Studi medievali e cultura digitale

I° Seminario e laboratorio di formazione

Pavia, 2-7 settembre 2002
Palazzo San Tommaso - Piazza del Lino, 2

 

Resoconti

Studi medievali e cultura digitale

(Pavia, 2-7 settembre 2002)

 

Dal 2 al 7 settembre 2002 si è tenuto a Pavia il primo seminario e laboratorio di formazione su Studi medievali e cultura digitale, organizzato dal Coordinamento delle iniziative on line per la medievistica italiana[1] in collaborazione con l’Università di Pavia.

Già da qualche tempo è in corso un dibattito in merito al mutamento digitale che negli ultimi anni sta interessando il campo della ricerca storica e umanistica[2], un tema molto delicato per tutti coloro che si dedicano a questo tipo di studi e che vengono a trovarsi nella difficile situazione di integrare gli strumenti e le metodologie tradizionali con le potenzialità offerte dalla tecnologia. Come ha sottolineato Andrea Zorzi (Università di Firenze) in apertura dei lavori, il mutamento non è solo tecnologico. Negli ultimi anni, infatti, in campo storico–umanistico si ha a che fare con nuovi linguaggi, nuove forme di comunicazione che implicano una vera e propria ridefinizione sia dei criteri della ricerca sia dei sistemi utilizzati per comunicarne i risultati, e quindi dei metodi didattici. Si pone inoltre il problema della validità scientifica delle risorse messe a disposizione e la necessità di creare degli strumenti tramite i quali sia possibile garantirne la serietà e la qualità.

Questo tema è stato affrontato da Pietro Corrao (Università di Palermo) nel suo intervento relativo alle trasformazioni che il potenziamento digitale comporta nella struttura di un saggio storico. Il grande vantaggio offerto dalle tecniche ipertestuali di “inglobare” all’interno di un testo fonti e riferimenti bibliografici, con la possibilità di rimandare ad altri testi e alla riproduzione delle fonti, dà luogo a un prodotto multimediale in cui gli aspetti tipici del testo scientifico sono difficilmente individuabili, mancando quelle consolidate caratteristiche di riconoscibilità (apparati, note, indici, riferimenti bibliografici) che indicano l’appartenenza a una comunità scientifica e danno la misura della padronanza della tradizione degli studi. Nel settore medievistico, tuttavia, la situazione appare un po’ diversa in quanto il campo d’indagine dello studioso è rappresentato principalmente dalle fonti, di cui solo una piccola parte, almeno per il momento, è disponibile in forma digitale.

Tra gli enti che hanno creduto e investito in questa operazione vi è l’Archivio di Stato di Firenze – rappresentato in questo seminario da Stefano Vitali - che ha in corso progetti di digitalizzazione di alcuni tra i fondi antichi più consultati: il Diplomatico, i Monti, l’Archivio Mediceo del Principato. Oltre a rendere disponibile parte della documentazione in forma digitale, si possono creare degli strumenti on line, guide o inventari (sotto forma di pagine statiche) o banche dati (sotto forma di pagine dinamiche). La ricerca effettuata tramite banche dati dà come risultato il singolo documento non contestualizzato e questo, nel caso di un inventario dei fondi di un archivio, comporta l’isolamento dell’unità archivistica dalla propria serie e dal proprio fondo, facendo decadere il principio di provenienza e il vincolo che lega la documentazione. Del resto, negli ultimi anni, anche agli archivi di Stato si stanno avvicinando nuove tipologie di utenti non specializzati di cui occorre tenere conto, anche perché proprio questi, più che gli storici, utilizzano maggiormente la rete.

Paul Gabriel Weston (Università di Pavia) ha affrontato il tema della catalogazione bibliografica delle risorse digitali. Per poter recuperare e utilizzare gli strumenti disponibili in rete è necessario individuarli e ciò è possibile attraverso dei metadati di tipo descrittivo, contenenti informazioni di vario tipo in merito alla risorsa, sia catalografiche, sia amministrative (autenticità, disponibilità, accesso), sia strutturali (hardware e software occorrenti per accedere a quella risorsa). Weston ha illustrato Dublin Core, un sistema di descrizione del materiale digitale disponibile in rete[3], uno strumento semplice da utilizzare costituito da elementi definiti (titolo, creatore, soggetto, descrizione, ecc.) che, in quanto pensato per descrivere tutte le tipologie di risorse, si caratterizza come uno strumento “trasversale” (ad esempio non ha sistemi di controllo di elementi che dovrebbero essere uniformi), consente l'accesso integrato a materiali eterogenei quali testi, immagini, suoni e può convivere con altri schemi più specializzati.

Dublin Core è lo standard utilizzato per la descrizione delle pubblicazioni della Firenze University Press[4], il progetto di editoria elettronica dell’Università di Firenze illustrato dalla direttrice Patrizia Cotoneschi. Avvalersi di un editore elettronico che si appoggia a un’istituzione accreditata dal punto di vista scientifico come un’Università, oltre a garantire agli autori gli stessi servizi offerti da un editore tradizionale (editing, impaginazione, correzione di bozze) fornisce assistenza anche per la conversione e la digitalizzazione. Nel caso dell’e-press, inoltre, sono previsti ulteriori passaggi finalizzati alla valorizzazione delle pubblicazioni, ad esempio il deposito legale volontario alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (con conseguente registrazione in SBN).

Le risorse digitali possono essere catalogate ed esistono diverse tipologie di strumenti di consultazione, alla cui illustrazione ha dedicato il suo intervento Roberto Delle Donne (Università di Napoli “Federico II”): cataloghi di risorse digitali che in realtà non sono altro che lunghi elenchi di link – di solito legati esclusivamente al mondo di lingua inglese - senza mediazione critica o indicazione di altro tipo, e banche dati bibliografiche di buon livello – realizzate in ambito universitario (come i Regesta Imperii o il Catalogo di manoscritti della British Library) - che in alcuni casi permettono anche l’accesso diretto alla fonte in formato immagine o in formato testo, ma che sono accessibili solo a pagamento.

La questione dell’edizione delle fonti, affrontata da Michele Ansani (Università di Pavia), si lega al delicato rapporto tra diplomatica e informatica. L’applicazione della tecnologia a questo campo di studi in cui il contenuto del documento assume un’importanza secondaria rispetto ad altri elementi di carattere formale, è sempre stata accompagnata da un certo scetticismo. L’edizione critica in ambito elettronico è possibile, purché si stabiliscano dei modelli di codifica del testo che utilizzino una sintassi già consolidata dalla tradizione e permettano di utilizzare le procedure critiche normalmente adottate nelle edizioni cartacee.

Le potenzialità offerte dall’uso di questi linguaggi sono state illustrate, nei rispettivi interventi, da Gigliola Barbero (Biblioteca Ambrosiana di Milano) e da Simone Albonico (Università di Pavia). Barbero ha mostrato diversi tipi di soluzioni elettroniche per la catalogazione dei manoscritti delle biblioteche: basi dati relazionali molto semplici con rimando alle pagine digitalizzate del catalogo, recupero dei propri cataloghi a stampa tramite scansione e creazione di files HTML (previa trasformazione dei files di immagine in files di testo attraverso sistemi OCR)[5], oppure sistemi più complessi, come il progetto internazionale TEI (Text Encoding Initiative) finalizzato alla definizione di uno standard per unificare i vari metodi di rappresentazione di testi in formato elettronico. Albonico ha illustrato un progetto dell’ateneo di Pavia: l’edizione critica elettronica della Vita Nova che consente l’accesso ai vari testimoni, sia sotto il profilo linguistico-testuale che contenutistico. E’ stata un’interessante dimostrazione delle potenzialità offerte dal linguaggio di marcatura XML per la codifica sia della struttura del testo sia nell’ambito degli interventi editoriali.

I seminari del mattino sono stati affiancati da attività pomeridiane di laboratorio – affidate a Simone Merli (Università di Pavia) e Luigi Siciliano (Università di Firenze) - in cui ai partecipanti sono stati illustrati i linguaggi HTML e XML, quali tecniche di base per le edizioni elettroniche. XML (eXtensible Markup Language) è un linguaggio di marcatura basato sullo standard SGML (Standard Generalized Markup Language), che appare al momento il più indicato per la codifica di testi scientifici. Attraverso una tabella, la DTD (Document Type Definition), esso consente infatti di definire delle regole iniziali che stabiliscono i rapporti gerarchici tra tutti gli elementi. Il linguaggio standard del web, HTML (Hyper Text Markup Language), viceversa, non appare adatto alla codifica del testo, in quanto non consente una codifica di tipo descrittivo e non garantisce la fedeltà del documento elettronico all’originale. Il limite di XML, quello cioè di non essere supportato dalla maggior parte dei browser, è superato da un ulteriore linguaggio, XHTML, un’implementazione XML di HTML che offre agli sviluppatori web la possibilità di produrre documenti validi: esso può essere letto e modificato come un normale XML con dei fogli di stile e viene visualizzato correttamente (come un normale HTML) da quasi tutti i browser.

Il seminario di Pavia si è rivelato dunque un’occasione importante per fare il punto su tutti i problemi legati alle risorse digitali e per venire a conoscenza di una serie di interessanti iniziative in ambito medievistico. Ognuno dei partecipanti, infatti, ha in corso d’opera, o in progetto, dei lavori di ricerca per i quali si avvale di strumenti informatici (banche dati, software, siti web, etc.) dei quali ha potuto fornire una breve illustrazione durante le giornate seminariali. I laboratori di informatica, infine, hanno offerto la possibilità di conoscere più a fondo – o ex novo, a seconda dei casi - i linguaggi necessari per poter portare in rete il proprio lavoro. Rimarchevole è che queste lezioni siano state affidate a specialisti che alle competenze informatiche affiancano la preparazione storica e umanistica indispensabile per poter creare degli strumenti veramente efficaci e utili alle ricerche in questo settore.

 

SIMONA GELLI

 

Dipartimento di Scienze Storiche e Geografiche "Carlo M. Cipolla" - Università degli studi di Pavia
Provincia di Pavia

Coordinamento delle iniziative on line per la medievistica italiana:
"Reti Medievali" - "Scrineum" - "Scriptorium"

Patrocinio:

Facoltà di Lettere e Filosofia (Università di Pavia)

Istituto Storico Italiano per il Medioevo

Consulenza scientifica:

Corso di perfezionamento in Storia e informatica (Dipartimento di Studi storici e geografici dell'Università di Firenze)

Corso di perfezionamento in Saperi storici e nuove tecnologie (Dip.mento di Discipline storiche "Ettore Lepore" dell'Università di Napoli)

 La Storia. Consorzio italiano per le discipline storiche on line

 



[1] Reti Medievali. Iniziative on line per gli studi medievistici, <http://www.retimedievali.it/>; Scrineum. Saggi e materiali on-line di scienze del documento e del libro medievali, <http://scrineum.unipv.it/>; Scriptorium del Polo informatico medievistico dell'Università di Firenze, <http://www.storia.unifi.it/_PIM/>.

[2] L’argomento è stato tema centrale di alcuni workshops su archivi, ricerca storica e mutamento digitale organizzati dal Dipartimento di Studi storici e geografici dell'Università di Firenze, in particolare Archivi storici e archivi digitali tra ricerca e comunicazione (20-21 ottobre 2000), <http://www.storia.unifi.it/_storinforma/Ws/ws-archivi.htm>, e Gli studi medievali e il mutamento digitale (21-22 giugno 2001), <http://www.dssg.unifi.it/_PIM/Medium-Evo/>.

[3] La proposta iniziale risale al 1995, a Dublin, Ohio (U.S.A.), nell’ambito di una conferenza i cui partecipanti erano prevalentemente bibliotecari, archivisti, editori, ricercatori e sviluppatori di software, oltre ad alcuni membri dei gruppi di lavoro dell'Internet Engineering Task Force: cfr. <http://dublincore.org/>.

[4] Cfr. <http://epress.unifi.it/>.

[5] Quale è la procedura adottata dalla British Library per la descrizione dei propri manoscritti: ogni manoscritto è stato riportato in un file html, mentre gli indici sono stati riversati in banche dati. Gli utenti possono effettuare le ricerche nelle tabelle (indici) o liberamente nel testo html: <http://molcat.bl.uk>.