Studi medievali e cultura digitale

I° Seminario e laboratorio di formazione

Pavia, 2-7 settembre 2002
Palazzo San Tommaso - Piazza del Lino, 2

 

Resoconti

Studi medievali e cultura digitale

(Pavia, 2-7 settembre 2002)

 

Dal 2 al 7 settembre 2002 si è tenuto a Pavia il I° Seminario e laboratorio di formazione dedicato a Studi medievali e cultura digitale, organizzato dal Dipartimento di Studi Storico Geografici “Carlo M. Cipolla” dell'Università di Pavia e dal Coordinamento delle iniziative on line per la medievistica italiana (Reti Medievali – Scrineum ‑ Scriptorium), e coordinato dai professori Michele Ansani e Andrea Zorzi. Ogni giornata è stata scandita da lezioni frontali al mattino seguite da attività di laboratorio al pomeriggio.

 

Nella seduta d’apertura, Andrea Zorzi (Università di Firenze) ha offerto un quadro degli Studi medievali e le risorse digitali: uno status quaestionis. Nelle relazioni che da più di un ventennio coinvolgono storia medievale e informatica, oltre i casi di "tecnofobia umanistica", a livello europeo è possibile constatare numerosi tentativi di approccio. Sono del 1975 le prime riflessioni italo‑francesi svolte durante una tavola rotonda tenutasi a Roma presso l'École française; risale al 1979 la nascita della rivista "Le médiéviste et l'ordinateur". Ma da quella fase ad oggi la prospettiva è ben diversa, dall'uso esclusivo di applicazioni computazionali si è passati alle possibilità di integrazione offerte dal digitale. Dalla stretta elaborazione dei dati si è passati alla possibilità della loro massima comunicazione, grazie alle codifiche del testo, alle forme dell'ipertesto multimediale e ai canali aperti dalla telematica. In ambito europeo possono essere ricordati, per esempio, in Francia, Ménestrel (MEdiévistes sur l'interNEt. Sources, Travaux, Références En Ligne), in Inghilterra il portale umanistico Humbul o, in Polonia, Meliton (Mediewistyka literacka online). Tra le iniziative di spicco negli USA abbiamo la costituzione di un primo motore di ricerca specializzato, battezzato Argos. In Italia è on line dal 2000 un network accademico dedicato a medioevo e informatica: Reti medievali. Tuttavia l'enorme accessibilità offerta dalle risorse digitali comporta il rischio del proliferare di ricerche metodologicamente non sorvegliate, con un impatto notevole sulla didattica e su una divulgazione che non voglia rinunciare a criteri di qualità. A tale prospettiva è necessario opporre, non solamente i metodi classici della critica del testo ma anche la realizzazione di "sistemi di qualità" (università, istituzioni, editori) che possano fungere da garanzia per gli autori ed i lettori, come, per esempio, l'accordo tra l'Università di Firenze e la Biblioteca nazionale centrale di Firenze per il deposito volontario delle pubblicazioni multimediali.

 

Pietro Corrao (Università di Palermo) si è invece soffermato sulla Saggistica e le forme del testo. La ricerca e la comunicazione dei risultati nelle discipline storiche si sviluppano su differenti livelli di proposta, che vanno dalla produzione di saggi e monografie specialistiche, alla costruzione di strumenti di sintesi destinati alla didattica e alla divulgazione. L'analisi storica specialistica fonda il suo metodo nel rispetto di regole ormai acquisite dalla tradizione e accettate dalla comunità scientifica: per esempio, la costruzione rigorosa di un apparato critico che media i rapporti tra l'autore del testo ed altri testi (siano essi fonti di prima o seconda mano) presi in considerazione. La chiave è ora quella di cercare di comprendere le trasformazioni cui può andare incontro il testo in rapporto all'utilizzo di tecnologie digitali. Ad un primo livello di analisi risultano potenziate le possibilità di circolazione, aggiornamento e riproduzione, ma ad un livello approfondito è la struttura stessa che si modifica. Sostituendo al testo l'ipertesto, è possibile esplicitare più modi di attraversamento, nonché lasciare che il lettore trovi un suo percorso. Inoltre, i mediatori (indici, note) non hanno più i limiti fisici della stampa, cosa che li rende per forza di cose allusivi, ma possono collegarsi a fonti full text come a registrazioni audio e video. Naturalmente, modifiche strutturali impongono problemi di ampia portata. L'accessibilità totale, l'economicità dei supporti, l'instabilità e fluidità di un testo elettronico, impongono lo studio di nuove forme di riconoscibilità atte a legittimare l'autore. Tali questioni sono, oggi, ad un punto di totale sperimentalità, come sono aperte le ipotesi per nuove forme da dare alla comunicazione scientifica e divulgativa (si veda, per esempio, la proposta di "libro a strati" di R. Darnton). Si consolida, invece, la prospettiva che le metodologie tradizionali siano la comune base di partenza, cui integrare quanto può derivare dall'implementazione del digitale, questo al fine di evitare i rischi di auto-referenzialità e di ricorso esclusivo a fonti digitali.

 

Nei processi di digitalizzazione che investono le strutture per la ricerca, gli archivi hanno trovato risposte differenti nei servizi e le informazioni da offrire via Internet. Come ha evidenziato Stefano Vitali (Archivio di Stato di Firenze) parlando degli Archivi digitali, si va dalla presentazione di informazioni relative all'Istituzione, all'offerta di strumenti di ricerca, dalla riproduzione di fonti per motivi scientifici a quella per motivi didattici e museali (si vedano per esempio le pagine dedicate dei National Archives di Washington). La proposta di motori di ricerca avviene principalmente per guide ed inventari, sia in forma di pagine statiche che di database e pagine dinamiche (si vedano per esempio la versione on line della Guida degli Archivi di Stato, e l'inventario dell'Archivio Comunale di Firenze). Tendono poi a costituirsi "sistemi archivistici complessi", come per esempio il canadese Archivia Net, ovvero "meta‑archivi" che permettono di fare ricerche su fondi dislocati in istituzioni differenti, con fonti eterogenee (carte, fotografie, registrazioni audio/video) proposte in forme differenti, che vanno dalla semplice notizia alla riproduzione/trascrizione completa dei documenti. Un progetto per l'introduzione di uno standard descrittivo univoco nelle digitalizzazioni di fondi archivistici è rappresentato dall'Encoded Archival Description basato su XML: un esempio di suo utilizzo è presente nell'Online Archive of California. In Italia, l'Archivio di Stato di Firenze offre invece servizi di informazione istituzionale e consulenza on line, guide e riproduzioni digitali di inventari e fondi (come, per esempio, il Mediceo avanti il Principato).

 

Paul Gabriele Weston (Università di Pavia) ha parlato invece della Catalogazione bibliografica delle risorse elettroniche. La documentazione in formato elettronico impone infatti alle biblioteche una riflessione sull'opportunità di catalogarla e renderla fruibile. Un documento elettronico non ha limitazioni legate alla distribuzione e alla localizzazione, non soggiace al rapporto “un opera ‑ un fruitore”, la sua ricerca e il suo utilizzo sono senza soluzione di continuità, il suo aggiornamento può avvenire con maggior costanza e facilità. Quest'ultimo dato rimanda a due problemi: la "volatilità" del documento elettronico rispetto ad un omologo a stampa, e la “validità” scientifica di cui deve godere. A fronte di questo impatto, oggi, le biblioteche tendono ad ibridarsi, cioè a possedere e mettere a disposizione fonti classiche ed elettroniche, queste ultime sia in consultazione locale (cd-rom, database) sia in remoto (LAN, Internet). Per queste ultime si pone un problema di descrizione catalografica: non è possibile descriverne il supporto, la risorsa, ma esclusivamente "l'opera in una sua manifestazione". Per far ciò è possibile adottare lo standard ISBD (ER), oppure fare riferimento a schemi di metadati complessi: MARC (dati bibliografici), TEI (testi letterari). Un set di metainformazioni definite dalla Dublin Core Metadata Initiative si dimostra particolarmente flessibile e adatto al web, benché il riferimento a questa possibilità comporti il rischio, ancora una volta, di descrizioni non standardizzate perché prodotte fuori da contesti specialistici. Una soluzione in questo senso può essere quella di schemi integrati con schemi specialistici (per esempio, il Warwick Framework).

 

Patrizia Cotoneschi (Firenze University Press) ha esposto gli aspetti connessi a Un nuovo modello di editoria per facilitare la comunicazione accademica. L'editoria elettronica scientifica è infatti crescentemente diffusa da alcuni grandi editori commerciali (per esempio Elsevier) i quali conferiscono la certificazione necessaria che quanto pubblicato sia ritenuto scientificamente accreditabile. Dal 2000 l'Università di Firenze ha dato vita al progetto per la creazione di un editore universitario elettronico, la Firenze University Press. L'intento è quello di assicurare alle pubblicazioni credito, diffusione e valore legale, quest'ultimo anche attraverso una forma di deposito concordata con la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Ma sono scopi specifici anche l'abbattimento dei costi di stampa e l'incremento delle pubblicazioni elettroniche. Sono state previste vere e proprie forme di contratto che variano a seconda del tipo di pubblicazione: rivista, sito, monografia, collana di Dipartimento. Agli autori è garantita assistenza alla compilazione, l'indicizzazione e l'immissione in OPAC e in rete, nonché la possibilità di aggiornare autonomamente il materiale pubblicato.

 

Con il falso testo delle Lamentationes Jeremiae, dedicato alla peste nera a Los Angeles nel Trecento, J.S. Jenks et J.J. O'Donnell hanno simulato ogni criterio di buona confezione (formale e sostanziale) del documento, ingannando alcuni compilatori che hanno indicizzato il testo anche di fronte ad una paradossale "unverbesserliche Auflage" (edizione non migliorabile). Il caso – con cui Roberto Delle Donne (Università di Napoli "Federico II") ha aperto la sua lezione dedicata a Gli strumenti di consultazione – dimostra come l'analisi delle risorse di rete non può prescindere dai metodi essenziali della critica del testo classica. Oggi per reperire in Internet informazioni legate al medioevo è possibile fare riferimento a bibliografie di carattere generale o specialistico che permettono di spogliare cataloghi di libri e periodici, come per esempio il Catalogo Italiano dei Periodici, la rivista "Medioevo Latino", oppure il Repertorium Fontium Historiae Medii Aevi dell'Istituto Storico Italiano per il Medioevo. Ma è anche possibile interrogare cataloghi di biblioteche (per esempio, quello dell'Istituto Centrale per il Catalogo Unico) e cataloghi di cataloghi (come per esempio il MetaOPAC italiano AZALAI). Tendono a diffondersi anche raccolte di fonti (come, per esempio, i Regesta Imperii) e servizi (spesso a pagamento) di document delivery (come, per esempio, J‑STOR).

 

Michele Ansani (Università di Pavia) nella sua riflessione sulle Edizioni di fonti ha ricordato le posizioni scettiche che sui rapporti tra edizioni di fonti e informatica furono espresse a metà degli anni settanta da R.H. Bautier e A. Pratesi, nel corso di una tavola rotonda tenutasi a Roma presso l'École française. Negli anni seguenti la comunità scientifica, su un fronte europeo, ha prodotto alcune sperimentazioni ma con risultati di scarso rilievo. Un esempio lampante sono le edizioni elettroniche dei Monumenta Germaniae Historica, basate sulla riproduzione del materiale sin ora prodotto senza una ridefinizione delle tecniche di edizione, che finiscono per appiattire sulla mera riproduzione fotografica le possibilità offerte dal mutamento digitale. Più aperte, ma limitate dall'attenzione al medium più che al testo, sono le Fontes Civitatis Ratisponensis. Oggi, posto che i canoni editoriali tradizionali non sono da mettere in discussione e che l'attività di ricerca non potrà essere sostituita da interrogazioni mirate a specifici strumenti, l'attenzione appare rivolta ai linguaggi di marcatura logica. L'eXtensible Markup Language (XML), in questo senso, risulta abbastanza flessibile da adattarsi a tipologie di testi differenti, proprio perché consente di adattare i marcatori al testo e non viceversa. Un esempio è il Codice diplomatico della Lombardia medievale in fase di pubblicazione come edizione originale digitale: le fonti vi sono strutturate in una griglia (fondamentalmente già in nuce nel Vocabulaire International de la Diplomatique) che le suddivide secondo i canoni classici dell'analisi diplomatica, con la possibilità di marcare in maniera profonda poi le singole parti (protocollo, testo, escatocollo) ed evidenziarne nomi, date, professioni, località, riferimenti.

 

Giliola Barbero (Biblioteca Ambrosiana di Milano) ha affrontato il tema della Catalogazione elettronica dei manoscritti medievali. Molte biblioteche ed enti di ricerca stanno provvedendo a soluzioni digitali per la catalogazione dei manoscritti, ponendosi da un lato il problema di come trasferire quanto già prodotto, dall'altro come processare le nuove immissioni. Un esempio originale è l'Iter Italicum di Paul Oskar Kristeller, un catalogo, ora anche in cd-rom, di manoscritti presenti nelle biblioteche italiane, catalogati e semi‑catalogati, di periodo rinascimentale. Ma è soprattutto in ambiente web che si concentrano le ricerche. Nel British Library Catalogue, le descrizioni e gli indici vengono scansionati e riconosciuti tramite un software di riconoscimento testi (OCR): le prime vengono suddivise in schede marcate in HTML, i secondi sono inseriti i un database; una volta messi in relazione, schede e indici, forniscono una doppia base di partenza per le interrogazioni al catalogo. Parallelamente, Manus e Digital Scriptorium sono progetti per la creazione di database, dove le descrizioni sono organizzate secondo una gerarchia che va dai caratteri estrinseci del manoscritto alla storia del pezzo. In Manus, inoltre, alle descrizioni è relazionata una tabella di nomi (relativi per esempio all'autore, al possessore, al copista), con la possibilità di utilizzare i record come chiavi di ricerca. In Italia la Biblioteca Ambrosiana di Milano, è impegnata nella costruzione di indici elettronici dei cataloghi di manoscritti. In questo caso attraverso la ricerca nel database è possibile raggiungere le pagine digitalizzate degli stessi cataloghi. Un caso a parte è rappresentato dai Manuscripta Mediaevalia, che contiene 175 cataloghi recuperati e relazionati ad un database che rimanda alla copia in formato immagine della pagina di catalogo. Un tentativo di definire uno standard descrittivo, espresso in un set di tag XML dedicate, è compiuto attualmente dai progetti TEI Medieval Manuscripts Description Work Group, e dal progetto europeo MASTER (Manuscript Accessthrough Standards for Electronic Records).

 

Simone Albonico (Università di Pavia) ha infine esemplificato i rapporti tra La filologia e i testi letterari in base al progetto di edizione digitale della Vita Nova di Dante: progetto non solamente mirato alla costruzione di uno strumento di consultazione on line, ma anche a sondare gli effetti che può avere sulla ricerca un'operazione del genere. L'analisi filologica si basa sull'esame delle varianti di un testo, delle sue interpolazioni, delle glosse; nel ricostruire la storia di un'opera i testimoni sono strutturati secondo una rappresentazione stemmatica che conduce alla reale o ipotetica editio princeps. Per fare dell'edizione digitale della Vita Nova uno strumento cui riconoscere autorità filologica era necessario mettere in piedi un sistema capace di interrogare i testimoni per intere stringhe di testo o per item mirati (legati alla struttura: paragrafo, citazione; oppure al contenuto: nomi di persona o luogo), in grado di distinguere fenomeni paleografici e codicologici e, infine, che permettesse di avere una rappresentazione delle possibili edizioni scientifiche, o di tutte le testimonianze di una lezione. Per ottenere questi risultati, partendo da un'unica base di dati, si è fatto ricorso ad una marcatura profonda in XML secondo le tag e la DTD (Document Type Definition) introdotte dalla Text Encoding Initiative. La definizione delle competenze, inoltre, ha visto assegnare all'editore i compiti di decodifica e marcatura ed al supporto tecnico i compiti di formalizzazione dell'output. Questo dato di natura editoriale, l'utilizzo di uno standard, il tentativo di fornire risposte nel merito delle questioni aperte dalla filologia potrebbero oggi costituire il set essenziale di caratteristiche da cui partire per inquadrare un lavoro meritevole di considerazione scientifica.

 

Alfredo Cosco

 

Risorse in rete:

Accordo per il deposito volontario presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze delle pubblicazioni scientifiche e multimediali edite dalla Firenze University Press: http://www.unifi.it/e-press/accordo.htm.

Archivia Net http://www.archives.ca/02/0201_e.html

Archivio di Stato di Firenze: http://www.archiviodistato.firenze.it/

Argos: http://argos.evansville.edu/index.htm

Biblioteca Ambrosiana: http://www.ambrosiana.it

British Library Catalogue: http://molcat.bl.uk

Catalogo Italiano dei Periodici: http://acnp.cib.unibo.it/cgi‑ser/start/it/cnr/fp.html

Codice diplomatico della Lombardia medievale: http://cdlm.unipv.it

Digital Scriptorium: http://sunsite.berkeley.edu/Scriptorium

Dublin Core Metadata Initiative: http://purl.org/metadata/dublin_core/

Early Church On line Encyclopedia: http://cedar.evansville.edu/~ecoleweb/

Firenze Univesity Press: http://epress.unifi.it

Fontes Civitatis Ratisponensis: http://www‑fhg.kfunigraz.ac.at/fcr/fcr_home.htm.

Guida degli Archivi di Stato: http://www.maas.ccr.it/cgi‑win/h3.exe/aguida/findex_guida

ISBD (ER): http://www.ifla.org/VII/s13/pubs/isbd.htm

Lamentationes Jeremiae: http://ccat.sas.upenn.edu/jod/lamjer/front.htm

Le médiéviste et l'ordinateur: http://www.irht.cnrs.fr/medieviste.htm

Manus: http://www.iccu.sbn.it e

Manuscripta Mediaevalia: http://www.manuscripta‑mediaevalia.de

Medieval English Towns: http://www.trytel.com/~tristan/towns/towns.html

Meta Opac AZALAI: http://www.aib.it/aib/opac/mai2.htm

Monumenta Germaniae Historica: http://www.mgh.de/emgh

National Archives di Washington: http://www.nara.gov/exhall/exhibits.html

Regesta Imperii: http://www.regesta‑imperii.org/

Repertorium Fontium Historiae Medii Aevi: http://rmcisadu.let.uniroma1.it/isime/lemmi/vola.htm

Reti Medievali. Iniziative on line per gli studi medievistici: http://www.retimedievali.it/

Scrineum. Saggi e materiali on line di scienze del documento e del libro medievali: http://scrineum.unipv.it/

Scriptorium del Polo informatico medievistico dell'Università di Firenze: http://www.storia.unifi.it/_PIM/

Text Encoding Initiative: http://www.tei‑c.org/

Warwick Framework: http://www.dlib.org/dlib/july96/lagoze/07lagoze.html

 

 

Dipartimento di Scienze Storiche e Geografiche "Carlo M. Cipolla" - Università degli studi di Pavia
Provincia di Pavia

Coordinamento delle iniziative on line per la medievistica italiana:
"Reti Medievali" - "Scrineum" - "Scriptorium"

Patrocinio:

Facoltà di Lettere e Filosofia (Università di Pavia)

Istituto Storico Italiano per il Medioevo

Consulenza scientifica:

Corso di perfezionamento in Storia e informatica (Dipartimento di Studi storici e geografici dell'Università di Firenze)

Corso di perfezionamento in Saperi storici e nuove tecnologie (Dip.mento di Discipline storiche "Ettore Lepore" dell'Università di Napoli)

 La Storia. Consorzio italiano per le discipline storiche on line