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Varie
Silio
P. P. Scalfati, Nota sulla questione 'Codice Diplomatico Pisano'
( © Scrineum 2001)
Qualche
mese fa Enrica Salvatori mi fece leggere il suo scritto sul problema
di un Codice Diplomatico della Repubblica Pisana e mi chiese un
parere in merito. Le risposi che l'idea di creare un'opera del
genere era stata abbandonata più di venti anni fa dallo stesso
proponente, Ottavio Banti, dopo alcuni sondaggi di fattibilità.
Manca infatti per questa città, a differenza di altri Comuni, la
possibilità di far ricorso ad inventari, repertori, liste di
documenti o altri strumenti utili per ricostruire il profilo dei
fondi conservati in età medioevale nell'archivio comunale e quindi
stabilire quali testi accogliere nel corpus di edizione.
Aggiunsi che comunque ciò non le avrebbe impedito, ovviamente, di
pubblicare in appendice a un suo lavoro alcuni documenti che
intendeva far conoscere al lettore. Ritenevo così conclusa la
questione, che ricordo di aver paragonato alla tempesta in un
bicchiere. Ora, dato che io mi occupo come diplomatista di edizioni
e studi di fonti documentarie e che dirigo un programma di ricerca
nell'ambito del quale sono usciti finora numerosi volumi, mi vedo
costretto a ribadire un paio di questioni di cui già avevo parlato
con Enrica Salvatori. Non vorrei infatti che qualche lettore di
"Scrineum" pensasse che noi diplomatisti scegliamo più o
meno a caso i documenti da pubblicare, magari perché oggi uno
storico, domani un altro pretendono di avere a disposizione
l'edizione delle più disparate fonti d'archivio necessarie per le
loro ricerche.
Come
procedono gli studiosi di scienze del documento (p. es. quelli dei Monumenta
Germaniae Historica) nel programmare e poi realizzare le loro
iniziative editoriali? Queste sono le domande da porsi, questi i
modelli da prendere in considerazione. Qui non si tratta di
divergenze di opinioni e neppure di discutere su diverse scelte
valide possibili, così come non
esiste una diplomatica "tradizionale" e
"ortodossa" contrapposta ad una diplomatica nuova,
rivoluzionaria e alternativa, mentre è certo che esistono una
metodologia della ricerca diplomatistica e una metodologia in campo
archivistico. E' anche vero che si può ignorare sia l'una che
l'altra, ma allora sarà bene ricordare almeno l'antico motto
"ne supra crepidam sutor". Invocare i vantaggi della
"pubblicazione a basso costo, ampia diffusione e grande
versatilità" offerti da Internet e dai nuovi strumenti
informatici non significa nulla sul piano del metodo, del rigore
scientifico e della qualità del lavoro. Che sia manuale, meccanico,
elettronico o multimediale, il bricolage non muta nome né
sostanza.
Raccogliere
e assemblare pezzi tratti da archivi diversi, senza disporre di
strumenti di orientamento e guida nel lavoro di selezione, è
operazione affatto improponibile. Né giova allegare il caso
dell'edizione di un fondo archivistico integrata da alcuni atti
conservati oggi in altro istituto. Mi riferisco ai volumi delle
carte della Certosa di Calci, nei quali – fa notare Enrica
Salvatori – l'editore accoglie alcuni documenti provenienti da un
archivio corso. Ma qui si tratta di pergamene che erano sempre state
a Calci e poi in epoca napoleonica furono portate via, insieme con i
relativi elenchi, inventari e regesti, in quanto relative alla
Corsica. Nella introduzione al primo volume l'editore espone questa
vicenda che, come ben s'intende, non presenta nessuna analogia con
un ipotetico Codice Diplomatico del Comune di Pisa. Ora, poiché
l'autrice sa, anche in seguito al nostro colloquio di alcuni mesi
fa, che una siffatta operazione non avrebbe della serietà neppure
l'apparenza e che invece "sarebbe il prodotto di una scelta
arbitraria e artificiosa", ci si può chiedere che senso ha
suscitare di nuovo una tempesta in un bicchiere. Abbandonate le
secche del Codice Diplomatico Pisano si passa a tutt'altro, cioè
all'elogio della rete web e dell'editoria elettronica, per
concludere addirittura con l'enunciazione di alcune "direttive
di massima" sulle quali non voglio pronunciare un giudizio da
diplomatista bensì un diplomatico "no comment".
Silio
P. P. Scalfati
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