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La ricerca, svolta nell'ambito del dottorato in "Fonti scritte dell'antichità e del medioevo" (XVIII ciclo), con sede presso l'Università degli studi di Bari, è finalizzata a censire ed analizzare la documentazione relativa a quei procedimenti, giudiziari e paragiudiziari, attraverso i quali si risolvono le controversie nei territori dell'Italia meridionale tra XI e XII secolo, focalizzando l'attenzione sui periodi di transizione tra le varie dominazioni succedutesi. L'esame di tale documentazione intende, da una parte, indagare alcuni aspetti della prassi giudiziaria nel Meridione d'Italia a livello procedurale, dall'altra, descrivere il processo di documentazione e i suoi caratteri formali riscontrate in campo giudiziario, con l'obiettivo di cogliere gli elementi di continuità e, nello stesso tempo, di trasformazione che caratterizzano tali aspetti nel corso dei due secoli.
All'inizio dell'XI secolo l'Italia meridionale si presenta composta da varie realtà politiche: in primo luogo, il Catapanato bizantino d'Italia, diviso in tre diverse circoscrizioni amministrative, il Tema di Longobardia, con capitale Bari, quello di Calabria e quello di Lucania; ai confini settentrionali del Catapanato bizantino si trovano, poi, i tre principati longobardi di Benevento, Salerno e Capua, mentre sulle coste tirreniche della Campania si estendono i tre ducati costieri di Gaeta, Napoli e Amalfi, domini bizantini d'Italia [1]. Ordinamenti distinti, dunque, i quali danno vita ad un quadro eterogeneo che assume la forma di un "caleidoscopio giuridico", come è stato suggerito da Calasso [2].
Tale quadro geo-politico delle regioni meridionali cambia a partire dal 1030, con la penetrazione dei primi cavalieri normanni nel Mezzogiorno d'Italia [3]. In pochi decenni il territorio conquistato dai nuovi dominatori si espande all'interno del territorio campano e pugliese e lungo la direttrice ionica fino alla progressiva conquista della Calabria. L'avanzata, guidata da Roberto il Guiscardo, porta alla fine del dominio bizantino e alla creazione del ducato di Puglia e di Calabria.
Per quanto riguarda poi i ducati costieri campani, il ducato di Gaeta viene conquistato prima da Pandolfo IV di Capua, nel 1032, per poi cadere nel 1064 in mano ai principi normanni provenienti sempre da Capua, mentre Amalfi viene presa nel 1073 da Roberto il Guiscardo. Napoli rimane autonoma fino al 1139 quando viene conquistata da Ruggero II.
I primi Normanni tentano, sin dal Guiscardo, di dare vita ad un'organizzazione statuale basata su una struttura unitaria, pur accettando la suddivisione dei territori tra i vari capi normanni e dunque, una gestione policentrica del potere. Si punta al riconoscimento di una superioritas ducale al di sopra delle varie città, mentre è più lento il processo di imposizione di ordinamenti giuridici definiti, vista la grande commistione esistente tra tradizioni importate dai Normanni e quelle bizantine e longobarde già esistenti, come dimostra l'inserimento dei nuovi dominatori all'interno delle strutture amministrative preesistenti e il ricorso ai ceti dirigenti locali per governare ed amministrare i territori conquistati, senza introdurre, almeno per i primi decenni, alcun elemento di innovazione ma rispettando tradizioni e prassi consolidate.
Con l'incoronazione a Palermo di Ruggero II nel 1130, la progressiva unificazione dei territori meridionali sotto il dominio normanno ottiene il suo riconoscimento ufficiale. La nascita della monarchia normanna dà vita ad un processo di consolidamento del controllo del sovrano sui territori del regno attraverso la definizione di una catena di propri funzionari che, tuttavia, si affidano ancora una volta alle giurisdizioni preesistenti creando un sistema burocratico periferico in grado di coordinare le varie autonomie nel segno di una iurisdictio regia superiore.
All'interno di questo quadro storico-istituzionale, si collocano prassi e documentazione giudiziaria oggetto della ricerca.
Quanto alla documentazione, le fonti prese in considerazione provengono dalle principali edizioni documentarie relative all'Italia meridionale, quali, tra le altre, il Codex Diplomaticus Cavensis, il Codice Diplomatico Verginiano, il Codex Diplomaticus Cajetanus, i Regia neapolitana archivi monumenta, i volumi del Codice Diplomatico Barese, poi Pugliese, raccolte a cui si aggiungono singole pubblicazioni sparse. Lo spoglio ha consentito così di selezionare un gruppo di 202 documenti che riguardano per lo più controversie sorte soprattutto circa questioni immobiliari, relative a confini e proprietà di beni, e a divisioni di eredità e vedono coinvolti singoli individui, istituzioni ecclesiastiche, le massime autorità cittadine, o i relativi rappresentanti.
Primo passaggio necessario allo studio delle procedure e delle forme presenti all'interno della documentazione giudiziaria nell'Italia meridionale dell'XI e del XII secolo, una volta raccolto e ordinato cronologicamente il materiale, è stata la schedatura dei documenti, il cui testo è stato scandito e suddiviso tenendo conto dei diversi passaggi procedurali riscontrati attraverso uno schema articolato in voci fisse, con il fine di permettere una visualizzazione più immediata dei dati. In base a quanto emerso dalle schede, è stato possibile delineare un quadro sostanzialmente completo sui procedimenti giudiziari nelle regioni meridionali e sull'evoluzione della prassi giudiziaria nei due secoli.
Si è così potuto cogliere all'interno di quei procedimenti una distinzione tra controversie dibattute e risolte all'interno di processi veri e propri e controversie che giungono a soluzione attraverso accordi stragiudiziali. In entrambi i casi si sono evidenziati i diversi passaggi procedurali, a partire dalla presentazione delle parti in giudizio, passando poi attraverso le dichiarazioni rese e i risultati emersi dall'esperimento delle prove previste dal diritto vigente (quali l'ostensio di munimina, l'audizione di testimoni, il giuramento sui Vangeli), fino alla conclusione con la sentenza finale del giudice o il raggiungimento di un accordo tra le parti.
Per quanto concerne le forme documentarie, oltre a considerare la struttura di articolazione del testo, si è cercato di capire quale sia stato il ruolo svolto da cartula e memoratorium, i cui modelli, ben definiti, circolavano e venivano condivisi in maniera uniforme dai notai dei diversi territori meridionali [4], all'interno del contesto giudiziario. D'altro canto, il materiale censito consente di individuare la tipizzazione e la progressiva affermazione di un modello di scriptum giudiziario, con caratteri propri non riconducibili né alla cartula né al memoratorium, nei diversi territori meridionali in corrispondenza dell'ascesa e del definitivo instaurarsi del dominio normanno. Naturalmente, oltre a definire le forme della documentazione, è stato necessario approfondire anche il significato e la funzione che questi documenti assumono all'interno della prassi giudiziaria di quei secoli, per ricostruire da una parte il processo di documentazione, dall'altra il contesto più propriamente storico-giuridico in cui questi documenti sono stati prodotti.
Inoltre, e su un altro versante, la ricerca ha consentito di mettere in luce ruoli e compiti delle figure impegnate nell'amministrazione della giustizia nel corso dei secoli considerati, di ricostruire la composizione ed il funzionamento dell'apparato giudiziario nei diversi territori di valutare il 'peso' attribuito all'autorità giudicante durante lo svolgimento del procedimento, dall'esperimento delle prove fino all'emissione della sentenza finale.
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Come hanno dimostrato i numerosi studi dedicati alla giustizia nell'Italia settentrionale a partire dall'età longobarda fino a quella comunale, il filone della documentazione giudiziaria si presenta denso di spunti importanti per la definizione della prassi documentaria e procedurale all'interno di tale ambito e per la ricostruzione del contesto storico-giuridico di riferimento. Ancora al centro di analisi e discussioni è il significato del processo romano-barbarico, il quale accoglie le prove romaniche per testimoni e documenti, ma dà vita ad una creazione originale, frutto dell'incontro tra romanesimo e germanesimo, così come lo sono le scritture processuali che ne testimoniano l'evoluzione attraverso le varie fasi storiche [5]. Quanto alle regioni meridionali, l'interesse per i contenziosi solo negli ultimi anni ha dato vita a nuovi contributi [6] e numerosi rimangono gli aspetti da approfondire. Lo studio degli sviluppi legati alla soluzione di controversie nelle regioni meridionali, seguendo questa linea, ha permesso di acquisire ulteriori informazioni sul processo di documentazione in campo giudiziario e sul diritto e la prassi processuali vigenti nel Mezzogiorno, in un panorama storico-istituzionale complesso, caratterizzato dalla convivenza di ordinamenti differenti.
[1] Per una trattazione completa dell'argomento si rimanda a V. von Falkenhausen, I Longobardi meridionali, in A. Guilllou - F. Bulgarella - V. von Falkenhausen - U. Rizzitano - V. Fiorani Piacentini - S. Tramontana, Il Mezzogiorno dai Bizantini a Federico II, in Storia d'Italia, III, Torino 1983, pp. 249-364, ed alla relativa bibliografia. Inoltre v. J. Gay, L'Italie méridionale et l'empire byzantin depuis l'avenèment de Basile Ier jusqu'à la prise de Bari per les Normands (867-1071), Paris 1904 [traduzione italiana: L'Italia meridionale e l'impero bizantino. Dall'avvento di Basilio I alla resa di Bari ai Normanni (867-1071), Firenze 1917]. Sui ducati costieri v. anche G. Sangermano, Il Ducato di Amalfi, in Storia del Mezzogiorno, diretta da G. Galasso - R. Romeo, II, Napoli 1986, pp. 280-321; C. Russo Mailler, Il ducato di Napoli, in Storia del Mezzogiorno… cit., pp. 341-405; P. Delogu, Il ducato di Gaeta dal IX all'XI secolo. Istituzioni e società, in Storia del Mezzogiorno… cit., pp. 205-220. Sulle vicende storiche della Puglia cfr. C.D. Fonseca, I Longobardi, in Storia della Puglia, I, Bari 1979, pp. 147-160; V. von Falkenhausen, La dominazione bizantina nell'Italia meridionale dal IX all'XI secolo, Bari 1978.
[2] F. Calasso, Medioevo del diritto, Milano 1954, p. 238.
[3] Per un quadro generale sul dominio normanno nel Meridione v. S. Tramontana, La monarchia normanna e sveva, in Storia d'Italia, III, Torino 1983, pp. 435-810, a cui si rimanda per le indicazioni bibliografiche. V. anche M. Caravale, Il Regno normanno di Sicilia, Milano 1966.
[4] Cfr. M. Galante, Il notaio e il documento notarile a Salerno in epoca longobarda, in Per una storia del notariato meridionale, Roma 1982 (Studi storici sul notariato meridionale, VI), pp. 73-94; A. Pratesi, Il notariato latino nel Mezzogiorno medievale d'Italia, in Scuole, diritto e società nel Mezzogiorno medievale d'Italia, a cura di M. Bellomo, II, Catania 1987, pp. 137-168; ID., Il documento privato e il notariato nell'Italia meridionale nell'età normanno-sveva, in «Schede medievali. Rassegna dell'Officina di studi medievali», 17 (1989), pp. 318-320; F. Magistrale, Il documento notarile nell'Italia meridionale longobarda, in Scrittura e produzione documentaria nel Mezzogiorno longobardo. Atti del convegno internazionale di studio, Badia di Cava, 3-5 ottobre 1990, a cura di G. Vitolo - F. Mottola, Badia di Cava 1991, pp. 257-272.
[5] Sul processo romano-barbarico, sugli acta giudiziari e sulla definizione della natura di tali scritture nel mondo romano e successivamente nell'Occidente medievale fino al XIII secolo si veda il recente contributo di G. Nicolaj, Gli acta giudiziarî (secc. XII-XIII): vecchie e nuove tipologie documentarie nello studio della diplomatica, in La diplomatica dei documenti giudiziari (dai placiti agli acta - secc. XII-XV). Atti del X Congresso Internazionale della Commission Internationale de Diplomatique, Bologna, 12-15 settembre 2001, a cura di G. Nicolaj, Città del Vaticano 2004 (Littera antiqua, 11), pp. 1-24.
[6] P. Delogu, La giustizia nell'Italia meridionale longobarda, in La giustizia nell'alto medioevo (secoli IX-XI), Spoleto 1996, pp. 257- 308; F. Magistrale, Documentazione giudiziaria di Terra di Bari in età normanno-sveva, in La diplomatica dei documenti giudiziari… cit., pp. 329-343.