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Norme per gli autori

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Gli autori sono tenuti a rispettare le seguenti norme nella redazione dei testi.

CITAZIONI BIBLIOGRAFICHE

I. Norme generali.

1. Autore

Iniziale del nome puntata (se i nomi sono due si danno le iniziali puntate di entrambi), seguita dal cognome in maiuscoletto, es.: F. Chabod, ...

Se gli autori sono due o tre, separare con trattino breve, es.: M. Amelotti - G. Costamagna, ...; nel caso di due autori di cui uno con cognome doppio, già con trattino, usare invece del trattino la congiunzione, es.: M. Rossi‑Doria e P. Bevilacqua, ... Nel caso di più di tre autori si dà direttamente il titolo dell’opera (senza l’indicazione AA.VV.).

Se l’autore è un ente o un istituto, il nome si dà per esteso e in maiuscoletto, es.: Archivio di Stato di Firenze, ...; se si tratta due enti, si separano con trattino breve, es.: Archivio centrale dello Stato ‑ Archivio di Stato di Roma, ...

Se il nome dell’autore appare in latino riportarlo al nominativo (se si ritiene opportuno conservare la forma latina), oppure renderlo in volgare se questa è la forma più comunemente usata: il nome dell’autore va se del caso estrapolato dal titolo che appare sul frontespizio e in cui normalmente figura al genitivo o in altro caso, es.: Dictionarii seu repertorii moralis Petri Berchorii… diventa P. Berchorius, Dictionarii seu repertorii moralis…

2. Curatore; prefattore o introduttore

Si indica dopo il titolo con l’iniziale del nome puntata e il cognome in carattere minuscolo tondo, preceduti da “a cura di” (o sinonimi nelle altre lingue europee) es: F. Brandileone, Scritti di storia del diritto privato italiano editi dai discepoli, a cura di G. Ermini, …; Briefsteller und Formelbücher des eilften bis vierzehnten Jahrhunderts, bearb. von L. Rockinger, … Qualora invece l’espressione “a cura di” si riferisse ai responsabili di un’edizione critica di fonti, il cognome si renderà in maiuscoletto.

Se i curatori o gli editori sono più di uno i loro nomi vanno invece separati da una virgola, es.: I capitolari italici. Storia e diritto della dominazione carolingia in Italia, a cura di C. Azzara, P. Moro, …; Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile-edition of the Latin Charters prior to the ninth Century, ed. by A. Bruckner, R. Marichal, XXIX, Italy X, publ. by J.-O. Tjäder, F. Magistrale, G. Cavallo, Dietikon-Zürich 1993.

Nel caso di prefazioni o introduzioni firmate ci si regolerà a seconda del contesto, es.: Le più antiche carte del Capitolo della Cattedrale di Benevento (668-1200), ed. a cura di A. Ciaralli, V. De Donato, V. Matera, con Introduzione di V. De Donato, Roma 2002, ma V. De Donato, Introduzione a Le più antiche carte del Capitolo della Cattedrale di Benevento (668-1200), ed. a cura di A. Ciaralli, V. De Donato, V. Matera, Roma 2002.

3. Titolo

Si separa dal nome dell’autore con una virgola e si dà sempre in carattere corsivo, anche se si tratta del titolo di un saggio in un’opera collettanea o in una rivista. La punteggiatura si riporta come da frontespizio (se manca, separare le partizioni con un punto).

Se si tratta di atti di un convegno, usare il corsivo per il titolo e il tondo per “Atti del convegno.... località, data”, es.: Libri e documenti d'Italia: dai Longobardi alla rinascita delle città. Atti del Convegno dell’Associazione Italiana dei Paleografi e Diplomatisti, Cividale del Friuli, 5-7 ottobre 1994, a cura di C. Scalon, …

Nel caso di opere in più volumi ciascuno dei quali dotato di un sottotitolo autonomo, questo va trattato come gli altri titoli, e quindi va posto in corsivo dopo il numero del volume e la virgola, es.: Storia di Ravenna, II, Dall’età bizantina all’età ottoniana, 1, Territorio, economia e società, a cura di A. Carile, Venezia 1991. Nel caso di edizioni critiche di documenti in più volumi, quando il singolo volume ha come sottotitolo le date estreme dei documenti in esso contenuti, si adottino gli estremi cronologici come sottotitolo, reso in carattere corsivo e senza parentesi, es.: R. Benericetti, Le carte ravennati del decimo secolo. Archivio Arcivescovile, II,  957-976, Faenza 2002.

4. Note tipografiche

Luogo e data di edizione (sempre in cifre arabe ed escludendo il giorno e il mese, qualora ci fossero, nonché eventuali espressioni come “anno Domini”, “anno salutis”, “stampato nell’anno”) si danno nella lingua in cui figurano sul frontespizio e non sono separati da virgola, es.: Roma 2000; Augustae Taurinorum 1873. Come luogo di edizione non si deve indicare il luogo di stampa ma la sede sociale dell’editore; quando manca, si usa la sigla s.l. (senza luogo). Se la pubblicazione non ha data, ma è possibile presumerla, questa è riportata tra parentesi quadre, altrimenti si usa l’indicazione s.d. (senza data).

Per edizioni successive alla prima, si dà il numero dell’edizione in esponente, es.: A. Pratesi, Genesi e forme del documento medievale, Roma 19862.

Nel caso di opere in più volumi, editi in luoghi o in anni diversi, quando la citazione si riferisce all’opera completa si indichino le date estreme separate da un trattino breve, es.: M. Fantuzzi, Monumenti ravennati de’ secoli di mezzo, I-VI, Venezia 1801-1804; se invece si fa riferimento ad un singolo volume, le note tipografiche devono essere relative solo a questo, quindi di seguito al titolo si indicherà con un numero romano (non preceduto da “vol.”) il volume cui si vuol fare riferimento, l’eventuale titolo particolare e le specifiche note tipografiche, es.: J.-O. Tjäder, Die nichtliterarischen lateinischen Papyri Italiens aus des Zeit 445-700, I, Papyri 1-28, Lund 1955.

Per le ristampe anastatiche si riporteranno i dati del volume originale, seguiti da: “rist. anast.”, luogo di edizione, editore e data tra parentesi tonde, es.: L. Schiaparelli, Raccolta di documenti latini, I, Documenti romani, Como 1923 (rist. anast. Torino, Bottega d’Erasmo, 1969).

5. Collane

Il titolo della collana, seguito da virgola e dal numero del volume, va indicato in carattere tondo e posto tra parentesi tonde dopo l’anno di edizione e prima delle pagine, es.: I placiti del “Regnum Italiae”, a cura di C. Manaresi, I-III, Roma 1955-1969 (Fonti per la Storia d’Italia, 92, 96-97); Heinrici IV. Diplomata, bearb. von D. Von Gladiss, A. Gawlik, II, Weimar 1952 (M.G.H., Diplomata regum et imperatorum Germaniae, VI); Das Verbrüderungsbuch der Abtei Reichenau (Einleitung, Register, Faksimile), hrsg. von J. Autenrieth, D. Geuenich, K. Schmid, Hannover 1979 (M.G.H., Libri Memoriales et Necrologia. Nova Series, I), pp….

6. Pagine, carte, colonne. Tavole.

Il numero delle pagine, delle carte, delle colonne si fa precedere dalle sigle p./pp., c./cc. (con r per recto e v per verso, in corsivo non puntati), col./coll.

La prima volta che si cita un articolo o un contributo all’interno di un volume miscellaneo, si indichino sempre per esteso le pagine estreme (es.: pp. 118‑132, e non 118‑32), seguite dall’eventuale rinvio specifico al luogo che interessa: es. P. Supino Martini - A. Petrucci, Materiali ed ipotesi per una storia della cultura scritta nella Roma del IX secolo, in «Scrittura e civiltà», 2 (1978), pp. 45-101, qui (oppure: in particolare) p. 77.

È ammessa la citazione: p. 75 s.; non sono ammesse citazioni generiche del tipo: pp. 4 e ss.

Per indicare una molteplice localizzazione del riferimento bibliografico si può usare passim.

Se si cita un volume in generale non si dà il numero delle pagine.

Se si fa riferimento ad una o più tavole usare le abbreviazioni tav./tavv., seguite dal numero romano o arabo come figura nel testo.

II. Opere e autori citati più volte

1. Opere citate più volte

Quando, nel corso di uno stesso articolo, una pubblicazione sia già stata citata una volta, nelle citazioni successive si ripetono il cognome dell’autore, in maiuscoletto, e le prime parole del titolo, dall’abbreviazione “cit.” (in tondo) e dal numero della pagina o delle pagine che si intendono citare, es.: Supino Martini - Petrucci, Materiali ed ipotesi cit., pp. 45-47.
Nel caso che alla citazione di un’opera segua immediatamente un’altra citazione della stessa opera, si dà l’indicazione ibid. (in corsivo), seguita dal numero della pagina o delle pagine; nel caso che anche l’indicazione di queste ultime sia la medesima, è sufficiente ibidem per esteso.
Se si citano saggi diversi da una stessa opera miscellanea o da atti di convegni, la prima volta si dà il titolo del saggio seguito da “in” e dal titolo completo dell’opera. Il titolo del secondo saggio citato sarà seguito da ibid. se immediatamente successivo, altrimenti dal titolo dell’opera riportato nella forma abbreviata su descritta, es.: P. Fabbri, Terra e acque dall’alto al basso medioevo, in Storia di Ravenna, III, Dal Mille alla fine della signoria polentana, a cura di A. Vasina, Venezia 1993, pp. 33-67 e G. Montanari, Istituzioni ecclesiastiche e vita religiosa nella diocesi di Ravenna, ibid., pp. 259-332; … L. Mascanzoni, Edilizia e urbanistica dopo il mille: alcune linee di sviluppo, in Storia di Ravenna, III, cit., pp. 395-445.

2. Autori citati più volte

Quando alla citazione dell’opera di un autore segua immediatamente la citazione di un’altra opera dello stesso autore, invece di ripeterne il nome, si indica Id., in maiuscoletto (l’abbreviazione è neutra, e quindi si adopera anche per autori di sesso femminile).

III. Articoli di periodici

1. Autore e titolo del saggio

La citazione di un saggio pubblicato in un periodico deve comprendere i seguenti elementi: autore, titolo del saggio, titolo del periodico preceduto da “in”, numero del fascicolo, anno (tra parentesi tonde), numeri estremi delle pagine tra le quali è compreso lo scritto citato.

2. Titolo del periodico

Il titolo va riportato per esteso (non sono ammesse abbreviazioni né del titolo, né delle singole parole), in tondo, tra virgolette doppie « … ». Se il titolo comincia con un articolo, questo deve essere incluso nelle virgolette e non assorbito nella preposizione “in” che precede l’indicazione del titolo del periodico, es.: …, in «Le carte e la storia» (e non : …, nelle «Carte e la storia»).

L’uso delle sigle (senza punti) è consentito purché ne sia dato lo scioglimento in una bibliografia iniziale in forma abbreviata (es: ASI = «Archivio storico italiano») oppure nella prima citazione in nota, es.: ..., in «Archivio storico italiano» [d’ora in poi ASI], ... Tali sigle non vanno comunque tra virgolette.

3. Anno, fascicolo, pagine

In linea di massima al titolo seguono il numero dell’annata, l’anno tra parentesi tonde e l’indicazione delle pagine. Vanno comunque forniti tutti gli altri dati (serie, fascicolo) quando sono necessari per il reperimento della rivista, es.: …, in «L’Archiginnasio», XXIX-XXXI (1933-1936), pp….; …, in «Felix Ravenna», 3a s., LXXVI (1958), pp….; in «Bullettino dell’Istituto storico italiano per il Medio Evo», 106/2 (2004), p…. Si ricorda che non vanno comunque mai citati né l’editore, né lo stampatore del periodico né il luogo di edizione; qualora l’anno effettivo di stampa differisse sensibilmente da quello di edizione, questo potrà essere espresso nel seguente modo: ..., in «Studi Romagnoli», XLI (1990, ma 1994), …

Per gli estratti, dopo l’autore e il titolo del saggio si scrive: “estratto da”, cui seguono i dati relativi al periodico, secondo le regole sopra esposte; se la numerazione delle pagine non è quella originaria, cioè ricomincia da 1, indicare la paginazione dell’estratto. 

4. Numeri monografici

Nel caso si citi un numero di rivista dedicato a un tema monografico con un titolo specifico, questo andrà inserito come elemento principale, seguito dalle indicazioni relative al fascicolo della rivista tra parentesi tonde e precedute da =, es.: …, in Civiltà comunale. Libro, Scrittura, Documento. Atti del Convegno, Genova, 8-11 novembre 1988 (= «Atti della Società ligure di Storia Patria», n.s., XXIX, fasc. II, 1989), pp….

IV. Opere straniere

Nel caso di opere straniere tradotte, se si è consultata la versione originale, ad essa si deve fare riferimento nella citazione bibliografica, completata, ove possibile, dall’indicazione della traduzione, es.: H. Bresslau, Handbuch der Urkundenlehre für Deutschland und Italien, I-II, Leipzig-Berlin 1912-19312 (trad. it. Manuale di diplomatica per la Germania e l’Italia, a cura di A.M. Voci Roth, Roma 1998 [Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Sussidi 10]).

Se invece si è consultata la versione tradotta, la citazione bibliografica e il rinvio alle pagine faranno riferimento esclusivamente a questa, es.: H. Bresslau, Manuale di diplomatica per la Germania e l’Italia, trad. di A.M. Voci Roth, Roma 1998 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Sussidi 10).

V. Manoscritti e documenti

1. Manoscritti: autore e titolo

Elementi essenziali per la citazione di un manoscritto (abbreviato ms./mss.) sono: il nome dell’autore, il titolo dell’opera e la sua esatta ubicazione.
Il nome dell’autore si dà per esteso e in maiuscoletto (sia il nome che il cognome) secondo la lingua del manoscritto (se in greco o in latino al nominativo), eventualmente fornendo la variante in volgare tra parentesi tonde es.: Nicolaus de Tudeschis, ….; Petrus de Bellapertica (Pierre de Belleperche), …; Irnerius, ...

2. Documenti: data cronica e topica

Di un documento citato in testo o in nota (abbreviato doc./docc.) si fornirà sempre la data cronica, nella sequenza giorno-mese-anno, e la data topica in tondo (tra «…» se nella forma in cui è presente nel documento).

3. Ubicazione

Per i manoscritti, comprende: l’indicazione in maiuscoletto della biblioteca o dell’ente che conserva il manoscritto, il nome della città in tondo (quando non fa parte della denominazione dell’istituto di conservazione), la designazione del fondo di appartenenza in corsivo, la segnatura che lo contraddistingue, es.: Biblioteca Laurenziana, Firenze, ms. Plut. 2.B.1; Biblioteca apostolica vaticana, Ross. 556; Biblioteca comunale di Siena, L’abbreviazione ms. può esser omessa; è consentito l’uso di sigle (senza punti) purché ne sia dato lo scioglimento in una bibliografia iniziale in forma abbreviata (es: BAV = Biblioteca apostolica vaticana) oppure nella prima citazione in nota.

Per i documenti, comprende: l’indicazione in maiuscoletto dell’archivio o dell’ente che conserva il documento, la denominazione del fondo e di sue eventuali sottopartizioni in corsivo, il numero d’ordine del pezzo es.: Archivio di Stato di Milano, Museo Diplomatico. Sec. XI, n. 557.

L’uso di forme abbreviate o in sigla è ammesso purché se ne dia spiegazione in apposita tavola o mediante la formula, tra parentesi quadre, “d’ora in poi”; in ogni caso Archivio centrale dello Stato va abbreviato ACS; Archivio di Stato, AS; Archivio comunale, AC. Quando sia opportuno dare in sigla anche la città che fa parte della denominazione di un Archivio di Stato si userà l’abbreviazione della targa automobilistica (ASMi per Archivio di Stato di Milano, ASRoma per Archivio di Stato di Roma).

Eventuali indicazioni di busta (o filza, o mazzo, o pacco, o fascio), fascicolo ed eventualmente sottofascicolo e inserto, volume o registro vanno in tondo separate da una virgola; il numero va in tondo.

 

TESTO

1. Brani citati

I brani di altri autori riportati testualmente vanno posti in tondo, fra « … », usando tre puntini tra parentesi tonde ( ... ) per indicare parole omesse all’interno della citazione. Se il brano citato supera le tre righe deve essere stampato in corpo più piccolo, andando a capo. Nel caso di citazione nella citazione, va usato un diverso tipo di virgolette («... “...” ...»).

I brani di altri autori riportati testualmente vanno posti in tondo, fra « … », usando tre puntini tra parentesi tonde ( ... ) per indicare parole omesse all’interno della citazione. Se il brano citato supera le tre righe deve essere stampato in corpo più piccolo, andando a capo. Nel caso di citazione nella citazione, va usato un diverso tipo di virgolette («... “...” ...»).

Eventuali integrazioni al testo vanno tra parentesi quadre, es.: «la sua [scil. di Carlo Magno] figura storica…».

2. Parole straniere

Se le parole di lingua diversa dall’italiano sono inserite nel discorso, e non sono quindi citazioni testuali, vanno in corsivo; se invece si tratta di citazioni testuali, vanno sempre in tondo, fra virgolette «…».

3. Punteggiatura e uso delle maiuscole

I segni di interpunzione dovranno sempre seguire le parentesi, le virgolette e i numeri di nota.

Vanno in minuscolo i nomi di cariche e qualifiche, e non si usano maiuscole cosiddette “di rispetto”, es.: prefetto, sindaco, re, imperatore, governatore, prof.

Vanno in minuscolo gli aggettivi sostantivati che indicano gli abitanti di un territorio o di uno Stato, es.: i mantovani, gli ebrei, i francesi; sono invece maiuscoli gli aggettivi sostantivati usati per designare un’area geografica (es.: il Mantovano, il Ternano, eccetera) e i termini che indicano epoche o periodi storici se usati con fini periodizzanti (il Trecento, il Rinascimento giuridico, eccetera).