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Mutantur tempora […] sed vivit litera
(Arenga di un documento)
Poco prima della fine del millennio la terza
rivoluzione, quella elettronica, ha definitivamente raggiunto anche
l’archivistica e le scienze storiche. Con la diffusione di Internet, divenuta
più ampia dalla metà degli anni '90, esiste la possibilità che i computer non
rappresentino soltanto un ausilio per la preparazione di pubblicazioni d’ogni
sorta, ma siano anche mezzi adatti direttamente per pubblicare. La
prospettiva di queste nuove tecnologie ha portato a intraprendere progetti di
ricerca più ampi e numerosi – ma anche molti lavori minori – che si occupino
delle potenzialità offerte dalle tecnologie legate ad Internet per gli archivi e
per la ricerca storica. In questo contesto emergono chiaramente due punti
fondamentali d’indagine. Il primo concerne la digitalizzazione delle fonti, con
ciò intendendo tanto le unità archivistiche quanto i beni librari. Il secondo ha
a che vedere con la questione di come, in futuro, si potranno pubblicare i
risultati del lavoro. Dal 1993 in gruppi di ricerca diversi si tenta di
sviluppare dei prototipi in queste direzioni. Per molti di questi progetti
sono già apparsi su Internet primi resoconti, [1]
che ne riassumono i singoli risultati d’indagine. Purtroppo
sono mancate finora sintesi che ne spieghino elementi in comune e differenze. Ma
soprattutto manca ancora una discussione che entri approfonditamente nel merito
delle modalità con cui i singoli risultati possano venir compresi in un
complesso unitario. A questo servono le argomentazioni che seguiranno. In una
prima parte vengono innanzitutto chiariti brevemente i presupposti tecnici sui
quali poggiano i progetti finora realizzati, ed è costruita anche la sintesi che
ne viene fatta in seguito. Dopo saranno delineati alcuni dei progetti finora
attuati, nella misura in cui essi riguardino i documenti. In una terza parte
viene presentata una possibilità per riunire i singoli risultati di questi
progetti in un immaginabile – ma non ancora saggiato – processo unitario, che in
seguito verrà denominato come "presentazione modulare dei documenti". Nella
parte conclusiva vengono trattate le conseguenze che una tale ‘presentazione’
potrebbe avere.
1.
I presupposti tecnici delle presentazioni digitali dei
documenti
Fondamento di tutti i progetti che verrano qui
presentati è la tecnologia ipertestuale, così come viene utilizzata in Internet.
Essa implica la possibilità di attingere da ogni parte del mondo a dei dati che
qualcuno abbia messo su un computer server collegato a Internet. Mentre nella
prima fase di Internet questo contatto era possibile soltanto in una direzione –
quella dal server verso l’utente – è poi nel frattempo diventato possibile per
un utente inviare anche delle richieste al server attraverso la rete e ricevere
da questo una risposta. Le interrogazioni sui motori di ricerca o le ricerche
online nei cataloghi delle biblioteche sono certo le forme più note di
questo tipo di comunicazione. Soprattutto la tecnica dei frame e
l’inserimento nella programmazione di Javascript hanno contribuito negli anni
scorsi allo sviluppo delle possibilità di presentazione di contenuti in
Internet. Essi permettono la suddivisione dello schermo del computer in più
finestre, nelle quali possono essere inseriti file diversi, e la navigazione da
una di queste finestre all’altra. Col loro ausilio è diventato possibile
impiegare i menu a tendina, che tutti ormai conosciamo dai programmi di
scrittura, far scorrere dei testi e aprire finestrine aggiuntive. Ci troviamo
innanzi tuttavia, in questo scorcio di secolo, a una rinnovata ristrutturazione
della tecnica. La sostituzione di HTML (Hyper Text Markup Language) [2]
da parte di XML (Extensible Markup Language) come
programma di base ha aperto proprio nel campo della pubblicazione di documenti
possibilità del tutto nuove [3]. Come HTML, anche XML è un linguaggio derivato da SGML
(Standard Generalized Markup Language). Ma mentre gli elementi di HTML
servono soprattutto alla costruzione del layout, XML offre molto più
efficacemente la possibilità di descrivere e di definire anche la struttura del
contenuto di documenti. Queste definizioni vengono fissate nelle DTD
(Document Type Definitions). In queste sono stabiliti tutti gli
elementi della struttura del documento, le loro qualità e le relazioni fra gli
elementi stessi [4]. Gli elementi vengono nel documento marcati da
tag [5]. L’idea che sta dietro a tutto ciò è quella di separare
la struttura del contenuto di un documento dalla forma con cui appare,
determinata dalle istruzioni di layout e per questo suscettibile di cambiamenti
continui. È nello stesso tempo anche possibile rappresentare le singole
strutture dei documenti isolate. Se in Germania questa tecnica rappresenta
ampiamente ancora un sogno del futuro, bisogna pur dire che essa ha già fatto il
suo ingresso nell’archivistica. Negli archivi anglo-americani numerosi inventari
vengono redatti in modo da esser già suscettibili di un’immissione in rete,
grazie all’impiego di EAD (Encoded Archival Description). EAD è una DTD
sviluppata per l’archivistica, con la quale si possono strutturare gli inventari
online [6]. In non pochi dei progetti che presenteremo qui di
seguito è stata e viene discussa già l’idea delle DTD. Ma anche quei gruppi di
ricerca che fondano il loro lavoro sulla tecnica disponibile finora e sulla
programmazione HTML, ancor oggi valida, non saranno immediatamente superati a
causa di questa trasformazione, perché i programmi HTML potranno essere compresi
in quelli XML. Anzi, le loro esperienze continueranno a costituire per tutti i
progetti futuri la matrice d’ulteriori sviluppi.
2.
Progetti
2.1 Digitalizzazione di
documenti e loro elaborazione su Internet
2.1.1. I documenti di
Passau
Il progetto sui documenti di Passau è stato
probabilmente il primo nel suo genere su Internet. A partire dal 1993 furono
messi in rete i più antichi documenti dell’archivio comunale di Passau. Ma
purtroppo già prima del 1995 il progetto, non finito, fu abbandonato. [7] Originariamente s’era previsto di dare in facsimile i
50 documenti più antichi (anteriori al 1350). In aggiunta dovevano esser messe
delle trascrizioni, dalle quali per mezzo di link si sarebbe potuto saltare a
testi illustrativi. Oltre a ciò i curatori avrebbero voluto proporre i testi dei
documenti in Internet anche come file audio. Purtroppo quest’idea
dell’elaborazione multimediale di documenti non è mai stata messa in atto. Non
si riuscirono a realizzare completamente neppure le annunciate trascrizioni e le
immagini dei documenti. Tuttavia deve esser tenuto per fermo il fatto che, in
questo caso, fu per la prima volta intrapreso il tentativo sia di correlare le
immagini alle trascrizioni corrispondenti attraverso dei link, sia di mettere a
disposizione informazioni aggiuntive su persone o concetti, raggiungibili sempre
attraverso i collegamenti ipertestuali.
2.1.2 Il progetto "Nuove
possibilità e qualità dell’accesso a forme di conversione digitale di unità
archivistiche e librarie a rischio" della Direzione dell’Archivio del
Land Baden-Würtemberg
Obiettivo del progetto promosso dalla
DFG era la raccolta di esperienze nel campo della
digitalizzazione di beni archivistici e librari e la presentazione delle fonti
digitalizzate in Internet [8].
In questo contesto i collaboratori, suddivisi in due
sotto-progetti, fecero anche delle considerazioni sul modo in cui si sarebbero
potuti presentare su Internet i documenti digitalizzati. In uno di questi due
gruppi del progetto furono sviluppati dei modelli di presentazione
standardizzati [9]. I risultati più importanti furono i seguenti:
1. La qualità della riproduzione fotografica deve
permettere all’utente di riuscire a leggere allo schermo il documento, o
passare su un termine, ineccepibilmente: intendendo con ‘ineccepibilmente’ una
qualità che permetta tanto la trascrizione paleografica quanto uno studio
paleografico.
2. Si può tralasciare di riprodurre il verso in
tutti quei casi in cui l’utente possa attingere in altro modo alle
informazioni che vi sono contenute, per esempio prendendo in considerazione la
descrizione formale del documento. Tuttavia, se il documento deve esser
preparato in modo tale da soddisfare ogni tipo di ricerca, allora non si può
rinunciare a dare immagini, almeno quelle delle parti su cui si trovano testi
o segni.
3. Tutte le informazioni intorno alla forma
estrinseca del documento devono esser allegate di corredo al facsmile, in modo
da rendere possibile un’estesa fruizione via Internet. Solo così si garantisce
che l’originale non venga utilizzato più volte e quindi esposto alla
possibilità d’esser danneggiato.
4. I sigilli dovrebbero essere digitalizzati a
parte con una propria riproduzione, se il loro stato di conservazione è così
buono da rendere possibile e sensata la loro utilizzazione da parte degli
utenti. In via di sostituzione può assumere la stessa funzione una dettagliata
descrizione del pezzo. Diventa evidente, come significativa integrazione di
una presentazione dei sigilli in rete, la possibilità di una rotazione
dell’immagine sullo schermo: la decifrazione della leggenda sarebbe resa
altrimenti assai difficile.
5. I documenti di grosso formato, che presentino
per di più una scrittura di modulo piccolo e / o in inchiostro molto chiaro,
non possono aspirare alla qualità di presentazione richiesta sopra, perché nel
processo di conversione dei file originali in una dimensione ragionevole per
Internet, inferiore a 250 KB, si verifica una considerevole perdita di
qualità
[10].
Contemporaneamente vennero prodotti, in un secondo
sotto-progetto, alcuni modelli didattici e di presentazione costruiti
individualmente. In una presentazione di documenti [11]
prodotta in quella sede furono indicate certe possibilità:
come si possa, attraverso l’inserimento di frame e programmi Javascript,
riprodurre il documento in una finestra mentre in un'altra viene messa a
disposizione dell’utente la trascrizione o la traduzione corrispondente. Dal
momento che questa traduzione non è permanentemente visibile, ma lo diviene solo
quando si passa col mouse su un determinato punto della riproduzione del
documento, è l’utente stesso che può decidere se desidera o no usufruire di
questa informazione aggiuntiva.
2.2 Mezzi di corredo per i
fondi documentari
2.2.1. Il progetto di
Duderstadt
Il progetto dell’Archivio comunale di Duderstadt e
del Max-Planck-Institut für Geschichte – promosso dalla Fondazione Volkswagen –
si era posto sin da subito il compito di digitalizzare la serie dei registri
conservata in archivio, presentarla su CD-ROM e su Internet [12].
Poiché alla fine del progetto si verificò la possibilità
di elaborare altre unità archivistiche, furono digitalizzati anche i documenti
anteriori al 1650. L’„archivio digitale" di Duderstadt si basa su di una
banca-dati, dalla quale vengono create a richiesta delle pagine web, e che offre
fondamentalmente due possibilità d’accesso. La prima consiste nel pervenire a
una concisa guida a livello di singoli inventari analitici. Relativamente ai
documenti, ciò significa che dalla sezione ‘documenti’ vengono presentati in
Internet quattro fondi di documenti, ciascuno col proprio inventario
analitico. Se, nella guida, si clicca su uno degli inventari, si ottiene una
lista che presenta a sinistra i numeri dei documenti e accanto, a destra,
l’intervallo cronologico. Andando sui numeri si accede alla registrazione del
singolo pezzo, che consiste in indicazioni sulla sezione – in questo caso la
sezione ‘documenti’ – e sul singolo fondo, numero per la richiesta, data di
emissione, indicazione del sigillo, breve regesto e link che rimandano alle
riproduzioni del recto e del verso. Un seconda possibilità d’accesso è quella
offerta dalla interrogazione di un motore di ricerca sulla banca-dati.
Esattamente come avviene per i noti motori di ricerca, anche qui si compila in
Internet un maschera che viene inviata al server. Questo elabora le varie
interrogazioni e genera in risposta una pagina web, contenente regesto, data e
segnatura del documento cercato. Cliccando sulla segnatura si viene riportati
alla registrazione dell’inventario analitico, quindi a tutte le informazioni che
si sono dette sopra. Le immagini digitalizzate purtroppo non sono sempre di
qualità accettabile, fatto che sicuramente non è da attribuire al processo di
digitalizzazione in sé ma alla compressione, necessaria per Internet, dei file
di immagine. Sono utili per la comprensione del contenuto, ma già per una
trascrizione paleografica si presentano in qualche caso dei problemi, perché
filetti o lettere scritte nell’interlinea non sono già più percepibili. Indagini
paleografiche non sono dunque possibili con questo tipo di immagini. Anche i
sigilli non furono riprodotti a parte e perciò non sono sempre ben
distinguibili. Il progetto di Duderstadt ha però anche dimostrato che i
risultati della ricerca, prodotti prima o durante il progetto, possono venire
integrati nella banca-dati e in questo modo evidentemente arricchire la
presentazione delle fonti [13].
Nel caso dei documenti, si trattava dei regesti, già
pronti, di due fondi; in un ambito del tutto diverso, si trattò per esempio di
una tesi di laurea sul ‘registro criminale’.
2.2.2 L’inventario di re
Venceslao
Nell’ambito di una esercitazione documentaria
effettuata in occasione del 31° Corso scientifico della Scuola di archivistica
di Marburg, nel 1997, fu fatto un inventario dei documenti di re Venceslao
(1376-1400/1419) conservati nell’Archivio di Stato di Marburg [14].
Questo mezzo di corredo fu predisposto per diventare un
inventario online, con l’intento di sfruttare le possibilità offerte da
Internet. Con l’impiego della tecnica dei frame e dei Javascript, ancora una
vera novità nel 1997, fu possibile leggere i regesti, contemporaneamente avere
visibile una barra di navigazione, e in ogni momento, cliccando su una barra di
bottoni, ottenere informazioni aggiuntive. A queste informazioni appartengono
l’introduzione, come di consueto negli inventari, una sintesi delle conoscenze
raccolte da Ivan Hlavácek sulla cancelleria di Venceslao e sul suo modo di
lavorare, [15]
un indice dei luoghi e delle persone, descrizioni e
immagini dei sigilli, e alcuni pochi facsimili. La peculiarità sta nella
possibilità che siano rese accessibili delle informazioni aggiuntive in
finestrine a parte, cliccando semplicemente su singoli concetti contenuti nei
regesti. Perciò rispetto ai tradizionali esemplari a stampa, l’inventario online
ha il vantaggio di presentare molti richiami integrativi, senza perdere d’occhio
l’informazione principale: il regesto. In più fu possibile espanderlo, in misura
limitata, con l’inserimento di immagini dei sigilli [16]
e dei facsimili. L’aspetto problematico dell’inventario
di Venceslao sta nell’intensità del lavoro che ha richiesto. Ognuno dei
numerosi, a centinaia, link ipermediali dovette essere inserito a mano. La
trasposizione in file HTML dei testi, ch’erano già a disposizione in file Word,
la conversione in formati Gif o Jpg delle immagini, già scannerizzate in
precedenza, e infine il collegamento delle singole parti fra loro, hanno
richiesto un tempo di circa 130 ore, vale a dire circa 2 ore per documento. Un
tale dispendio non è sicuramente giustificabile nella gestione quotidiana di un
archivio e in fin dei conti neppure finanziabile.
2.2.3. L’inventario
Extradenda München
Negli anni 1997 e 1998, in un progetto di ricerca
della Scuola di archivistica di Marburg, promosso dalla DFG, fu sviluppato il
programma MIDOSA-Online, che da una banca-dati MIDOSA 95 genera automaticamente
un inventario online [17]. Nell’ambito dell’esercitazione documentaria del 33°
Corso scientifico della Scuola di archivistica, avendo a disposizione il fondo
Extradenda München dell’Archivio di Stato di Marburg, fu fatto il
tentativo di descrivere un fondo documentario con l’ausilio di questi due
programmi, e di creare così su Internet un primo inventario analitico di
documenti, generato automaticamente [18]. Oltre alle consuete parti di un inventario fu preparata
un’ampia descrizione formale e fu inserita in una propria banca-dati, poi
collegata automaticamente nella generazione dell’inventario. Lo stesso vale per
una dettagliata descrizione dei sigilli e per una trascrizione, in singoli casi,
del testo, che nello stesso modo furono collegate nell’inventario. Alla fine
sono stati poi anche digitalizzati alcuni documenti, collegati ai regesti
mediante dei link. Come si vede quest’inventario va evidentemente oltre un
inventario analogo in forma di libro. Il suo utente si può procurare, oltre a
quelle consuete, una serie d’altre informazioni sul documento, così da poterlo,
nel caso ideale, esaminare a casa. L’originale viene risparmiato, e un’eventuale
visita all’archivio evitata. Ma ci sono anche degli svantaggi rispetto
all’inventario di Venceslao. Per esempio, non è possibile connettere
informazioni aggiuntive ai singoli concetti che compaiono nel regesto, ma
soltanto al regesto nel complesso.
2.3. Edizioni e
regestazioni di documenti
2.3.1. L’elaborazione di documenti
all’Università di Erlangen del prof. Jenks
In relazione al suo corso su "Gli Svevi", tenuto
nel semestre estivo 1999, il prof. Jenks dell’Università di Erlangen ha messo su
Internet alcuni documenti dalle edizioni MGH, nei quali si possono veder
illustrate molto bene le potenzialità dell’impiego della tecnologia
dell’ipertesto. Jenks ha messo come esempio in rete il documento DD FI 795
[19].
Le singole parti d’una descrizione documentaria – le sue
edizioni a stampa, per esempio, o le varianti critico-testuali – furono
contrassegnate in apertura da un concetto, che definisce la funzione di questa
parte dell’edizione o di quella parte del documento. Questi termini sono
cliccabili e rinviano a pagine in cui quel concetto viene spiegato. Così, al
regesto che introduce il documento Jenks prepone proprio questo concetto
(regesto). Se si clicca sul termine, compare sullo schermo la spiegazione:
"Un
regesto è una sintesi del contenuto giuridico rilevante di un documento. Data,
luogo". Questo vale anche per le singole parti del documento, come per
esempio: "(invocatio) IN NOMINE SANCTE ET INDIVIDUE TRINITATIS". E anche qui,
cliccando, si ottiene la spiegazione di che cosa sia una invocatio.
L’apparato di note con le varianti del testo si trova alla fine del file ed è
collegato di volta in volta con le parti del testo attraverso dei link
ipertestuali. Mentre l’utilizzazione del testo elaborato in versione Internet
non porta di per sé alcun vantaggio rispetto alla versione a stampa, per le
spiegazioni si tratta senza dubbio d’un passo avanti. Un ulteriore
miglioramento Jenks lo ottiene con l’impiego di frame per un altro documento, la
Confoederatio cum principibus ecclesiasticis di Federico II del 6 aprile
1220 [20].
Perché in questo caso le varianti del testo non sono
salvate insieme al testo alla fine del file, ma vengono mostrate in una seconda
finestra: sono cioè visibili contemporaneamente al testo.
2.3.2. L’edizione digitale dei
diplomi imperiali di Enrico IV per Spira
Bernhard Assmann ha messo in rete sul server
dell’Università di Colonia i ‘diplomi imperiali di Enrico IV per Spira’, che
indicano assai bene le future potenzialità di Internet [21].
Come nel caso della presentazione ricordata prima, base
dell’edizione sono stati i testi degli MGH. Ma al contrario dei documenti là
elaborati, non si è cercato qui di seguire il modello dei volumi MGH. Così sono
eliminati, in questa prima versione, l’apparato delle varianti, gli indici etc.
Assmann non aggiunge neppure rimandi cliccabili alle varie parti del documento;
egli marca invece con l’ausilio di tag le parti singole del testo, come per
esempio nell’invocatio: "<invocatio>In nomine sanctae et individue
trinitatis.</invocatio>". Questi tag dunque strutturano tutto il testo,
senza che siano visibili sullo schermo. Così mediante una semplice
programmazione di istruzioni "trova / sostituisci" è possibile, per esempio, far
comparirie ogni volta solo l’invocazione di un documento. Assmann dichiara
esplicitamente d’avere avuto davanti agli occhi, facendo questo, il modello di
una DTD. E una programmazione in XML è appunto uno degli obiettivi che si è
prefissato per una versione ulteriormente elaborata. Ma che cosa offre dunque
la presentazione di Assmann? Oltre a un breve regesto con numero, luogo e data
viene offerto, a sinistra, il testo del documento, mentre di fianco a destra ne
vengono via via contrassegnate le partizioni diplomatistiche. Con colori diversi
sono distinti i testi di documenti precedenti, i diplomi falsificati e falsi [22].
Se l’utente è interessato solo a una certa parte del
documento, la può selezionare in un menu e, per esempio, farsi comparire tutte
le arenghe, nelle quali si ritrova il rimando, attraverso i colori, ai documenti
precedenti etc. [23]
2.3.3 La "Edizione computerizzata
integrata" dell’Università di Graz
Il progetto di ricerca della "Edizione
computerizzata integrata" [24]
dell’Università di Graz, finanziato dal Fondo austriaco
per la promozione della ricerca scientifica, è attualmente il progetto che più
si ‘espone’ nell’ambito dei documenti, principalmente per l’obiettivo che si
prefigge: presentare tutti i tipi di fonti per la storia di Ratisbona. [25]
Rispetto al progetto di Duderstadt qui ci si è sin da
subito molto più energicamente sforzati d’ottenere anche una valorizzazione
delle fonti, nella fattispecie i documenti, e unitamente a ciò, un’integrazione
di numerose informazioni di fondo. Per questo si ricorre, oltre che a HTML,
innanzitutto ai programmi Javascript. Menu a tendina e numerose maschere di
interrogazione rendono possibile una buona navigazione con un interfaccia
amichevole per l’utente. Si desiste ancora, però, dall’impiegare delle
DTD. Purtroppo molti dei siti non sono liberamente accessibili, ma riservati
solo a collaboratori muniti di password, così che non se ne riesce ancora a
cogliere l’intero impianto concettuale.
3. La presentazione
modulare del documento – un piano integrato per la descrizione, l’elaborazione e
la fruizione di documenti
Dopo questa rassegna, che per la brevità necessaria
in questa sede ha potuto presentare soltanto una parte delle nozioni rilevate
per ciascun progetto, bisogna chiederci se i risultati della ricerca finora
raccolti indichino la via per una presentazione modulare del documento. Ma
prima di tutto, che cosa si vuol intendere per ‘presentazione modulare del
documento’? Il concetto di ‘presentazione del documento’ deve innanzitutto
indicare la circostanza che il ‘documento’, proprio come tipo di fonte, è il
fulcro di qualsiasi considerazione. Questi documenti dunque devono essere
presentati. In un primo momento il concetto appare, è vero, un po’
vago:
avremmo potuto parlare di edizione, regesto etc. Ma questa vaghezza è
intenzionale, proprio per rendere il più possibile aperto l’approccio alla fonte
finora limitato spesso a causa di un concetto già usato in rapporto ad
essa. L’espressione ‘modulare’ ha un duplice significato nell’ambito delle
considerazioni sin qui fatte. Per un verso, devono essere legate alla
presentazione del documento tutte le informazioni generate dal suo campo
d’azione, cosa che, viceversa, non significa altro che l’integrazione del
documento nel suo contesto. Di che specie sia questo contesto, deve rimanere
questione altrettanto aperta, come la quantità delle informazioni che è
possibile aggiungere al documento stesso. Per un altro, l’espressione ‘modulare’
significa che persone diverse e diversi gruppi di persone, in diversi momenti e
luoghi, lavorano a questa ‘presentazione’, e che possono di volta in volta
integrare permanentemente i loro ‘moduli’ nella presentazione
complessiva. Una tale ‘presentazione modulare del documento’ significa dunque
un’ampia divisione del lavoro, che rende da una parte necessari alcune
considerazioni e accordi preliminari, ma dall’altra deve offrire al singolo
collaboratore, entro il suo proprio ambito, tante libertà quante sono possibili.
Contemporaneamente è richiesto un luogo di coordinamento continuo delle varie
attività, necessario – come risulterà più chiaro in seguito – anche per motivi
tecnici. Prima però di poter entrare nei particolari di una soluzione a
questo problema, si deve innanzitutto chiarire quali sono i passi da farsi in
questo lavoro e da quali persone o gruppi di persone.
3.1. Le fasi di lavoro per
la creazione di una presentazione modulare del documento
3.1.1. La creazione di una
presentazione di base
Fondamento di una presentazione modulare del
documento è in ogni caso una presentazione di base. Crearla è compito delle
collaboratrici e dei collaboratori dell’archivio in cui si trova il documento.
L’impulso alla creazione di una presentazione-base può partire, da un lato,
dall’archivio che voglia redigere per la prima volta o rifare strumenti di
ricerca di un fondo, ma dall’altro può anche venire da utenti che accedano
all’archivio con una tale iniziativa, specie se nell’ambito di progetti più
grandi.
3.1.1.1. La registrazione dei
documenti
Il primo passo è la registrazione dei documenti da
parte dell’archivista. A tal fine i documenti devono essere prima di tutto
inventariati negli archivi. L’inventariazione dovrebbe avvenire con l’ausilio di
una banca-dati, che può essere più tardi trasferita in un inventario online, e
contenere oltre alla segnatura del documento, luogo e data, un regesto ampio o
uno breve, ed anche una descrizione della forma. Rispetto alle descrizioni
formali che si trovano nella maggioranza dei mezzi di corredo per i fondi
diplomatici e che consistono per lo più in indicazioni sul tipo di tradizione,
supporto e numero di sigilli, in questo caso è invece necessario, per una
questione di economia del lavoro, un’annotazione più ampia dei caratteri
estrinseci, perché è questa che decide il tipo e insieme l’ampiezza della
digitalizzazione successiva. Si devono perciò assumere tutte quelle
informazioni, che da un’immagine soltanto non sono più ricostruibili. A quelle
appartengono il formato, la composizione e lo stato di conservazione del
supporto, ma anche indicazioni di testi che da un’immagine non si vedono o si
vedono solo in parte, come per esempio i testi sugli attacchi dei sigilli o
sotto la plica. Allo stesso tempo si deve decidere quali elementi del
documento devono essere digitalizzati. La digitalizzazione del verso del
documento non è necessaria in tutti quei casi in cui esso non contenga alcuna
informazione, oppure l’informazione sia tale che la sua assunzione possa
riuscire senza perdita di dati anche solo riportandone il testo. Inoltre bisogna
decidere se il sigillo debba essere registrato a parte. Se i sigilli sono già
pubblicati – come, per esempio, quelli dei re e degli imperatori tedeschi –
oppure sono conservati così male che la figura e la leggenda non sono più
ricostruibili, allora una digitalizzazione aggiuntiva di questo elemento è
superflua. In entrambi i casi la descrizione formale deve essere completata
intorno a quelle informazioni non riprodotte nell’immagine. Con alcune fonti,
l’archivista deve, oltre a ciò, fare ulteriori passi, per effettuare una
digitalizzazione il più possibile tranquilla. Così, per esempio: un fascicoletto
è eventualmente ancora da cartulare; in un rotulus certe indicazioni
dell’inizio e della fine dei singoli documenti correnti sono di solito
significative etc. Alla fine l’archivista deve decidere quali pezzi debbano
essere restaurati prima o dopo una digitalizzazione. Anche queste informazioni
accertate dall’archivista dovrebbero venire salvate nella banca-dati già sopra
ricordata.
3.1.1.2. La digitalizzazione dei
documenti
In una situazione ideale la digitalizzazione stessa
dovrebbe esser condotta da specialisti che abbiano, forniti loro dall’archivio,
i documenti e contemporaneamente accesso alla banca-dati. Coloro che
effettuano la digitalizzazione dovrebbero immettere nella banca-dati tutte le
informazioni tecniche. A queste appartengono, accanto ai dati sull’hardware e il
software impiegati, anche i dati su formato, dimensione e nome dei file. A
questo stadio non si può ancora in maniera definitiva dire in quale formato di
file e a quale risoluzione le immagini vengano salvate; dovrebbe però essere
scelto uno standard il più sicuro possibile. Al momento si presta bene il
salvataggio in file Tif e una risoluzione di circa 600 dpi. Questo tipo di file
costituisce la base di tutta la successiva elaborazione ed è il punto di
partenza sia per i file che vengono fatti girare su Internet, sia per quelli che
potrebbero essere trasferiti ad altri che ne siano particolarmente
interessati. I file di immagini dovrebbero poi essere trasmessi all’archivio,
che in questo modo ha a disposizione, insieme alle informazioni inserite nella
banca-dati, anche quelle sui file di immagini.
3.1.1.3. L’implementazione dei
documenti in rete
Nell’archivio stesso, dunque, ha luogo la
costruzione di una presentazione di base e la sua implementazione in rete, nella
quale si produce il collegamento dei file di immagine con le informazioni
salvate nella banca-dati. I file di immagine devono però prima essere ancora
convertiti in un formato di file utilizzabile in Internet. Attualmente è
compatibile al meglio il formato Jpg. Allo stesso modo, in considerazione
dell’eventualità di trasferimento su Internet, i file devono esser anche
chiaramente ridimensionati. Tanto con la conversione quanto con il
ridimensionamento si incorre in una non irrilevante perdita di qualità. La si
può però ampiamente controbilanciare utilizzando dei programmi d’elaborazione
d’immagini. Tutti e tre i passi – la conversione, il ridimensionamento e
l’elaborazione delle immagini – dovrebbero venire per la gran parte
automatizzati, in modo che soltanto per quei pezzi che si allontanino dai valori
standard per conservazione, misure o intensità dell’inchiostro, sia necessaria
un’elaborazione apposita.
Una volta che i file di immagini siano disponibili
in un formato compatibile con Internet, può avvenire il loro collegamento con la
banca-dati. A partire dalla banca-dati viene innanzitutto prodotto
automaticamente un file HTML, che accanto all’immagine contiene anche la
segnatura archivistica del documento. Questa informazione è assolutamente
necessaria, perché deve essere evitato che un potenziale utente riceva sul
proprio schermo l’immagine del documento senza almeno i dati
fondamentali. Quindi viene generato un inventario analitico online. Con ciò i
file di immagini vengono nello stesso modo automaticamente inseriti, avvenendo
il collegamento sulla base dei nomi dei file immessi nella banca dati. Diventa
inutile la redazione di indici, dal momento che è possibile un’interrogazione
dell’inventario a tutto testo. Questa presentazione di base viene ora
implementata in rete, e così le informazioni si trovano a disposizione di altri
gruppi di lavoro. Ma punto di partenza di ogni ulteriore attività non è più,
adesso, la banca dati, bensì l’inventario online con i file di immagine ad esso
collegati. Il dilatarsi della presentazione di base in una presentazione del
documento integrata corrisponde anche a un cambio dei gruppi di persone che vi
lavorano. Al posto dell’archivista che rende accessibile il documento subentra
ora l’utente che lo valorizza. Quando i ricercatori sfruttano le informazioni
della presentazione di base, necessariamente si generano nuove informazioni o
nuove relazioni fra informazioni già esistenti. Se queste poi vanno a
implementare la presentazione di base, essa allora si trasforma in una
presentazione integrata.
3.1.2. Lo sviluppo di una
presentazione del documento integrata
Se i documenti implicati in una presentazione di
base vengono elaborati da utenti, da quei documenti si può sviluppare una
presentazione modulare. Quanto ampia essa possa diventare e se mai possa
addirittura svilupparsi, non lo si può prevedere; ma che essa dipenda, come
nell’utilizzazione dell’originale, anche dal significato del documento e
dall’evoluzione degli interessi della ricerca, questo sì. Così si può ben
immaginare che nel corso di anni e di decenni per alcuni documenti di un fondo
si svilupperanno moltissime presentazioni, mentre altri non andranno oltre lo
stadio della presentazione di base. Quando in seguito verranno esposte alcune
possibilità d’ulteriore sviluppo, si tratterà delle più probabili e delle più
frequenti. Ma possono anche presentarsi in un ordine diverso o essere ampliate
con passi, qui invece non portati più in là. Comune a tutte le possibilità è
però il fatto che la loro realizzazione non conduce soltanto a una presentazione
integrata del documento: è la loro relazione con la presentazione di base che
rappresenta, piuttosto, il passo decisivo.
3.1.2.1. La creazione di
trascrizioni
Sarà sicuramente la creazione di trascrizioni uno
dei primi passi nell’utilizzazione di documenti: e qui il plurale avrà già la
sua giustificazione per il fatto che le trascrizioni che servono a un
determinato scopo, non sono mai utilizzabili per altri. Così le trascrizioni che
vengono approntate dagli storici non possono soddisfare le esigenze dei filologi
e le copie fortemente normalizzate, preparate per un profano interessato solo al
contenuto, non bastano allo studioso specialista. Quando per motivi diversi si
fa richiamo allla possibilità di preparare una copia che più o meno accontenti
tutti gli interessati, è certo, quello, un obiettivo sicuramente desiderabile ma
non raggiungibile in una presentazione del documento, non diretta da un centro
ma fondata su una divisione del lavoro. Ma anche quando ciò non è
realizzabile, o per lo meno non lo è in tutti i casi, si dovrebbero perseguire
almeno due ideali: le trascrizioni dovrebbero riprodurre fedelmente la divisione
dei righi, e si dovrebbero dichiarare le regole con le quali il testo viene
trascritto. Se questo accade, è possibile, con l’aiuto di Macro e di comandi
automatizzati di conversione, adeguare velocemente ai propri scopi una
trascrizione già fatta una volta, oppure trascrivere in una versione puramente
paleografica che funga da testo grezzo.
3.1.2.2. La creazione di regesti
estesi
Accanto alle trascrizioni sono certo i regesti
estesi la seconda forma di elaborazione più frequente. A questo punto diventa
chiaro che per l’utente non è importante solo l’immagine del documento ma anche
il contenuto della banca-dati, perché è da questa che il redattore del regesto
può ricavare la completa descrizione formale. A questo proposito è
addirittura immaginabile, che l’utente assuma interamente la struttura della
banca dati. Se dovessero essere elaborate quantità più grandi di documenti in
questa maniera, sarebbe addirittura immaginabile un trasferimento dei nuovi dati
prodotti nella banca-dati dell’archivio. Tanto per la creazione di una
trascrizione quanto per quella di un regesto esteso è pensabile che i dati
prodotti da un utente siano da questi consegnati all’archivio, e dall’archivio
siano messi in rete, poiché si tratta di informazioni di base intorno al
documento che molto probabilmente potrebbero esser utilizzate per numerose
ulteriori indagini. Il deposito di questi dati presso l’archivio presenterebbe
il vantaggio di una fruizione duratura garantita. La consegna dei dati
dall’utente all’archivio potrebbe venire stabilita col regolamento della sala di
studio, in modo simile all’obbligo già oggi vigente della consegna di esemplari
delle opere a stampa. A questo proposito devono tuttavia esser chiarite le
questioni legate al diritto d’autore.
3.1.2.3. La creazione di edizioni
critiche
La creazione di edizioni critiche è sicuramente una
delle più ambiziose attività legate all’elaborazione di documenti. Essa
costituisce – come hanno dimostrato gli esempi sopra citati di Graz e di Colonia
– anche un ambito in cui la tecnologia ipertestuale mostra un vantaggio
particolarmente vistoso rispetto alle tradizionali pubblicazioni in volumi a
stampa. È però pacifico che nessuna di queste possibilità per se sola può, e
deve, essere sfruttata in modo significativo in tutti i casi. Ma ad ogni modo
che cosa ci si aspetta da un’edizione critica e quale tecnica dovrebbe essere
impiegata per poterla inserire nel modo più significativo possibile in una
presentazione integrata del documento? Innanzitutto un’edizione critica, come
anche un regesto esteso, dovrebbe ricorrere alle informazioni contenute nella
presentazione di base. E naturalmente dovrebbe esser messo anche un link dalla
banca-dati verso l’edizione critica, e viceversa. Se esiste già una trascrizione
paleografica, essa può servire da fondamento per l’elaborazione specifica. Se
una redazione del genere non c’è, dovrebbe allora essere creato in primo luogo
un testo grezzo, e sarebbe auspicabile che questo, come tale, stesse a
disposizione per ulteriori elaborazioni, che perseguano anche interessi
diversi.
Il testo grezzo dovrebbe poi essere marcato con
l’ausilio di una DTD e può in questa maniera venire elaborato ogni volta in modo
nuovo per le più diverse utilizzazioni, senza che per ogni redazione debba esser
creato un nuovo file. I lavori di Bernhard Assmann sui documenti di Enrico IV
dimostrano quanto questo metodo funzioni ottimamente. L’utente può così
scegliere di guardarsi tutti gli elementi o anche soltanto quelli che gli
interessano in modo particolare. Fra le marcature da integrare dovrebbero
essere in ogni caso annoverate:
_ indicazioni delle singole partizioni
diplomatistiche del documento
_ indicazioni del cambio di scrittura
_ indicazioni del cambio di mano
_ indicazioni del cambio di lingua
_ indicazioni di formule ed espressioni
formulari
_ indicazioni di varianti testuali in tradizioni
plurime
_ indicazioni di note
_ indicazioni di rasure, correzioni etc.
Quest’elenco è suscettibile d’essere ampliato in
qualsiasi momento. Giacché in un testo marcato da tag è possibile in ogni
momento introdurre altri tag, è possibile in ogni momento, con l’ausilio di un
testo, ampliare lo spettro di indagine. A questo proposito si deve ricordare,
che sarebbe sensato che un ‘centro’ raccogliesse i tag impiegati per la
marcatura di determinati elementi all’interno del documento e li mettesse a
disposizione di tutte le persone interessate. Se per la marcatura vengono
impiegati dappertutto tag omogenei, sono allora possibili anche ricerche
incrociate. E si può così rispondere a certe domande che non si potevano porre
coi mezzi a disposizione finora, perché i testi da esaminare erano in file di
formato non compatibile e perché gli elementi ricercati in quelli non potevano
essere filtrati senza un dispendio considerevole di lavoro in più. È però per
questo importante l’impiego di strutture di dati che siano il più possibile
sulla base di SGML e l’impiego di tag standardizzati per l’identificazione dei
singoli elementi.
3.1.2.4. La combinazione di
informazioni ulteriori
Già nella presentazione dei documenti di Passau, il
primo dei progetti che abbiamo qui presentato, la correlazione di informazioni
aggiuntive era stata uno dei principali obiettivi. Anche a questo proposito
appaiono molto chiaramente le possibilità che Internet possiede, specialmente
quella di eliminare la linearità del libro, grazie all’impiego di frame e di
finestre separate. L’utente può contemporaneamente guardare l’immagine, il testo
o il regesto, e insieme ricevere informazioni complementari che lo portano
oltre. Con ciò non devono necessariamente esser contenute, queste
informazioni, nella presentazione stessa. Poiché il numero dei lessici e delle
banche-dati che si possono richiamare su Internet s’accresce costantemente, è da
tener in conto a media scadenza il fatto che anche per l’elaborazione di
documenti si potranno trovare sulla rete le opere fondamentali, come repertori
di luoghi e persone d’ogni sorta. Basterà allora un link sul passo in questione,
e l’utente potrà richiamare l’informazione ulteriore.
3.1.2.5. La valorizzazione del
documento
Lo stesso vale – come s’è visto prima, per le
informazioni di fondo su singoli luoghi, persone, misure etc. – anche per la
messa a punto di fatti che non riguardano i singoli elementi o i concetti del
documento, ma il contenuto del documento stesso o addirittura di più documenti.
Quando un documento per sé solo, o in relazione con altre fonti, rappresenta la
mossa iniziale per delle interpretazioni storiche, ecco che le conoscenze
acquisite diventano contemporaneamente un’informazione di fondo per il
documento. Anche nelle scienze umanistiche sempre più saggi vengono diffusi
anche in Internet o addirittura soltanto qui: un’alternativa di pubblicazione
che nelle scienze naturali viene fortemente sfruttata già da anni. Essa si
contraddistingue innanzitutto per il fatto d’essere molto più vantaggiosa in
merito ai costi e più veloce. In più, risultati parziali di un progetto in corso
possono in ogni momento praticamente venire prelevati e rielaborati, e venire
poi pubblicati in una nuova versione. Se questo Trend riesce ad
imporsi, allora anche i risultati della ricerca saranno da legare alla
presentazione modulare del documento di volta in volta mediante un
link.
3.2. Un
esempio
Ciò che suona finora pura teoria, sarà reso chiaro
con un esempio, che dovrebbe dimostrare le principali potenzialità della
presentazione. Punto di partenza: un documento di re Venceslao che è stato
scoperto nell’Archivio di Stato di Marburg in una collezione di documenti
durante la re-inventariazione del fondo. Un archivista dell’Archivio di Stato
lo inventaria, facendone un breve regesto come voce di inventario e una
dettagliata descrizione formale. Entrambi vengono immessi nella banca-dati del
fondo della collezione. Là viene anche annotato quale tipo di sigillo il
documento mostra e il contenuto dell’unico testo – la nota dell’ufficio di
protocollo – presente sul verso. Il documento viene digitalizzato, senza
riprodurre né il sigillo né il verso, e viene alla fine riportato nel
deposito. Dopo, mettiamo, una settimana viene generato un inventario online
dai dati contenuti nel programma di inventariazione: con ciò il documento,
contemporaneamente al suo inventario, viene messo a disposizione anche della
ricerca.
Se alcune settimane o alcuni mesi più tardi – il
preciso lasso di tempo qui non gioca alcun ruolo – viene preparato il file di
immagine del documento, nella successiva generazione dell’inventario esso viene
legato automaticamente all’inventario stesso. Con ciò la presentazione di base è
pronta. Ora l’utente dispone dell’immagine del recto, di una completa
descrizione formale e di un regesto breve. Sull’inventario online egli ha la
possibilità sia di condurre una ricerca strutturata sulla composizione
dell'archivio e dei fondi, sia di cercare singoli concetti per mezzo di una
interrogazione a tutto testo. In ogni caso, attraverso la registrazione
d’inventario appare sempre chiaro in quale contesto il documento si trovi. I
passi successivi rappresentano solo alcune delle varianti immaginabili e sono
anche concepibili in una diversa sequenza cronologica:
L’utente A, che cura il volume
RI relativo a Venceslao, viene a conoscenza del documento e ne
fa innanzitutto un regesto, secondo le norme RI. Ricorre con ciò alle
informazioni della banca-dati. Poiché la Commissione RI ha messo in
Internet, per la propria edizione, le immagini di tutti i sigilli di Venceslao,
può munire il documento del rimando al sigillo con un link a quello
corrispondente.
Finito il regesto, gli RI lo comunicano
all’archivio. Qui alla voce ‘regesto esteso’ viene messo un link che rimanda al
luogo corrispondente degli RI; così come alla voce ‘sigillo’, uno che
rimanda al file di immagine corrispondente. Viceversa, gli RI mettono un
link diretto alla voce dell’inventario corrispondente al documento.
L’utente B prepara, del documento, una trascrizione
paleografica. Questo testo grezzo viene integrato dall’Archivio nella propria
banca-dati e con ciò sta a disposizione, senza restrizioni, di tutti coloro che
lo vorranno utilizzare come punto di partenza per il proprio lavoro.
Fig. 2: esempio di testo grezzo
| 1 |
Wir, Wenczlaw, von
gotes gnaden Romischer Kunig zu allen czeiten merer des Reichs vnd Kunig
zu Beheim, Bekennen vnd tun kunt offentlichen |
| 2 |
mit diesem briue
allen den, die In sehen oder horen lesen: Als vor czeiten die Ersamen Apte
vnd Conuent des Stiftes zu Hersfelt vnd Clostir zu heyne vor |
| 3 |
vnsern vnd des
heiligen Reichs hofgericht geladen wurden von wegen pawls Castellan, zu
demselben hofgericht zu denselben czeiten dieselben Apte
vnd |
L’utente C scopre diverse copie del documento a
Praga, Monaco e Francoforte sul Meno e prepara un’edizione critica del pezzo,
prendendo a fondamento il testo grezzo di Marbug. Egli elabora il documento con
l’ausilio di tag, gli stessi che vengono usati in altri progetti di ricerca.
Alla fine vengono messi dei link ipertestuali anche fra questa versione e
l’inventario online.
Fig. 3: esempio di marcatura di un testo
| 1 |
<intitu><elong>W</elong>ir,
<elong>W</elong>enczlaw<intitulatio> <devot>von
gotes gnaden</devot>, <intitu>
<elong>R</elong>omischer <elong>K</elong>unig, zu
allen czeiten merer des <ver>R</elong>eichs vnd
<elong>K</elong>unig zu
<elong>B</elong>eheim</intitu>,
<publi><elong>B</elong>ekennen vnd tun
<elong>k</elong>unt offentlichen |
| 2 |
mit diesem briue
allen den, die In sehen oder horen lesen</public>:<narrat>Als
vor czeiten die Ersamen Apte vnd Conuent des Stiftes zu Hersfelt vnd
Clostir zu heyne vor |
| 3 |
vnsern vnd des
heiligen Reichs hofgericht geladen wurden von wegen pawls Castellan, zu
demselben hofgericht zu denselben czeiten dieselben Apte
vnd</narrat> |
L’utente D, anni più tardi, vuole fare un lavoro
sulla datazione dei documenti di re Venceslao. A questo scopo le datazioni nei
documenti di Venceslao, preparati dalla Commisione RI o da altri enti,
vengono marcate con l’ausilio di ulteriori tag. In quest’occasione si scoprono
per caso errori di lettura fino a quel momento non scorti, che sia nel testo
grezzo sia in quello marcato possono venire corretti molto
velocemente.
Per quanti esempi si possano ancora escogitare, in
tutti i casi è decisivo:
1. che tutti i lavori preparatorî già pronti siano
conoscibili e raggiungibili attraverso l’inventario o il facsimile,
2. che i lavori preparatorî possano venire inclusi
parzialmente nel proprio lavoro, o attraverso l’acquisizione di testi (come
per il testo grezzo) o attraverso un link,
3. che le diverse fasi del lavoro possano venire
pubblicate ogni volta singolarmente e anche per anticipazioni.
Non si può prevedere se dalla ricerca verrà
intrapreso con un documento uno di questi passi, e quando. Fondamentale resta
unicamente il fatto che venga prodotta la presentazione di base e che sia creata
l’infrastruttura per un successiva correlazione di risultati di
lavoro.
3.3. Conseguenze per
archivi e utenti
Quali conseguenze comporterebbe una presentazione
modulare del documento per le persone che ne prendono parte? Innanzitutto
dovrebbe essere creato un sito presso il quale, in maniera centralizzata, possa
riannodarsi il fascio delle informazioni messe in rete sulle diverse pagine web.
Per questo scopo è l’archivio, la sede più idonea: sta qui del resto, col
documento, il punto d’avvio di tutte l’elaborazioni. L’archivio dunque non
soltanto mette a disposizione il documento e i dati di base: è anche nodo di
contatto centrale da cui partono i link verso tutte le altre
informazioni. Una volta creato un tale sito centrale, sono da osservare altre
due condizioni per la realizzazione di una presentazione modulare:
1. la disponibilità di tutti i partecipanti a
rendere accessibili a un pubblico di qualsiasi livello i propri risultati
mediante link, addirittura a consegnarli, nell’eventualità, materialmente
(come per esempio il testo grezzo caricato sul server dell’Archivio)
2. la disponibilità, durante l’elaborazione tecnica
della fonte, ad attenersi a determinate linee-guida precedentemente fissate.
Questo è di grandissima importanza soprattutto nella creazione del testo
grezzo e nell’impiego di tag.
Ci sono inoltre ulteriori specifiche conseguenze
per entrambi i gruppi – delle archiviste e degli archivisti da un lato, e delle
utenti e degli utenti dall’altro:
1. Gli archivi devono avere costante e regolare
cura dell’inventario online.
2. Ciò allarga i compiti degli archivi ma solo in
minima misura, giacché le informazioni aggiuntive – finora eclusivamente in
una forma diversa, libro o manoscritto – vengono depositate presso l’archivio
grazie all’obbligo di consegna delle informazioni da parte dell’utente,
accluso nella maggioranza dei regolamenti.
3. Gli archivisti devono redigere voci di
inventario più dettagliate rispetto a quel che finora avveniva nell’ambito dei
mezzi di corredo, se l’utilizzazione online dove sostituire lo studio
dell’originale in loco.
4. Gli archivisti devono effettuare costantemente
gli aggiornamenti ai mezzi di corredo e così mettere a disposizione degli
utenti anche le registrazioni provvisorie dei fondi non completamente
inventariati.
5. Gli utenti possono rendere accessibili molto
pirma i risultati parziali o provvisorî del loro lavoro.
6. Per gli utenti esiste la possibilità di
presentare anche lavori preparatorî (come per esempio le trascrizioni), che
diversamente non sarebbero mai stati pubblicati e che invece possono essere
per altri lavori assai utili.
7. Per gli utenti viene semplificata la ricerca
delle informazioni di fondo, dal momento che la voce d’inventario diventa il
luogo di raccolta centrale per i risultati della ricerca.
Note
(*) Pubblicato in "Archiv für Diplomatik", 45 (1999), p. 441-464. Tit.
orig.: Urkunden im Internet - Neue Präsentationsformen alter
Archivalien. Traduzione italiana ed elaborazione ipertestuale a cura di
Antonella Ghignoli. Le poche ma necessarie modifiche rispetto al testo a stampa
sono state autorizzate dall'A. I termini inglesi più frequentemente usati nel
mondo di Internet, recepiti ormai in tutte le lingue come tecnicismi assoluti,
sono lasciati in tondo, non sono tradotti né vengono declinati in contesti che
richiederebbero il plurale (per es.: i frame e non i frames, i link e
non i links), secondo un uso ormai consacrato dalla bibliografia italiana
specifica. Si avverte inoltre che il termine ‘documento/documenti’ ha qui sempre
il suo senso pregnante, diplomatistico, giacché traduce
Urkunde/Urkunden, che nelle esemplificazioni discusse e negli
ordinamenti archivistici citati dall’A. sono inequivocabilmente le "nur
schriftliche in entsprechender Form gekleidete Äusserungen über Gegenstände
rechtlicher Natur" di Sickel (Die Urkunden der Karolinger, I, p. 2) o se
si vuole "le testimonianze scritte di fatti di natura giuridica redatte secondo
determinate forme destinate a procurar loro fede e a dar forza di prova" di
Paoli (Diplomatica, p. 18): ben distinte, dunque, dalle Akten. Lo
stesso termine viene impiegato in senso generico soltanto una volta, e solo per
una scelta di stile, nell’espressione ‘documenti d’archivio’ del titolo, dove
traduce Archivalien: le nostre ‘unità archivistiche’, i ‘pezzi’; in
definitiva, in senso vulgato, i ‘documenti d’archivio’. [n. d.
Trad.]
[1] Negli anni 1998 e 1999 su questo
tema hanno avuto luogo – fra gli altri – colloqui a Göttingen, Ludwigsburg,
Marburg e Münster, per i quali sono al momento in preparazione le pubblicazioni
degli atti.
[2] Sulla genesi di HTML e sul
rapporto fra HTML e SGML, si veda: C. F. Goldfarb, P. Prescod, XML
Handbuch, München (1999), p. 38-41.
[3] Su XML si veda.: C. F. Goldfarb,
P. Prescod, XML Handbuch, München (1999).
[4] Su ciò cfr.: http://www.ideenreich.com/dr-sgml.shtml. Per l’impostazione SGML cfr. anche: D. A. Patrick, XML
in der Praxis – Unternehmensübergreifende Vorteile durch Enterprise Content
Management (in: nfd Information- Wissenschaft und Praxis 50, 1999 Nr. 1), p.
5-12, qui in particolare p. 7-8.
[5] Un tag è il marcatore di un passo
del testo, che inizia con „<" e finisce con „>". Cfr. Fig. 3.
[6] Su EAD e i suoi sviluppi nella
creazione di inventari online è apparsa un’abbondante documentazione. Si veda:
The American Archivist, Vol. 60. 1997, Nr. 3 e 4. Una breve sintesi su questo
tema è data anche da: D. V. Pitti, Die Encoded Archival Description (in:
Unterlagen zur Tagung "Das digitale Archiv Duderstadt im Kontext der Diskussion
um die Digitalisierung", 12.-14. April 1999 in Göttingen), p. 75-77.
[7] La presentazione si trova
all’indirizzo: http://www.uni-passau.de/passau/stadtarchiv/urkunden/uebersicht.html. Nel frattempo l’archivio di Passau ha creato una nuova
homepage, mediante la quale possono esser richiamati in rete, attraverso un
comando di ricerca, anche i documenti. Non si tratta tuttavia di una
prosecuzione del progetto originario ma semplicemente delle solite registrazioni
d’inventario. Cfr.: http://www.stadtarchiv-passau.de/bestand/urkunden.htm.
[8] Su questo progetto, si veda
all’indirizzo: http://www.lad-bw.de/digpro/digpro.htm.
[9] I modelli di presentazione
standardizzati si trovano all’indirizzo:http://www.lad-bw.de/digpro/texte/uhde/ladhome.html.
[10] Sui lavori intorno a questo
sotto-progetto vedi: K. Uhde, Kontextbezogene Online-Präsentationen von
Archivgut (in: H. Weber, G. Maier (Hrsg.), Digitale Archive und
Bibliotheken – Neue Zugangsmöglichkeiten und Nutzungsqualitäten), in uscita
nel 1999.
[11] Questa presentazione si trova
all’indirizzo: http://www.lad-bw.de/digpro/texte/fricke2/gottesa.htm.
[12] Sul progetto, si veda
all’indirizzo: http://www.archive.geschichte.mpg.de/duderstadt/projekt-d.htm.
[13] Cfr. inoltre: H.-R. Fricke,
Digitale Erschliessung von Archivbeständen als dynamischer Prozess –
Erfährungen und Perspektiven (in H.-H. Ebeling, M. Thaller (Hg.),
Digitale Archive. Die Erschliessung des Stadtarchivs Duderstadt, 1999),
in stampa
[14] L’inventario si trova
all’indirizzo: http://www.uni-marburg.de/archivschule/wenzel/wenzelhome.html.
[15] I. Hlavácek, Das Urkunden-
und Kanzleiwesn des böhmischen und römischen Königs Wenzel (IV), 1376-1419
(1970, Schriften der MGH, Bd. 23).
[16] Le riproduzioni dei sigilli
furono scannerizzate da: O. Posse, Die Siegel der deutschen Kaiser und
Könige, 2 (1910).
[17] Su MIDOSA-Online cfr.: D.
Heiden, M. Black-Veldtrup, Das Marburger Online Findbuch. Konsequenzen für
die Erschliessung und Präsentation von Archivgut (in: Der Archivar 52, 1999,
H. 3, col. 217-224).
[18] L’inventario si trova
all’indirizzo: http://pcas23.archivschule.uni-marburg.de/urkunden/index.html.
[19] Il documento si trova
all’indirizzo: http://www.phil.uni-erlangen.de/~p1ges/netzvorl/ddfi795.html.
[20] Questa fonte si trova
all’indirizzo: http://www.phil.uni-erlangen.de/~p1ges/quellen/const_2_73_frame.html. La fonte della presentazione è: MGH Const. 2.73, p.
86-91.
[21] Il progetto si trova
all’indirizzo: http://www.uni-koeln.de/~a0054/diplome/index.html.
[22] Si veda per esempio:
http://www.uni-koeln.de/~a0054/diplome/DDH4_078.html.
[23] Si veda: http://www.uni-koeln.de/~a0054/diplome/arenga.html.
[24] Sul progetto si veda
all’indirizzo: http://www-fhg.kfunigraz.ac.at/ice/_start.html. Si veda anche: S. Botzem, I. H. Kropac, H. Kurschel,
Quellen und Editionen im elektronischen Archiv: Das ICE-Projekt (in:
Informatik Forum 8/4, 1995), p. 159-164.
[25] Su ciò si veda all’indirizzo:
http://www-fhg.kfunigraz.ac.at/fcr/.
La DFG (Deutsche
Forschungsgemeinschaft) è l’istituzione equivalente al nostro CNR. [n. d.
Trad.]
RI è abbreviazione corrente per la grande impresa editoriale
dei Regesta Imperii iniziata nel 1831 da J. F. Böhmer e tuttora in corso
sotto le direttive di un’apposita Commissione: cfr. Die Regesta Imperii im
Fortschreiten und Fortschritt, hrsg. von H. Zimmermann, Köln-Weimar-Wien,
Böhlau, 2000. [n. d.Trad.]
Scrineum
© Università di Pavia 1999-2000
abstract
Attraverso i progetti realizzati in questi ultimi
anni sono state individuate le possibilità che le nuove tecnologie implicano per
l’inventariazione, l’elaborazione e la valorizzazione di documenti. Esse
consistono innanzitutto nella rottura della linearità delle pubblicazioni a
stampa e nella capacità di connettere informazioni disseminate. Per mezzo di
esse possono generarsi informazioni più complesse, utilizzabili tuttavia in modo
più semplice e più personalizzato.
L’uso di XML e le DTD incrementeranno questo
processo. Gli obiettivi fondamentali di tutti coloro che a questo processo
partecipano dovrebbero perciò essere, dopo questa prima fase di
collaudo:
_ l’integrazione dei singoli risultati di lavoro in
un modello complessivo
_ la creazione di standard generalmente
riconosciuti, come lo è già EAD.
Inoltre sono necessari – e in una misura assai
maggiore di quanto abitualmente lo siano stati finora – processi di lavorazione
che contemplino suddivisione del lavoro e trasparenza nei confronti degli altri
utenti. La presentazione modulare dei documenti potrebbe essere, in questa
direzione, un primo passo. [torna al testo]
Scrineum
© Università di Pavia
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