertio idus madii", "44. Item sequitur iuramentum Papiensium pro concordia facta inter suprascriptas civitates Lombardie", "45. Item unum instrumentum finium factorum per Pergamenses in favorem Mediolanensium de omni pedagio, teloneo, portatico (26) et navigio et omni alia exactione que ab hominibus civitatis predicte Bergomi inter Abduam et Ollium, rogatum de anno 1168, die decimo mensis augusti" (27).
Il giuramento dei Pavesi, in quest’ottica, si configura come una sorta di appendice alle convenzioni stipulate dalle città della Lega nel maggio 1168 con il marchese Malaspina (28). Rientra quindi nella tipologia del sacramentum, documento che generalmente perviene senza data, copiato nelle raccolte dei comuni di seguito al breve recordacionis a cui si riferisce. Costituiscono un esempio significativo i giuramenti dei rettori del 1 dicembre 1167 (29) e del marzo - aprile 1168 (30), ciascuno dei quali è contestuale al corrispondente giuramento delle città. Nel primo caso (1167) il giuramento delle città e quello dei rettori sono pervenuti in quasi tutte le copie superstiti l’uno di seguito all’altro e datati. Nel secondo caso (1168) i due documenti, nell’unica copia esistente, contenuta nel Liber iurium di Lodi, compaiono di seguito e non sono datati: la datazione e la reciproca dipendenza dei giuramenti sono comunque chiare, al di là della contiguità nel Liber lodigiano (nel quale i documenti relativi alla Lega non sono sempre copiati secondo una ratio precisa), poiché i medesimi sono legati al rinnovo del giuramento delle città collegate subito dopo l’ingresso di Como nella Lega stessa (31).
L’elemento più evidente che prova la correlazione tra la concordia del maggio 1168 e il giuramento dei Pavesi è la loro posizione nel Codice Croce, e soprattutto il fatto che nel regesto del giuramento si scrive che esso venne prestato "pro concordia facta inter suprascriptas civitates Lombardie", ove il termine suprascripte non può che riferirsi alle città che stipularono la concordia col marchese Malaspina nel maggio.
Il testo del giuramento dei Pavesi, tramandatoci dal Liber iurium di Lodi, esordisce con l’espressione "Sic iuraverunt Papienses": che sia stato copiato in coda ad una concordia il cui testo termina con "et de suprascriptis omnibus observandis iureiurando tenentur iste civitates propter concordiam civitatum, salvis in omnibus specialibus pactis factis inter civitates in principio concordie vel postea" (a cui segue l’elenco dei testi delle diverse città) non può non indurci a pensare che si tratti proprio dello iusiurandum che le città collegate avrebbero dovuto prestare, opportunamente adattato a Pavia: i Pavesi, insomma, avrebbero giurato secondo quanto stabilito nel breve suddetto pur non figurando tra le città tenute a giurare. Il fatto che essi non compaiano nel breve suggerisce che la loro adesione sia avvenuta qualche tempo dopo la redazione di questo, e che vi siano stati probabilmente costretti in circostanze particolari. Il compilatore del Codice Croce potrebbe in questo senso avere copiato il giuramento dei Pavesi di seguito al breve proprio perchè Pavia non vi compariva: se Pavia non era tenuta al giuramento come le città collegate ma vi era stata costretta successivamente, pare chiaro come il giuramento dei Pavesi costituisse parte integrante degli accordi di maggio, che dunque completava.
E’ opportuno infine analizzare ancora la prima frase del giuramento: "Sic iuraverunt Papienses sicut legitur in brevibus factis in<ter> Marchiam et illos de Longobardia". La concordia di maggio rientra nel quadro di nuovi accordi e rinnovo di accordi precedenti che caratterizza la primavera del 1168, cioè nella categoria dei brevia fatti tra le città della Marca e della Lombardia. La Marca, presente già negli accordi del 1 dicembre 1167  (32), compare significativamente in quelli del marzo-aprile 1168 che erano stati stipulati a seguito dell’entrata di Como nella Lega (33), circa un mese prima del giuramento dei Pavesi.
A questo proposito è il caso di notare che il tipico iusiurandum di un signore o di una città, prestato nei confronti della Lega nel suo complesso, non prevede la citazione del breve o dei documenti a cui si riferisce, come nel caso dei giuramenti dei rettori del 1167 e 1168, già esaminati. In altri casi, per esempio nel giuramento del marchese di Monferrato del 1172, si fa riferimento semplicemente a "omnia illa precepta" che i consoli della Lega avrebbero in futuro stabilito (tanta remissività si spiega con l’esito della battaglia di Mombello), ma senza riferirsi ad alcun documento precedente (34).
Nel caso del giuramento dei Pavesi, al contrario, c’è un esplicito riferimento al corpo dei brevia tra le città della Lombardia e della Marca, ossia della Lega Lombarda nel suo insieme (oltre che all’impegno a rispettare i precetti che sarebbero stati fissati in seguito). Il giuramento segue il breve del 3 maggio tra i Lombardi e il Malaspina, ma riveste un significato ben più ampio: non si tratta qui della semplice formula di giuramento alle convenzioni stabilite in un determinato breve, ma di un documento autonomo, la resa incondizionata di una città in qualche modo sconfitta, cioè la sottomissione di Pavia alla Lega e a tutte le convenzioni già stipulate tra le città collegate (Marca compresa). Il giuramento dei Pavesi segue materialmente quello del 3 maggio perché questo è l’ultimo in ordine di tempo prima del culmine delle pressioni che portarono Pavia a giurare, che esamineremo più avanti, ma consegue, sul piano politico, agli accordi che abbiamo già citato tra le città di Marca e di Lombardia, rinnovati dopo l’entrata di Como nella Lega all’inizio della primavera.
Fin qui le considerazioni in merito al giuramento in sé. Quanto alle vicende storiche, è lecito chiedersi a quale titolo i Pavesi possano avere giurato nella primavera o nell’estate del 1168, poiché le loro posizioni filo-imperiali e le vicende del 1167-1168 suggeriscono che ciò sia potuto accadere solo in condizioni di particolari pressioni politiche o militari. Sappiamo che il breve di maggio citato seguì ad un precedente accordo stipulato tra i Piacentini e il Malaspina qualche mese prima, alla fine di dicembre del 1167 (35). In seguito il marchese si prestò a collaborare con le città collegate per liberare Tortona, occupata dai Pavesi, e le cronache ci informano che i Tortonesi poterono rientrare in città il 12 marzo 1168 (36). Entro il 15 marzo l’imperatore, che si era rifugiato in precedenza a Pavia, non sentendosi ivi più sicuro, era ripartito alla volta della Germania (37): Giovanni di Salisbury, descrivendo la situazione dell’imperatore prima della ritirata, scrive "Fredericum intra Papiam clausimus et tenemus obsessum" (38). Subito dopo, scrive Giovanni, "Lombardi, in ignominiam imperatoris, aedificant civitatem prope Papiam quam Alexandrinam appellant in honorem papae Alexandri et perniciem Papiensium" (39).
E’ ancora Giovanni di Salisbury, nel maggio 1168, che, nell’informare l’arcidiacono Baldovino Exoniensis della ritirata di Federico in Germania di un paio di mesi addietro, aggiunge un particolare di estremo interesse: "Inde Lombardi post egressum eius ... Blandratum diruerunt ... et nunc rumor est eos obsidere Papiam. Et certum est quod Papienses iam in Alemanniam miserunt nuntios imperatori, denuntiantes quos nisi redierit et opem tulerit nulla ratione poterunt diutius resistere civitatibus. Haeresiarca Cremensis Romae est apud Sanctum Petrum, ubi eum Romani morari patiuntur inito commercio de reddendis captivis suis ... et si Lombardi Papiam ceperint spes est Guidonem Cremensem captum iri, et quod non Romani omnes sed et Tuscia tota schismaticos impugnabit" (40).
In conclusione, i Pavesi erano in quel periodo sottoposti a notevoli pressioni da parte della Lega, tali da rendere più che plausibile che siano stati costretti a prestare giuramento. Nel marzo erano stati cacciati da Tortona e negli stessi giorni l’imperatore, in difficoltà nella stessa Pavia, aveva fatto ritorno in Germania: nel maggio, infine, si preparava un assedio di Pavia (41). Non diversamente, del resto, era accaduto un anno prima, quando, fallita la trattativa condotta dai Cremonesi, la Lega aveva costretto Lodi a cedere: l’imperatore era appena partito verso Roma quando i Lombardi assediarono Lodi, finché questa capitolò e infine giurò il 22 maggio (42).
Il giuramento del 1168 è quindi particolarmente importante perché dimostra la grandissima capacità di pressione politico-militare della Lega. Nel giro di un paio di mesi, tra il marzo e il maggio-giugno, le città che non vi avevano ancora aderito, una dopo l’altra, capitolarono all’alleanza lombarda: Novara (che si era già accordata con Milano nel dicembre), Vercelli, i centri minori del Seprio, infine le roccheforti imperiali Como e Pavia (43).
 

I Pavesi prestano giuramento di alleanza alle città della Lega Lombarda.

Liber iurium de civitate Laude cit., c. 41 v.
Edizione : C. Vignati, Storia diplomatica della Lega cit., p. 210 (con data 1170); C. Vignati, Codice diplomatico cit., n. 49 (con data 1170); C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano cit., n. 77 (con data 1170).

(c. 42 r.) precepta que eis facient rectores omnium civitatum vel maioris partis que sunt in hac societate, et ad hoc quod non possint dicere quod marchio Montisferrati sit eorum civis vel in hac concordia et quod facient iurare omnes homines sue civitatis et suburbiorum a xv annis supra et a xl infra bona fide et sine fraude.


(1) Si veda in particolare G. Fasoli, La Lega Lombarda - Antecedenti, formazione, struttura, in Probleme des 12. Jahrunderts. Reichenau - Vorträge und Forschungen, Konstanz - Stuttgart 1967, p. 159.

(2) C. Vignati, Storia diplomatica della Lega Lombarda, Milano 1867 [=Torino 1975] e C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano fino all’anno MCCXVI, Milano 1919.

(3) Si veda la definizione di queste due tipologie in G. Fasoli, La Lega Lombarda cit., p. 147.

(4) Biblioteca comunale Laudense, Liber iurium de civitate Laude, ms. XXVIII A 6, c. 41 v.

(5) ASCr, Archivio segreto diplomatico, Codice croce, reg. 5. Un repertorio dei fascicoli perduti, di cui si tratterà diffusamente più avanti, è contenuto in H. Prutz, Kaiser Friedrich I, Danzig 1871-1874.

(6) ASBo, Fondo Comune, governo, diritti ed oneri, Registro Grosso, c. 32 r. e ibid., Liber iuramentorum diversarum civitatum et memorabilium communis Bononie, cc. 2 r. e 124 v. Le copie contenute nel Liber iuramentorum derivano dal Registro Grosso.

(7) Si citano qui i principali contributi sulle strutture della Lega e sulle sue vicende: oltre a quelli già citati, R. Manselli, Milano e la Lega Lombarda, in I problemi della civiltà comunale, Atti del Congresso Storico Internazionale per l’VIII° centenario della prima Lega Lombarda, Bergamo 4/8 settembre 1967, Bergamo 1971, pp. 9-21; K. Jordan, Enrico il Leone e la Lega Lombarda, in Popolo e stato in Italia nell’età di Federico Barbarossa, 33° congresso di storia subalpina, Alessandria 6/9 ottobre 1968, Torino 1970, pp. 210-20; P. Classen, La politica di Manuele Comneno tra Federico Barbarossa e l’Italia, Ibidem, pp. 265-79; G. Vismara, Struttura e istituzioni della prima Lega Lombarda (1167-1183), Ibidem, pp. 293-332; R. Manselli, La grande feudalità italiana tra Federico Barbarossa e i comuni, Ibidem, pp. 345-61; F. Opll, Federico Barbarossa e la città di Lodi, in "Archivio Storico Lodigiano", fasc. 106 (1987), pp. 5-47. Sui rapporti tra Pavia e Federico I cfr. K.M. Sprenger, Kaiser Friedrich Barbarossa und Pavia (1154-1186), Hausarbeit zur Erlangung des akademischen Grades eines Magister Artium, vorgelegt dem Fachbereich 16 des Johannes Gutenberg Universität Mainz, 1994, in particolare pp. 192-204.

(8) Mentre la prima menzione datata di Pavia in un contesto che garantisca la sua fedeltà alla Lega risale al 3 settembre 1170 (si tratta di un arbitrato tra Milano e Como ove gli arbitri eletti per Como sono Pavesi, cfr. C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano cit., nn. 73 e 74), lo studioso pavese Robolini sostenne che nel marzo 1169 Pavia dovesse essere già passata dalla parte della Lega. Egli cita una sentenza del 30 marzo 1169 pronunciata da un console di giustizia di Pavia con il consiglio di un cardinale e del vescovo cattolico Pietro, rientrato in città al posto dello scismatico Siro: su questa base Robolini giungeva già alla conclusione che in quel momento Pavia non poteva essere di parte imperiale. La sentenza viene citata dalla trascrizione contenuta in O. Ballada, S. Giovanni Domnarum, ms. 1648, Biblioteca del Seminario di Pavia, f. 152 v.: "... unde Guido de Gambolate, consul iustitie Papie ... habito consilio domini Gulielmi de Marenco, cardinalis Apostolice Sedis, et domini Petri, Papiensis episcopi ..." (cfr. G. Robolini, Notizie appartenenti alla storia di Pavia, Pavia 1825-1836, III, p. 152). Sui vescovi Pietro e Siro si veda P.B. Gams, Series episcoporum Ecclesiae Catholicae, Monaco 1873 [=Graz 1957], p. 800, che, dopo l’elezione di Pietro nel 1148, cita "1162 Sirus (Osiro) schismaticus intrusus"; F. Ughelli, Italia Sacra, I, Venezia 1717 [= Bologna 1972], coll. 1091-1092; F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia dalle origini al 1300 descritti per regioni, La Lombardia, parte II, vol. I, Bergamo 1932, p. 434; E. Hoff, Pavia ed i suoi vescovi nel Medioevo, in "Bollettino della Società Pavese di Storia Patria", vol. XIII, fasc. 1 (1961), pp. 30, 42 e sgg.. Pietro, rimasto fedele al pontefice, era caduto in disgrazia presso Federico, che lo aveva espulso, come apprendiamo da una lettera di Giovanni di Salisbury del maggio 1168 in cui si legge di un tentativo, poi fallito, di un religioso vicino all’imperatore per favorirne la riconciliazione con il vescovo cattolico pavese, e che avrebbe alimentato nei Lombardi la speranza di una ricomposizione dello scisma (Iohannes Saresberiensis, J.P. Migne PL, 199, Parigi 1900, Epistola CCXLIV, col. 282).

(9) L.A. Muratori, Antiquitates Italicae Medii Aevii, IV, Milano 1741, col. 265.

(10) C. Vignati, Storia diplomatica della Lega cit., p. 208.

(11) C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano cit., n. 78.

(12) C. Vignati, Storia diplomatica della Lega cit., p. 210, e C. Vignati, Codice diplomatico Laudense, Milano 1883-85, n. 49; C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano cit., n. 77.

(13) C. Vignati, Storia diplomatica della Lega cit., p. 207 e sgg. Quanto al breve datato dal Muratori al 1170, Vignati asserisce che Pavia fu costretta ad entrare nella Lega per non essere oppressa dalle città collegate o per sottrarsi alle pene ecclesiastiche intimate da Alessandro III. Il pontefice aveva infatti accordato la propria protezione alle città della Lega nel marzo: cfr. il documento del 24 marzo 1170, edito in C. Vignati, Storia diplomatica della Lega cit., p. 201; C. Vignati, Codice diplomatico cit., n. 48; J.F. Böhmer, Acta imperii selecta, Innsbruck 1870, n. 888. Vignati congettura che il giuramento sarebbe posteriore al breve basandosi sull’età dei Pavesi tenuti a giurare, che nel breve è indicata tra i 14 e i 70 anni, ridotta invece nel giuramento tra i 15 e i 40. Egli inoltre considera la menzione dei nemici della Lega: nel breve risultano essere i figli di Malparlerio di Castello, i conti di Biandrate e il marchese di Monferrato, mentre nel giuramento compare solo quest’ultimo. In assenza di dati su Malparlerio e partendo dal presupposto che il giuramento risalga al 1170, Vignati cerca di dimostrare (p. 211) che questo, non menzionando più come nemici i conti di Biandrate, risalirebbe al periodo successivo alla loro entrata nella Lega, e cita a questo proposito una presunta alleanza tra gli stessi e la Lega avvenuta entro l’ottobre 1170. Tale documento (datato 9 ottobre 1170, HPM, Chartarum I, Torino 1836, n. 549) è in realtà una semplice convenzione tra il conte di Biandrate e la sola città di Vercelli in relazione ad un castrum nel Vercellese, e dunque non prova nulla: previo consenso delle città collegate Vercelli avrebbe infatti potuto benissimo accordarsi con il conte per un qualche fatto particolare anche mentre questi era al di fuori dall’alleanza. Tale circostanza, del resto, proverebbe comunque solo che il giuramento è precedente al 1170. Va sottolineato infine che la menzione del solo marchese di Monferrato come nemico della Lega al quale le città collegate erano tenute a giurare ostilità ricorre anche nel giuramento dei Comaschi del marzo - aprile 1168 (cfr. C. Vignati, Storia diplomatica della Lega cit., p. 168; C. Vignati, Codice diplomatico cit., n. 36; C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano cit., n. 62): e proprio al 1168, come vedremo, è da ascrivere il giuramento dei Pavesi.

(14) Per quanto riguarda il breve è comunque opportuno segnalare che non esistono elementi realmente probanti per la sua datazione, talché, pur per motivi diversi, pare prudente confermare la datazione di Muratori al 1170 circa, aggiungendo che probabilmente si tratta di un rinnovo del giuramento del 1168 che andrebbe ascritto agli anni 1169-1172. Va detto innanzitutto che la sua posizione nel Registro Grosso di Bologna, ove figura di seguito ai documenti del 1176 (esplicitamente datati), non può essere considerata significativa: tale registro rispetta generalmente l’ordine cronologico ma presenta proprio in questo gruppo di documenti un’irregolarità. Esso pone infatti al 1174 gli impegni per la difesa di Alessandria, pervenuti senza data ma databili in maniera sicura al gennaio 1176 (C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano cit., n. 99: la datazione si basa sul legame tra questo documento e il giuramento del 31 gennaio - cfr. Ibidem, n. 100, in cui si menziona appunto la difesa di Alessandria - e sulla menzione di un podestà alessandrino che compare in entrambi i documenti). Gli unici altri due elementi di datazione del breve sono l’impegno a combattere Federico "si intraverit Longobardiam" e il marchese di Monferrato, che pongono la redazione del documento in un periodo in cui l’imperatore era lontano e il marchese non era alleato della Lega (l’accenno alla cessione ai rettori del castrum Montanini non sembra purtroppo costituire un riferimento utile). Queste due condizioni si sono contemporaneamente verificate tra il 1168 e il 1172 (nel giugno di quell’anno il marchese fu sconfitto a Mombello e giurò fedeltà alla Lega). Poiché nel breve si fa riferimento alla scadenza del 1° marzo, data entro la quale gli uomini di Pavia erano tenuti al giuramento, si presume che sia stato redatto al principio dell’anno (o alla fine del precedente). Sicuramente il breve non può precedere il giuramento del 1168, perché è arcinoto che fino a metà marzo di quell’anno l’imperatore risiedette a Pavia. Inoltre, come dimostreremo più avanti, le pressioni della Lega su Pavia che spinsero questa ad allearvisi ebbero inizio nel maggio. Né è di aiuto, infine, la menzione della Marca, poiché questa compare fin dal 1 dicembre 1167 insieme alla Lombardia, a Venezia e a Ferrara: cfr. C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano cit., n. 56. Teoricamente, quindi, qualunque inverno dal 1169 all’inizio del 1172 è ugualmente plausibile.

(15) Cfr. E. Falconi, Le carte cremonesi dei secoli VIII-XI, Cremona 1979-1988. Si veda l’introduzione del vol. I, in part. p. XIX; nella stessa edizione sono pubblicati i documenti suddetti.

(16) H. Prutz, Kaiser Friedrich I. L’elenco è pubblicato nel vol. II,pp. 371 e sgg.

(17) C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano cit., in particolare nota a p. 73 e nell’introduzione all’edizione di alcuni documenti della Lega Lombarda.

(18) C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano cit., nota a p. 73. Prutz riporta i regesti da 29 a 59 omettendo i primi 28 perché i documenti a cui essi si riferiscono erano (e sono) ancora conservati, come egli stesso scrive esplicitamente. Manaresi conclude che i documenti da 1 a 28 (che non identifica come Codice Croce) siano ancora esistenti e che i regesti da 29 a 59, al contrario, siano relativi a documenti perduti in assoluto: travisa quindi l’affermazione del Prutz ("n. 1-28 sind erhalten", H. Prutz, Kaiser Friedrich I, II, p. 370) e la contraddice dimostrando che solo 7 dei 31 documenti dell’elenco sono effettivamente perduti, mentre degli altri è possibile individuare copie ancora esistenti. In realtà Prutz intendeva riferirsi solo al Codice Croce: mentre i documenti da 1 a 28 erano conservati, quelli da 29 a 59 dello stesso codice erano andati perduti, senza fare alcuna congettura sull’eventuale esistenza di altre copie dei medesimi documenti.

(19) E. Falconi, Le carte cremonesi cit., I, p. XIX.

(20) ASCr, Archivio segreto diplomatico, Codice A, reg. 1. A proposito del Codice A e del relativo repertorio si veda V. Leoni, Il Codice A del comune di Cremona, tesi di dottorato in Diplomatica, IX ciclo, Genova 1997.

(21) ASCr, Archivio Segreto del Comune, cod. 29, Repertorium privilegiorum, instrumentorum et omnium aliarum scripturarum existentium in archivio magnificae comunitatis Cremonae sub titulis quorumcumque suis, ordine litterae descriptis et sequenti pagella ordine collocatis.

(22) Ibidem, c. 25 v.

(23) I primi 20 rispettano l’ordine cronologico in modo piuttosto rigoroso (9 del 1167, 8 del 1168, 3 del 1172). Solo il n. 33, del marzo 1167, è posto dopo i documenti del maggio dello stesso anno, e un documento datato 28 dicembre compare prima del giuramento del 1 dicembre, probabilmente per un banale errore del compilatore duecentesco del Codice Croce. Questo gruppo di 20 documenti raccoglie quelli dal marzo 1167 (esplicitamente datati) al 1172 (giuramento del marchese di Monferrato, databile in maniera sicura sulla base delle cronache, si vedano la battaglia di Mombello del 19 giugno 1172 e le sue conseguenze, cfr. Chronicon Placentinum in MGH, SS. XVIII, a cura di G.H. Pertz, Hannover 1863-Stuttgart 1963, p. 413 e l’edizione dello stesso giuramento in C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano cit., n. 82; C. Vignati, Storia diplomatica della Lega cit., p. 235; C. Vignati, Codice diplomatico cit., n. 57). Non tutti i 20 documenti compresi tra questi due estremi sono datati, ma per quasi tutti è possibile una datazione certa, come nel caso del giuramento del marchese testé citato. Quanto al gruppo degli ultimi 11 documenti, invece, essi erano posti in modo casuale, senza alcun ordine cronologico o tematico, forse perché tralasciati nella redazione iniziale e aggiunti solo successivamente.

(24) Per le vicende del Codice A cfr. V. Leoni, Il Codice A del comune di Cremona cit.

(25) Manaresi non riferisce il regesto n. 44 al giuramento bensì al breve contenuto nei codici bolognesi, confondendo l’uno con l’altro.

(26) Recte pontatico

(27) Questo documento è perduto: cfr. C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano cit., nota a p. 73.

(28) Patti di alleanza per la comune difesa e sicurezza stipulati tra le città di Cremona, Milano, Bologna, Padova, Verona, Mantova, Parma, Piacenza, Brescia, Bergamo, Lodi, Como, Novara, Vercelli, Asti, Tortona, Alessandria e Obizo, marchese di Malaspina. C o p i a autentica [B], Liber iurium, c. 38 v., da originale perduto; c o p i a semplice del XIII sec. [C], ASBo, Registro Grosso, c. 24 v., da altro originale perduto attraverso copia autentica anch’essa deperdita; c o p i a autentica del 1267 [C’], ASRE, Liber grossus, c. 32 r., dallo stesso originale di C attraverso copia autentica in registro anch’essa deperdita; c o p i a semplice del sec. XIII ex. [D], ASBo, Liber iuramentorum, c. 111 v., da C. E d i z i o n e : L.A. Muratori, Antiquitates cit., IV, col. 263 (da C’); L.V. Savioli, Annali Bolognesi, Bassano 1784-1789, II, parte II, n. 191 (da B); C. Vignati, Storia diplomatica della Lega cit., p. 177 (da B); A. Gloria, Codice diplomatico Padovano dall’anno 1101 alla pace di Costanza, parte II, Venezia 1881, n. 930; C. Vignati, Codice diplomatico cit., n. 37 (da B); F.S. Gatta, Liber antiquus comunis Regii, Reggio Emilia - Firenze, 1944-1962, n. 45 (da C’); C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano cit., n. 65.

(29) La tradizione del giuramento dei consoli (1 dicembre 1167) è la seguente: copia semplice sincrona [B], ASGe, Archivio segreto, n. 2720/53, da originale perduto; c o p i a semplice del 1221-23 [B’], ASBo, Registro Grosso, c. 23 v., da altro originale perduto; c o p i a autentica [B’’], Liber iurium, c. 38 r., da altro originale perduto; c o p i a semplice sec. XIII ex. [C] ASBo, Liber iuramentorum, c. 109 v., da B’. In B, B’ e C il giuramento dei rettori figura di seguito a quello dei consoli, mentre in B’’ (il Liber iurium di Lodi, che come abbiamo già accennato non presenta alcuna logica nella successione dei documenti in questione) è considerato come un documento a parte. Quanto al Codice Croce, riportiamo i regesti del XVI sec.: "Item unum aliud instrumentum concordie inter Vicentiam, Paduam et Tarvisium, Ferrariam, Cremonam, Brixiam, Pergamum et Mediolanum, Placentiam, Laudam, Parmam et Mantuam, rogatum de anno 1167, die primo mensis decembris. Sequitur ei iuramentum rectorum. Sequitur aliud instrumentum" (cfr. H. Prutz, Kaiser Friedrich I, II, p. 371, n. 36).

(30) Giuramento delle città della Lega edito in C. Vignati, Storia diplomatica della Lega cit., p. 170, C. Vignati, Codice diplomatico cit., n. 38 e C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano cit., n. 63; giuramento dei rettori in C. Vignati, Storia diplomatica della Lega cit., p. 171, C. Vignati, Codice diplomatico cit., n. 39 e C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano cit., n. 64.

(31) Si veda a questo proposito l’entrata di Como nella Lega, avvenuta successivamente a quella del Seprio e della Martesana (il Seprio entrò a far parte della Lega il 20 marzo 1168, cfr. Annales Mediolanenses Maiores in SS. rerum Germanicarum in usum scholarum separatim editi, XXVII, a cura di O. Older Hegger, Hannover 1980, p. 62, già in MGH, SS. XVIII, p. 377 e Annales Mediolanenses minores in MGH, SS. XVIII, p. 395). Cfr. inoltre Anonymi Laudensis Continuatio, Nova Series, VII, a cura di F. Güterbock, Berlino 1930, p. 214, già in MGH, SS. XVIII, p. 657. Cfr. in particolare i documenti citati nella precedente nota 30.

(32) Cfr. C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano cit., n. 56: si tratta dei patti di alleanza ventennale stipulati tra Cremona, Brescia, Bergamo, Milano, Piacenza, Lodi, Parma, Mantova da una parte e Venezia, Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Ferrara dall’altra, in cui vengono menzionati "omnes consules Lombardie suprascriptarum civitatum et Marchie et Venecie et Ferrarie".

(33) I documenti, già citati (v. nota 30), riguardano le seguenti città: Venezia, Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Ferrara, Bologna, Cremona, Brescia, Bergamo, Milano, Piacenza, Lodi, Parma, Mantova, Como.

(34) Giuramento del 1172 giugno 29, cfr. C. Vignati, Storia diplomatica della Lega cit., p. 235; C. Vignati, Codice diplomatico cit., n. 57; C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano cit., n. 82.

(35) Documento del 1167 dicembre 27, cfr. C. Vignati, Storia diplomatica della Lega cit., p. 149.

(36) Cfr. C. Vignati, Storia diplomatica della Lega cit., p. 166; inoltre Annales Mediolanenses maiores cit., p. 62, marzo 1168: "Eodem mense, xii die mensis, Placentini, Parmenses et Obizo marchio Malaspine iterum introduxerunt Terdonenses in civitatem" (già in MGH, XVIII, p. 377; la stessa informazione è riportata anche in Annales Mediolanenses minores cit., p. 395).

(37) Per la partenza dell’imperatore si vedano R. Manselli, Milano e la Lega Lombarda, p. 18 e in particolare F. Opll, Das itinerar Kaiser Friedrich Barbarossas (1152-1190), Wien - Köln - Graz 1978, p. 45; cfr. Iohannes Saresberiensis, Epistola CCXLIV, PL, 199 cit., col. 281 e Anonymi Laudensis continuatio cit., p. 213, già in MGH, SS. XVIII, p. 657.

(38) Iohannes Saresberiensis, Epistola CCXXXIV, PL, 199 cit., col. 263. Vd. anche C. Vignati, Storia diplomatica della Lega cit., p. 140, che attribuisce tale situazione all’inverno del 1167, mentre la lettera di Giovanni viene datata al 1168.

(39) Iohannes Saresberiensis, Epistola CCXLV, PL, 199 cit., col. 266.

(40) Iohannes Saresberiensis, Epistola CCXLIV cit., col. 283.

(41) Nessuna fonte autorizza a ritenere che tale assedio sia mai avvenuto: è probabile anzi che questo sia stato scongiurato proprio grazie al giuramento.

(42) Anonymi Laudensis Continuatio cit., p. 192, già in MGH, SS. XVIII, p. 650.

(43) Dopo la partenza del Barbarossa, avvenuta nel marzo 1168, le città della Lega Lombarda "in primis cum Novariensibus et Vercellensibus posteaque cum Cumensibus et illis de Belforte ac etiam cum Sepriensibus se convenere ac inter se pacem facere atque insimul unum corpus omnes effecti sunt" (cfr. Anonymi Laudensis Continuatio cit., p. 214, già in MGH, SS. XVIII, p. 657). Novara si era già accordata con Milano fin dal dicembre 1167 (cfr. documenti editi in C. Vignati, Storia diplomatica della Lega cit., pp. 153, 154; C. Vignati, Codice diplomatico cit., nn. 31, 32; C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano cit., nn. 57, 58), e aderì alla Lega nel marzo 1168 (cfr. i giuramenti ai consoli di Milano e di Vercelli pubblicati in C. Vignati, Storia diplomatica della Lega cit., pp. 157, 165; C. Vignati, Codice diplomatico cit., nn. 34, 35; C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano cit., n. 60). Quanto all’entrata del Seprio e di Como si vedano gli Annales Mediolanenses Maiores cit., p. 62, già in MGH, SS. XVIII, p. 377; Anonymi Laudensis Continuatio cit., p. 214, già in MGH, SS. XVIII, p. 657; l’ingresso di Como nella Lega è attestato inoltre dai documenti del marzo 1168 pubblicati in C. Vignati, Storia diplomatica della Lega cit., pp. 168, 170, 171; C. Vignati, Codice diplomatico cit., nn. 36, 38, 39; C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano cit., nn. 62, 63, 64. Per quanto riguarda Vercelli, alleatasi sempre in marzo grazie a Novara, cfr. il documento edito in C. Vignati, Storia diplomatica della Lega cit., p. 165; C. Vignati, Codice diplomatico cit., n. 35, inserto in C. Manaresi, Gli atti del comune di Milano cit., n. 72 (8 agosto 1170, convenzioni tra Milano e Vercelli in merito a pedaggio e transito del Ticino). Como, Novara e Vercelli, infine, stipularono nel maggio la già citata alleanza con il marchese Malaspina.