Scrineum


Scrineum Rivista 2 (2004)

Resoconti, recensioni, schede

 

Paola Piana Toniolo, Il Cartulare Alberto. Liber iurium Aquensium canonicorum. A. D. 1042-1296, Acqui Terme, Impressioni Grafiche, 2001.

Per Antonio Olivieri

© Antonio Olivieri per "Scrineum Rivista"

Citabile come Antonio Olivieri, Recensione a Paola Piana Toniolo, Il Cartulare Alberto. Liber iurium Aquensium canonicorum. A. D. 1042-1296, in "Scrineum Rivista" 2 (2004), url: <http://scrineum.unipv.it/rivista/2-2004/scheda-pianatoniolo.html>


Il volume, frutto della collaborazione tra l'Archivio Vescovile di Acqui e l'Accademia Urbense di Ovada, è il trentaquattresimo della collana «Memorie» dell'Accademia Urbense e il terzo della collana di studi sull'Archivio Vescovile di Acqui. Contiene la prima edizione integrale del liber iurium dei canonici della cattedrale di Acqui, documento tanto importante quanto misconosciuto dalla tradizione erudita acquese, dominata, non senza ragione, dai settecenteschi Monumenta Aquensia di Giovanni Battista Moriondo. Paul Fridolin Kehr ne conobbe l'esistenza proprio grazie a lui e, nella sua Italia pontificia, riferì di averlo cercato invano, come invano aveva cercato le carte capitolari di cui Moriondo si era servito. In realtà il prezioso codice non è perduto ed è anzi già stato parzialmente utilizzato da Romeo Pavoni per la sua edizione de Le carte medievali della chiesa d'Aqui (Genova 1977), che lo ricorda semplicemente come il «liber iurium della chiesa maggiore» (p. 17).

Importante, si diceva, ma misconosciuto, perché se lo si è utilizzato per il suo contenuto, non se ne è valorizzata la peculiare forma documentaria, quella del liber iurium appunto, che in ambito canonicale costituisce una vera rarità: tutti hanno presenti i libri iurium canonicali genovesi, grazie all'edizione che dei due pił antichi ha dato Dino Puncuh, ma se, per esempio, si volge lo sguardo alla documentazione dei capitoli cattedrali delle diocesi piemontesi, non corre alla memoria nessun esempio consimile.

L'edizione è preceduta da un saggio introduttivo di Geo Pistarino (pp. IX-XXV) e da una introduzione dell'a. (pp. 3-30) ed è arricchita da un repertorio cronologico dei regesti, che comprende anche gli atti inserti e quelli solo citati; da una tavola di raffronto tra le date dei documenti e i loro numeri di edizione e, infine, da un indice dei nomi di persona, dei toponimi (dei quali è stata proposta l'identificazione) e delle cose notevoli. L'opera è un buon esempio di come si possa, anche a livello locale, produrre edizioni documentarie di discreto livello. Si tratta infatti di un lavoro che da un lato rispetta le forme peculiari che ha un testo complesso quale il liber iurium, riuscendo a dar conto in modo sostanzialmente corretto della sequenza scandita dei dispositivi testuali di cui è composto (titoletti in testa a ciascun documento, numerazione dei documenti a margine, documenti e formule autenticatorie proprie del liber). Dall'altro evita di affaticare il lettore con interventi editoriali ossessivi, adottando con parsimonia la segnaletica critico-testuale prescritta dalle comuni regole di edizione documentaria. Detto questo, i difetti certo non mancano: alcune stravaganze grammaticali che non si saprebbero attribuire alla responsabilità dei redattori del liber (p. es. «cum ecclesia sit cathedralis, bautismale et parrochiale», alle pp. 11 e 92), l'assenza completa di una qualsiasi forma di ricognizione della tradizione dei documenti oggetto dell'edizione, l'assenza di una approfondita analisi codicologica del manoscritto. Di quest'ultima, in particolare, si sente la mancanza; e non per ciò che riguarda la foratura e la rigatura dei fogli o altri aspetti simili, di cui l'editrice tratta, tutto sommato, in modo soddisfacente, ma per ciò che attiene alla struttura dei fascicoli e alla presenza o meno di una interazione, tipica dei libri iurium, tra il succedersi dei fascicoli e l'organizzazione del materiale documentario compreso nel liber per sequenze di dossier coerenti dal punto di vista contenutistico. Non pare esatto affermare, come fa l'a., che i documenti siano trascritti nel liber senza rispettare nessun ordine contenutistico (p. 4): p. es., le carte relative alla controversia sui diritti parrocchiali tra il monastero di S. Pietro, cui afferiva l'antica chiesa cattedrale suburbana, e la nuova cattedrale urbana inaugurata nella seconda metà del secolo XI, si trovano alle cc. 33r-42v del codicetto che, secondo l'a., «è composto da 10 fascicoli per complessivi 40 fogli di pergamena, legati in numero di quattro per ogni fascicolo» (p. 5). Un vero e proprio dossier parrebbe iniziare quindi ad apertura del quinto fascicolo e terminare alla seconda carta del sesto.