Scrineum


Scrineum Rivista 3 (2005)

Resoconti, recensioni, schede

 

Le carte del monastero dei Santi Cosma e Damiano (Brescia). 1127-1275, a cura di Patrizia Merati, Brescia 2005 (Fontes - Codice diplomatico bresciano, 2)

Scheda informativa


Indice

  • Introduzione
    • § L'archivio e le carte
      1. Il monastero dei Ss. Cosma e Damiano: brevi cenni storici
      2. Da Brescia a Milano: le vicende dell'archivio del monastero dei Ss. Cosma e Damiano dopo la soppressione
      3. L'antico archivio del monastero dei Ss. Cosma e Damiano sulla base di un inventario del secolo XVIII
      4. Gli ordinamenti archivistici adottati prima del XVIII secolo
      5. Ipotesi sull'originaria consistenza dell'archivio
      6. I documenti editi in appendice: indizi ed ipotesi di ordinamenti archivistici antichi.
    • § Tipologie documentarie
      1. Datazione e scrittura
      2. La documentazione vescovile
      3. Il Comune di Brescia nella documentazione
      4. La documentazione privata
      5. Criteri di edizione
  • Le carte del monastero dei Santi Cosma e Damiano di Brescia
  • Appendice
  • Indici
    Abbreviazioni
    1. Notai
    2. Nomi propri e cose notevoli
    3. Archivi e biblioteche
    4. Opere citate

Abstract

Il secondo volume della collana del Codice diplomatico bresciano, dopo quello dedicato al cenobio di San Pietro in Monte di Serle, presenta l'edizione delle carte di un ente ecclesiastico urbano, il monastero benedettino femminile dei Ss. Cosma e Damiano. Pur non conoscendone con precisione il periodo di fondazione, esso è sicuramente fra i più antichi della città, dal momento che le ricerche più recenti ne collocano concordemente la nascita in età longobarda; le fonti qui edite contribuiscono a confermarne l'importanza nella vita religiosa e sociale della Brescia medievale. I termini cronologici sono costituiti dalla data del più antico atto tramandato (1127) e dalla fine dell'abbaziato di Zaccaria de Rodengo (1275); tale anno, oltre ad essere significativo per la storia del cenobio, rappresenta anche un punto di svolta nelle vicende della chiesa bresciana, con l'inizio dell'episcopato di Berardo Maggi. La silloge si compone di 181 documenti; ad essa fa seguito un'appendice di 32 carte, per un totale di 213 atti. Prendendo in considerazione le loro date, si ottiene lo schema della distribuzione cronologica della documentazione del monastero dei Ss. Cosma e Damiano: 31 risalgono al XII secolo, 101 alla prima metà del XIII e 81 ai venticinque anni successivi. Si tratta per la grande maggioranza di documentazione privata, concernente quasi esclusivamente transazioni fondiarie. La tipologia contrattuale più frequentemente ricorrente è quella dell'investitura ad livellum, o meglio, del rinnovo dell'investitura stessa, spesso accompagnata dalla cessione da parte del precedente livellario di qualsiasi diritto sull'immobile, in cambio di una somma di denaro. Inoltre, ma in numero decisamente minore, si incontrano compravendite, procure, atti giudiziari, designationes terrarum, testamenti. I documenti vescovili propriamente detti, ossia quelli emanati dall'autorità episcopale, sono rari, mentre relativamente più frequenti risultano ritrovano di rogati in presenza del presule, o in cui egli è giudice o parte in causa. Lo stesso valga per gli atti prodotti dal governo cittadino, di cui il fondo del monastero ha conservato esemplari comunque degni di interesse, soprattutto considerando la dispersione dell'archivio comunale dell'epoca, quali alcuni estratti da un registro di bandi e una sentenza. Nessun pezzo proviene dalla cancelleria imperiale e uno solo da quella pontificia.

Il lavoro di edizione è stato preceduto dalla ricostruzione della struttura dell'archivio del monastero prima della sua soppressione, avvenuta in epoca napoleonica; uno strumento che fondamentale per tale operazione è un inventario redatto nel 1714. Le minuziose annotazioni del compilatore consentono non solo di individuare con precisione le carte appartenute al cenobio e di definire i criteri di ordinamento dell'intero deposito, ma anche di constatare l'entità - per altro lieve - delle perdite verificatesi e di ovviarvi almeno con il regesto settecentesco. L'utilità di tale impostazione, già sperimentata con successo in diverse precedenti edizioni, appare tanto più evidente nel caso del monastero dei Ss. Cosma e Damiano quando si prendano in considerazione le vicissitudini subite dalla documentazione nel corso dei secoli. Da un lato, infatti, vennero uniti all'ente altri due cenobi, ossia quello di S. Vigilio di Macerata, presso Padernello, nel Duecento e quello di S. Pietro di Fiumicello nel Trecento, immettendo così nel corpus originario due nuovi nuclei documentari; dall'altro, dopo la nazionalizzazione dei beni nel 1797, il patrimonio archivistico venne smembrato e la parte pergamenacea, sia pure con alcune eccezioni, fu trasportata nel capoluogo lombardo, mentre quella cartacea rimase a Brescia. Le traversie patite dalle membrane non terminarono qui, poiché fra XIX e XX secolo furono effettuati diversi riordinamenti, per cui ancora oggi nel fondo dell'Archivio di Stato di Milano dedicato a Ss. Cosma e Damiano si trovano pezzi pertinenti ad altri enti ecclesiastici, mentre altri, che dovrebbero farne parte, hanno una differente collocazione. Proprio questa situazione, fra l'altro, ha motivato la scelta di far seguire l'edizione da un'appendice: si è infatti ritenuto che i documenti erroneamente posizionati sotto tale intitolazione difficilmente sarebbero stati oggetto di uno studio autonomo, vuoi per l'esiguità del loro numero, vuoi per la possibilità di incertezze nella loro attribuzione a un fondo originario. Si è quindi optato per questa soluzione, la quale dà conto dello status attuale, distinguendo però nettamente il materiale appartenuto al cenobio dei Ss. Cosma e Damiano.

L'analisi dell'insieme dei documenti ha permesso di avanzare delle ipotesi per spiegare un'anomalia riguardante la consistenza dell'antico archivio, ossia la totale mancanza di carte anteriori alla metà del secolo XII: una cancellazione così completa della parte più antica del tabularium è probabilmente da imputarsi ad un evento di una certa violenza, probabilmente uno dei rovinosi incendi che colpirono la città proprio in quell'epoca. Non ci sono elementi per valutare quantitativamente l'entità del danno, mentre dal punto di vista qualitativo è facile comprendere quanto sia grave l'annientamento di un numero anche relativamente piccolo di atti. La documentazione successiva, invece, è stata conservata nel corso del tempo, attuando anche vari tentativi di organizzarla in maniera pratica e funzionale; dal momento in cui si può disporre di un inventario, ossia l'inizio del Settecento, a oggi gli ammanchi hanno riguardato solo singoli pezzi e sono da considerarsi fisiologici, dati gli spostamenti e i riordinamenti che le carte hanno subito negli ultimi secoli.