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Notai e Chiese. Le istituzioni ecclesiastiche e religiose e la loro documentazione in Italia del XII al XV secolo. In memoria di Robert Brentano. Incontro di studio, Padova, Dipartimento di Storia, Piazza Capitaniato 3, 19-20 marzo 2003 (per Piero Majocchi - © Scrineum 2003).

Quest'incontro di studio rappresenta il seguito di un seminario dedicato ai "Registri vescovili" svoltosi a Monselice il 24 e 25 novembre 2000, organizzato, come il precedente, dall'Unità locale di ricerca del progetto cofinanziato su "Vescovi e capitoli nell'Italia settentrionale tra XI e XIV secolo".
Attraverso l'esame di casi concreti, si è discusso sulle relazioni tra istituzioni ecclesiastiche locali e notariato, sulle tipologie di scritture e sulle risorse pratico-giuridiche offerte al governo delle chiese dall'autonomia notarile tipica delle città italiane centro-settentrionali; di riflesso, però, si è trattato anche dei possibili sviluppi della cultura giuridico-professionale dei notai indotti dalla committenza ecclesiastica.
Antonio Rigon ha inaugurato i lavori con una commemorazione di Robert Brentano, scomparso nel novembre dello scorso anno, ripercorrendo i campi di indagine dello studioso di Berkeley, soffermandosi in particolare sui suoi studi italiani che portarono alla sua nota definizione di "notarial church" per sintetizzare l'atteggiamento sostanzialmente di 'delega' della chiesa italiana medievale nella gestione della propria produzione documentaria.
Attilio Bartoli Langeli ha invece introdotto i lavori, mettendo in rilievo le principali linee di ricerca condotte finora sul rapporto tra istituzioni ecclesiastiche e notariato in Italia; quindi, le questioni rimaste ancora senza una risposta e che sembrano impedire di delineare un quadro di sintesi soddisfacente, almeno per il periodo preso in esame, per la costruzione del quale, appunto, le relazioni  dell'incontro erano state chiamate a portare primi elementi.
La prima comunicazione è stata di Antonella Ghignoli, con uno sguardo retrospettivo sulla relazione fra enti ecclesiastici e attività notarile in Toscana fra VIII e XI secolo nel quadro della produzione documentaria complessiva di chiese e monasteri.  Si è quindi proseguito affrontando il tema nell'ambito cronologico specificatamente scelto per l'incontro, con una prima sezione di relazioni dedicate alle chiese vescovili e ai capitoli. Sonia Merli ha illustrato i meccanismi di redazione e le tipologie dei registri scritti dai notai per l'episcopato di Città di Castello nei secoli XII-XIII. Lucio Riccetti, invece, ha trattato la situazione di Orvieto nel medesimo periodo, prospettando un caso interessante di impiego del registro da parte di vescovi non estranei alla cultura notarile. Nicolangelo D'Acunto ha studiato la documentazione superstite dei secoli XI e XII prodotta dai notai di Assisi per il vescovo e, in particolare, per il capitolo della cattedrale, analizzando anche la loro scrittura ei loro signa. Martina Cameli ha tentato di spiegare  il fenomeno dei notai con "duplice nomina" - di cui una vescovile - per la diocesi di Ascoli Piceno. Michele Pellegrini e Giuseppe Chironi hanno illustrato il trecentesco "Liber Titulorum" dell'episcopato di Siena, sia come strumento 'archivistico' e di gestione corrente per le collazioni ecclesiastiche sia come fonte storica.
La seconda serie di relazioni ha trattato ancora di vescovi e capitoli ma spostandosi nell'Italia settentrionale. Valeria Polonio ha studiato il significato e il ruolo dei notai attivi presso l'episcopato di Genova a partire dalla prima metà del XII secolo. Piero Majocchi ha trattato la composizione della cancelleria episcopale di Pavia per i secoli XIV e XV e le vicende biografiche dei suoi notai (ecclesiastici in maggioranza). Valeria Leoni ha parlato della documentazione vescovile di Cremona nei secoli XII e XIII, e in particolare del cosiddetto "Codice di Sicardo". Giuseppe Gardoni ha riferito sui numerosi registri vescovili prodotti dalla curia episcopale di Mantova nei secoli XII-XIV. La relazione di Maria Clara Rossi ha invece delineato per i secoli XIII e XIV, attraverso vicende di singoli personaggi, i rapporti tra la curia episcopale di Verona e quella del capitolo cattedrale, al quale appartenevano numerosi notai ecclesiastici.
Una terza sezione di lavori è stata dedicata, poi, al rapporto tra notariato e istituzioni monastiche. Luca Fois ha ricostruito significative vicende di alcuni notai impiegati dal monastero di S. Ambrogio di Milano nella prima metà del XIII secolo. Gionata Tasini, descrivendo la gestione delle proprietà da parte del monastero veneziano di S. Zaccaria nel territorio di Monselice nei secoli XII-XIII, ha messo in rilievo il ruolo importante di alcuni notai. Lorenzo Casazza ha delineato il rapporto tra l'abbazia di Santa Giustina e il notariato urbano di Padova nel Duecento.
L'ultima serie di relazioni, infine, ha riguardato principalmente l'area veneta. Donato Gallo ha studiato le tariffe notarili e le tipologie documentali prodotte dalla curia vescovile di Padova nei secoli XIV-XV. Silvana Collodo e Carlo Zoldan hanno ricostruito l'attività di un importante notaio dei vescovi di Feltre e Belluno fra Tre e Quattrocento. Ugo Pistoia ha esemplificato il progetto di edizione degli statuti capitolari di Belluno del 1386. Flavia De Vitt ha analizzato i rapporti tra notai, chiese e famiglie in Friuli fra Tre e Quattrocento, specie in relazione agli atti di matrimonio. Andrea Tilatti ha delineato il progetto di censimento ed edizione della documentazione notarile prodotta per la curia patriarcale di Aquileia del XIV secolo.
Nella sua sintesi di chiusura Sante Bortolami non ha potuto dunque che rilevare l'esistenza di tante e significative differenze in tutte le realtà studiate e proposte in quest'incontro, in merito a ruoli e rapporti  del notariato pubblico con le istituzioni ecclesiastiche urbane, in merito a soluzioni e tipologie documentarie, strategie di gestione e di documentazione, pur nel quadro generale di una relazione forte fra notariato e chiese che però non riesce da sola a spiegare le eccezioni che alla generalizzazione si sottraggono. Anche delineare una periodizzazione a maglie larghe e individuare un inizio significativo di collaborazione fra chiese e notai, risulta difficile. Bortolami ha poi voluto sottolineare il senso dell'attività dei notai per conto dei grandi monasteri urbani del XIII secolo: oltre alla responsabilità di redigere per loro i documenti, ne assumevano altre, amministrative, e talora di alto livello. Ha dimostrato infine l'opportunità, se non la necessità, di estendere le ricerche sul rapporto tra notariato pubblico ed enti ecclesiastici 'minori' - pievi del contado e canoniche urbane, ospedali e conventi - al fine di verificare in profondità la dimensione 'notarile' della chiesa  italiana intuita da Robert Brentano.

Piero Majocchi


    Ultimo aggiornamento:
    11 febbraio 2010

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